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                    Paolo Marcellini - Carlo Sbordone
Esercitazioni di
Matematica
2° Volume
parte prima
edizione riveduta
Ligu'ori Editore


Pubblicato da Liguori Editare Via Mczzocannonc 19, 80134 Napoli ® Liguori Editore, S.r.l., 1989.1995 I diritti di traduzione, riproduzione e adattamento, totale o parziale, sono riservati per tutti i Paesi Nessuna pane di questo volume può essere riprodotta, registrata o trasmessa con qualsiasi mezzo: elettronico, eleurosiatico, meccanico, fotografico, ottico o magnetico (comprese copie fotostanche, microfilm e microfiches). Seconda edizione italiana Gennaio 1995 9876543 2.10 2001 2000 1999 1998 1997 1996 1995 Le cifre sulla destra indicano il numero e l'anno dell'ultima ristampa effettuata Printed in Italy, Officine Grafiche Liguori, Napoli ISBN 88-207-1864-2 INDICE Capitolo 1 I SUCCESSIONI E SERIE 'DI FUNZIONI 1A. Successioni di funzioni: convergenza puntuale ed uniforme pag. 9 1B. Serie di funzioni y - " 37 1C* Serie di potenze " 46 1D. Serie di Taylor " 54 Capitolo 2 SPAZI METRICI E SPAZI NORMATI 2A. Spazi metrici " 76 2£. Condizione di Cauchy. Completezza " £6 2C. Spazi metrici compatti " 93 2D. Spazi normati " 97 Capitolo 3 FUNZIONI .DI PIÙ' VARIABILI 3A. Rappresentazione grafica 3B. Insiemi di definizione 3C. Limiti e continuità 3D. Derivate parziali 3E. .Differenziabilità 3F, Derivate delle funzioni composte 3G. Gradiente.* Derivate direzionali ' 3H. Funzioni di tre o più variabili reali »» ' »» !» »» . »» »» * ti u 107 115 123 138 154 166 .174 186
6 Capitolo 4 EQUAZIONI DIFFERENZIALI LINEARI 4A. Equazioni differenziali lineari del primo ordine pag. 197 4B. Equazioni differenziali lineari omogenee a coefficienti costanti ft 211 4C. Equazioni lineari non omogenee a coefficienti costanti ft 222 4D. Il metodo della variazione delle costanti " 232 4E. Problemi ai limiti " 236 4F. Equazioni lineari di Eulero . tf 242 4G. Integrazione per serie tf 250 4H. Sistemi di equazioni differenziali lineari ff 255 Capitolo 5 EQUAZIONI DIFFERENZIALI NON LINEARI DEL PRIMO ORDINE 5A. Equazioni a variabili separabili ff 265 5B. Equazioni di Bernoulli ft 2 79 5C. Equazioni della forma yt=g(y/x) " 289 5D. Equazioni della forma yf=g(ax+by) ft 297 5E. Equazioni della forma yt=g (——,, . ,—r) ft 302 n afx+bfy+cf 5F. Equazioni non normali della forma x = g(y') " 305 5G. Equazioni non normali della forma y=g(yf) " 308 5H. Equazioni di Clairaut ff 311 51. Il teorema di Cauchy tf 319 5L. Integrazione grafica tf 329 5M. Esercizi di riepilogo tf 339 Capitolo 6 EQUAZIONI DIFFERENZIALI NON LINEARI DI ORDINE SUPERIORE AL PRIMO 6A. Generalità pag. 344 6B. Equazioni della forma g(x,yf,y")=0 " 346 6C. Equazioni della forma g(y,yf ,yft)=:0 ff. 35 7 6D. Equazioni di ordine superiore al . secondo " 357
Capitolo 1 SUCCESSIONI E SERIE DI FUNZIONI 1A. Successioni eli funzioni : convergenza ^puntuale eci uniforme Sia (fn) una successione di funzioni reali definite nell'intervallo I di R. Si dice che (fn) converge puntualmente in I verso la funzione f:I-HR, se risulta lim fn(x) = f(x) , Vxel, n-f00 cioè se: Ve > 0 e Vxel, esiste v£. x eN tale che per n > ve>x si ha |fn(x)-f(x)| < e. In generale, il numero v£ dipende anche da x; se invece, Ve > 0, tale numero è indipendente da x, si parla di convergenza uniforme. Precisamente, si dice che (fn ) converge uniformemen te in I verso f, se Ve > 0 esiste ve£N tale che
10 Yn > ve si ha |fn(x)-f(x)| < s Vxel. Dunque la convergenza uniforme implica quella pun tuale. Se le funzioni fn , f sono limitate .in I, allora (fn) converge uniformemente verso f in I se e solo se, posto Mn = sup {|fn(x)-f(x) | :xel}, risulta lim MM = 0. La successione (fn) si dice equilimitata in I,se esiste una costante M > 0 tale che |fn (x) ! < M VneN, VXeI; si dice equicontinua in I, se, per ogni e > 0 esiste óe > 0 tale che |x-y|<óe = > |fn(x)-fn(y)|<£, VneN. Sussistono i seguenti notevoli teoremi. TEOREMA 1 (di. Ascoli -Arzelà) . Se (f'n) è una successione di funzioni equilimitate ed equicontinue nell' intervallo chiù - so e limitato I = [a,b ] , allora essa ammette un'estratta con vergente uniformemente in I. TEOREMA 2 (Condizione di Cauchy uniforme) . Condizione 11 necessaria e sufficiente affinchè la successione (fn) converga uniformemente verso una funzione definita in I è che: Ve > o esista VE tale che Vp,q > V£ sia |f (x)-f (x)| < £, Vxel. TEOREMA 3 (Continuità del limite uniforme di funzioni continue) . Se (fn) converge uniformemente verso f e tutte le f„ sono continue in xn, allora anche f là è. n °' TEOREMA 4 (Passaggio al limite sotto il segno di derivata) . Sia (f ) una successione di funzioni derivabili in I=(a,b) ed ivi convergente puntualmente verso f. Se la successione (fL) converge uniformemente in I, allora f è derivabile in I e si ha: lim fnr(x) = ff(x) Vxel. TEOREMA 5 (Passaggio al limite sotto il segno di integrale) . Sia (fn) una successione di funzioni continue in I = [a,Jbj ed ivi convergente uniformemente verso f. Allora si ha lim fn (x)dx = n -+00 L f(x)dx. 1.1 Siano a,0 due numeri reali e sia (fn) la succes-
12 sione definita in (0,1) da fn (x) = 1 a se xe(0,l/n] P se xe(l/n,l) Determinare il limite puntuale di (fn) e stabilire, sotto quali condizioni la .convergenza è an che uniforme. [ Il limite puntuale è la funzione identicamente uguale a |3. Inoltre, essendo sup |fn(X) - 3| * |ct- 31 xe(0,i) si ha convergenza uniforme se e solo se é a =(3 ] 3.2 Studiare la convergenza delle successioni di funzioni (fn), (gn) definite per xeR da :n (x) = sen nx , gn(x) = cos nx. [Si ha lim f (x) = 0 solo per x=kTT , con k e Z e lim g (x)=l so- n-*™ n-»oo n lo per x=2kTT , con k e Z (si veda il paragrafo 12D del voi. I, parte prima)J 1.3 Verificare che la successione (fn) definita da fn(x) = xn per xe(-l,l) converge verso la fun - zione f(x} « 0 puntualmente, ma non uniformemen 13 te. [Si ha lim f (x) = lim xn = 0, VX6(-1,1). n->oo n -k» Essendo poi , n « , n . sup I x -01 = sup I x j =1 , x€(-l,l) x6(-l,l) la successione non converge uniformemente J 1.4 Verificare che la successione (fn) definita da f (x) = x per xe(-l,l) converge uniformemente in ogni intervallo del tipo (~a,a) con 0 < a < 1. r • r I n I t n n l Si ha sup { j x -0 I ; xG (-a,a) j = a . Essendo lim a = 0, si ha n ->oo l'asserto] 1.5 Studiare la convergenza della successione di funzioni fn(x) = x negli intervalli (a) I = Cl,+u0 (b) J = (2,+-) [La successione (f ) converge puntualmente verso zero per x _^_ l.(a) Es sendo M = sup { x n : x€ i} =1, la successione (M ) non converge a zero e dunque (f ) non converge uniformemente in I. (b) Essendo M' - sup { x"n : x€ j} = 2~n si ha lim M' = 0 e perciò la successione (fn)con n->°° verge uniformemente a zero in J ] .6 II teorema 5 stabilisce che la convergenza unifo£
14 me è una condizione sufficiente per passare al li mite sotto il segno di integrale. Non è però con dizione necessaria. Per mostrare ciò si consider- ri la successione di funzioni (un altro esempio è proposto nell'esercizio 1.25): 2 2 -n x fn(x)=nxe , VxeR, e si verifichi che (a) fn(x) converge a f(x)=0 per ogni xeR. (b) (fn) non converge uniformemente in [0,1]. (e) L'integrale definito di fn(x) nell'intervallo [0,1] converge a zero. (d) Si determinino tutti e soli i numeri reali a,b (a<b) con la proprietà che (fn) converga uniformemente in [a,b]. [ (b) Consideriamo Mn = sup { |fn(x)-f(x) | : xe [0,l] } = max (fn(x) : x6 [o,l] } . Fissato n, il massimo assoluto di f (x) nell'intervallo [o,l] si determina scegliendo il valore più grande tra fn(0), fn(l) e frAx^ Per x tale che f'(x) = 0. La derivata prima vale 2 2 f^(x) = n e"" X (l-2n 2 x 2 ) e si annulla in [o,ì ] per x = / l/(2n2) . Essendo fn(0) = 0, -n2 f(l) = ne ~* 0> per ri sufficientemente grande risulta M" = f" \V^/- "2- La successione (M ) è definitivamente costante (> 0) e non converge a zero. Perciò (f ) non converge uniformemente in [ 0,1 ] . (e) Per n->+°° l'integrale definito di fn(x) in [o,l] converge a zero (è zero è il valore dell'integrale definito di f(x) in [o,l]); in - fatti: A A fn(x)dx = n dx = n -1 2n2 1 1 1 -n* = — (l-e )->0. 2n (d) La successione converge uniformemente in [ a,b ] se a,b hanno lo stesso segno, mentre non converge uniformemente se a,b hanno segni di - scordi o se uno di essi è nullo. Infatti, ad esempio se 0 < a < b, defi nativamente si ha / l/(2n2 ) < a e quindi Mn - max { f (x) : x 6 [a,b ] } = f (a) -> 0 ] 1.7 Sia (f ) una successione di funzioni continue nell'intervallo I di R, convergente uniformemente in I verso f. Verificare che, se xn,xel e x -► ->x, allora si ha lim fnCxn) = f(x). n -*«> [ Sia C>0 e sia V£ tale che Vn > V£ , j fn(x)-f(x) |< £ fi , Vx 61. Allora per n > Vp si ha |fn(xn)-f(x) |< | fn(xn)-f(xn) |h- |f(xn)-f(x) J< < E/2 + |f(xn)-f(x) |. Poiché f è continua e x -* x 61, si ha anche f(x ) ->f(x)> per cui 3V^ > V£ tale che |f(xn)-f(x) | < E 11, Vn > V^. Ne segue facilmente l'asserto] 1.8 Sia a un parametro reale e sia (fn) la successio
16 ne di funzioni definita da (X -n ^x^ fn(x) = n xe , VxeR. (a) Verificare che, per ogni aeR, fn(x) converge a f(x)=0 puntualmente su R. (b) Utilizzando la proprietà enunciata nellreser_ cizio précédente con xn=l/n, verificare che (fn) non converge uniformemente su R. se a>,l. (e) Verificare che (f ) converge uniformemente su R se a <■ 1. (d) Mostrare che, se a < 0, la successione delle derivate (fJ^) converge a zero uniformemente su R. (e) Verificare che, per a=0, la successione (f^) converge puntualmente per ogni xeR ad una fun zione g(x) f f'(x) (questo esempio mostra che il teorema 4, di passaggio al limite sotto il segno di derivata, non vale in generale supponendo che la successione delle derivate (f^) converga soltanto puntualmente,' invece che U niformemente). [ (b) Essendo f(x) =* 0 per ogni x€ R, in "base alla proprietà enunciata nell'esercizio 1.7, se (f ) convergesse a f(x) uniformemente su R, dp_ vrebbe risultare lim fn(xn) = f(x) = 0 , n-* + °° per ogni successione (x ) convergente ad x. Invece, se (X >_ 1, posto x = 1/n si ottiene 17 a-i -i lim f (x )='lim n e = n-^+°° n-++°° + °° se a > 1 se a = 1 (e) Come nell'esercizio 1.6 (b), si verifica che Mn = max { | fn(x) | : x €R } = /2n 2e Vn6N. Se ne deduce che (f ) converge uniformemente su R se e solo se Ot<l. 2 2 Oi ~"n * 2 2 (d) La successione delle derivate vale fn(x) = n e (l-2n x ) e, se a < 0, converge a zero per ogni x e R. Inoltre si verifica che il massimo assoluto di |f'(x) | su R è raggiunto per x=0 ( | fn(x) | pre senta massimi relativi anche se x2=3/(2n )) ed il valore di massimo vale max{ |f^(x)|: x€R } = max { | f^O) | ; | f^ ( /3/(2n2)) | } a = n max ^■> Jn > " "a > se Ct < 0 tale valore converge a zero per n-> +00 . 2 2 (e) Se a =0 la successione f'(x) = e~n x (l-2n2x2) converge a lim f^(x) - g(x) 0 se x f 0 1 se x = 0. Essendo f(x) = 0 per ogni x 6 R, risulta f'(x) = 0 é g(x) nel punto x= o] 1.9 Studiare la convergenza in I=[0,1] delle succe^ sioni di funzioni (a) £n(x)=x/(l+nx) (b) gn (x)=nx/(l+nx).
18 [ (a) Si ha lim fn(x) == O per ogni x € I. La convergenza è uniforme ; infatti, fissato £ > 0 per n >V=l/£ si ha fn(0) = 0 <£ e, per xe(0,l] risulta 0 <fn(x) = 1/ [(l/x)+n]< 1/n < £ . (b) Posto. g(x) = lira g1(x), si ha g(0) =0 e g(x) = 1 per ogni x 6 n*>°° 6(0,1 ]. Poiché le gn ano continue e g è discontinua, la convergenza non è uniforme, grazie il teorema 3. Il grafico della funzione g è rappresentato in fig. 1 1 per n = 1,2,10,30] figura 1.1 1.10 Studiare la convergenza in (0,1) delle succes sioni di funzioni (a) £ (x)=n/(l+nx)2 (b) gn(x) = l/(n'x) [ Le due successioni convergono puntualmente verso la funzione identica mente nulla, ma la convergenza non è uniforme, perchè ie f e le. g 19 non sono funzioni equilimitate in (0,1)] 1.11 Studiare la convergenza in I=[-l,l] delle successioni di funzioni (a) £n(x) * x/(l+n2x2) (b) gn(x)=nx/(l+n2x2) [(a) Si ha lim fn(x) » 0 per ogni x è I. Essendo fn(x) « (l/n)nx/ [l+ +(nx)2 ] , la convergenza è uniforme in quanto t/(l+t2) < 1/2 per o- gni t > 0. (b) Si ha lim g (x) = 0 per ogni x€ I. Essendo gn(l/n)=l/2 (x= 1/n è punto di massimo per g), la convergenza non è uniforme, grazie al l'esercizio 1.7. Il grafico di gn è rappresentato in figura 1.2 per n = 1,2,10 ] figura 1.2
20 1.12 Studiare la convergenza in I = (0,1] della successione di funzioni f (x) = n2/(l+n2x2). [Si ha lim fn'(x) - 1/x 2= f(x) per ogni x€ I. Essendo | fn(x)-f(x) | =. n~»°° = 1/x2 (1+nx ), la convergenza non è uniforme, perchè nessuna delie furi zionì f - f è limitata in l] . 1.13 Studiare la convergenza in I = [0,1] della successione di funzioni fn(x) = n2x2/(l+n2x2). [Si ha lim fn(x) - 1 per ogni x 6 I. Essendo £ (l/n)«l/2,la convergenza n^oo non è uniforme, grazie all'esercizio 1.7 ] 1.14 Sia (fn)-una successione di funzioni derivabili, in un intervallo chiuso e limitato {a,b] con derivata continua» Dimostrare che; (a) Se (£n) converge per qualche x0e[a,b]e se la successione delle derivate (f^ converge uniformemente in [a,b], allora anche (fn) converge uni^ formemente in [a,b]. (b) Se (f n-) converge puntualmente e se esiste u- na costante M tale che |fn(x)| £ M per ogni néN e per ogni xe[a,b], allora (fn) converge uniformemente in [a,b]. 21 [(a) In base alla formula fondamentale del calcolo integrale possiamo scrivere f rx n% * n^ o' fn« " fn(i0) + f fn(t)dt , Vx€ [a>b] § 7n 6N< x_ Indichiamo con g(x) il limite per n -* +00 di f ' e con & il limite della successione di numeri reali f (xq). Definiamo poi f X x) « £ + I g(t)dt , Vx6[a,b] . j x Con lo scopo di provare che (f ) converge ad f uniformemente in [a,b ] , consideriamo: |fn(x)-f(x)| < |fn(xo)-A|+ | fn(t)-g(t) | dt < Ja £ | fn(xo)-£|+(b-a)max { | fn(x)-g(x) | : x € [a,b] } . Si giunge facilmente alla conclusione utilizzando le ipotesi di convergenza fatte su fn(*o) e fn(x). (b) Basta dimostrare che vale la condizione di Cauchy uniforme (teo rema 2). Per ipotesi e per il teorema di Lagrange si ha, Vn: I fn(x)-fn(y) I 1 M | x-y | , Vx,y e [ a,b ] . Sia £ > 0 e sia ó =£/3M. Sia { Ix ,... ,1^} una partizione di l a,b ] costituita da intervalli di ampiezza minore di ó.. e siano y. € Ii. Per ogni p,qe N e per ogni i è{ l,...,r} si ha, per x è € [a,b] : I yx)-fq(x> | < |fp(x)-fp(yi) | +| cpiy±)-fq(y±) l + ; + IVyi}"fq(x)l-M 'X'"yil+Ifp(yi)~fq(yi) l+M lX-yil
22 Sia V tale che Vp,q > V e Vi e{l,.,.,r} risulti I fpfy) - fq(y±) | < C/3. Allora, poiché Vx 6 [a,b] , 3ie{ l,...,r} tale che | x-y. |< ó = - E/3M, si ha lfp(x) - fq(x) | < e , vp,q > V e Vx€[a,b]] 1.15 Verificare che la successione (fn) definita da r r ^ sen nx fnW = ~ ^X€[0,2^] converge uniformemente verso la funzione identicamente nulla. [La successione (f ) converge puntualmente verso zero. Essendo I f'(x)|= = I cos nx I j£ 1, basta invocare il risultato dell'esercizio preceden te.Si conclude anche osservando che | f (x) | < l/n ] 1.16 Dimostrare che, se (gn) è una successione di funzioni continue ed equilimitate in [a,b], allora la successione (fn) definita da X £n(x) = J gn(t)dt ha un*estratta convergente uniformemente. [ Sia M > 0 tale che | gn(t) \< M per ogni n e per ogni t. Essendo i 23 fÀ00 = 8n(x), si ha (f^x) |l M e |fn(x) |< (^(tJldti Mdt< M (b-a) a a per ogni n e per ogni x. Dal teorema di Ascoli-Arzelà segue la tesi ] 1.17-Si dimostri il seguente teorc-ma del Dinl. Sia (£n) una successione di funzioni continue convergen te puntualmente verso una funzione continua in un intervallo chiuso e limitato [à.b]. Se (f n) è monotona rispetto ad n, allora con - verge uniformemente in [a,b]. [Pur di cambiare f con -f , possiamo limitarci a considerare il caso in cui fn(x) è decrescente rispetto ad n. Indichiamo con f(x) il limite puntuale di (fn). Posto gn(x) = f(x) - f(x), si ha g (x) >, - ^n+1^ e ^n^ converSe a zero, puntualmente, Dimostriamo che gn converge uniformemente. Fissato € > 0, per ogni x 6 [a,b J esiste V € N tale che 0 < g., (x) < £/2. Grazie alla continuità delle fun x zioni g e per la decrescenza della successione (g ) esiste un'aperto A contenente x tale che 0 < gn(y) < B, vy 6 A e Vn > Vx» Siano x. ,. . . ,x^ tali che [a,b]c; Av U . . . U Av e poniamo V - •*• r x i , x = max {v ,..., Vv } , Allora si ha 0 < g„(y) < £ per ogni y e xi xr n per ogni n >^ V, Proponiamo anche una seconda dimostrazione, per assurdo: se la successione (f ) non converge uniformemente ad f in [a,b] , esiste 8 > 0 tale che, per ogni \>€N, esiste n >V per cui la relazione |f (x)-f(x) | _> £ è verificata da qualche x e [a,b] . Consideriamo
24 il caso in cui (fn) è decrescente rispetto ad n. Essendo f (x) > f(x), risulta quindi fn(x)-f(x) > £ per qualche x€ [a,b] . Ponendo V = k , con k arbitrario in N, si ottiene: YkéN 3nk>k, 3xkf[a,b]: . fn (xfc)-f(xk) > E. Per l'ipotesi di monotonia, se ni <, k, si ha fm(x) > fk(x) > fn (x)., V xe [a,b ] , k > m. Perciò risulta anche fm(xk) " f(xk> ^ £ > Vm,k 6 N, con k > m. La successione (xk) è limitata in [a,b], E' perciò possibile estrarre da essa una sottosuccessione x^ convergente ad un numero reale xoeCa,b] * Pe** ^ continuità di fffl(x) e di f(x), al limite per h "*" +°° otteniamo fm(xo) " fK) > e > Vm €N. Ancora al limite, stavolta per nr>+°° , troviamo l'assurdo 0 ;> E ] 1.18 Dimostrare con un esempio che il risultato dell'esercizio precedente non sussiste se si sostituisce lfintervallo chiuso e limitato [a,b] rispettivamente con: (a) l'intervallo aperto (a,b). (b) un intervallo chiuso, ma illimitato. [ (a) La successione fn(x) * xn converge decrescendo alla funzione continua f(x) = 0 per ogni xè (0,1), ma la convergenza non è uniforme in (0,1) (si veda l'esercizio 1.3)5 la stessa successione converge decre- 25 scendo anche nell'intervallo chiuso e limitato [o,l ], ma in tal caso ! la funzione limite non è continua. ; Anche le successioni (fn)> (g^ dell'esercizio 1.10 sono continue rispetto ad x 6(0,1), sono decrescenti rispetto ad n e convergono puntualmente in (0,1) alla funzione identicamente nulla, ma la convergenza non è uniforme, (b) la successione (O* definita da fn(x) = x/n, converge decrescendo a f(x) = 0 nell'intervallo [o,+ °°), ma non uniformemente. Le successioni fn(x) = ex"n, gn(x) - e'x+1'n' convergono decrescen do rispettivamente a f(x) = 0 e g(x) = ex, ma la convergenza non è uni forme su r] 1.19 Sia fn(x) una successione di funzioni convesse in [a,b] che converga puntualmente, per n-*+°°,ad una funzione f(x). Dimostrare che f (x) è conves sa in [a,b]. [ Per ipotesi, per ogni n £N, fn(x) verifica la relazione fn(XXl+(l-À)x2)£ Àfn(Xl)+(l--À)fn(x2), VÀ€[o,lL VXl,x2€[a,b]. Al limite per n-* +00 si ottiene la disuguaglianza di convessità per f(x) ] * 1.20 Sia fD(x) una successione di funzioni convesse in [a,b] che converga puntualmente, per n-++°°,ad una funzione f(x). Sia x0e(a,b). Se fn(x)e f(x) sono derivabili in x0 e se f^(x0) converge ad £, allora £=f*(x0). [Dato che per ogni n eN,fn(x) è derivabile in xo e convessa in [a,b ] , t risulta 1
j 26 fn(x) > fn(xo) + fA(xo)(x-xo), Vx € [a,b] . Al limite per n -> +00 otteniamo f (x) > f (xo) + £(x-xo) , VX € [a,b ] . Dividiamo entrambi i membri per (x-xq), distinguendo se (x~x ) è posi tivo o negativo: fW-f(*J s « s f(x)"f(xj *- > J6 se x > x ; *- <: £ se x < x . Al limite per x ->x si ottiene la tesi f'(x ) = £] 1.21 La proprietà di convergenza delle derivate,proposta nell'esercizio precedente, vale in ogni punto x0 interno all'intervallo [a,b], ma in g£ nerale non vale agli estremi dell'intervallo.Mo strare ciò discutendo il caso in cui £ (x) sia definita nell'intervallo [0,1] da: f„(x) = ^ , Vxé[0,1] . |_ f (x) è una successione di funzioni convesse che, per n~* -f00 , converge a f(x) = 0 per ogni x 6 L°>l] • Ia successione delle derivate f '(x) = -xn~ , per x = 1 è costante (f ' (1) = 1) e quindi converge al valore H - 1, che è diverso dalla derivata f'(l) = 0 J 1.22 Dimostrare il teorema 5 sul passaggio al limite sotto il segno di integrale. [ Sia £ > 0; allora 3V6N tale che per ogni n £ V si ha 27 | fn(x) - f(x) | < e/(b-a), Vxe[a,b] Ne segue che per n >. V j fn(x)dx - f(x)dx <r fn(x)-f(x) , dx < E /(b-a)dx = e] 1.23 Sia (f ) una successione di funzioni continue in [a,b]> convergente uniformemente verso f.M mostrare che, per ogni p >_ 1, risulta lim n->°° J. |£n - £|p dx = 0 [Dal teorema della media segue che ~ f |fn-f|Pdx < sup |fn- f| *a x€[a,b] da cui la tesi ] 1.24 Data la successione (£n) definita in R da (fig. 1.3): fi se n < x < n + 1 altrimenti £n(x) = k verificare che £n (x) -» £(x) = 0 per ogni x€R. Verificare inoltre che essa converge uniforme - mente in ogni intervallo limitato, ma non con-
28 verge uniformemente in tutto R. [ Per ogni intervallo [a,b] , se n > b si ha sup {fn(x):a<x<b } «0. Da ciò segue in particolare che f*n(x) -> f(x) = 0, Vx 6R. Invece si ha sup {fn(x) : xéR } » 1 per ogni n €N ] n+1 V^ 0 I 4- 1 1 1 2n n figura 1.3 figura 1.4 1.25 Per ogni neN si consideri la funzione f (x) rajj presentata in figura 1.4 e definita in [0,1] da '/n £nCx)- 0 se altrimenti. l/(2n)< x £ 1/n 29 Mostrare che : (a) La successione (fn) converge verso la fun - zione f (x) =? 0 puntualmente, ma non uniformemen te in [0,1]. (b) Per n->+°° l1 integrale definito di f (x) nell'intervallo [0,1] converge a zero, [(a) Si ha fn(0) = 0 per ogni n. Se poi x £(0,1 ] , per ogni n> 1/x si ha x > 1/n e perciò fn(x) = 0. Ne segue la convergenza puntuale di f verso f. La convergenza non è uniforme, in quanto sup (fn(x) : x € e [o>l]} - vn non converge a zero. ri (W fn(x)dx = ■'o . 1/n l/(2n) /n dx = /n f )-* 0, \ n 2n/ Si noti che 0 è il valore dell'integrale definito di f(x) nell'inter vallo [0,l] ] 1.26 Siano a > 0, b > 1. Studiare la convergenza in I =. [0,b] della successione di funzioni (f ) de_ finita da 0 < x < T/n fnU) an"x a 1-b 0 n2x + ab b-1 1/n </ x < b/n b/n < x £ b In particolare, studiare la convergenza per n^°° dell1integrale di f su I. [ Se vede subito che (f ) converge puntualmente alla funzione f(x) = 0,
30 fb Vx€L Essendo I fn(x)dx = ab/2, v ^o vergenza uniforme, grazie al teorema 5 ] f(x)dx = 0, non può esservi con 1.27. Data la successione di funzioni f (x)=nCx n- - x) , calcolare, per x > 0, le funzioni g0, g19 g2 , . . . tali che • g0(x)=lim £ (x) , gx(x) = lim f'(x), n->«> n n+<x> n g2'(x) = lim fn'(x),... n-*co Trovare inoltre il legame tra g0,g1,g2,-.. [Si trova in particolare g0(x) = x log-x. Si verifica anche che ? è la derivata h-sima di g ] 1.28 Verificare che la successione di funzioni f (x)= = (x2-x)n converge a zero uniformemente nell'intervallo [0,1]. [Se verifica facilmente che -l<x2-x£0 per ogni x '€ [o,l] . Perciò f (x) converge a zero per ogni x € [o,l] . Calcoliamo Mn=max{ |(x2-x) |n : x e-[o,l] } = max{(x-x2)n : x e[o,l]}. la funzione gn(x) = (x-x2) è non negativa in [o,l] e si annulla agli estremi dell'intervallo. Perciò assume massimo in un punto interno allo intervallo Lu>i]> che si può determinare annullando la derivata prima. « n-1 Risulta g^(x) = n(x-x^) (l-2x) = 0 per x = 0, x = 1 e x=l/2. Il punto x = 1/2 è di massimo per g (x) ed il valore massimo vale M - 31 = gn(l/2) - (1/4) . Dato che per n -*+ °°, Mn converge a zero, la successione fR(x) converge uniformemente in [o,l] . In figura 1.5 abbiamo di segnato il grafico di fn(x) per alcuni valori di n (cnn due diverse u- nità di misura sugli assi) J figura 1.5
32 1.29 Verificare che la successione di funzioni fn(x)= = (x-l)x converge a zero uniformemente nell'in tervallo [1, +°°) . [poniamo M = sup { (x*-l)x : x >. 1 } . Per determinare M consideriamo la derivata f^x)' - x"""1 [ n - (n-l)x] . Per n=l risulta f'(x) > 0 per ogni x >, 1; mentre per n >, 2, f '(x) si annulla per x = n/.(n-l), che è un punto di massimo (assoluto) per f(x) nel l'intervallo [l,+°°). In corrispondenza otteniamo M^ le "»='-'^'-<à-"à»'n n-1 n Per n ->+°°, M converge a zero. Perciò fn(x) converge uniformemente in [l, + °°). In figura 1.6 abbiamo disegnato il grafico di fn(x) per alcu ni valori di n ] 33 1.30 Posto fn(x) = n(x-l)x_:n , verificare che: (a) £n(x) converge a zero per ogni x >. 1. (b) f n(x) non converge uniformemente nell'inter vallo [1,+°°) . (e) f n(x) non converge uniformemente nell'ihte:r vallo [1,2]. (d) fn(x) converge uniformemente nellfintervallo [2,+«). [Si può procedere come nell'esercizio precedente. In particolare in (b) e (e) per ogni n >. 2 risulta n n In _ i « Il n-]_ n-l n perciò M non tende a zero e quindi la convergenza non è uniforme.Invece, nel caso (d), per ogni n >_ 2, si ha: Mn - fn(2) = n2"n -> 0 ] 1.31 Stabilire per.quali xeR risulta convergente la successione f (x)=n ( /x - 1) e determinare il limite. Determinare inoltre un intervallo in cui la successione converge uniformemente. [Per ogni n pari fn(x) è definita per x >_ 0. La successione diverge a - °° per x = 0 e converge per x > 0 a f (x) = logx in base al limite x1/n-3 xfc-l t lim ^n(x) = li,Tl = lim = li"1 x 1°8X = logx« n->+°° n-> + °° 1^n t->0+ t t->0+ Per determinare un intervallo in cui la convergenza è uniforme studia-
34 mo per x > 0 e n 6 N la funzione gn(x) = fn(x) - f(x)=n ( /x -1) - - logx. La derivata 1.1 g«00 =x - - = - (x - ì) 1 XX si annulla per x = 1, è positiva per x > 1 ed è negativa in (0,1).Il punto x=l è di minimo per gn(x) ed il valore minimo è g (l)=0. Perciò gn(x) > 0 per ogni x€ (0,f°° ). Se ne deduce inoltre che fn(x) converge a f(x) uniformemente in ogni intervallo [a,b] , con 0<a<b; infatti, ad esempio, se a = 1 risulta: Mn - max {|fn(x)-f(x)| : xG [l,b] } = max { | gn(x) | : x G [l,b] } = max { gn(x) : x 6 [l,b] } = gn(b) ■+ 0 ] 1.32 Date le successioni di funzioni (a) £n(x) = (e-1/n2x2)/nx (b) gn (x)=e"1/(x2+n) stabilire per quali xeR convergono e calcolarne il limite. Determinare almeno un intervallo non degenere in cui.la convergenza sia uniforme. [ (a) Si ha fn(x) -> f (x) = 0 per ogni x ^ 0. La convergenza è uniforme in ogni intervallo che non contenga un intorno di zero, (b) Si ha & (x) -*• g(x) = 0 uniformemente in R ] 1.33 Date le successioni di funzioni (n2-x2)2 l&J ln(.Xj — ~~f ~ 2Ì2.1 n (n2-x2;2+l 35 cu\ r \ i 3(x+n)2+2 (b) gn(x) = log (^+n/2 +1 stabilire per quali xeR convergono e calcolarne il limite. Determinare almeno un intervallo non degenere in cui la convergenza sia uniforme. [(a) Si ha f (x) -*■ f(x)=l, per ogni x €R. La convergenza è uniforme in ogni intervallo limitato. (b) Si ha gn(x) -♦* g(x) = log 3 per ogni xe R. La convergenza è unifor me in ogni intervallo [a,+°° ) con a €R ] 1.34 Verificare che nell'intervallo [1,+°°) fn(x) = (xn"1 + logxn)/xn -* 1/x non uniformemente gn(x) = (logx-xn+2 )/xn -> -x2 uniformemente 1.35 Verificare che nell'intervallo [0,+<*0 fn(x) = (x+e(n+1)x)/enx -► ex uniformemente gn(x) = (e^n" 'x+ nx)/enx -* e ~x non uniformemente 1.36 Verificare che nell'insieme R r , v n sen(x2+l)+n2x x . r £ (x)= ; -* -,-—- uniformemente nv n2(x2+l) x2+l nx ^-^ in-f-1 ) 2senx » gn(x)= — -> seri x non uniformemente 1*37 Verificare che
36 fn(x) = sen(x2/n) + (1-/1-X2 )/n + 0 in [-1,1] uniformemente. 1.38 Verificare che fn(x) = (cos x)/n-cos(x/n) -» f(x)=-l in R non uniformemente. [ Si ha fn(n)-f(n)->l-cos l] 1.39 Sia (xn) la successione dei numeri razionali del_ l'intervallo [0,1]. Studiare la convergenza della successione fri definita in [0,1] da fnC*)< 1 X6^1,...,xn} 0 «[O.IJ-^,...,* } [La successione (f ) converge puntualmente verso la funzione f definita da f(x) - 1 se x è razionale, f(x) - 0 se x è irrazionale. Infatti se x è razionale, allora esiste V tale che x 6 (xx ,...,x } per ogni n > V e perciò risulta fn(x) = 1 per ogni n > V. Se x è irrazionale si ha fn(x) = 0 per ogni n. Poiché per ogni n €N risulta fn(xn+-j)=0 " f (xn+l^ ~ 1 allora stlP { I *n(x) " f(x) I : x € [o,l] } = 1 e perciò non vi può essere convergenza uniforme ] 37 1B . SoitriLo di JETuinz;±o«.± Sia (fn) una successione di funzioni reali definite nell'intervallo I di R. Se per ogni xel la serie £1(x)+ f2(x) + ...+ £n(x) + ... = E fn(x) n=l è convergente, cioè, se la successione (s ) delle som me parziali sn(x) = f.Cx) + f2(x) +;. .+ £nCx) converge puntualmente in I, allora si dice che la se rie di funzioni (1) f1+ fa+...+ £n +... = 1 £n n=l è convergente in I . Se la successione (s ) converge uniformemente in I verso f, allora si dice che la serie (1) converge u- niformemente in I verso f. Se esistono dei numeri reali Mn > 0 tali che |fn^x^l~ ^n Per X€* e Per n€^ e se -*a serie numerica Ml + M2 +. . . + Mn + ... è convergente, allora s i di ce che la serie (1) è totalmente convergente in I. Si verifica facilmente che una serie totalmente convergente è anche uniformemente convergente. I teoremi di passaggio al limite sotto il segno
38 di integrale o di derivata per le successioni di funzioni (ved,paragrafo 1A) implicano i seguenti gelativi all'integrazione o alla derivazione per serie, rispettivamente. TEOREMA (di integrazione per serie). Se la serie (1) di fun - zioni continue in I = [a,b] converge uniformemente verso f,al^ co ft> f(x)dx = l fn(x)dx lora f IhOREMA (di derivazione per serie). Se la serie (1) di funzio ni derivabili in I = (a.,b ) converge in I verso f e se la serie derivata n=l converge uniformemente in I, allora f è derivabile in I e risul ha £'(x) = I f^Oc) v-xéI. n=l •40 Dire se la serie geometrica 1 + x + x2 + . . . +xn_1 +. . . è convergente uniformemente per x€l = [-a,a], con 0 < a < 1. [Essendo x"'1 I < a""1 VX 61 essendo 0 < a < 1, la serie data è maggiorata da una serie numerica 39 convergente e perciò essa converge totalmente in I ] 1.41 Dire se la serie senx - sen 2x + sen 3x - sen 4x +... è convergente per xg(0,it). [La serie non converge in alcun punto x € (0, IT ), perchè il" suo termine generale (-1) * xsen n x non converge] 1.42 Studiare per xeR la convergenza della serie " cos n x n=l n2 [La serie è totalmente convergente in R. Infatti si ha j (cos nx)/n2 \^_ co <_ 1/n2 e la serie numerica £ 1/n2 è convergente (ved. es* 6.21 n=l del voi. I, parte seconda) J 1.43 Stabilire per quali x > 0 convergono le serie CO -j CO -1 (a) I —n" (b) Z -j-s n=l nx n=l n X [(a) x > 1; (b) x > l] 1.44 Verificare che la serie converge totalmente in [!,+<»).
40 [ Per ogni x >, 1, risulta I/O** xn) < 1/n1* ] 1.45 Studiare la convergenza puntuale in R delle serie 00 1 n=l ne L (a) La serie converge puntualmente se e solo se x > 0. Infatti, se x<0 -nx il termine generale f"n(x) = e x/n non è infinitesimo*per n ~vo°. Se x = 0 risulta fn(0) - 0 e la serie ha somma zero. Se infine è x > 0 , "X essendo 0 < e < 1, la serie oo -x n x i ii-L n*l n converge in base al criterio della radice o del rapporto; (b) la serie converge puntualmente se e solo se x > o] 00 X i.46 Si consideri la serie I ~Z7~: rr essendo p un n=i np(l+nx2) parametro reale. Verificare che essa; (a) converge puntualmente su R se p > 0; (b) converge uniformemente su R se p > 1/2. [ (a) Se x = 0 la serie ha somma zero. Se x ^ 0, per il criterio degli infinitesimi (paragrafo 6B del volume 1°, parte seconda) la serie data ha lo stesso carattere della serie armonica generalizzata 1 -i- ed è quindi convergente se (e solo se) p + i > 1, cioè se p > 0. (a) I * n=l. n 41 (b) Poiché la funzione dispari f (x)=x/(l+nx2 ) assume il valore massi, mo su R per x = l//n , risulta nP(l+nx2 ) •7 2n(P+1/2) , (p+1/2) . La serie numerica di termine generale l/n e convergente se p+ + 1/2 > 1. Dunque la" serie data è totalmente e perciò uniformemente (e assolutamente) convergente se p > 1/2 ] 1.47 Verificare che la serie x-(x2/2) + (x3/3)-(xV4) + . . . è uniformemente convergente in [0,1], ma non è ivi totalmente convergente.. [si ha sup [ xn/n | = l/n ed essendo divergente la serie di termine gè °<x<.l nerale l/n, allora la serie data non è totalmente convergente. Per ogni x e [o,l] la serie data è una serie numerica alternata con termine generale infinitesimo e decrescente in valore assoluto. Per il teorema sulle serie alternate (ved. paragrafo 6C del vol,I, parte seconda) la serie è convergente puntualmente in [0>1J verso una funzione f(x); inoltre, detta (s (x)) la successione delle ridotte,ri- su Ita ) |f(x) - sn(x)| < xn+1/(n+l) < l/(n+l) e perciò la convergenza di sa f è uniforme J 1.48 Utilizzando il teorema di derivazione per serie calcolare la somma della serie l+2x+3x2+4x3+. . . + nx11"1 +. . .
42 nell'intervallo I = [-a,a], con 0 < a < 1. - [Osserviamo in primo luogo che per x 6 I la serie data' è convergente.In fatti si ha = jx | < a < 1 (si veda la (4) del paragrafo 7D del voi. I, parte prima) ed allora la serie converge assolutamente grazie al criterio della radice (ved. il cap. 6 del voi. I parte seconda). Essendo n | x | <. na11 per x€I, la serie è totalmente e perciò uniformemente convèrgente. La serie data si ottiene derivando termine a termine la serie geome trica n x +... che converge totalmente e perciò uniformemente in I verso la funzione f(x) = l/(l-x). Pertanto, dal teorema di derivazione per serie, segue che 00 l+2x+3x2 +...+ nx11"1 +...- D ( I xn) = D — = ( — )2 ] n=0 1_x l~x 1.49 Verificare che la serie di funzioni X - e_n-x n=l n converge totalmente in I = [0,°O. [La serie converge puntualmente in I (ved. l'esercizio 1.45). Per stabilire se essa converge totalmente in I, calcoliamo l'estremo superiore: M = sup { - e : x >. 0 ; . 43 Per ogni n 6N la funzione fn(x) = xe /ne derivabile e risulta f '(x)= ■~nx = e (1 - nx)/n. La derivata f' si annulla per x = 1/n, che è punto di massimo per f . Si verifica facilmente che M = f (1/n) * l/(en2). Poi. che la serie numerica 00 -CO E m = i X -i- n=l e n=i n^ è convergente (ved. es. 6.21 del voi. I, parte seconda) allora la serie di funzioni considerata è totalmente convergente in I e quindi an che uniformemente ed assolutamente convergente in tale insieme ] n=l verge totalmente in I = [0,+«>). ' [ Posto Mn= sup {xe""11*: x >. o} , si vede che M =l/(en).Perciò la serie data non converge totalmente] 1.51 Stabilire se la serie considerata nell'esercizio precedente converge totalmente in I=[l,+°o). [Posto M = sup { xe : x >. l} , si vede che M = e *. Perciò la serie converge totalmente per x :> l] 1.52 Stabilire per quali x >_ 0 converge la serie l (/n3+(x2+2)n2+4 - /n3+3xn2+l ) n=l [La serie converge solo per x = 1 e x = 2; essa è invece divergente in ogni altro x .> 0. Infatti si ha /n3 + (x2 + 2)n2 + 4 - v/n3+3xn2+l =
44 (* 2 ~ 3x + 2) n2+ 3 /n3 +(x2 + 2)n2 + 4 + /n 3 + 3xn 2 + 1 Ne segue che : se x2 - 3x + 2 = 0 *(cioè se x = 1 oppure x=2), allora il termine generale della serie è infinitesimo dello stesso ordine di "■"si 2 n ' e quindi la serie è convergente (ved. il paragrafo 6B del voi. I, parte seconda). Altrimenti il termine generale non è infinitesimo per n -*■+ °° ] 1.53 Determinare l1insieme dei numeri reali x in cui la serie j log(l+nx) n=sl n3x+n2 converge e stabilire se in tale insieme la convergenza è totale. [ La serie converge puntualmente e totalmente per x >, 0. Si osservi che dalla disuguaglianza log (1+y) < y> yy > - 1 (ved. l'eserc. 1.50 del voi. I, parte seconda) segue che il termine generale della serie data si può maggiorare con 1/n2 J 1.54 Studiare la convergenza puntuale della serie » n log (1+x/n) n-l CX+n)2 [ La serie converge puntualmente per x > - 1 ] 1.55 Verificare che la serie dell'esercizio preceden te converge totalmente nellfinsieme [0,+°°). 45 1.56 Stabilire per quali xeR risulta convergente li oo serie E £n (x) con n=l (nx) /n! se x > 0 (a) f (x) = < /(nxT^+1 -n2 se x < 0 (b) £ fx) 3x/n - 21/n se x > 0 n!/(nx)n se x < 0 [(a) 0 < x < l/e, x=-l; (b) x =log 2 /log 3, x < - I/e ] 1.5 7 Studiare per x > 0 la convergenza puntuale del' la serie l x"log n [La serie si può rappresentare sotto la forma ™ -(log n)(log x) ™ -log x le = L n n-l n=l ■ ed e quindi convergente se log x > 1, cioè se x > e (ved. es.6.21 del voi. I, parte seconda) ] 1.58 Studiare la convergenza puntuale della serie di funzioni
46 * [(x/2)n + i/xn] . n=l [E» opportuno eseguire la scomposizione 00 f [ (x/2)n + l/xn] . £ (x/2)n + £ i/x„ _ n_1 n=1 n=l I* serie risulta convergente per ogni x tale che 1< | x | < 2 ] 1C. Serie cìi jpcftz&rxzo. Sia a0,a2,...,an,... una successione di numeri reali. La serie di funzioni (1) E anxn = a0 + axx +...+ anxn + ... si chiama serie di potenze (di punto iniziale zero], di coefficienti a0,a1,...,a ,... . Si chiama raggio di convergenza della serie di poten ze (1) l'estremo superiore re[0,+°°J dell'insieme degli xeR nei quali essa converge. Si possono verificare tre casi: 1) r-0. Allora la serie (1) converge solo per x = 0. 2)0<r<+°°. Allora la serie (1) converge assolutamente per x e (-r,r) e totalmente in ogni intervallo chiuso contenuto in (~r,r)f mentre non converge in alcun punto x tale che \x\ > r. 3) r = + oo# Allora la serie (1) converge assolutamente in o- gni xe R e totalmente in ogni intervallo chiuso e limitato di R. 47 Osserviamo che, nel caso 2), nulla, si può dire in ge^ nerale sulla convergenza della serie di potenze nei punti -r, r. Per il calcolo del raggio di convergenza di una serie di potenze, sussistono i seguenti, teoremi. TEOREMA DI CAUCHY. Se esiste il limite lim \/| a | = i e R, allora il raggio di convergenza r della serie di potenze (1) è dato da r = l/£, pur di porre 1/0 = + °°. TEOREMA DI D'ALEMBERT. Se risulta an ? 0 per ogni n ed e- siste il limite lim an+l l e R , allora il raggio di convergenza r della (1) è dato da r = l/£ pur di porre 1/0 = + °°. Più in generale, una serie di funzioni del tipo (2) 1 an(x-x0)n= a0+ax(x-x0)+...+an(x-x0)n+..., n=0 ove x0eR, si chiama serie di potenze di punto iniziale x0. Si dimostra che l'insieme X dei numeri reali per cui
48 essa converge è sempre un intervallo, detto intervallo di convergenza. Precisamente, se r è il raggio di con - vergenza della serie (1) avente gli stessi coefficien ti e punto iniziale 0, allora l'intervallo di convergenza X è: i) [x0,xj = {x0}, se r = 0 ; ii) uno degli intervalli di estremi x0-r, x0+r, se 0 < r < + °° ; iii) R, se r = + °°, Il numero r si chiama raggio di convergenza anche de^l la serie (2). Si dimostra che se la serie di potenze (2) ha rag gio di convergenza r > 0, la sua somma f(x) definita per xe(x0-r, x0+r) da (3) f(x) = Z an(x-xjn n=0 derivabile in (x0-r, x0+r). Inoltre ri- fr(x) = Z nan (x-x0)n n=l C5J f f(t)dt = Z ~j (x-xj1 è continua e sulta C43 >n+l n + 1 U'XrtJ n=0 s< -~. - -wuauu memoro delle f4ì p (k\ _„., an- ±e serie a secondo membro delle (4) e (5) avendo ch'esse raggio di convergenza uguale a r. Si dimostra inoltre che, se la serie (3) ha raggio di convergenza r > 0, allora f è dotata di deriva te di ogni ordine in (x0~r, x0+r) e risulta a _f(n)(xn) a" " n! per cui la (3) può esser riscritta sotto la forma (6) f(x) « Z Cx-xJn . .n=0 n * Enunciano infine il seguente TEOREMA DI ABEL. Se la serie di potenze (2) ha raggio di convergenza r£(0,+ °°J e converge in x0+r (rispettivamente in xQ-r), allora essa converge uniformemente in [ s,x0+r] (rispet^ tivamente in [x0-r,s]) per ogni s e (xQ-r, xQ+r). In particolare la somma f(x) è continua in [ s, x0+r ] (risp. in [x0-r, si). 1.59 Verificare che le seguenti serie di potenze han no raggro di convergenza r = 1 co co n ©o n (a) Z xn (b) Z ^ (e) Z ^ • Studiarne il comportamento agli estremi dellrin tervallo di•convergenza. [(a) Si tratta" della serie geometrica di ragione x che converge solo se jx j < 1. (b) Si ha ^n+T/a = n/n+1 e perciò r = 1, grazie al teorema di D'Alembert. La serie converge per x = - 1 (ved. l'esercizio 6.38 del voi. I, parte seconda), non converge per x = 1 (ved. l'esercizio 6.5 del voi. I, parte seconda), (e) Si ha a +1/a = n2/(n+l)2 e perciò r = 1, grazie al teorema di D'Alembert. La serie converge per x = = - 1 (ved. l'esercizio 6.39 del ,vol. I, parte seconda), e per x = 1 (ved. l'esercizio 6.21 del voi. I, parte seconda) J co 1.60 Verificare che la serie di potenze Z n i xn ha n=o 49 VneN.
50 raggio di convergenza r = 0. [Si ha Wan = (n+1)!/n! = „ + L ed ^^ ^ .nvocare ^ teQrema ^ D'Alembert ] 1.61 Determinare il raggio Hi r>^„ rie di potenze divergenza r delle se- Ca) ? nTI *n Cb) J —^ [(a) Essendo anhl = (n+l)/(n+2) (n+l)2 an n/(n+l) " n(n+2) si ha ^lim an+1/an = X e perció r = ^ a noma del ^^ ^ ^^ Wt. (b)Sihal^VT7T^^ - Hm 1/[»(!/->]- 1/3 . p« ciò r = 3, a norma del teorema di Gauchy ] 1.62 Determinare il raggio di convergenza r delle seguenti serie di potenze 00 £ ^J (b) Z n! (x/2)n n=l n- n=1 n fri Y X °° v tC0 Z ?T (d) Z \" n=1 n-1 n Ce) T ^ xn rn v Hi. .n ni „=! n' n-1 n [(a) Essendo an/an+1 - („+1),/n! . n+1, si ha r=+ro ? g ^ ^ fc 51 n di D'Alembert, (b) r=0. (e) Essendo /a =1/5, si ha r « 5, a norma del teorema di Cauchy. (d) Essendo /a =* 1/n, si ha r=+ °° . (e) Es - n ( n n __ sendo /a - n/ /n! ,.risulta lim /a = e (ved. 1' esercizio n-»oo 7.58 del voi. I parte prima) e perciò si ha r-l/e. (f) r = e] 1.63 Determinare l'intervallo I di convergenza delle serie 2 co n 00 n Tìy. Il (a) Z 2L- (b) Z con- n=0 n! n=l vii n2 [(a) Per |x | £ 1 si ha |x | /n» £ 1/n» e perciò la serie n2 ' 2 verge. Per |x| >1 si ha lim ( | x | /ni) >_ lim (|x|n /nn) = n-><° n-?"00 • I n n = lim ( I x I /n ) = + <» , perciò là serie non converge. Pertanto I = n ->°° = [ -1,1 ] . (b) Posto t = 2x, studiamo la convergènza della serie oo ? t / /n. Essendo (l//n+l )/(l/ /7ì)= /n/(n+l) -» 1, per il tecre- n=l ma di D'Alembert questa serie converge per jt (< 1 e diverge per |t|> co > 1. Per t =* 1 essa si riduce alla serie divergente E 1. / V n e per t = - 1 alla* serie alternata E (-1) Vn che converge. In definitiva n=l la serie data converge per x €1 = [-1/2, 1/2) ] 1.64 Determinare lfintervallo di convergenza I della co n serie E TTTTwr . n=o (n+D 2 [Essendo an+1/an = (n+l)2n/ [( n+2)2n+"1 ] « (n+l)/2(n+2), dal teorema di D'Alembert segue che il raggio di convergenza della serie data vale r- =2. Pertanto la serie converge per |x | < 2. Per x = - 2 essa si
52 riduce alla serie armonica alternata che converge, mentre, per x=2 essa si riduce alla serie armonica che diverge. Dunque è I = [-2,2) J 1.65 Determinare l'intervallo di convergenza I della . " log n n serie I —tzt- xn , n-1 n'2 [Essendo ' an-fl _ 16g(n+l) ^ n2fì _ 1 __n_ log(n+l) an (n+l)2n+1 log n 2 n+1 logn ' dal teorema di D'Alembert segue che il raggio di convergenza della serie data vale r - 2. Pertanto la serie converge per | x | < 2. Per x = - 2 essa si riduce alla serie alternata °° n log n . n-1 che converge, mentre per x = 2 essa si riduce alla serie f log a n=l n che diverge in quanto maggiorante della serie armonica] 1.66 Calcolare, per ogni valore del parametro realea, il raggio di convergenza della serie di potenze I .g(a-l) - - - fa-n) n=l n! [Essendo *n+l I a -n-1 f , per.il teorema di D'Alembert si ha n+1 r^l se a i 0,1,2,3,. v. Altrimenti il termine generico della serie data è definitivamente nullo e perciò essa ha raggio di convergenza r-+°°] 53 1.67 Studiare la convergenza delle serie di potenze ?n n xn [(a) Essendo an+1/a = 2 / n+3 / /n+4 , per il teorema di D'Aleni - bert il raggio di convergenza è r = 1/2. Per x = - 1/2 si ottiene .una serie alternata convergente, mentre per x = 1/2 la serie diverge (ved. es. 6.21 del voi. I, parte seconda), (b) Si verifica facilmente che lim a .i/a - 1/9. Perciò il raggio di convergenza vale r = 9. La se n->oo rie non converge per x - ±9, perchè il suo termine generale non è in finitesimo J 1.68 Calcolare il raggio di convergenza r di ciascuna delle seguenti serie di potenze CO r CO 7 (ai E % x" (b) l 7^7 " 2n ' J n (n+1) n=l ù n=0 ^Jl ±J (e) E J x (d) l — ( ) n=o n! n=1 n+i s Ce)„fx 7n+l)5"+1log(n+l) (£)Ìi T^y^ [(a) r = 2; (b) r = + <*>; (e) r = 1; (d) r = 5; (e) r=5; (f) r=l ] 1*69 Determinare l'intervallo di convergenza di ciascuna delle seguenti serie di potenze
54 00 r . - a n (e) E I2±£2_ ,. » „ n „-i n2 . Cd) Z n Cx+7) n=l n-1 n»l Z n n=2 (n-lj z [(a) (-5, -1); (b> [-6, -2); (e) [-3, -1); (d) {-7 } ; (e) [-5, -i] ; (f) [ -10, -8] ] 1D . S€*jc±<=* eli Taylor Sia f(x) una funzione reale dotata di derivate di ogni ordine nell'intervallo (a,b) e sia x0e(a,b). La serie di funzioni 00 r (n) s -\ (1) I * P^ (x-xjn n=0 n- prende il nome di serie di Taylor di f (x) , di punto i- niziale x0. Se la serie (1) è convergente in (a,b) verso f(x), cioè se risulta, Vxe(a,b): allora si dice che f (x) è sviluppabile in serie di Taylor di punto iniziale xc, nell'intervallo (a,b). Dalla definizione del resto n-simo Rn (x) della formula di Taylor 55 « f(k) fx*1 k Rn(x) = f(x)- E vXoJ(x-xJk si ricava che: condizione necessaria e sufficiente affinchè f(x) sia sviluppabile in serie di Taylor di punto iniziale x0, in (a,b) è che (2) lim Rn(x) = 0 Vxe(a,b). n-><» Da tale condizione, ricordando l'espressione di La- grange per il resto Rn(x): -(rH-i) rrì C3) RnW= (n * 1)1 Cx"X°)n+1 (con 5 opportuno valore compreso fra x0 e x)e la con seguente stima del resto M nell'ipotesi Mn+1 = sup {|f (x)|:xe(a,b)}< °°-, si deduce il seguente TEOREMA 1. Se f(x) è dotata di derivate di ogni ordine in (a} b) ed esistono M,L .> 0 tali che |f(n)(x) | < MLn Vxe(a,b) (in particolare se le derivate di f sono equi limitate in (a,b)) allora, Yx0 e (a,b), f(x) è sviluppabile in serie di Taylor di punto iniziale x0 nell'intervallo (a,b) e si ha:
56 (5) |Rn(x)| l^^"'1 M, Vx«(a,b). Le stime del resto (4) e (5) hanno notevoli applica zioni al calcolo numerico dei valori delle funzioni. Utile è inoltre il seguente TEOREMA 2 . Sia f(x) dotata di derivate di ogni ordine in (a, b) e sia x0 € (a\b) . Se risulta co r (n) e \ n=l ^n -W • cioè, se la serie derivata della serie di Taylor di f ha per somma f, allora f è sviluppabile in serie di Taylor di punto i_ niziale x0 nell'intervallo (a.,b). Nel caso x0 = 0, la serie (1) prende anche il nome di serie di Mac Laurin di f (x) . Sussiste infine il seguente TEOREMA 3 Se f(x) è sviluppabile in serie di Taylor di punto iniziale xQ nell'intervallo I =(x0-r, X0+r) e se g:X -> I è una funzione definita nell'insieme X e R tale che g(Xj è chiù so, allora si ha, uniformemente* in X f(gtx))=£Cx0)+f(x0)(g(x)-xo) + ...+ f^Xo) (g(x)- -x0)"+... CO 1.70 Sia f(x) = £ an*n Pe*" \x\< T e sia g(x) n=o oo = E t)n^n per |x|< s. Posto t-min {r,s}, verifico care che co f(x)+g(x)= I (an+bn^xn Per lXl< t* n=0 57 [ Basta osservare che per ogni k e N k | Z.(an + bn)xn - (f(x)+g(x)) | < n=0 k k < I E anxn-f(x)| +j E b xn - g(x) |] - n=0 n n=0 1.71 Calcolare i primi quattro coefficienti della S£ rie di Taylor di punto iniziale x0 = l di f(x) = = l/(l+x2). [ao=f(l)= 1/2; essendo f ' (x) =- 2x/(l+x2 )2 , si ha a^f » (l)=-l/2; essendo f"(x) = (6x2-2)/(l+x2)3 , si ha a2 = f"(l)/2! = 1/4; essendo (3) f'"(x) = 24(x-x3)/(l+x2 )k , si ha a3 = f (l)/3l = o] 1.72 Scrivere la serie di Mac Laurin della funzione f(x) = cos hx = (ex + e"x)/2. [Si ha f^n'(x) = cos hx se n è pari, f^(x) = sen hx se n è dispari . Pertanto è f (0) - 1 se n è pari, f '(0) = 0 se n è dispari. La se rie di Mac Laurin di cos hx è perciò l+(x 2 Ili ) + (x^ /4! ) + ... + +[x2n/(2n)!]+...] 1.73 Scrivere la serie di Mac Laurin della funzione £(x) = e-2x [Si ha f'(x)=-2e~2xj f"(x)=22 e~2xj f(3)(x)=-23 e"2x ; ...f{n\x)i = 72 2 = (-l)n2ne"2x. Ne segue che la serie cercata è l-2x+ — x2 x3 +.. n * * ...+ (-l)n- xn+... ] ni 1.74 Scrivere la serie di Mac Laurin della funzione f(x)=(l+x)a per x > - 1, aeR.
58 [Si ha f »(x) = a (1+x) a" ; f"(x)= a (a -l)(l+x) a" ; ...f (x) = •= 0£ (a -1) *...-( a -n+1) (1+x) n. Perciò f " (0) = a (a -1)* ... * ( a -n+1), e la serie cercata è i a " a (a -i)...(a -n+i) n -, 1+2, x J n=l n! 1.75 Scrivere la.serie di Mac Laurin della funzione y = arcsenx. [ Si ha y» = l//l-x 2 , y" » x/ / (1-x2 ) 3 = xy'/(i-x2),... da cui (6) (1-x2 )y" - xy' = 0. Dalla (6) si deduce una formula per ricorrenza assai utile per il calcolo delle derivate successive di y=arcsen x. Calcolando la derivata n-sima del primo membro della (6) si ha 2 (IH 2) (n+1) (n) (n+1) (n) (1-x )y - 2nxy - n(n-l)y -xy -ny = 0 da cui, semplificando o (n+2) , (nn) 9 (n) (1-x2 ) y - (2n+l) xy - n2 y = 0 ed ancora (n+2) r x (n+1) 3 (n) -, 2 yV = [ (2n+l)xyV + n2 yV ]/(l-x 2 ) . (n+2) 9 (ni (0) . x Ponendo x = 0 si ha y (0) = n ^ y (0), da cui, essendo y (0) = = y(0) = 0 segue (2k) (2k+l) > o •> > ,2 ■y\ '(0>0; yK (0)=12 *32*5 2 ... (2k-l)2 . Se ora indichiamo, vme N, con mìì n prodotto di ^ . rali non maggiori di m ed aventi la sta-*- —- ^ / «averci la stessa parità di m (ad esempio 6«!= 59 = 2*4*6; 7!! = 1*3*5*7), dalle precedenti relazioni segue yC2k+1)(o)= [C2k-i)M V Perciò la serie di Mac Laurin di y = arcsenx .è q «- oc 2n+l 1 x3 1*3 x5 * (2n-l)!! x -, x+ +• -—+...= E ] 2 3 2*4 5 n*0 (2n)M 2n+l 1.76 Scrivere la serie di Mac Laurin della funzione f(x) = log (1+x). [Si verifica per" induzione che f (x) = (-1) (n-l)!/(l+x) e perciò la serie cercata è *-T +J- -..•♦(-!) -+...] .n-1 xn n 1.77 Verificare che sussistono i seguenti sviluppi in serie di Taylor (a) ex = l+x+ t+77+...+ 't+... xeR ZI ni (b) 1/x = l-(x-l) + (x-l)2-...+(-l)n+1(x-l)n"1 + +... xe(0,2) (e) logx=(x~l)- 2 + - . . . + + (-!)*" ISilil +< X€(0,2) [(a) Le derivate di f(x) = ex essendo equilimitate in ogni intervallo li mitato di R, basta applicare il teorema 1. (b) Per x €(0,2) si ha 1 - -xe(-l,l), perciò la serie geometrica di primo termine 1 e ragione 1-x è convergente e si ha
60 1 1 0 n-1 "=—— = 1 + (l-x)+(l~x)2+...+(l-x) +... . x l-(l-x) (e) La serie derivata della serie a secondo membro di (c),_coincide con quella considerata in (b) che converge verso D logx - 1/x. Si può perciò applicare il teorema 2 J 1.78 Verificare che sussistono i seguenti sviluppi in serie di Mac Laurin. (xeR) (a) e"x = l-x+ f- -...+(-l)n *1 + z • n ! ' ' ' ,_ . v3 2n+l (b) senx = x- 77 +. . .+(-i) n ^ : + , „, 3! <• ^ (2n+l)! +--' ^xeR) (C) COSX=l- ~ +.. +r-l)n -* , , _ 2! •• • ^ lj (2n)! +... (xeR) 2n+l f^r+-- (x€[-i,i]) r *> ^3 2n+i (d) arctgx=x- ^+ ... + (-i)n x r Y3 2n+l Ce) senhx - x + ~ +. . + 2- . ■ ( _ 3! (2n+l)! '•• ^X6R) x2 2n (£) coshx=l+ —+...+ x [(a) Segue dall'esercizio precedente.(b) Le derivate di f(x) = senx essendo equilimitate in R, basta invocare il teorema 1. (e) Le derivate di f(x) = cosx essendo equilimitate in R, basta invocare il teorema 1. (d) La serie derivata della serie a secondo membro è 1-x 2+.. .+(-l)nr* x ' ' + ... cioè è la serie geometrica di primo termine 1 e di ragione -x2,che nell'intervallo (-1,1) ha per somma l/(x2 +1); allora, invocando il teo rema (2) si ha lo sviluppo indicato per x 6 (-1,1).Che lo sviluppo sus sista anche per x - ±1 segue dal teorema di Abel. (e) Essendo senhx = - (e - e"K)/2, si può invocare il risultato dell'esercizio 1.70 e gli 61 sviluppi (a) del presente esercizio e di quello precedente, (f ) Si sfrut ti come in (e) l'uguaglianza coshx = (ex + e*~x)/2 ] 1.79 Verificare che per xe(-l,l) sussistono i seguenti sviluppi in serie di Mac Laurin co r . n+l (a) log (1+x) = E i^ xn n=i n (b) 7^ = E (_1) x l+A n=Q 1_ " ._ 2" l-x: Ce) T-T7 = E * n=0 —— oo 2n+l [(a) Ved. la (e) dell'esercizio 1.7 7. (b) E' la serie geometrica di primo termine 1 e ragione -x 2 . (e) E' la serie geometrica di primo termine 1 e ragione x2 . (d) La serie derivata delia serie a secondo membro di (d) coincide con quella considerata in (e) che converge verso 1/(1 - -x ) = D log v (l+x)/(l-x). Si può perciò applicare il teorema 2. Si può procedere anche per altra via. Precisamente, osservando che log /(l+x)/(l-x) = [log(l+x)~ log (1-x) ] Il ed allora dalla (a) e dalla (a) stessa, nella quale si cambi x in -x, si ottiene per sottra - zicne lo sviluppo desiderato ] 1.80 Dimostrare la relazione [poiché la serie a secondo membro converge (ved. l'esercizio 6.38 del voi. I, parte seconda), possiamo applicare alla serie (a) dell'esercì - zio precedente il teorema di Abel. Pertanto la (a) sussiste anche per
62 x-l] 81 Calcolare la derivata sesta f (0) della funzio ne £(x) = 1/Cl+x2), utilizzando il suo sviluppo in serie di Mac Laurin. r (6) . [ Dalla (b) dell'esercizio 1.79 segue che f (0)/6!, cioè il coefficien te di x , e uguale a -1. Pertanto f (0)= - 6! J 1.82 Senza effettuare il calcolo delle derivate successive della funzione f(x) = log (1+x)} verifi care' che f <7> (0) = 6! [Dalla (a) dell'esercizio 1.79 segue che f (0)/7l, cioè il coefficien te di x7 , è uguale a 1/7] 1.83 Dare un esempio di funzione indefinitamente derivabile in tutto R, la cui serie di Mac Laurin non converge in tutto R. [Ad esempio f(x) = l/(l+x2) la cui serie di Mac Laurin, indicata nell'esercizio 1.79 (b), converge nell'intervallo [-1,1 ] ] 1.84 Sia f(x) una funzione derivabile n+1 volte in [a,b] con derivata f (x) continua. (a) Dimostrare -per induzione la formula Rn(x) = (x-t) (n+1) , , ! n! f ^dt , VX€[a,b], che esprime, in forma integrale, il resto della formula dx Taylor di f di punto 'iniziale x^ 00 Dedurre dalla rappresentazione del resto in 63 forma integrale la sua espressione secondo La- grange: esiste un punto £ nell'intervallo di e- stremi x ed x0 per cui f (n+1)m [Ricordiamo che, per definizione, è n+1 n f fy ) k R(x) » f(x) - X L£i <x-x ) (a) Per n = 0, dalla formula fondamentale del calcol niamo o integrale otte * I f'(t)dt - [f(t)]^ - f(x) - f(x0) - Ro(x). Supponiamo per induzione che per qualche n risulti n f(k)(x) k f (x) . Z £•> (x-x )k + rx n (x-t) fn+lì -Jj— f ;(t)dt. Supponiamo anche che f(x) ammetta derivata (n+2)-esima continua in [ a,b J . Integrando per parti otteniamo (k) t{K) - 2, (X-X ) k=0 k! °' n+1 (x-t) Jn+1) , ~^— f (t) t*x n+1 (x-t) (n+2) t-o % f (Q , n+1 "7 ■—Q- (x-x ) + (n+1)! °; n+1 (x-t) (n+2) ■&VT f (t)dt
64 che è quanto si voleva dimostrare. (b) Supponiamo x > xq (le differenze con il caso x < xo sono soltanto formali). Indichiamo con ni,M rispettivamente il minimo ed il massimo di (n+1) x r ., (n+1) f (t) nell'intervallo ix ,x J , certo esistenti essendo f con- (n+1) r -, tinua. Dalle disuguaglianze m < f (t) < M, Vt è Lxo,x J, e dall'espressione integrale del resto Rn(x) ne deduciamo che | (x-t) dt < Rn(x) < n . i£*L dt. L'integrale è calcolabile elementarmente e vale fx r , ,n+l 1 f « ' ' (x-t)n dt . -L ni (x-t)" n+1 jt=x n+l 't=x (n+1)! Perciò x o' < M Per il teorema dell'esistenza dei valori intermedi applicato alla fun - zione f (t) (tale funzione assume tutti i valori compresi tra il mi v ?- r -i (n-fl) nimo m ed il massimo M), esiste e, e l x ,xj tale che f ( t, ) = n+1 n - Rn(x)-(n+l)i/(x-xo) ] a 1.85 Dimostrare che VaeR la funzione £(x) = (1+x) è sviluppabile in serie di Mac Laurin nellfinter - vallo (-1,1) e risulta (8) n=o V n / 65 ove! ) = a(a-l)...(a-n+l)/n!' La serie a secondo membro della (8) si chiama serie JbinomiaIe(ved esercizio 1.74). r (n+1) a-n-1 LEssendo f (t) = a (a-1).. .(a-n)(l+t) ( ved. l'esercizio 1.74), il resto Rn(x) della formula di Mac Laurin è a (a -i)...(a -n) f e x-t n t a-i R (x) - — — ( ) (1+t) dt nV n! J v 1+t (ved. l'esercizio 1.84 (a)). Essendo, per 0 < 11 | < | x | < 1, |x-t \l / 11+t | < |x | , si ha dt i ,1 r X , , a (a -i)...(a -n) , ,n f a-1 K(x) I < ' n, -1 |*| (1+t) d •'o e perciò Rn(x) -+ 0 grazie al risultato dell'esercizio 1.66 ] 1.86 Sviluppare in serie di Mac Laurin la funzione f(x) = /I+x7 . [Ponendo nella serie binomiale (ved. l'esercizio 1.85) a = 1/2 e x 2 al posto di x, si ha per |x | < 1 / 1+x * = 1+ + x ** + 11 111 (-)(.-!, (->(-- 1)(- -2) 2- 2 3! = l + x2/2 - x4/8 + x6/16+... ] 1.87 Dimostrare la relazione (« ■&■ -1 ♦ ì (-»■ 'j4-(2;;" v2 n=i • 2 • 4 ♦ ... * (zn )
66 [Ponendo nella serie binomiale (ved. l'esercizio 1.85) (X =-1/2, si ha per |x | < 1 1 1 1 3 0 n l-3...(2n-l) n —zzz =l--x+---x": -.. .+(-1) x +... /l+x 2 2 4 2-4...2n Poiché la serie a secondo membro della (9) converge in quanto essa è una serie alternata e la successione ( [ 1-3 • • (2n - 1)]/ [2-4- •...•2n] ) è decrescente e infinitesima, allora possiamo applicare il teorema di Abel allo sviluppo di 1/ /l+x ] 1.88 Sviluppare in serie di Mac Laurin nell'intervallo (-1,1) la funzione f(x) = (1-x2) r -1/2 [Lo sviluppo in serie di g(x) =(l+x) per x6 (-1,1) è dato da (ved . l'esercizio 1.85) (l+x) =1 x + x^ x 3 +... 2 2-4 2-4-6 Sostituendo -x 2 al posto di x si ha 2 -1/2 1 2 1-3 , 1-3-5 fi -, (1-x2) = 1 + - x2 + xk + •* x6+... ] 2 ■ 2-4 2-4-6 1.89 Verificare che lo sviluppo in serie di Mac Lau - rin in (-1,1) della funzione f(x) = arcsenx è dato da (ved. l'esercizio 1.75): 1 x3 1-3 x5 , 1-3-5 x7 ^ [poiché la serie derivata della serie al secondo membro converge per x è 6 (-1,1) verso f'(x), allora a norma del teorema 2, .si ha lo sviluppo in dicato] 67 1.90 Sviluppare in serie di Mac Laurin la funzione 4 f(x) (l-x)(l+3x) ' dopo averla rappresentata come somma di due fra zioni aventi a denominatore un polinomio di prji mo grado. [Vale la scomposizione 1 3 f (x) = — + 1-x l+3x La formula per la somma della serie geometrica fornisce gli sviluppi 1 "T n 1 - nnn = E x , = £ (-1) 3 x , 1-x n=0 l+3x n=0 validi rispettivamente per | x j < 1 e per |x | < 1/3. Pertanto risulta f(x) - E Ll+(-l) 3 Jx per x < 1/3 J n=0 1.91 Verificare che sussistono i seguenti sviluppi in sèrie f 1 t 7' 9 3 ,. SI 5 + M)n32n+1 2n+l (a) sen3x=3x- - x3 + — x5-...+ (/n+1) , x 2 4 2n (b) cos f=l- ^7 + y^- -...+ (-l)n 2Ì(2n)!+- , , -x2 , , Xh X6 X8 , ,.n X2n ^ (c) e =l-x2+ — - — + — + . . . + C- 1J + . . . , ,, i+x ex2 ex3 ex , (d) e =e + ex + — + — + ' ' • + ~^T~ uniformemente in ogni intervallo limitato di R.
68 [ Basta applicare il teorema 3 ] Sia f(x) una- funzione sviluppabile in serie di Taylor di punto iniziale x0 nell'intervallo (x0- -r, x0+r). La ridotta n-sima della serie di Taylor " f(k)(x0) , ,k è un polinomio di grado n che si chiama polinomio di Taylor (di Mac Laurin se x0 = 0) , di ordine n e centro xOJ della funzione f(x). 1.92 Rappresentare graficamente la funzione y = sen x ed i suoi polinomi di Mac Laurin di ordine 1 e 3. figura 1.7 69 [i polinomi di Mac Laurin di y = senx di ordine 1 e 3 sono rispettivamente px (x) = x e p 3 (x)=x-x 3 /6 (fig^ 1.7). In fig. 1.8 sono poi rappresentati i polinomi di Mac Laurin fino all'ordine 19. La figura è stata eseguita con l'ausilio di un computer ] P5 Pi* P17 P P7 P„ P,5 P» figura 1.8 amo sostituire sen x 1 93 Per quali valori di x possi _ _ con x, commettendo un errore non maggiore ai e- = 0.0005? •• [Essendo senx = x-x3/3> +... una serie alternata, l'errore 1 sen x - x | si maggiora con |x3 | /3i (vedi il paragrafo 6C del voi. I, parte seconda). Allora risulta |x3|/3! < e se |x3 |< 0.003, cioè se |x|< < ^ 0.003 ] 1.94 Nel 1706 il matematico J. Machin scoprì un mete}
do per calcolare le prime 100 cifre decimali di ti, basandosi sull'identità (10) tt=16 arctg (1/5)-4 arctg (1/239) e sullo sviluppo in serie di Mac Laurin per l'aj cotangente. Dimostrare tale identità. [Per dimostrare la (10), poniamo a = arctg (1/5); allora tg2 (X=2tgp£/(1- -tg2a) = 5/12 e tg 4 a = 2tg 2a /(1-tg2 2a ) = 120/119. Posto |3 = =4 a - 7T /k, dalle formule di addizione per la tangente si ricava tg P = (tg4a -l)/(l+tg4a ) = 1/239. Essendo 0 < g < 7T /2, si ha g = = arctg (1/239) = 4 a - TT/4 e cioè la (10). Nel 1973 j'. Guilloud e M. Bouyer arrivarono a calcolare un milione di cifre di TT , basandosi sull'analoga identità: IT =48 arctg (1/18)+ 32 arctg (l/57)-20 arctg (1/239). Nel 1983 sono state calcolate oltre "16 milioni di cifre di TT , con un metodo un pò diverso. L'uso della (10) per il calcolo approssimato di 7T è assai più vantaggioso di quello dell'identità TT = 4 arctg 1, che fornisce l'espressione 111 ni (11) IT = 4 (1 + '+... + (-1) + ...), in quanto questa 3 5 7 2n+l ultima serie converge "lentamente". Applicando i noti risultati sulle serie alternate (ved. il paragrafo 6C del voi. I, parte seconda) si deduce la disuguaglianza , 4 4 4 n+1 4 . 4 IT _ (4- - + +.. .+(-1) ) < . 1 3 5 7 2n-l ' 2n+l Per n = 500, questa stima implica che l'errore che si commette appressi, mando TT con la somma dei primi 500 termini della serie (11) è minore di 4/1001 < 0.004 < 0.005. Invece, lo sviluppo di arctgx applicato alla (10) fornisce l'espressione 71 Si noti che, ad esempio, risulta 16 1 1 5 3-25 5-25 2 ) = 3.1415... 2 239 e cioè, prendendo la somma di tre termini della prima serie e solo il primo termine della seconda, si ottengono già quattro cifre decimali esatte di IT. La convergenza in questo caso è molto veloce. Consideran do un numero maggiore di addendi si trovano ad esempio le prime trenta cifre decimali: IT = 3.141592653589793238462643383279 ] Negli esercizi che seguono vogliamo mostrare co me si possa ricorrere allr integrazione per serie,al lo scopo di calcolare gli integrali definiti di funzioni non integrabili elementarmente. 1.95 Calcolare l'integrale ex dx. Jo [Lo sviluppo ex - l+x+(x2/2!)+...+(x /n!) + ... sussiste uniformemente in ogni intervallo limitato di R. Sostituendovi x2 al posto di .x si ha 2 <* x2n ex = Z — n=0 n! uniformemente per x e [o,l ] . Perciò si ha Z 00 f l x2n ex dx = Z dx n=0 J n! 0 0 n=0 (2n+l)n! 1.96 Calcolare l'integrale ,i 2 e "x dx con errore inferiore a 0.001. [Sostituendo -x2 al posto di x nello sviluppo di Mac Laurin di ex si ha
11 1 - x2 + (a* /2!)-(x6 /3!) + (x8/4i)- uniformemente per x € [ 0,1 ] . Perciò si ha 1 dx / dx" / x2dx+ J JTdx- f 17 o •'o •'o o- \ iv 0 L x5 + l~ IO - 1 -.(l/3)+(l/10)-(l/42)+(l/216)-(l/1320)+... All'ultimo membro abbiamo una serie alternata e perciò (ved. il paragra fo 6C del voi. I, parte seconda) l'errore si maggiora con il valore assoluto del primo termine trascurato. Per avere un errore inferiore a 0.001 dovremo sommare fino al termine 1/216 incluso. Perciò, a meno di 0.001 si ha e dx S 1 - (1/3) + (i/io) - (1/42) + (1/216) S0>747 j 1.97 Calcolare, con sei cifre decimali esatte, il valore dell'integrale sen x dx. [Si ha sen x = I (-1)" x2"+1/(2n+l)! per x 6R e perciò sen x x n=0 2 *♦ 6 Ln x' x4 x° n x ! + +...+(-1) 31 5! 7J ' (2n+l)l uniformemente nell'intervallo (0,1). Infatti la serie a secondo membro è maggiorata dalla serie numerica di termine generale l/(2n+l)! nell'in tervallo (0,1). Quest'ultima converge, come si verifica facilmente mediante il criterio del rapporto. Integrando per serie si ha perciò 73 r r 2 '■+ g I sen x xx x dx = (1 + + ...) J x j 3! 5! 7! dx ■ 1111 = 1 + + - 3-31 5-5! 7*7! 9*9! Per un teorema sulle serie alternate (ved. il paragrafo 6C del voi. I-, parte seconda) l'errore che si commette arrestando lo sviluppo si tnag - giora con il valore assoluto del primo termine trascurato. Sommando,per ciò, solo i primi quattro termini, l'errore sarà minore di 1/9-9! = = 0.0000003. Il valore approssimato richiesto è dunque 111 -, ! + = 0.94.6083 J 3-3! 5*5! 7-7! 1.98 Calcolare per serie gli integrali ri (a) logCl+x) dx 00 log x x+1 dx n-1 L (a) h (-1) /n ; (b) Integrando per parti si è ricondotti all'in n=l tegrale in (a) ] 1.99 Calcolare per serie gli integrali (xeR): (a) sen(t2)dt (b) cos(t2)dt r T n 4n+3 r -, [(a) 1 (-1) x /[(2n+l)!(4n+3)] ; n^O i » n 4n+l r it (b) E (-1) x /[(2n)i(4n+l) ] ] n=0
Riepilogo di sviluppi in serie notevoli x x2 xn 2! " ni ■■■ 3 2n+l 2. senx = x +,tt+(-i)n Jf , (x€ R) (2n+l)| """ (xeR) x2 v ** 2n 3. cosx - i '+ ÌL . +Mxn x 4. (b+x)a= ba + ab0'1 x+.,,+ a(a-i)-..(a-n+i) a.n b Uxn+,,, (1*1 < Ibi ) 5. aX ■ i+ x ioga+ (XJ2SÌL M , _(* Ioga)" 21 """ n!" +""" (x e R) 6. arcsenx = x + i^L3 + .-1'3'*5, , l'3-5-x7 2'3 2-4-5 2~^T+"" i.Q.t:. /„ , 2n+l + - ---'(2n-l)x 2"4-6'..,.2n(2n+l) + " ' ( | x | < i) x3 x5 v7 2n+1 3 5 ? ....+ (-!) _ + ... ( |x(ll) x3 2n+1 8. senhx = x + — +...+ 2 _ + 3* "" (2n+l)! "" (x€R) x2 x ^ 2n 9. coshx = 1 + — + — +. . ,+ JS _ + 21 4! ".' (2n)| "" (x 6 R) 10. sett sen hx - x- — + -1'3** l'3-5x7 2"3 2-4-5 2-4-Ó-7 + ""* 75 +(-D n l'3-5-...-(2n-l)x 2-4-6--...-2n(2n+l) 2n+l q - 2n-H XX X 11. sett tghx = x + — + — + ...+ +... 3 5 2n+L ( |x|< 1) ( |x|< 1) 12. log (l+x) = x- — + ~ - ... +(-l)n+1 ~ + . . . 2 3 n (-K x < 1) 1+x 2n+l 13. log — =2 (x + ~ + - +...+- + _} 1 x 3 5. 2n+l ; (|x|< 1) 14. log x = 2 x-1 1 x-1 3 1 x-1 2n+l + -( ) +...+ ( ) +• x+1 3 x+1 2n+l x+1 (x > 0) , x' x9 15. sen hx + senx = 2 (x + — + — +..,) 51 9! (X 6R) 16. cos hx + cos x = 2 ( 1+ ^- +, -— +. .. ) 41 81 (x€R)
Capitolo 2 SPAZI METRICI E SPAZI NORMÀTI - •-* • Sp>SL2:dL metarici Sia X un insieme e d : X x X -» [0,+°°) una funzio- r*e. Si dice che d è una distanza o metrica su X, se sciiO verificate le condizioni: ~j d(x,y) =0 se e solo se x - y iijd(x,y) = d(y,x) per ogni x,yeX iiijd(x,y)£ d(x,z)+d(z,y) per ogni x,y,z€X. C disuguaglianza triangolare) Se d è una distanza su X si dice che (X,d) è uno spazio metrico, o anche che X è uno spazio metrico,quan ao non vi sarà possibilità di equivoco. Per ogni r > 0, x0eX, si' chiama cerchio aperto (o intorno sferico o sfera aperta ) di centro x0 e raggio r, i r insieme B(x0,r) = {xeX : d(x,xj < r } ; si chiama cerchio chiuso di centro x0 e raggio r l'in - 77 sieme C(xOJr) = {xeX : d(x,xj £ r}. Un insieme AcX si dice aperto, se VxeA esiste un cer chio aperto B(x,r) contenuto in A. Un'insieme C £ X si dice chiusoy se X-C è aperto. Se xeX, IcX, si dice che I è un intorno di x, se esiste un cerchio aperto B(x,r) contenuto in I. Sia Y e X. Un punto xeX di dice di 'accumulazione per Y se, per ogni intorno I di x, si ha I fì(Y-{x})7é0. L'insieme (eventualmente vuoto) dei punti di accumulazione di Y si indica con D(Y). La chiusura dell'insieme Y e X è l'insieme Y £ X definito da Y = Y U D(Y). Un insieme C è chiuso se e solo se C = C, cioè se e solo se C £ D(C). Se x = (Xj, . . . ,xn) , y = (yx , . ., ,yn) sono punti di R ,posto (1) dn(x,y) = /(x.-yJ^.-.-Kx^yJ2 la coppia (R ,'d ) è uno spazio metrico (ved.es.2.3) che si chiama spazio euclideo a n dimensioni e che indicher_e mo semplicemente con Rn. Per n = 1 la (1) si riduce a di(x,y) = |x-y| . (x,yéR) Se (X,d) è uno spazio metrico e Y è un sottoin - sieme di X, allora, la restrizione della funzione d a Y x Y è una metrica su Y, che si chiama metrica in-
78 dotta da d su Y. Un sottoinsieme Y dello spazio metrico (X,d) si dice limitato, se esiste un cerchio (chiuso) C che con tiene Y, ovvero se esiste r > 0 .tale che d(x,y) £ r, per ogni x,y€Y. 2.1 Sia X un insieme e sia, per x,yeX d(x,y) ì 0 se x = y li se x f y Verificare che (X,d) è uno spazio metrico nel quale ogni insieme è aperto e chiuso. 2.2 Siano a = (a1,...,an) e b = (h1,...,bn) punti di R . Verificare che sussiste la disuguaglianza di Cauchy-Schwarz [Si ha, per ogni t e R 0 < £ (a. + tb.)2 = 1=1 x ■*- n l n « ( 1 b.2)t2 +2(Z a.b.)t + ì a.2 » i=l 1 i-l X x i.x x = at2 + 2|3t + y • Si noti che a , y > 0; inoltre se a = 0 (ed analogamente y) i b. sono tutti nulli ed in tal caso la disuguaglianza di Cauchy-Schwarz è ovviamente verificata. Supponiamo quindi a > 0; il polinomio di secondo gra do in t: at 2 + 2 3 t + Y é non negativo per ogni t 6 R. Quindi l'è - 79 quazione di secondo grado ad esso associata non ha due radici reali (al trimenti il polinomio sarebbe negativo all'interno dell'intervallo del le radici). Ciò equivale a dire che A/4'= g2- ay <. °* c*oe P 2£.aY che, ricordando il significato dei simboli a, |3, y, corrisponde alla tesi ] 2.3 Tenendo presente l'esercizio precedente,dimostra, re che la funzione dn definita dalla (1) è una. metrica (detta metrica euclidea*) . [ La (i) e la (ii) valgono banalmente. Dimostriamo che d {x,y)<. d (x,z) + + ^n(z?y) con x=(x1,...,xn), y = (y-L,...,yn), z = (z1?...,zn), cioè' che si ha (\ :\xi-yì\2)m<{tZ K-zjM^ + C 2 hi-yil2)1/2 1-1 i=l Ì-1 Posto a. = x. - z. e b. = z. - y. , basta dimostrare che E (ai+b.)2< [( E a|)l/2+( ì b|)1/2 ]2 i=l * x i*l * i=l o, ciò che è lo stesso, che " " 9 1/2 ^ « 1/2 E a.b. < ( I a2 ) (l b±2) i«l x 1 • 1=1 * i«l X relazione vera, grazie all'es. precedente J 2.4 Per x = (xnx2), y = (x1?y2)eR2, poni amo d!(x,y) = Ixj-yj + |x2-y2| ' dh(x,y) = max {(x^yj, |x2-y2|}. Verificare che d! e d" sono metriche in R2. Rap-
80 presentare graficamente in un riferimento carte - siano il cerchio di centro 0 = (0,0) e raggio 1 relativo ai tre spazi metrici CR2 d ) fR2 ri' 1 (R2,d') (ove d2 e la metrica euclidea). LVed. fig. 2.1 ove sono rappresentati i cerchi cd figura 2.1 di centro 0 e raggio 1, rispettivamente C, (nella la metrica df) e C,,, (nella metrica d") ] metrica d2) Cd r(nel- 2.5 Verificare che tra la metrica euclidea d in R e le metriche dn' (x,y) = Z |X -y 1 = 1 X X d;f (x,y) = max {(x.-y.) : i=:i,.. sussistono le relazioni dntx>y)< dn(x,y) < dn< (x,y)<nd;' (x,y), ,n} 81 che sì esprimono anche dicendo- che esse sono me - trìche equivalenti. [ Basta osservare che, se a1?a 2,... ,a sono numeri reali non negativi,si ha max {a1,...an}< Aj+...+ a^ < . Z_ ai < n max {al,... ,an } la seconda disuguaglianza essendo equivalente all'altra: a^ + ...+ a^ < n <. ( E ai)2 > di semplice verifica] i=l 2.6 Sia (x ) una successione di punti di R .Se Se x = (xx ,..,,xn j, verificare che per x = (k) = (x1,...,xn), si ha dn(x ,x) ** 0 per k ^ se e (k) solo se risulta xi -> xi (per k-*°°) per ogni i = l, . . . ,n. [ Dall'esercizio precedente segue che per ogni i = l,2,...,n, si ha 00 x I (k) "x ' " max * v l<j<n , (k) , (k) I W I i x. ; - x. < dfx' ;,x) < n max | x- - x. | J 1 i l! n u^n J 2.7 Posto per x,yeR d(x v> = _ |x-y[ verificare che d è una metrica (limitata) su R. j [ Dimostriamo che d soddisfa alla disuguaglianza triangolare (iii). Se x,y,z €R, tenendo conto dell'esercizio 1,58 del voi. I, parte seconda , si ha. At ^ lx~y| 1 (x-z)+(z~y) | d(x)y) = —-i r- = —i T" < 1+|x-y | l+|(x-z)+(z-y)| -
< —ii V- + 'li = d(x,2)+ d(z,y). ~ 1+|x-z j 1+jz-yj Evidentemente, risulta d(x,y) < 1 per ogni x,y €R e perciò d è una fun - zione limitata J .8 Sia (S,d) uno spazio metrico e siano B1=B(x1,r1)e B2=B(x2,r2) due cerchi aperti. Verificare che, se y€B1flB2, allora esiste r > 0 tale che B(y,r)cB1 fi (1 B2. [Posto r = min{ rx -d(x1 ,y), r2-d(x2 ,y) } sia x6 B(y,r). Allora si ha d(*>x±) < <J(x,y) + d(y,xi) < r + d(y,xi) < r± per i = 1,2. 'Ne segue .9 Verificare che ogni intervallo aperto I di R con tiene un cerchio aperto concentrico, e che ogni cerchio aperto B di Rn contiene un intervallo a- perto concentrico. [sia I = (c1 -6j, ca + 5.) x...x (cn-^n,c + 6 ) un intervallo aperto di R di centro e = (c1?c2,... ,c ) e sia 6 - min { ó i ,..., 6 } . Dej: to B il cerchio aperto di centro e e raggio ó, se x = (x2 ,...,x )6 B , si ha, Vj = 1,... ,n | x.-c | < ( 2 |xi-ci |2 ) < 6 < ó. J J i=l J e dunque x€ I. Siano e = (c1 ,.. . ,c ) e r il centro ed il raggio del cerchio aperto B e sia 83 I=(c1-r//n , c2+ r//n )x.. .x(cn~r/ / n, cn+r//n"). Se x = (xx ,...,xn) 61 si ha, Vi, | x^c^ | < r//n ed anche, som - mando membro a membro, d (x,c) < r, cioè x€ b] v 2.10 Indichiamo con lm lfinsieme di tutte le successioni limitate (xn) di numeri reali. Posto, per * = (*„), y = (yn) * £a>: . d(x,x) = sup |xn ~ yn | n verificare che (i^d) è uno spazio metrico. [Limitiamoci a dimostrare la disuguaglianza triangolare. Siano x = (x ) y. ' (yn) > 1 = (zn) elementi di Jl<„. Si ha lxn ' ynl * lxn'znl + lzn - ^ I * < sup |xn-z |+ sup |zn - y | n n = d(x, z) + d(2, y) Prendendo l'estremo superiore su n del primo membro, si ha lfasserto ] 2.11 Sia X = l/"([0,1]) 1'insieme delle funzioni reali limitate in [0,1] .e poniamo per u,veX d(u,v) = sup{ |u(x)-v(x)| :xe[0,l]}. Verificare che d è una metrica su X (ved la fig. ■2.2). . . [La (i) e la (ii) sono ovvie. Per dimostrare la disuguaglianza! triango-
84 lare, siano u,v,w t X. Allora d(u,v) « sup { |(u(x)-w(x))+(w(x)-v(x}) | : x€ [o,l] } < < sup { |u(x)-w(x}| +| w(x) - v(x) j: x€ [o,l] } < < sup { |u(x) - w(x) | : x € [0,l]} + + sup { (w(x)-v(x) I : x€ [0,l] } = = d(u,w) + d(w,v) ] figura 2.2 2.12 Sia X = C([0,1]) l'insieme delle funzioni reali continue su [0,1], Per u,veX poniamo ri d(u,v) = |u(x)-v(x)|dx 85 Verificare che d è una metrica su X (la distanza d(u,v) è rappresentata dall'area della regio ne tratteggiata in figura 2.3). figura 2.3 [La disuguaglianza triangolare si ottiene integrando su [u,l] membro a membro la relazione |u(x)-v(x) | < |u(x)-w(x)j + (w(x)-v(x) | , Vx€[0,l] E' ovvio che d(u,v) = d(v,u). Infine, in base alla continuità di.u, v. come nell'esercizio 5.4 del volume I, parte seconda, si prova che, se d(u,v) = 0 allora risulta |u(x)-v(x) | - 0 per ogni x6 [o,l] e quindi u = v ] 2.13 Dimostrare che l'unione di due sottoinsiemi Y2, Y2 limitati dello spazio metrico (X,d) è un insieme limitato. [Sia C. = C-(x.,r.) un cerchio chiuso contenente Y ., per i = 1,2. Allo ra il. cerchio chiuso C = C (x x ,r) di centro xa e raggio r=max {r a,
86 *2Ì + *(*lt*s) contiene C, U e, e perciò v. U v T_^H ~ contiene ovviamente C, ed inoltre risulta <Kx,Xl) <d (x,x2)+d(x2,Xl) <r per ogni x 6 C2 ] 2B. Condizione ct± Cstxj.olny. Completezza. Sia (X,d) uno spazio metrico e sia xn una successione di punti di X. Si dice che xn converge verso un punto xeX se, per ogni e > 0, esiste veN tale che d(xnx) < e per ogni n > v, cioè, se risulta d(xnx)-»0 per n-*». Sia C un sottoinsieme di X, allora si verifica che C è chiuso se e solo se C contiene il limite di ogni successione convergente xn con xneC, VneN. Si dice che xn è una successione di Cauchy se, per £ gni e > 0, esiste v € N tale che d(x , x ) < e, per ogni p,q > v. Una successione convergente è anche di Cauchy,ma, in un generico spazio metrico, una successione di Cauchy non sempre è convergente (ved. l'eserc. 2.15). Lo spazio metrico (X,d) si dice completo se ogni successione di Cauchy è convergente. Poiché ogni successione di Cauchy di numeri reali è convergente, lo spazio euclideo R è completo (ved. l'eserc. 2.20). Relativamente agli spazi metrici completi è imporr 87 tante il seguente: TEOREMA DELLE CONTRAZIONI. - Sia (X,d) uno spazio metrico completo e f una contrazione su X con costante L, cioè una funzione definita su X a valori in X tale che d(f(x), f(y)) < Ld(x,y) per ogni X,yeX, con L numero reale positivo e minore di 1. In tali ipotesi esiste uno ed un solo XQeX tale che f (xQ) ~ = X0 (x0 si dice punto unito o punto fisso per f(x)). Rimandiamo al paragrafo 12C del volume I (parte prima) per una discussione e per la dimostrazione del teorema delle contrazioni nel caso in cui X sia un intervallo chiuso di R e d la usuale distanza euclidea d(x,y) = |x-y|. 2.14 Sia f:R-*R definita da f(x) = mx+q, con m,qeR.V£ rificare che: (a) f (x) è una contrazione su R se e solo se |m| < 1. (b) Se m=l la funzione f(x) o non ha punti fissi, oppure, se esiste un punto fisso su R, esso non è unico. [(a) Vale l'identità j f(x)-f(y) | - |m(x-y)| = | m| •| x-y | * , Vx,y€ R. Perciò f(x) è una contrazione con costante L = [ m | se e solo se [ m | < 1; (b) se ni s 1 risulta f(xj = x + q. L'equazione xq + q= xq o non ha soluzioni(se q t 0), oppure ogni x eR è soluzione (se q=0) ] 2.15 Verificare che lf insieme Q dei numeri razionali, munito della metrica usuale d(x,y) = |x-y| non
d(x,y) è completo. [La successione di numeri razionali x = (l+l/n)n è di Cauchy (in quanto convergente in R) ma non è convergente in Q, in quanto lim x - e £ Qj n-M» 2.16 Sìa X un insieme e sia d la metrica definita da 0 se x = y 1 se x f y. Verificare che una .successione xn di punti dì X è convergente verso x, se e solo se essa è definitivamente costante, cioè se e solo se esiste veN, tale che xn = x, per ogni n, > v. [Poiché la relazione lim d(x ,x) = 0 implica che esiste V€N tale n che d(x ,x) < i/2 per n > V , si ha l'asserto J 2.17 Verificare che lo spazio metrico (X,d) definito nell'esercizio precedente è uno spazio metrico completo. [Se x è una successione di-Cauchy, allora esiste V€ N tale che d(xD , x ) < 1/2 per p,q > V. Ne segue d(x ,x ) = 0 e perciò x = x per ogni p,q > V . Dunque x è una successione definitivamente costante e perciò convergente] 2.18 Verificare che una successione xn di Cauchy nello spazio metrico (X,d) è limitata. [Poiché x è di Cauchy, esiste V6N tale che d(x ,x ) < 1 per ogni p,q> O » > V. Perciò l'insieme degli elementi della successione aventi indice maggiore di V è limitato. Poiché l'insieme degli elementi della sue - cessione aventi indice minore o uguale a V , essendo finito, è limita to, l'asserto segue dall'esercizio 2.13] 2.19 Sìa (X,d) uno spazio metrico e sia xn una sue - cessione dì Cauchy dotata di un'estratta x con vergente verso x0. Allora anche xn è convergente verso x0. [Fissato e > 0, sia V tale che d(xp>xq) < £/1 Per P,q > V d(xn , xq) < 8/2 per k > V. Allora, per k > V risulta d(xk,xo) 1 *(\>\) + d <xnk>Xo) < £ in quanto n, 2 k > v] 2.20 Dimostrare che una successione di Cauchy di numeri reali è convergente. [Se x è di Cauchy, essa è limitata (ved. l'eserc. 2.18) ed allora^ a norma del teorema di Bolzano-Weierstrass (ved. il paragrafo 7H del voi I, parte prima) essa ammette un'estratta x convergente. Dall'eserci- nk zio 2.19 segue l'asserto] 2.21 Dimostrare che R , con la metrica euclidea d è uno spazio metrico completo. [Sia x, = (xik> x2k*'**'xrik) una successi°ne di Cauchy in (Rn,dn). Es-
90 sendo per i = l,...,n 'Xip-Xiql ^<VV V , le successioni xifc sono di Cauchy in R . perciò convergenti. posto ^ = lim X., e y « (v \ j^oo ik c A vx1 ,...,xn) si ha (ved. l'eserc. 2.5) <3n(xk,x) < l jx . I per cui risulta d fy v\ -> n u^a V*k,x) + 0, cioè xk converge verso x in Rn ] 2.22 Sia I un intervallo di R e sia L.(I) lo spazio del. le funzioni reali limitate su I. Posto per u,v e e LCD d(u,v) = sup : { (u(x)-v(x) j : xel}; verificare che la successione une L(I) converge verso ueL(I) nella metrica d, se e solo se u -» u uniformemente in I. [ved. il paragrafo 1A J 2.23 Verificare che lo spazio L([0,r]) delle funzioni limitate in [0,1], munito della distanza (*) d(u,v) = sup {(u(x)-v(x)|: xe[0,l]} è uno spazio metrico completo, [sia (un) una successione di Cauchy in L([o,l] ); allora (u ) verifica la condizione di Cauchy uniforme e, perciò, per il teorema 2 del par. 1A, essa converge uniformemente verso una funzione u6 L( [o,l] )] 91 2.24 Verificare che lo spazio C([0,1]) munito della metrica (*) è uno spazio metrico completo. [Basta tener presente l'esercizio precedente e ricordare che il limite uniforme di funzioni continue è continue (teorema 3 del par. 1A ) J 2.25 Sia C1C[a,b]) l'insieme delle funzioni continue, con derivata prima contir.ua in [a,b] . Posto df(u,v) = sup |u(x)-Vvx}-|+ sup |uf (x)-vf(x) | x€ [a,b] x6 [a,b] verificare'che (C1([a,bj). df) è'uno spazio metrico completo. [Che df sia una metrica, si prova cooe nell'esercizio 2.11. Sia un una successione di Cauchy rispetto ad'; allora u e u' sono .entrambe di Cauchy in (C°( [ a,b ] ),d) ove d è l'usuale metrica su C° ([ a,b J ) considerata nell'esercizio 2-24. Poiché C°( [a,b] ) è completo, esisto no due funzioni continue u e v tali che d(un,u) -> 0 e d(u^,v) ->0. Dimostriamo che v(x) = u'(x) per ogni x € [ a,b J . Essendo un(x) - un(a) = u^t) dt e un(x) -> u(x), u (a) -* u(a), applicando il teorema di passaggio al limite sotto il segno di integrale (ved. il paragrafo 1A del cap. 1), come è lecito in quanto u' ■+ v uniformemente, si ha X u(x) - u(a) = v(t)dt. a Da quest'ultima uguaglianza segue u' = v]
92 2.26 Sia (X,d) uno spazio metrico completo, e sia YcX. Dimostrare che Y, munito della metrica indotta da d, è uno spazio metrico completo se e solo se Y è un sottoinsieme chiuso di X. [Se Y è completo rispetto a d, sia y una successione di punti di Y con vergente verso x 6X. Poiché y è una successione di Cauchy in Y , essa converge verso un punto y € y . Dunque risulta x = yey e perciò Y è chiù so, in quanto contiene il limite di una sua qualunque successione con - vergente. Viceversa, sia y chiuso in X e sia x ey una successione di Cauchy. Poiché (X,d) è completo, esiste x£ X tale che x "*x. Poiché Y è chiuso e xn €Y>.allora anche x èy . Pertanto Y è uno spazio metrico completoJ 2.27 Considerata la successione u (x) = /l+n2x2/n, per xe[-l,l], verificare che' un (x) -» jx| uniformemen te. Dedurne che lo spazio C1 ([-1,1]) delie fun - zioni continue con la loro derivata prima in [-1 lj, munito della metrica della convergenza uni - forme d(u,v)- sup { |u(x)-v(x) j : xe[a,bj) , non è completo, [si ha ì i ■ , < - n [/l+n2x2 +n |x| ] n per cui un(x) ->■ |x ( uniformemente. Allora il sottoinsieme C1([-l,lj) di C°([ -l,l] ) non è chiuso rispetto alla metrica d. Tenendo conto del l'esercizio 2.26, si ha l'asserto] un(x)- Sl+n2x2-n\x 93 2C. Sj>stz± m^tiardLcii compatti Uno spazio metrico (X,d) si dice compatto se da £ gni successione di punti di X se ne può estrarre una convergente verso un punto di X. Poiché da ogni successione limitata di numeri rea. li se ne può estrarre una convergente, allora un sot_ toinsieme chiuso e limitato Y di R, munito della metrica indotta da quella euclidea, è uno spazio metrji co compatto.' Sia (X,d) uno spazio metrico e sia f :X->R- una fun zione reale definita in X. Si dice che f è continua in xceX se per ogni e>0 esiste ó>0 tale che per ogni xéX con d(x,x0) <ó, risulti |f(x)-f(x0) | < e. Si dice che f è continua in x se f è continua in ogni punto x0eX. Si dice che f è uniformemente continua in X se, per ogni e > 0 esiste ó > 0 tale che d(x,y)<6 => |f(x) - - f(y)| < e. Sussistono i seguenti notevoli teoremi. TEOREMA 1. Se (X,d) è uno spazio metrico compatto,allora. es_ so è completo. TEOREMA 2 (di Weierstrass) . Se (X,d) è uno spazio metrico compatto e f. : X ~* R è continua, allora f ha massimo e mi_ nimo in X. TEOREMA 3 (di Cantor) . Se (x,d) è uno spazio metrico compatto e f : X -* R è continua, allora f è uniformemente continua. ì Uno spazio metrico (X,d) risulta separato (o di Haus - dorff ),cioè due punti distinti di X ammettono sempre almeno due intorni disgiunti. Sia (X,d) uno spazio metrico. Un sottoinsieme Y di X si dice compatto se, munito della metrica indotta da d, esso risulta uno spazio metrico compatto.
94 Un sottoinsieme chiuso di uno spazio compatto è compatto. Si dimostra, infine, che un sottoinsieme Y dello spazio euclideo Rn è compatto se e solo se Y è chiuso e limitato. 2.28 Verificare che, se (X,d) è uno spazio metrico e f : X -> R è una funzione reale, allora f è cont_i nua in X se e solo se xn -» x => f (xn ) -> f (x) . 2.29 Verificare che, se (X,d) è uno spazio metrico e f : X -* R è una funzione reale, allora f è uni - formemente continua se e solo se, per ogni coppia xn , yn di successioni di punti di X tali che lim d(xn,yn) = 0, si ha lim | f (xn ) -f (yn ) | = 0. n n [Ved. l'esercizio 9.31 del voi. I, parte prima] 2.30 Sia (X,d) uno spazio metrico. Fissato x0eX, veri_ ficare che la funzione xeX -> d(x,x0) è uniformemente continua su X. [Proviamo preliminarmente la disuguaglianza |d(x,xo)-d(y,xo) | < d(x,y) , Vx,y ex. Dalla disuguaglianza triangolare deduciamo che <Kx,xo) < d(x,y) + d(y,xo) => d(x,xo)-d(y,xo) < d(x,y); d(y,xo) < d(y,x) + d(x,xo) => d(y,xo)-d(x,xo) < d(y,x). La disuguaglianza iniziale segue dalla definizione di valore assoluto e dalla proprietà della- distanza d(x,y) = d(y,x). La verifica della conti, nuità uniforme la si fa con 6= £ ] 2.31 Dimostrare che uno spazio metrico compatto (X,d) è anche completo (teorema 1) . 95 [sia x una successione di Cauchy. Poiché X è compatto,esiste un'estrat ta da x convergente verso un punto di X. L'asserto segue allora dallo esercìzio 2.19 J 2.32 Dimostrare che un sottoinsieme Y compatto di u- no spazio metrico (X,d) è limitato. [Se Y non fosse limitato, esisterebbero due successioni x , y di punti di Y tali che lim d(x ,y ) = + °° . Poiché Y è compatto, da tali n successioni se ne potrebbero estrarre due x e y , convergenti ri - spettivamente verso i punti x,y € Y . Essendo, come si verifica facil - mente, |d(x,y)-d(xnk,ynk) | < d(x,xnk)+ dCy,^), si avrebbe lim d(xr. ,y ) = d(x,y), il che è assurdo ] k k nk 2.33 Sia Y il sottoinsieme dello spazio £«> definito da Y = {xe£00 ; d(x,0) <_ 1} ove d(x,y) è definita come nellfeserc. 2.10 e 0 = (0,0,0,.,.). Verificare che Y non è compatto. [La successione di punti di Y xx = (1,0,0,..O, x2=(0,l,0,...), x3= (0,0,1,...), cioè la successione xk * (\±) \2> ^ definita da xfei = 5 ki, non ammette estratte convergenti, in quanto per k i h si ha d(xh,xk) = sup | Xhn - Xkn | = l] n 2.34 Dimostrare che lo spazio C([0,1]) non è compatto rispetto alla convergenza uniforme.
yo [La successione u (x) = xn per x e [ 0,1 ] non ammette alcuna estratta convergente uniformemente, in quanto una qualsiasi estratta puntualmente convergente, converge necessariamente verso la funzione discontinua u(x) =0 per x 6 [ 0,1), u(l) - 1 ] 2.35 Una famiglia Y di funzioni appartenenti a C°([a, b]) si dice equicontinua se Ve > 0, 3ó>0 tale che per x,ye[a,b] |x-y| < 6 => |u(x)-u(y)| < e ueY. Dimostrare che una famiglia YcC°([a,b]} equicontinua ed equilimitata è compatta in C°([a,b]). [Basta invocare il teorema di Ascoli-Arzelà] 2.36 Sia (X,d) uno spazio metrico compatto, sia x0e X e sia xn una successione di punti di X. Se ogni estratta da xn convergente, converge verso x0,a_l lora xn ~» xD . n *' [se x non convergesse verso xq, esisterebbe £ > 0 ed un'estratta x da xM tale che d(x ,xM ) > Z per ogni k CN. Poiché X è compatto, x„ ° k e ha un'estratta x converger.te verso un punto x< Dall'ipotesi, segue kh che necessariamente x = x e cioè x_ -*• x , Il che é assurdo, in quanto d(xo,x ) £ £ , per ogni h € N ] kh i 2.37 Sia (X,d) uno spazio metrico e sia f : X-»R uni - formemente continua. Verificare che se xn è una successione di Cauchy di punti di X-, allora f(xn) è una successione di Cauchy di numeri reali. 97 [ Fissato Z> 0, esiste <5>0 tale che d(x,y) < 6 => |f(x)-f(y) |< S. Poiché x è di Cauchy, in corrispondenza di 6, esiste VGN tale che, per p,q > V , si ha d(x ,x ) < 6 ed anche | f(x )-f(x ) |< s] 2D. S]p-etz:i. normati Sia X uno spazio vettoriale. Una funzione che ad ogni xeX associa il numero reale llxll si chiama norma su X se ha le seguenti proprietà: (j) llxll _> 0; llxll = 0 se e solo se x = 0 (jj) lUxll = |X| -llxll , VxgX e YAgR (jjj)llx+yll < llxll + llyll , Se il li è una norma su X, si dice che (X, Il II) è uno spazio normato, o anche che X è uno spazio normato, quan do non vi sarà possibilità di equivoco. Dato uno spazio normato (X, Il il), ponendo d(x,y) ~ llx - yli si ha una distanza su X, per cui ogni spazio normato *-è anche metrico. Se (X,d) è completo, si dice che X è uno spazio di Banach . Due norme II II x e II II 2 sullo spazio vettoriale X si dicono equivalenti se esistono due costanti cx,c2> >0 tali che c1\\x\\1 < llxll 2 £ c2 llxll, VxeX, Per indicare che la successione xn di punti dello spa, zio normato (X, li il) converge verso il punto xeX,cioè per indicare che ||xn-xil-»0, scriveremo xn -> x. Evidentemente, se due norme sono equivalenti,es- se determinano le stesse successioni convergenti.
98 Nello spazio R la norma (1) |x| = ( l x.2)1/2 i-l prende il nome di norma euclidea. Se X è uno spazio normato, una funzione f : X •-* R verificante le proprietà f(x+y) = f(x) •+ f(y) Vx-,yeX - f(ax) = af(x) VxeX, VaeR prende il nome di funzionale lineare su X. 2.38 Sia X uno spazio normato e siano An,AeR; xn,yn , x,yeX. Dimostrare che sb An-*A, xn -* x, y^y, aJL lora si ha: xn+yn->x^y, Axn-»Àx, Anx -*■ Ax . [ Dagli assiomi della norma, segue II (x+y)-(x+y ) Il < !i x-x !l + + Hy-ynlh HAx- AxJI = |A| Il x-xjl ; il X nx- Àxll-|Xn- A| - • llx li] 2.39 Sia X uno spazio normato. Dimostrare che, per x yéX, risulta | llxll - llyll | £ ilx-yli. Dedurne che, se xn -> x, allora lixjl -> llxll. [ Dalla disuguaglianza (jjj) segue II xll = il (x-y)+y|| < llx-yll +11 yll ; scambiando x con y si ottiene la disuguaglianza richiesta ] 2.40 Sia C°([a,b]) l'insieme delle funzioni reali con tinue nellfintervallo chiuso e limitato [a,b] . 99 Posto, per u€C°([a,b]) llull = sup { |u(x) | : xe[a,b]} verificare che II 11^ è una norma, rispetto alla quale C°([a,b]) è uno spazio di Banach. [La (jj) è evidente. Si veda l'esercizio 2.11 per la (j) e la (jjj). Che lo spazio sia di Banach segue dal teorema 2 del paragrafo 1A e dell'e- ser.2.22 ] 2.41 Sia X uno spazio normato e sia f : X -* R un fun zionale lineare su X. Dimostrare che f è continuo se e solo se 3k >_ 0 tale che (*) |f(x) | < k llxll VxeX. [Se vale la (*), allora per la linearità di f, si ha |f(x )-f(x) | = |f(*n " x) I £ k ^xn " x^ > Per cui> se xn "* x> allora e f(xn)~*" > f(x). Viceversa sia f continua e supponiamo per assurdo che non valga la (*). Allora per ogni n €N esiste xn e X- {o} tale che j f (xn) | > > n llx il . Posto yn - xn/(ir II xa ll)5 si ha il yn II* 1/n -* 0 e per - ciò y -> 0. Poiché f è continua, dovrebbe essere f(yn) "* f(°) = ° > il che contrasta con la disuguaglianza f(yn) - *(—s—\ - —— f(xJ > 1> v'n€ N] 11 Vnllv I! I nlllCL. Il 2.42 Sia aeR e consideriamo il funzionale f(x) n = 1 aixi ove a = (a^.-.aj e x = (x15...,xn) . Verificare che esso è un funzionale lineare con
100 tinuo sullo spazio euclideo R . [Tenendo presente la definizione (1) della norma euclidea su R e 1*é cizio 2.2 si ha . . 2 o 1/2 , , n | f(x)| < ( I af ) |x | VXGR . i*l Applicando l'esercizio precedente, si ha l'asserto j 2.43 Per ueC°([a,b]0 poniamo I(u) = f u(x)dx ; a verificare che I è un funzionale lineare conti - nuo.su C°([a,b]) munito della norma Iluli=max{ |u(X}| : a £ x £ b} [Tenendo presente l'esercizio 2.41, basta osservare che, per il teorema rb della media, Vu €C°( [a,b] ) si ha | I(u) | = | u(x)dx j £ (b-a) • ||u II] Ja 2.44 Consideriamo l'insieme C°([a,b]) delle funzioni continue nell'intervallo chiuso e limitato [a,b]. Posto per p _> 1, usC°([a,b]) rb llu|lp = ( j |u(x)|pdx)1/p , a verificare che II II è una norma. p [Per verificare che ||u II =0 —>' u=0, si tenga presente l'esercizio 5.4 del voi. I, parte seconda. La condizione (jj) è evidente. La condizione (jjj) diviene 101 (J |u(x)+v(x) |P dx)1/P < ( I | u(x) |Pdx)1/P + r* + ( |v(x) |Pdx)1/P e prende il nome di disuguaglianza di Mlnkowski . Dimostriamola. Si ha P-l| | u(x) + v(x) | P dx = | u(x) + v(x) | P""11 u(x)+v(x) | dx < rb p-1 |u(x) + v(x) ( P X | u(x) | dx + rb p-1 |u(x) + v(x) | P X | v(x) | dx Dalia disuguaglianza di Holder (ved. l'eserc. 5.97 del voi. I, parte seconda, con g(x) = | u(x) + v(x) | e f(x) = u(x), oppure f(x) = = v(x), (1/p) + (1/q) = 1) si deduce /•b |u(x) + v(x) \V'X |u(x) |dx < < [ ( luCxHv^P'Vdx]^ [ |u(x)|PdxP ed anche p-1 |u(x) + v(x) | |v(x)| dx <
102 1 P a J U Dalle precedenti disuguaglianze, osservando che (p-1)q . p, segue J | u(x) + v(x) |P dx < a r * b Ih 1 | ! I "(*)+v(x) | Pdx 15 F( J |u(x) |Pdx)f + +(J |v(x)|Pdx)? 1 Dividendo ambo i membri per il primo fattore a secondo membro ed osservando che 1 - (1/q) = 1/p, segue l'asserto] 2.45 Lo spazio C°([a,b]), munito della norma II II definita nell'esercizio precedente, non è uno spazio di Banach. Verificare ciò per p=l, facendo ve a -u i • r \ l/(2k-l) . , . _ dere che la successione uk(xj = x e di Cauchy in C°([-l.l]), ma non converge, rispetto ai- la norma II II.,, verso una funzione di C°([-1,1]J. [per h,k €N, si ha 1 f ,uh" uk «i « |uh(x) -uk(x) (dx^ -1 = J l%W"\W |dx+ K(x)-uk(x) | "*1 *T> dx Con la sostituzione x = - y si ha 103 r° r1 luj/x)- uk(x) | dx = |^h(y)- uk(y) | dy -1 *0 e perciò f ri (uh-l)+(l-uk) | dx < < 2 L "0 ri ri uh-l-| dx+ |uk - l| dx Essendo per ogni m€ N A |um(x)-l|dx = , l/(2m-l) -, 1 L 1-x J dx * -- 2m dalle precedenti disuguaglianze segue 1111 k, - u, L < 2 (- + - ) = - f - n K 1 2h 2k h k e perciò la successione u, è di Cauchy. Supponiamo ora, per assurdo , che uk converga ad una funzione u €C° ([-l,l] ) rispetto alla norma II • Il 1. Tenendo presente il risultato dell'integrale precedente abbiamo ri ,1 u(x)-l dx < ( | u-uj + ji^-l | ) dx J0 < — + " 2k u^-utl x ,
104 .1 esersi vede Per k -> +°° otteniamo | u(x)-l | dx = 0; per l'ipotesi di conti- nuità di u, risulta u(x) = 1 per ogni x e [o,l] (si veda 1' cizio 5.4 del volume I, parte seconda). Per motivi analoghi che deve essere u(x) = - 1 per ogni x < 0. Ciò contrasta con la ipote si di continuità di u(x) in [-1,1 ]] 2.46 Sia IMI la norma definita su C°([a,b]) nell'e- sercizio 2.44. Posto Nuli = lim Bull verificare che llull - max {|u(x)| : xe[a,b]} [si tenga presente l'es. 5.99 del voi. I, parte seconda] 2,47 Posto per uéC°([.0,2]) 2 f llull = sup Ju(x)J + |u(x)| dx 0£x£l J± dire se II f| è una norma in C°([0/2]) [Se II ull = 0, allora sup { |u(x)| : 0 < x < l} = 0 e |u(x)jdx=0, perciò risulta u(x) = 0 per x 6 [o,2] . La condizione (jj) è di facile verifica. Per dimostrare la (jjj) si asservì che sup |u(x)+v(x)| < sup |u(x)|+ sup |v(x °^x^ 0<x<l , o<x<l )l (ved. l'eserc. 1.46 del voi. I, parte prima) e che 105 ri ,2 | u(x) + v(x) |dx < [ |u(x) | + |v(x) | ] dx ] 1 Jl . 2.48 Si consideri su C°([0,1]) la norma llull definita per ogni p > 1 nell'esercizio 2.44. Si consi_ deri anche la successione di C°([0,1]): ufx) = /n xn , Vxe[0,i] , VneN. (a) Verificare che un converge verso la funzione identicamente nulla u=0eC°([0,1]) rispejt to alla norma llull x. (b) Verificare che un non converge verso u=0 ri^ spetto alla norma llull 2. [(a) llun - ull 2 - 1 f1 | /n x | dx = /n x dx = /r7 n+1 perciò vn lim liti -u II . = lim = 0; (b) invece si n ■*• • n + l ha: n->+°° n^ + llun-u|l2-= {J3 |/n" xn | 2 dx }è = {n 0 e tale quantità non converge a zero per n ->+°°] ^ 2n, , X QX ) 2n+l 2.49 Generalizzando lfesercizio precedente, verifica re da re che la successione u in C°([0,1]) definita , n J-/q ri un(x) = n H x
?jr 106 u=0nriSnPtLCTerge Per n"+<0 VerS° la Azione u 0 rispetto alla-norma ||ullp se e solo se p < q 0 '0 1/p = n(l/q)-(l/p) P+(l/n) }' e tale quantità converge ver^n v«->- o . . 5C verso.zero se e solo se risulta (l/q)-a/p)<0 cioè, se e solo se p < q ] Wq; ^/p'<0 Capitolo 3 FUNZIONI DI PIÙ» VARIABILI 3A. Rappresentazione grafica In questo capitolo prendiamo in considerazione funzioni reali di n variabili reali, che denotiamo con il simbolo f(x18 x2,...,xn) f In particolare consideriamo* n = 2; in tal caso diremo che f -è una funzione reale di due variabili reali e useremo indifferentemente le notazioni £(x19x2) oppure f(x,y); naturalmente nel primo caso le due variabili indipen denti sono xx, x2, mentre nel secondo caso sono x,y. Rimandiamo invece la trattazione delle funzioni di tre o più variabili all'ultimo paragrafo di questo capitolo. Per rappresentare graficamente una funzione di due variabili si può procedere in due modi. Un primo
108 metodo consiste nel rappresentare i punti di coordina, te (x,y, f(x,y)) in un riferimento cartesiano ortogonale di assi x,y,z, ottenendo una superficie in R3 dejt ta grafica della funzione f(x,y). Un secondo metodo consiste nel disegnare nel piano x,y le linee di livello della funzione f(x,yj, cioè il luogo dei punti di coordinate (x,y) tali che f(x,y) = z = costante, per diversi valori della costante. Questo metodo si u tilizza usualmente per rappresentare una zona geografica su di una carta topografica; in tal•caso la linea di livello z = 0 (livello del mare) rappresenta ]a costa, le linee di livello z ~ costante > 0 rappreseli tano i punti al di sopra del livello del mare ad altezza fissata, mentre le linee di livello z = costante < 0 danno una rappresentazione del fondo del mare. Di seguito proponiamo alcuni esempi. figura 3.1 109 3.1 Si consideri la funzione f(x,y) = x2+y2. Verificare che il grafico di f è un paraboloide come in figura 3.1 e che le linee di livello di f si rappresentano in un riferimento cartesiano ortogonale di assi x,y come nelle figure 3.2(a) e 3.2(b). figura 3.2 (a) figura 3.2 (b) 3.2 Disegnare il grafico e le linee di livello della funzione di due variabili f(x,y) = y2-x2. [ Il grafico è in figura 3.3. Le linee di livello y -x = z = costante sono iperboli equilatere, se z / 0. Mentre, se z = 0, il luogo dei punti di coordinate (x,y) tali che y - x = 0 è costituito dalle due ret te di equazione y - ± x. Si veda la figura 3.4 ]
110 figura 3.3 figura 3#4 3.3 Disegnare approssimativamente e, limitatamente al_ le coppie (x,y) per cui f (x,y) >_ 0, il grafico del^ le funzioni (a) , f(x,y)=y2-x2 (b) f(x,y)=x2-y2 [ (a) Il grafico di f(x.,y) in un intorno dell'origine è disegnato in figura 3.3 i, limitatamente alle coppie (x,y) per cui f(x,y) >, 0, in figura 3.5; (b) figura 3.6 ] 111 figura 3.5 ^eora 3.6 3.4 Disegnare approssimativamente e limitatamente ajL le coppie (x,y) per cui f(x,y) > 0 il grafico del la funzione f(x,y) = sen x. Determinare inoltre le linee di livello. [ La funzione f(x,y) dipende esplicitamente dalla sola variabile x„* Come tutte le funzioni costanti rispetto ad y (e definite per ogni x € R),le linee di livello sono rette parallele all'asse y. Il grafico della par te positiva di f(x,y) è disegnato in figura 3.7 ]
112 figura 3.7 3.5 Disegnare il grafico della funzione f(x,y)=x2~x3 [ Figura 3.8] 3.6 Disegnare il grafico della funzione f(x,y)=/x2+y2i [ Per y - 0 risulta f(x,0) = /x2 = | x| . Analogamente, per x = 0 ri - sulta f(0,y) » j y | . Il grafico di f(x,y) si ottiene facendo ruotare in torno all'asse z il grafico della funzione di una variabile reale x-* | x j. Si ottiene un cono circolare retto (con z j> 0), come in figura 3.9 J 113 figura 3.8 figura 3.9 3.7 Determinare le linee di livello e disegnare per x il 0 > y 2L 0 i grafici delle funzioni (a) _£ x2+y2 00 z = JQL x2+y2 [ Le funzioni date non sono definite nell! origine degli assi. Le linee di livello sono costituite dalle semirette passanti per l'origine. La funzione in (a) è maggiore od uguale a zero per ogni (x^y) ì (0,0). Il minimo di f(x,y) si ottiene per y-0 e vale 0; il massimo si ottiene per
114 x = 0 e vale 1. Il grafico della funzione in (a) è in figura 3.10; in particolare per x - y la funzione vale 1/2. La funzione in (b) assume il valore 0 in corrispondenza dei punti (x,y) tali che x = 0 (e y i 0), oppure tali che y - 0 (e x i 0). Il massimo di f'x,y) si ottiene in cor rispondenza della retta di equazione y = x" e vale z = 1/2 (il minimodi f (x,y) vale -1/2 ed è assunto sulla retta di equazione y=-x). Il grafico è in figura 3.11 ] figura 3.10 figura 3.11 3.8 Disegnare il grafico della funzione z=e~(x +y K r La funzione è definita e positiva per ogni (x,y) £ R2 . Il massimo su R è assunto per (x,y) - (0,0) e vale z=l. Il grafico è.in figura 3.12] 115 figura 3.L2 3B. IrLsdLo-mdL <3± definizione Di seguito proponiamo la determinazione dell'insieme di definizione , o campo di esistenza , O dominio, di una assegnata funzione di due variabili reali. 3.9 Determinare lfinsieme di definizione delle seguenti funzioni (a) z = log (l~x2-y2) ,(b) z = /2-x2-y2 (e) z = log (x2+y2-l) (d) z = /-|x2+y2-2| (e) z = log (x2+y2) (f) z = (x2+y2)' -i
llb [(a) La funzione è definita se 1-x2 -y 2 > 0, cioè se x 2+ y2 < 1, che è il.luogo geometrico dei punti del piano x,y interni al cerchio di cen tro,(0,0) e raggio 1 (circonferenza esclusa); (b) la funzione è definita nei punti del cerchio di centro (0,0) e raggio /2 (circonferenza inclusa); (e) la funzione è definita ali1 esterno del cerchio di centro (0,0) e raggio 1 (circonferenza esclusa), (d) là funzione è definita so lo se x2 + y2 - 2 = 0, cioè sulla circonferenza di centro (0,0) e rag - gio /£"; (e), (f) definite se (x,y) f (0,0) ] 3.10 Rappresentare graficamente in un piano cartesiano x,y gli insiemi di definizione delle funzioni (a) f(x,y) - /y2-xi (b) f(x,y> /^P [(a) La funzione è definita per ogni coppia (x,y) € R2 per cui y 2 -x^O , cioè y2 >^ x ** , cioè ancora y >^ x 2 oppure y < - x2 . Si ottiene lo insieme dei punti del piano x,y al di sopra della parabola di equazione y * x 2 e al di sotto della parabola di equazione y - - x2 , tratteggia to in figura 3.15. Ad esempio, si verifichi come riprova, ponendo x = 0, che la funzione è definita su tutti i punti dell'asse y. (b) Il dominio è costituito dall1insieme { (x,y) €R2 : - x2 < y < x2} , rappresentato con tratteggio in figura 3*14 ] figura 3.13 117 3.11 Rappresentare graficamente l'insieme di definizione delle funzioni (a) z=log(l-x2)+log(l-y2) (b) z=log 1-x2 1-y2 x2-l (e) z = log(x2-l)+ log(l-y2) (d) z = log y~ [(a) La funzione è definita nel quadrato (lati esclusi) definito da { (x,y) €R2 : - 1 < x < 1; -1 < y < 1 } tratteggiato in figura 3.15; (b) figura 3.16; (e) figura 3.17; (d) figura 3.18] 1 X figura 3.15 figura 3.16 1 sr- figura 3.17
118 3.12 Determinare 1*insieme di definizione delle fun zioni (a) z = /sen/x2+y2 (b) z = /x sen/x2+y2 [(a) la funzione è definita quando sen / x2 +y2 >. Q> cioè per 2k U <^ < /x2 +y2 <. (2k+l) IT , per k * 0,1,2,... L'insieme di definizione è tratteggiato in figura 3.19; (b) l'insieme di definizione è tratteggiato in figura 3.20 ] figura 3.19 figura 3.20 3.13 Determinare 1!insieme di definizione delle fun zioni (a) z = arcsen x+y-1 x-y+1 L (a) la funzione è definita sotto le condizioni X2-y2+l (b) z=arctg '——,—7 6 x2+y2+l 119 x+y-i -! < <± x-y+1^0. - x-y+1 - Si è così ricondotti a risolvere i due sistemi di disequazioni x-y+1 > 0 -(x-y+1)< x+y-1 < x-y+1 xry+l < 0 x-y+1 < x+y~l < - (x-y+1) Il primo sistema ha per soluzioni le coppie (x,y) €R2 tali che x >. 0 y < 1 (la condizione x-y+1 > 0 è soddisfatta di conseguenza purché sia (x,y) 1 (0,1)). Il secondo sistema ha per soluzioni le coppie (x,y) e 6 R2 tali che x <. 0, y > 1, purché sia (x,y) t (0,1). L'insieme di ta li punti costituisce il campo di esistenza della funzione ed è rappresentato con tratteggio in figura 3.21; (b) la funzione è definita per ogni (x,y) €R 2 ] figura 3.21 figura 3.22
120 3.14 Determinare l'insieme di definizione della fun - zione £(x,y) = ,/y2-x2 + log (l-x'-y2) [La funzione è definita per le coppie (x,y) verificanti le condizioni Ìy 2 - x2 io 1 - X2 -y2 > 0 Le soluzioni del sistema sono rappresentate graficaaente in figura 3.2?1 3.15 Determinare l'insieme di definizione delle funzioni di due variabili Ca) z-io8i0gC*-i)a;yl x2+y2 (b) z=log(x log —) [(a) L.a funzione è definita per tutte le coppie (x,y) €R2 tali che x<1/2 con 1-esclusione del punto (0,0), (b) l'insieme di definizione è tratte, giato in figura 3.23 ] figura 3.23 figura 3.24 121 3.16 Rappresentare graficamente in un piano cartesia no x,y l'insieme di definizione della funzione fcx.y) = \/2*;cr+y2) V x2+y2 - x [La funzione è definita per tutte le coppie (x,y)€ R2 soddisfacenti le limitazioni x<x2 + y2 < 2x, Geometricamente (si veda il paragrafo 6D del volume 1°, parte prima) tale insieme è costituito dai punti del cer chio di centro (1,0) e raggio 1, privato dei punti del cerchio di centro (1/2,0) e raggio 1/2, tratteggiato in figura 3.24 ] 3,17 Determinare l'insieme di definizione delle funzioni di due variabili Ca) f(x,y)'- \PP^ i 2 y (b) f(x y) = J(|x|-l)(lY|-lI W ±U,yJ y |x| + |y|-l Ce) fCx.y) = log arcsen (x'^V2-1) r^ rr \ arcsen (x+y~2)+ arcsen (x-y) (d) fCx'y) = Cx2 -Jx+y+S)* [(a) L'insieme di definizione, rappresentato in figura 3,25, è dato dal, l'unione: i { (x,y) €R2: x2 +y2 < 4; x > y }U{ (x,y) €R2 : x2+y2 > 4; x<y }, (b) Si noti in particolare che l'insieme { (x,y) €R2 : |x |+ |y |<l} è il quadrato (lati esclusi) di vertici (±1,0) e (0, ±1). La funzione data è definita nell'insieme tratteggiato in figura 3.26j (e) figura 3.27; (d) figura 3.28]
122 yt ^ figura 3,25 figura 3.26 figura 3.27 figura 3.28 123 3.18 Determinare l'insieme di definizione della, funzione f(x,y) =arccos (~ r2 «. 2) [La funzione è definita nell'insieme tratteggiato in figura 3.29, costi, tuito dall'ellisse di equazione (x2 /4)+ y <. 3, privato dei punti interni all'ellisse di equazione(x 2/4} + y2 < 1 ] figura 3.29 3C. Limiti continuità. * Ricordiamo la definizione di limite per una funzione di n variabili reali. Se indichiamo con x un generico punto di Rn e con (xx ,x2 , . . . ,xn) le sue compio nenti, useremo la notazione f (x) = f (xx,x2, . . . ,xn)
124 per indicare una funzione di n variabili reali. Inol^ tre, denoteremo con |x| il modulo (o norma) di x, da to da Sia D lfinsieme di definizione della funzione f(x) e sia x0 un punto di accumulazione per D; f (x) converge ad l e R per x che tende ad x0 se, per ogni e > 0 esiste un numero ó > 0 tale che |f(x)-l\< e per ogni xeD tale che 0 f |x~x0| < 6. In simboli ciò si scrive: Ve >0 3ó>0: VxèD-{x0} |x-x0|<ó => |f(x)-*|<e Il lettore noti l'analogia con la definizione di limite (finito) per le funzioni di una variabile rea. le. Faccia però attenzione che in questo caso il sim bolo |x-x0| denota il modulo della differenza x-x0 , cioè la distanza (euclidea) di x da x0; invece |f(x)- -&| è il valore assoluto di f(x) - l. Si ricordi anche che x-x0 è un vettore di Rn mentre f(x)-£ è una quan tità reale (scalare). Se f(x) è definita in x0 e se il limite per x->x0 di f(x) è uguale a f(x0), si dice che f(x) è continua in x0. Anche in questo paragrafo prenderemo.in considerazione le funzioni di due variabili e rimandiamo i limiti e lo studio della continuità di funzioni di tre o più variabili alla fine del capitolo. Per n=2, ponendo come dfuso (x1,x2) = (x,y), abbiamo la se - guente definizione di limite: lim f(x) = l <=> o 125 kre>0 H<5>0: V(x,y) eD- { (x0 ,y0) } lim f(x,y)=S. <=>] l/(x-xj2 + (y-y0)2<«=> => j£(x,y)-«.|<e 3.19 Utilizzando la definizione di limite, verificare che lim „2+v2 (x,y)->-(o,o) * T? [Per mezzo della disuguaglianza x*=x2 • x 2 < x2 (x 2 +y2 ) otteniamo x2+y2 x" < x2ix2:y2)^2<x2,y2 x2+y2 " (x2+y2) Perciò, per ogni E > 0, posto 6 = /e , si ha ' < £ ] / x2 + v 2 < 6 => 2. 2 3.20 Utilizzando la definizione di limite, verificare che lim (x,y) ->(0,0) endo x* -y** 1 x2 + y2 1 ^^7= 0 . x2+ y2 y" x + . y :... 9 si può procedere come nellfe c2+y2 x2+y2 sercizio precedente J
126 3.21 Verificare che lini y2 cos ~^— (x,y)-> (0,0) *y = 0. [La funzione è definita al di fuori degli assi coordinati. Dalla relazio ne y cos xy - y' xy < y' si deduce che nella definizione di limite si può scegliere 6 = /e ] 3.22 Utilizzando la definizione di limite, .verificare che r , -, . 3x3+2x2+2y2 (a) lim ; ; '— = 2 (x,y)^(u,o) *2+Y2 (6) lim (y-D (*,y)->(i,U x2+y2+2(l-x-y) = 0 [ (a) In base alla relazione | x 3 | = j x j . x 2 < | x | (x2 + y* ) si ottiene 3X3 + 2x2+2y2 x2+y2 3x' x2+y2 3 [x3 j < 3 |x [(x2+y2) x2+y X2+ y2 -3 x Dato che |x | - /^ < /x = +y2 , per Qgn. £ > 0> posto 6 __£/3> si ottiene /x2+y2 < 6 »> 3x3 + 2x 2 + 2y 2 x2+y2~ < E ; (b) il denominatore si può rappresentare nella forma x2 +y2+2(l-x-y) = = (x-lj 2 + (y-l)2 . Si verifica la definizione di limite con la relazio ne 127 (y-D' x2 +y 2+2à-x-y) (y-l).l_ . (y-l)2[(x-l)2^(y>l)2] < "(x-l)2+(y-i)2 - (X-1)2+ (y-l)2 « (y-D2 ] 3.23 Utilizzando la, definizione di limite, verificare che fa) lim (x-l)*-(x-l)2-3(Y-l)2 r^\ i • xy + y2 + x + y (b) lim -1 1 *- = 3 (x,y)*+(4,-l) y + l [ (a) Il denominatore si può rappresentare nella forma x2 +3y2 -2(x+3y-2) « (x-1)2 + 3(y-l)2 . Si può procedere come nella parte (b) dell'esercizio precedente; (b) la funzione data è definita nell'insieme { (x,y) GR2 : y i - l} . In tale insieme vale la scomposizione xy+y2 +x+y y(x+y)+(x+y) (x+y)(y+l) « « = = x + y . 1 y + i y + 1 y+l Occorre perciò stimare j (x+y)-3 | . Risulta | (x+y)-3| =| (x-4)+(yfl)|<J x-4 | + | y+l | = / (x-4) 2 + /(y+l)2 ; dato che / (x-4) 2 < / (x-4) 2 + (y+l) 2 (ed analogamente per /(y+l)2) si conclude ponendo 6 = £/2 ]. 3.24 Utilizzando la definizione, verificare che la funzione f(x.y) = xy è continua nel punto (0,0).
128 [occorre verificare che lira xy = 0. A tale scopo è utile la disu (x,y) + (0,O) guaglianza | xy [ £ - (x 2 + y 2 ) che, come facilmente si verifica, si riconduce a x 2 +y2 ± 2xy > 0, V(x,y) € R2 . in base a tale disuguagliai . za, per ogni E > 0 risulta [xy | < £ se x2+ y2< 2 £. Perciò nella definizione di limite si può scegliere ò - /Te ] 3.25 Verificare che la funzione f(x,y) = sen (xy) è continua nel punto (0,0). [Si può procedere còme nell'esercizio precedente utilizzando la disugua - glianza [sent | _<_ j t | (valida per ogni t € R) con t = xy] 3.2 6 Le seguenti funzioni r ^ sr ^ sen(x2+y2/3) ca) f(x,y) = x2; y2;3/ rx.-\ r \ 1-CQS (xy) (b) g(x,y) = " x2y2 y non sono continue in (0,0), non essendo ivi .defi nite. Estenderle a (0,0) in modo da renderle, se possìbile, continue in tale punto. [(a) La funzione f(x,y) può essere definita in (0,0) con il valore f(0,0) = =1 ed in tal modo l'estensione risulta continua in (0,0) (e su tutto R2) dato che sen(x'2+y 2/3) lim —x j~ = 1; (x,y) + (0,0) * +y /3 sent ciò segue dal limite di funzione di una variabile lim =1. Infat t-*0 t 129 ti, per ogni Z > 0 esiste un numero 6 > 0 per cui | (sent)/t-l| < < E se 0 / |t | < ó. Perciò, posto t - x2 +y2/3, risulta 0 i /x2 +y2 < /T /x2 +y2/3 < /Tó" => sen (x2 +y2/3) x^ + y V3 < E (b) Si può procedere come nella parte (a) ponendo g(O,0) * 1/2 e uti lizzando il limite di funzioni di una variabile 1 - cost 1 -, lim 2- = — J f+0 t 1 3.2 7 Estendere con continuità a tutto R2 , se possibi le, le seguenti fuhzioni dì due variabili reali JDL (a) f(x.y) = 5enx,^X-2y) Cb) fCx.y)- |xy| C-c) f(x,y) = xy log|xy| (d) £(x,y) = xy log (x2+y2) ex+y- 1 (£)£Cx,y) =(^) [(a) La funzione è definita nell'insieme {(x,y) € R2 :x i y } . In base al limite di funzione di una variabile t(-x-y) sen 2t lim , = 2 t->0 t è possibile estendere con continuità f (x,y) a tutto R 2 ponendo f(x,y)=
160 = 2 se x=y. (b) La funzione non è definita in corrispondenza degli assi coordinati. Dato che non esiste il limite per t -*- 0 della funzione t -*■ -* t/ | t j , non é possibile estendere con continuità f(x,y) a tutto R2. Si noti che la funzione data vale 1 se xy >. 0 (cioè nel primo e nel ter zo quadrante) e vale -1 se xy < 0. (e) La funzione converge a zero se il prodotto xy tende a zero, in base al limite lim t log t * 0 j t-»o+ perciò é possibile estendere con continuità, con il valore 0, la funzio ne f(x,y) anche in corrispondenza degli assi coordinati, (d) La funzione non é definita nell'origine. Dato che [ xy | <, (x2 + y2)/2 per ogni (x,y) G R2 (infatti ciò corrisponde a x2+ y 2± 2xy >. 0), risulta anche |f(x,y)|« |xy | (log (x2 +y2)| < ì (x2+y2) log (x2 + y2 ); 1 2 . 2. „2 ponendo t = x2+y2 , si verifica come in (e) che f(x,y) -> 0 per (x,y)-> "^(OjO)* perciò la funzione si estende con continuità all'origine degli assi ponendo f(0,0) = 0. (e) La funzione si estende con continuità allo insieme { (x,y) 6R2:x + y=o} con il valore 1/3. (f) La funzione si estende con continuità all' insieme {(x,y) € R2 : y = 0 } 1+Y 2 ~» con il valore e J Ricordiamo che una condizione necessaria affinchè una funzione f(x,y) abbia limite £ per(x,y)-» "*(*<> >Yo) è che, per ogni curva regolare di equazioni parametriche x=x(t), y-y(t) passanti per (x0,y0) in corrispondenza ad un valore t0 (cioè tali che x(t0) = x0, y(t0)=y0), risulti lim f(x(t),y(t)) - £.' t-*t_ otiamo esplicitamente che, per l'esistenza del imite della funzione di due variabili, il vaio- 131 re Jl deve essere indipendente dalla curva (x(t) , y(t)) scelta. In pratica spesso si prende in considerazione il fascio di rette passanti per (x0,y0), di " equazioni parametriche x(t) = x0+£t, y(t)=y0 + mt, con £, m parametri direttori della generica retta (in questo caso è t0 = 0) . Oppure, escludendo le rette parallele ali1asse y, si considera la famiglia di rette di equazione cartesiana y(x) = y0 + m (x-xc), dove il parametro m è il coefficiente angolare della retta. In questo secondo caso la variabile indipendente è t = x e risulta t0 = x0. Ricordiamo che lfapplicazione del criterio S£ pra esposto con una particolare scelta delle cur ve passanti per (xo,y0) (ad esempio con una fami^ glia di rette) fornisce una condizione solo necessaria, ma non sufficiente, per l'esistenza del limite. Di seguito diamo alcuni esempi. 3.28 Verificare che non esiste il limite per (x,y) -+ -►(0,0) d*ella funzione fCx.y) = ^7 . [Consideriamo una generica retta passante per l'origine, di equazioni pa rametriche x(t)= £t, y(t)=mt, con il ,m €R ( l 2+ m 2 i 0), La funzione composta (di una variabile reale) vale f(x(t), y(t))=f(£tjmt)= {i^(mt)2 = J^T , Vt/0. Perciò, fissati i ,m e R, la funzione composta è costante rispetto a t
132 e quindi, per f* 0, converge al valore £ m/( £2 +m2). Tale valore' dipende, evidentemente, dalla particolare retta scelta; perciò la funzione di due variabili non ammette.limite per (x,y)-» (0,0). Si giunge allo stesso risultato considerando la famiglia di rette di equazione cartesiana y(x) = mx. In tal caso la funzione composta (della variabile x) vale f(x,y(x))=f(x,mx)= 2"7 « ° Vx9,0 x2+(mx)2 I4m2 ' X f Um Anche in questo caso il valore limite (per x + 0) dipendè dal parametro m che individua, la retta] 3.29 Verificare che non esiste il limite per (x,y) -> -> (0,0) della funzione [Come nell'esercizio precedente si verifica ad esempio che 11» f(JU,mt) -^y ] 3.30 Si consideri la funzione f definita per ogni (x y)<=R2 da: £(x,y)« -^Xj se (x,y) f (0,0); f(0,0)=0. Si verifichi che f(x,y) è continua separatamente rispetto alle variabili x e y, ma che essa non è continua in (0,0) come funzione di due variabili. [Per y=0 la funzione vale identicamente zero. Perciò lira f(x,0) = lim 0 = 0= f(x ,0). x-*x^ x->x ° 133 La funzione f(x,0) della variabile x è quindi continua su R. Se y=y #) la funzione f(x,yo) è continua perchè rapporto tra due polinomi con.de nominatore che non si annulla. Analogamente la funzione della variabile y,f(xo,y) è continua su R per ogni xq €R. Però la funzione ,di due variabili non è continua in (0,0) perchè, come mostrato nell'esercizio 3.28, non esiste il limite per (x,y)-> (0,0) di f(x,y). Il grafico di f(x,y) è rappresentato in figura 3.11;. si noti in particolare che la funzione z = f(x,y) è nulla in corrispondenza agli assi x,y. La discontinuità in (0,0) è evidenziata in figura 3.11 dal fatto che, avvicinandosi al punto (0,0) percorrendo una generica retta per l'origine, si rimane ad uria quota (valore di z) dipendente dalla retta stessa; in particolare, per x = y, si ottiene la quota z=l/2,men tre per y=0 (asse x) si ottiene la quota z=0 ] 3.31 Utilizzando le rette per l'origine, verificare che le seguenti funzioni non ammettono limite per (x,y)-K0,0). r \ 4-1. <-u\ „ ~ sen(x-2y) (a) z=arctg ^ kJoj z - & x x-y [(a) La funzione è costante sulle rette di equazione y=mx e la costante (=arctg m) dipende dalla rettaj (b) ponendo y=mx risulta sen(x-2mx) sen [ (l-2m)x] l-2m l-2m lim = lini —; -—■ • = • x-*0 x-mx x-* 0 (3-2m)x I-m I-m Dato che il risultato del limite per x -*- 0 dipende dal parametro m, la funzione di due variabili non ammette limite per (x,y)-> (0,0) J 3.32 Si confrontino gli esercizi 3.31(b) e 3.27(a) . Si verifichi in particolare che il metodo prop£ sto per lo studio del primo limite non si adatta per l'altro. 3.33 Si consideri la funzione f(x,y) = x2+yu •
134 Verificare che: (a) Esiste il limite per x-»0 della- funzione com posta f(x,mx) su ogni retta, per l'origine di e- quazione cartesiana y=mx ed il valore limite è indipendente da m. (b) Non esiste il limite di f(x,y)per (x,y) -> -»(0,0), dato che il limite per t+0 della funzi£ ne composta f(£t,mt) sulle rette di equazione pa .rametrica x=£t, y=mt dipende dalla retta scelta. [ (a) Per ogni x/0 risulta f(x,mx) x2^^* = 1+mS2 ' Perciò lìm f(x,mx)sO. Si ricordi che la famiglia di rette di equazio x-K> ne y=mx non costituisce l'insieme di tutte le rette per l'orìgine, ma rimane escluso l'asse y, di equazione x=0. Per x=0 risulta f(0,y) * 1 per ogni y f Q, Quindi.la funzione f(x,y) ristretta agli assi x,y converge a valori fra loro distinti (lim ,f(x,0)=Q; lim f (0,y) - 1). Ciò è x-> 0 y -H) sufficiente ad affermare che la funzione dì due variabili non ammette limite per (x,y)-> (0,0). , k ^ 2 m t m t (b) Per ogni t i 0 risulta f( &t,mt) = 2 2 —r—jf = a 2. f „ 2 • ÌC t + m t X +m t Si verifica facilmente che f 0 se . liO lìm f{ £ t,mt) - < -, t-> 0 I 1 se £ - 0 (ed m ^ 0) J x2 y .34 Si consideri la funzione f(x,y) = ~t—, - x-+y~ Verìficare che: (a) Esìste il lìmite per t-»0 della, funzione com posta f(£t,mt) su ogni retta per lforìgine dì £ quazìone parametrìca x=£t, y=mt ed il valore lì mite è indipendente dai parametri £,m. (b) Er possibile determinare due curve regolari passanti per l'origine sulle quali la funzione 135 assume limiti distinti; perciò la funzione f(x, y) non assume limite per (x,y)-»(0,0). r _ £2mt3 £2mt [(a) Per ogni t t 0 risulta f(£t,mt) - (jLt) *+(nt)2 " £*ta + n2 • Tale quantità converge a zero per t -* 0 qualunque siano il ,m €R (con £2+m2j^0) (in particolare f(£t, mt) è identicamente nulla se m=0). (b) Si considerino le parabole di equazione cartesiana y=mx , con na parametro reale (tale scelta è suggerita dalla struttura del denominar tore, quadratico rispetto ad y e di quarte grado rispetto ad x; la sceJL- ta è suggerita anche dal fatto che tali parabole sono linee di livello della funzione). Risulta mx1* m f(x,mx) = r——-r- 5 , Vx / 0. / (1+m2 )x * 1+m2 Perciò la funzione è costante sulle parabole scelte ed il valore della costante dipende da m. Ad esempio, per y = ± x risulta f (x, ± x )« = ± 1/2 e tale è anche il limite per x *->• 0 dì f(x, ± x2 )] 3.35 Siano a, (3 parametri reali non negativi. Verificare che la funzione f (x v) = JJ^J— r^x,y; x2+-y2 ammette lìmite finito (uguale a zero) per(x^y3~* ->(0,0) se e soltanto se a + p > 2. [Lungo le rette y=mx per l'orìgine la funzione vale f(x,mx)« * * { { = { l x •' (l+m2)x2- 1 + n2 ' ' Se a+g -2 < 0 allora f(x,mx) -* +00 per x -»0. Se Ot + p-2 = 0 la funzione è costante sulle rette per l'orìgine (che risultano quindi linee di livello) e la costante (= |m ( " /(1+m2 )) dipende da m. Perciò, se a+P< 2, la funzione f(x,y) non ammette lìmite finito per (x,y)-*(0,0). Viceversa verifichiamo che, se (X + )3> 2, allora f(x,y) converge a zero per (x,y) ~*(0,0). A tale scopo osserviamo che
136 |x|a=(/^)0t<(/lP17T)a= (x2+y2)a/2 ed analogamente |y| i(x2+y2) • Perciò I lal |P / 2^ 2J + 2 .a + g.n 0< hUi±- <-ÉL4z!25—=(x2+y2)^+2 x . x +y x +y .^6.! Se a + P> 2 allora a/2 + $ /2 - 1 > 0. Perciò (x2 + y2)2 2 -* 0 per (x,y) -* (0,0). In base al teorema di confronto dei carabinieri la funzione data converge a zero ] 3.36 Siano a,(3,y parametri reali non negativi. Deteir minare i valori dei parametri in modo che le seguenti funzioni ammettano limite finito per (x, fai ffx vì= —|x| lyi rbì ffx vì= lx| yi [(a) Come nell'esercizio precedente,la funzione converge a zero se e sol. tanto se 0£ + |3> 2y ; (b) utilizzando le parabole di equazione y=mx2, si verifica che la funzione non ha limite finito se (X+2fi-hY< 0. Vicever sa, se tale condizione non vale, la funzione f(x,y) converge a zero per (x,y) -*■ (0,0); ciò si dimostra con il teorema di confronto (come nell'e sercizio precedente), utilizzando le disuguaglianze |x| = (x4*) 4 <(x* + y2)4 ; |y|P < (x* + y2)2 . In definitiva la funzione risulta convergente in (0,0) se e soltanto se Ct+2|3- 4y > 0. Si noti che la funzione dell'esercizio 3.34 è un. caso particolare (a parte i valori assoluti a numeratore) con CX =2, (3=1 e Y - 1; risultando in tal caso a+2(3- 47 = 0, la funzione non ammette limite (finito), in accordo con quanto stabilito nell'esercizio 3.34 ] 137 Calcolare i seguenti limiti 2 2 lim *2^ 6 (b) 1„ (x,y)-KO,0)X +y (x,y)+(0,0) X ^ r \ i • x2y2 ... . l-cos(xy) (a) lim J2+V6 (b) llin ^^ e \ i• l-cos(xy) r,. .. log(l+xy) (e) lim —~ s 7/ (d) lim —2I 2 (x,y)-»(o,o) x +y (x,y)^(o,o> * +y r -\ -. • log(l+x8y2) .-.v - . 1-e (e) lim —e , 2 (£) lim —r Xx,y)->(o,o) x +y (x,y)+(o,o) x x3y2 2 2 [(a) Essendo x2 < x2 + y 6risulta anche 0 <,—5 r— <y2<.x2 + y2 . Ne x +y ~ segue che il limite per (x,y) ~* (0,0) vale 0; (b) sulle rette di equazione y = nix la funzione vale l-cos(mx2) l-cos(mx2) m2 x^m^" = (mx2)2 ' T^~ ' Y**0, m2 e per x ->0 converge al limite j—* . Dato che tale valore dipende 2(l+m ) dal parametro m, il limite in (b) non esiste; (e) il limite vale zero e si può ottenere come prodotto dei limiti 3.37(a) e 3.26(b); (d) considerando la funzione sulle rette per l'origine, si verifica che il limite non esiste; (e) si può calcolare il limite con il prodotto log (1+x3 y2) x3y2 lim ^—^ • lim g g- (x,y)-*(0,0) X y (x,y)-*(Ò,0) X +y Il primo fattore vale uno in base al limite di funzione di una varia-' bile reale lim log(l+t)/t = 1; il secondo limite vale zero e lo si t-> 0 può verificare in modo simile a come indicato nella parte (a) del pre. 3/2 sente esercizio; (f) lungo le curve di equazione y = mx ' con x>0,
138 la funzione vale m 2x6 n 1-e 1-e , 6..«»„6 xb+m*x6 m2x6 1+m* " In base al limite di funzione di una variabile lim (1-e )/t * - 1, per tr»0 + x -*0 l'espressione precedente convèrge a -m2 /(1+m **). Dato che tale valore dipende da m, cioè dalla curva scelta, il limite in (f) non esiste] 3.38 Quali delle funzioni considerate nell1 esercizio precedente si possono estendere con continuità nel punto (0,0)? [E1 possibile estendere con continuità le funzioni in (a), (e), (e) definendole zero per (x,y) * (0,0). Non è invece possibile estendere in(0,0) le funzioni in (b), (d), (f) ] 3D. D^ari^v-st-t:^ jp&licz±3lX± Una funzione f definita in un intorno del punto di coordinate (x,y) ammette derivate parziali in tale punto se esistono finiti i limiti (di una variabile reale) : lim f(x+hfy?-f(x,Y) . lim f(x,y+k)-f(xyy) h ->0 h k •* 0 ^ Il primo dei due limiti si chiama derivata parziale di £ rispetto ad x e si denota con uno dei simboli,fra loro equivalenti, £x ; fx(*,y) ; ^ ; M- Analogamente, il secondo limite si chiama derivata par- 139, ziale di f rispetto ad y e si denota con uno dei simbo^ li fy; fy(x,y); — ; Dyf. Se f ammette derivate parziali in un punto (x,y) si dice anche che f è derivabile in tale- punto (il let tore faccia attenzione a non confondere il concetto di derivabilità con quello di- differenziabilità, che prenderemo in considerazione nel paragrafo successivo) . Diretta conseguenza della definizione è che le derivate parziali fx, f di una assegnata funzione & due variabili f(x,y) si calcolano con le usuali re^ gole di derivazione delle funzioni di una sola varia bile reale, considerando l'altra variabile costante con il ruolo di parametro. 3.39 Calcolare, nel punto (x,y) = (4,7), le derivate parziali della funzione f(x,y) = x3 + y2 - xy [Per determinare la derivata parziale di f rispetto ad x nel punto(4,7) si fissa y = 7 e si calcola la derivata della funzione della sola va - riabile x: f(x,7) = x3 + (7)2 - 7x ; si ottiene 3x2 - 7; ponendo x = 4 si determina il valore di f nel pun to (4,7): f (4,7) = 3-(4)2 - 7 = 41» Per determinare la derivata par - ziale di f rispetto ad y nel punto (4,7) si fissa x - 4 e si calcola la derivata della funzione di una variabile (4) 3 + y 2 - 4y, che vale 2y - 4; ponendo y = 7 si ottiene il valore di f nel punto (4,7) : f (4,7) - 2-7-4 =■ 10. In un punto (x,y) generico di R2 le derivate
140 parziali valgono fx(x,y) - 3x 2 - y ; fy(x,y) « 2y - x ] 3.40 Calcolare le derivate parziali £x, £ delle seguenti funzioni nei punti interni ai rispettivi insiemi di definizione. [ fx=2x; fy = 2 ] C fx=y > f y = * ] f fX=2x> fy =- 2yJ L fX = ~ > fv=- "2 ] y y yz x (X+y)2 ' *y (x+y)2 J rf . 1+y2 . i+x2 , £= £= £= f £ f f £ £ = £ = £ = £ = =x2 + 2y =xy =(x+y)(x-y) X y x+y = x+y 1-xy x x2+y2 X2 x2+y2 - x2-y2 x2+y2 xy (x2+y2)2 ■ l*-y| : /x+2y x (1-xy)2 > y" (i-xy): ,2 _v2 [f . i ~x . f - ~2xy i L x (x2+y2)2' V (x2+y2)2 J f 2xy2 - -2x2y x~ (x2+y2)2' V (x2+y2)2 r f * 4xy . f - "4x y i L x (x2+y2')2 ' V (x2+y2)2 J r f - "x2y+y3 . f _ *3-*y2 i L x~(x2+y2)3 ' V (x2+y2)3 J r f - y e y-x i [ f * ■ li. ; f v= 7= ] x 2/x+2y y A+2y f=/x2+y2 f=2/xy 3 f- /x34-y3 f=sen(xy) f=sen x- sen y2 f= -r sen2x+ r"cos2y f=xy-sen(xy)cos(xy) £=xy sen(xy)+cos(xy) £=x2 + + senCx^y^cosCx2^2) r x2 L fx * (x3+y3)2/3 ^ f y2 i fy ~ (x3+y3)2/3 J [ fx=y cos(xy); fy=x cos(xy) ] [ f « cos x»sen y 2 ; f -2y senx-cosy2 ] r 2 I f * — senx cosxj x 3 f * - seny cosy ] [ fk=2y sen2 (xy); f * 2x sen2 (xy) ] [ fx- xy2cos(xy) ; fy=*x2y cos (xy) ] [fx=4x cos2(x2 + y2)- f -2y cos 2(x2 + y2) ]
142 f --*- Cfv=-^; v-i- ] seri x * -— *- v £ = tgx-tgSy [V.*? s ,.->* ] x cos x y cos 3y r tgX r "tgy x cos2xtgy ' y sen2y f== l~tg(xy) . -2y l+tg(xy) x~ [sen(xy)+.cos(xy)]2 ; -2x , y [sen(xy)+cos(xy) ]2 £= arctg(xy) [f «—L_ . f = x l+x2y2 ' y" l+x2y £= arctg(5x-7y) [v _J^ ^2 . fw. m,'\y2 ] x x l+(5x-7y) 2 y l+{5x~7y): £= arctg ~ ff = _Z . f = * i Y L x X2+y2 ' *y x2+y2 J £= 1+arctg ^ rf =. - y , f s _*_ 1 V L v ? . 2 * v 2.2 J a a x+y y x +y .e /• o.X.5 r 2y arctg(x/y) f=(arctg -)2 [f - *v ; y x x^ +yz -2x arctg (x/y) ~y x2+y2 - ~^x arcr.g yx/y; - v~ -, 2. „2 J £= arctg ^^ [f = ~r~--2 ; fv = ir"2 1 x-y x *+y y x + y 143 x-y £ = £ = arctg arctg arctg x+y *-y 1+xy x+y 1-xy arcsen r y Lfx= ^772 ; fy = ^+P r x - -1 n Lf-=I^"; fy = i+y2 J Cf^=I^"; fy = i+y2 ] [f. -y 1*L y x/^F ] f.. = f = arcsen x+y [f. x | x+y | / xy f„ = y | x+y | /xy ] £ = £ = log(2x+2y) log |x-y| log (xy) Cfx=fy=^ ] 1 1 1 Cfv-1; fv-zl f = log f = log x+y Cfx=-> V'y ] Lfx" x2_y2 ' *y y2-x2 J
44 f - log(x2-y2) [f .** t x x2-y2' y"y2-x2 x x y £ -log /x2-fy* [ £ . X ; f _^_ x x^+y^ y x2 + y2 f-log sen(x2+y2) [ f 2x cos(x2 + y2) x sen(x2 + y2 ) ] 2y cos(x2 + y2 ) y sen(x2 + y2) f=Xy [l-log(xy)] [f = - y log(xy); f = - x log(xy) ] £-1 X+/1 + X2- i -i og y+zi+72" Lfx= 7i^"; fy= 7ì^ ] \c -. l+/x2+y2 f=log — 7 r f = ° -l . /„2 i -.2 L ■Lv 2x l-/x2+y2 L x-(hx2.y2)/^p- ' 2y y (l-x2-y2)/x^TP x'y x/v r- x/y _ e -x ex/y -, f-eVe* [ fx = ex"-v; fy =-ex-y ] £=2y/x [ f> - 'y 2y/2Xl°8 2 ; ] y/x 2 log 2 -, y x J 145 £ = TT Xy [ fx- TT Xyy log* ; fy= 7TXy x log IT ] £ = xe^ [ V(l+K)eX+3y; f - 3xeX+3y ] £ -(x - ±)e* [fx=xyexy; f y- (■£■ + x 2 -i ) eXy ] £ =ex (seny + COSy) [ fx=£j fy=eX(cosy-seny) ] f=ex(sen2y+cos2y) [ fx = e* ; fy - o 3 £ = x y [ fx= y*rl; fy = xy 1os x 3 f = Xx [fx = xX(l-Mogx); £y-0 ] . x/2 -i £ - /y** [ Si noti che f (x,y)*y J f = (^)xy [fx = yiog(xy)(f)Xy ; f, = x log (xy) (^ )xy ] y e f -y^ [fx = yiosx ^; log x logx -, f = y ■ J y y y
146 f = (senx) C°Sy [ fx=cosx. cosyCsenx)008^1 ; cosy -, f =-(senx) seny log senx J x L x x2 (.1+ x ; » fv = (i+ - >y iog(1+ ì ) ] £_xy [ fx = y* x^* (lcgy logx + ì )j X. 'fy= xyx_1 x^ log- x ] £ = xXy [f^x^x^Cl+ylogx); fv = xxy Xy (logx)2 ] £ = x*y C',-*^; fv = xy y^ logx (1+logy) ] 3.41 Verificare che la funzione f(x,y)=/x2+y2 non a - mette derivate parziali nel punto (0,0). [Per y=0 risulta f(x,0) = Vx2 = j x j e, come ben noto, tale funzione (di una variabile reale) non è derivabile per x-0; perciò non esiste f (0,0). Si può anche procedere in base alla definizione, mostrando che sono diversi i limiti destro e sinistro: f(h,0)-f(0,0) |h | lim = lim -1 = ± 1. h~>0± h h->0± h 147 In modo analogo si verifica che non esiste f (0,0) ] 3.42 In quali punti (x,y)eR2 esistono le derivate pax ziali della' funzione f(x,y) = |xy| ? [ Fissato y G R, la funzione f(x,yo) - | x | • |y | è derivabile (rispetto ad x) per ogni x r 0 se y ^0; mentre, se y = 0, la funzione f (x, y ) è identicamente nulla e quindi è derivabile per ogni x6 R. Ne segue che la funzione f(x,'y) ammette derivata parziale rispetto ad x in tutti i punti dell'insieme {(x,y) €R2 : x + 0}U{ (0,0) }, cioè in tutti i punti del piano xy, escluso l'asse y ma inclusa l'origi ne degli assi. Analogamente f esiste nell'insieme { (x,y) 6R2: y f 0 }U{(0,0) }] 3.43 Stabilire se la funzione f (x,y) = | x*y | (x+y) ammet. te derivate parziali nei punti di coordinateti,1), (0,0), (3,2) e (2,3). [ La funzione non ammette derivate parziali nel punto (1,1); infatti ad e sempio, per il limite del rapporto incrementale relativo ad f (1,1), ri - sulta f(l+h,l) - f(l,l) [h |(2+h) lim = lim — ■ = ±2. h->0± h h^O* h Viceversa la funzione ammette derivate parziali nel punto (0,0) ed esse valgono zero} infatti ad esempio per f f(h,0)-f(0,0) I h I h , , fx(0,0) = lim K = lim J ! = lim |h| =0. h ** 0 h h->0 h ir* 0 La funzione è derivabile in (3,2) e (2,3) e con le usuali regole di de-
148 rivazione si trova fx(3,2) = 6, fy(3,2)=-4; fx(2,3)=-4, f (2,3)=6 ] Supponiamo che una funzione f(x,y) ammetta deriva te parziali fx(x,y), f (x,y) in un insieme aperto. Se le funzioni fx, £ ammettono a loro volta derivate par ziali -A £ _L£ A * _L f 8x ^' 9y ^' 3x ~y'- 3y y ' esse vengono chiamate derivate parziali seconde, della fun zione f e si indicano anche con i simboli f f f f XX > xy > xyx > xyy oppure con i simboli d2£ d2f 32f d2£ dx2 ' dxdy ' dydx ' 3y2 Le derivate f , f si chiamano derivate seconde miste. Per esse sussiste il seguente importante teor£ ma di Schwarz: Le derivate seconde miste £vv , f. guai! in tutti i punti in cui sono continue xy ) x sono u- 3.44 Calcolare le derivate seconde delle seguenti fun zioni alifinterno dei rispettivi insiemi di defi nizione e verificare che le derivate seconde miste sono uguali fra laro. (a) f(x,y)= /x2+3y2 (b) f(x,y)=ex cos y (e) f(x,y) = yx (d) f(x,y)=arctg j^- 149 x+^ (e) f(x,y)=arctg ±^JL (f) £(x,y)-log /x2+y2 (g) f(x,y)= 2(^2^y2) (h) f(x,y) = ~^ f, ì e - 3y2 f _p "3xy 3x2 (x* + 3y2)3/2 ' ^"^ (x2+3y2)3/2 ? *yy= (x2+3y2)3/2 (b) fxx = e cosy; fxy=fyx=-e seny; fyy=-e cosy. (c) fxx *y (logy)2 ; fxy=fyx=y (1+xl°gy)5 fyy^x-Dy 2x 2y YY '-.-2x2 > xyv ^ u> rw~ xx (1+x2)2 ' xy yx > yy (i+y2)2 2xy y2-x2 -2xy (e) fxx= /..2...2x2 5 fvv=fvy r.. 2,..2x2 > f xx (x2+y2)2 ' xy ^yx (x2+y2)2> ^yy (x2+y2^2 * y 2 - x 2 -2xy x 2 - y 2 (f) fXX~ /„2.„2n2 '> fXV fVX /v2.„2n2 > f" 02+y2)2 ' xy yx (x2+y2)2 ' yy (x2+y2)2 ' y8-2x2y6-3xV4 4x3y3 (g) fvv /..2 . _. 2 \ *♦ > fyv~^V5C~ (x2+yV ' ^ ^x (x2+y2)3 ' x8-2x6y2-3xV V (x2+y2)^ = -2xy3(xV2x2y2-f3ytt) ^ x2(x6+7xV-f3x V~3y6) xx r 2 x 2^ ' Xy"fyx~ 2,-2x<f j (x + y ) (x +y *) H i -2x3y(3xV2x2y2 -y4) -, V (x2+yV J 3.45 Verificare che la funzione f(x,y) definita da 3 f(0,0)=0 e f(x,y)= ~^ se (x,y)^(0,0), x *ry
150 ammette derivate seconde miste f , £ fra loro distinte nel punto (x,y) = (0,0). Verificare i- noltre che le derivate seconde miste non sono con tinue in (0,0), in accordo con il teorema di Schwarz. [si noti che, essendo lim f(x,y)=0 (esercizio 3.35) ed essendo (x,y)->(0,0) anche f(0,0)^0, la funzione è continua in (0,0) (ed anche in tutto R2). Le derivate parziali prime, per ogni (x,y) i (0,0), valgono x**y+3x 2y 3 x5 - x3y2 / 2, 2\2 > xv\^>y) / 2 , 2\ 2 (x*+y*)* y (x*+y*)* Come nell'esercizio 3.36 (a) si verifica che sia fv(x,y) che f (x,y)con y vergono a zero per (x,y)-^ (0,0). Ciò implica che f , f sono continue (anche) in.(0,0),essendo fx(0,0)=f (0,0) =0;infatti,ad esempio per fx(0,0): f(h,0)-f(0,0) fx(0,0) * lim _1_2«£_L-L_j! s lim 0 = 0. h->0 h h~*0 Calcoliamo le derivate seconde miste in (0,0): fx(0,k)-fx(0,0) fxv(0,0) - lim ; = lim 0 - 0; AJF k-»0 k k~»Q f (0,0) - lim —z l = lim = 1. y* h^0 h hs.0 h Perciò le derivate seconde miste sono fra loro distinte in (0,0).Al con trario, in base al teorema di Schwarz, esse sono tra loro uguali per o- gni (x,y) i (0,0). Con le usuali regole di derivazione si trova x'8 + 7x6y 2 +3XV4 " 3x2 y6 fxy(x,y)=fyx(x,y)= (x2+ y2)** » V(x>Y)t (0,0). Essendo fxy = fyx per (x,y) f (0,0) e fxy(0,0) i fyx (0,0) ne segue che almeno una delle due derivate seconde miste non è continua in (0,0). Co 151 munque, con verifica diretta, si prova che fv..(*,y) e f,.v(x,y) non am- xy yx mettono limite per (x,y)-*- (0,0); infatti, sulle rette y=0 e x=0 si ottengono i limiti fra loro- distinti x8 lim f,.v(x,0) = lim fVY(x,0) = lim —g- = 1 ; x+0 Y x^O Y x^O x lira fxv(0,y) = lira fvx(0>y) = lira 0 = 0 ] y->0 y y->0 y y->0 3.46 Siano a3b parametri reali e sia £(x,y) la funzione definità in R2 da f(0,0)=0 e f(x,y)= aX^+y2bXy3 se (x,y)^(0,O). Verificare che f (0,0)=b e che f„v(0,0) = a. [si può procedere come nell'esercizio precedente oppure, più rapidamente, nel modo seguente: si pone f(x,y) = ag(x,y.) + bh(x,y), dove g,h sp_ no definite da 3 •=? XV XV g(0,0)=h(0,0)=0 e g(x,y)= -j—J > h(x,y)= 2^ 2 se (x,y)^(0,0). Per la linearità delle derivate risulta f = ag + bh ; f = ag + bh xy sxy xy ' yx Byx yx Le derivate seconde miste in (0,0) della funzione g, calcolate nell'esercizio precedente, valgono g (0,0) = 0, g (0,0) - 1. Per simmetria, scambiando il ruolo di x,y, risulta anche h (0,0) = 1, h (0,0) = 0. Perciò fxy(0,0)= b e fyx(0,0) = a ] 3.47 Sì considerino le funzioni definite per x=0 da f(0,y) = 0 e per x ^ 0 rispettivamente da
152 (a) f(x,y)=x2 sen ^ Cb) f (x,y)=x2arctg ^ Verificare che f (0,0)=0 e che fw(0,0)=l. xy yx [(a) Essendo f(0,y) = 0 risulta f/nv, „m f(h,y)-f(0,y) y fx(°>y; = lim = lim h sen - = 0 ; h->0 h h-»0 h • fx{0,k)-fx(0,0) perciò f (0,0) = lim * = lim 0 = 0. Con le usuali regole di derivazione si ottiene f (x,y)=x cos(y/x) per o gni x t 0; inoltre, dato che f(0,y) è costante (=0), risulta f (0,0)=0. Quindi fy(h,0)-fy(0,Q) h f (0,0) = lim -* -Z = lim - = 1 ; y h~»0 h h->0 h (b) si verifica in modo analogo ] 3.48 Generalizzando l'esercizio precedente, sia g(t) una funzione di una variabile reale, limitata su R e derivabile per t = 0, e sia f(x,y) la funzio. ne di due variabili definita da f(x,y)=0 se x=0 e f(x,y)=x2g(Z) sex/0. Verificare che £ (0,0)=0 e che fyx(0,0)=gf(0). [Si giunge ,alla conclusione con lo stesso metodo dell'esercizio precedente. Si noti che anche la funzione dell'esercizio 3.45 è del tipo qui con siderato, con g(t) = t/(l+t2 )] 3.4 9 Mostrare con un esempio che la tesi dell'esercizio precedente non vale se g(t) non è una funzi<D ne limitata su R. 153 [Ad esempio la tesi non vale se g(t)=t, Vt€ r] 3.50 Una funzione di due variabili u(x,y) si dice armonica in un insieme aperto AcR2 so- essa ammet. te derivate seconde uxx , u per ogni (x,y)eA e se esse soddisfano l'equazione differenziale(aj^ le derivate parziali, detta equazione di Laplace) uxx + uyy = °" Verificare che le seguenti funzioni sono armoni che nel loro insieme di definizione (a) u=3x+2y (b) u=e seny (e) u=x2-y2 • (d) u=x'+""6x2y2+yI+ (e) u=log(x2+y2) Cf) u=arctg (y/x) Cg) u=arctg ^ Ch) u-x6-15xV+15x2y4-y6 X X 2 "* V 2 Ci) u= ~~; r Ci) u= 7 2i 5sj v x2+y2 Cx2+y2)2 / > xy f n y3-yx2 (m) u= ,f '—rry [nj u= r 2, 2s3 Cx2+y2)2 Cx2+y2)3 [(d) u =-u - 12(x2-y2); (e) u. 2(y2-x2) ■XX" uyy" iMA y }> K } ux*~ UYJ " (x2+y 2)2 > —2xv (£), (gì "XX=-V = PTPP ' (h)uxx=-uyy=30x'*-180x2y2+30y^ 2x(x2- y2) 6(x1,-6x2y2+y") -, <l> uxx = " uyy =(x2+y2)3 5 CD «*x~V (x2+y2)* ]
154 3E. E>±dE"f ^3T^jrTL2:istl>iX±tSL Al contrario di quanto accade per le funzioni di una variabile reale, per le funzioni di due o più variabili l'esistenza delle derivate parziali in un pun to non implica la continuità nel punto, stesso. Un e- sempio in tal senso è proposto nell'esercizio 3.52(si veda anche l'esercizio 3.82). La nozione naturale per le funzioni di più variabili, che estende il concetto di derivabilità per le funzioni di una variabile reale, è quella di differenziabilità. Siano x,heRn e sia f(x) una funzione della variabile (vettoriale) x. Si dice che la funzione f è differenziabile in x se esiste una funzione lineare L;Rn-* ■*R tale che lim h->o f(x+h)-ffxl-Lfhl |h| in tal caso L si chiama differenziale della funzione f nel punto x e si verifica che L(h) = Z £x (x)h. , dove h± (i=l.2,..., n) sono le componenti del vettore h e fx# sono le derivate parziali della funzione f.Si dice anche che f è differenziabile in un insieme A se essa è differenziabile in ogni punto xeA. In particolare si osservi che se f è differenziabile in x allora £ è anche derivabile in x, cioè ammejt te derivate parziali d£/dx± per i=l,2,...,n. Viceversa, un importante teorema (detto teorema del differen ziale) afferma che se f ammette derivate parziali in un intorno di X e se tali derivate sono continue in X , allora f è differenziabile in X. Diretta conseguenza della definizione è che, se f 155 è differenziabile in x, allora f è anche continua in tale punto. Una applicazione geometrica del concetto di differenziabilità è la seguente: se la funzione f(x) è differenziabile in x0,allora esiste il piano tangente in (x0,f(x0))€R al grafico della funzione f(x) ed ha equazione z = f(xj + L(x-xJ = f(xj + E fx. (xj(x-x0). , i=l x x dove (x-x0) indica la componente i-esima del vetto- i re x-x0. Spesso si utilizzano le seguenti notazioni. Sia A un insieme aperto di Rn. Se f è una funzione contai nua in A si dice che f è di classe G° in A e si scrive feC°(A). Se f ammette derivate parziali prime e se queste sono contìnue nell'aperto A, si dice che f è di classe C1 in A e si scrive' f eC x (A) . Più generajL mente feCk(A), keN, significa che f ammette derivate parziali in A fino all'ordine k e che queste sono fun zioni continue. Sé feCk(A) per ogni keN si dice che feC^CA). , Con i simboli introdotti valgono le implicazioni feCHA) => £ è differenziabile in A => feC°(A). Nella pratica, per decidere se una data funzione è differenziabile, si studia la continuità delle derivate parziali prime e si applica, se possibile, il criterio enunciato nel teorema del differenziale. C£ sì, in base a tale criterio, le funzioni elementari (composizioni razionali di polinomi, esponenziali,lo garitmi, funzioni trigonometriche, ecc.) risultano differenziabili all'interno del rispettivo insieme
156 di definizione. -*^gli esercizi che seguono proponiamo lo studio , tra l'altro, della differenziabilità di funzioni in situazioni tali da non poter applicare il criterio e- nunciato nel teorema del differenziale.Ricordiamo che., per, verificare direttamente con la definizione se una data runzione f è differenziabile in un punto x, è ojd portano calcolare preliminarmente le derivate parziali e successivamente verificare che è nullo il limite .'- e in vettore di componenti .(h^.)) f(x+h) - f(x) - ì fx. (x)h. lim rr-j i=l ~ . h -o • I h I In particolare, per n=2, una funzione di due va - r:ao:..i ?r/.,yJ è differenziabile in un punto (x,y) se essa annette derivate parziali f x, f in tale punto e ]in f(x+h,y+k)-f(x,y)-fx(x,y)h-fy(x,y)k _q ^«,k; ^(()to) /h2+k2 Se ff/,y) è differenziabile in (x0,y0), il piano tangente al grafico della funzione in corrispondenza aa ^^yj, cioè tangente nel punto (x0 , y0 , f (x0 ,y0) ) , -'a equazione 7--zf (*o,y<J+fx Uo ^o) Cx-x0)+£y (x0,y0) (y-y0) . -.51 Mostrare che la funzione f(x,y) = |xy| è diffe - renziabile nel punto (x ,y) = (0 , 0) , ma non è diffe, renziabile nel punto (x,y) = (1,0). LLa funzione è identicamente nulla in corrispondenza degli assi coordinaci- Perciò le derivate parziali in (0,0) valgono zero; risulta quindi 157 f(h,k)-f(Q,0)-fv(0,0)h-fv(0,0)k . hk lim x z = lim --=== (h,k)->(o,o) /h2 + k2 (h,k)+(o,o) /h +k- il limite vale zero perchè, essendo |hk | < - (h2 + k2), risulta 0 <, i | 2 < ' I < - /h2+k2 . In base alla definizione, la funzione è " /h2+k2 ~ 2 differenziabile in (0,0)- Ponendo x=l, la funzione f(l,y)*= |y | non è derivabile per y=0; perciò la funzione f(x,y), non ammettendo derivata parziale f (1,0), non è differenziabile in (1,0)] 3.52 Si consideri la funzione definita da f(0,0)=0 e fCx,y)= -g~r se (x,y) f (0,0). x "^y Verificare che; (a) f(x,y) non è continua in (0,0). (b) f("x,y) è derivabile in (0,0). (e) f(x,y) non è differenzi-abile in (0,0). [(a) Si vedano gli esercizi 3.28 e 3.30; (b) la funzione è costante(=0) sugli ass,i coordinati; perciò fx(0,0) = f (0,0)«0j (e) essendo f discontinua in (0,0) ne. segue che essa non è differenziabile in tale pun to. In ogni caso la verifica diretta, in base alla definizione, è molto semplice: essendo f(0,0) = fx(0,0) = fy(0,0), £ è differenziabile il (0,0) se e solo se è nullo il limite seguente f(h,k) _ hk_ M- ►(0,0) A2+kz (h,k)->(0,0) (h2 + k2)J Si verifica invece, con le rette per lforigine, che il limite non esiste] 3.53 La continuità di una funzione f(x,y) in un punto non implica la sua differenziabilità in tale
punto. Dimostrare l'affermazione fatta studiando, nel punto (0,0), le funzioni (a) f(x,y) = /x2+y2 (b) f(x,y) = /|xy| (e) f(0,0)=0 e f(x,y)= 7=#= se (x,y)^(0,0) /x2+y2 [(a) La funzione è continua in (0,0) ma, non essendo derivabile in tale punto (esercizio 3.41), none nemmeno differenziabile in (0,0); (b) la funzione è continua in (0,0) (si può procedere come nel L'esercizio 3.24) ed è derivabile con derivate fx(0,0) = fy(0,0) =0. Non è però differen ziabile in (0,0) perchè non esiste il limite f(h,k) % hk lim -;~~ . = lim ,o) Vh2+k2 (h,k)->(0,0) /h2+k2 (h,k)->(Q,0) »h2+k2 ' (e) utilizzando la disuguaglianza | xy (<. - (x2 +y2 ) si verifica che la funzione è continua in (0,0). E» anche derivabile nell'origine e le derivate parziali valgono zero. Però non è differenziabile in (0,0) per che non esiste il limite f(h,k) hk = lim (h,k) •+ (0,0) v h2fk 2 (h,k)^ (0,0) h 2+k 2 3.54 La continuità delle derivate parziali prime im - plica la differenziabilità. Mostrare che non vale il viceversa studiando, nel punto (0,0), la funzione definita da f(x,0)=0 e f(x,y)=y2cos - se y f 0. [La funzione f(x,y) è costante rispetto ad x; perciò fx(x,y)=0 per ogni (x,y) 6 R2 . La funzione è derivabile anche rispetto ad y e risulta 159 f(x,k)-f(x,0) 1 f (x,0) = lim '• = lim k cos — - Q ) y k_>0 k k _► 0 k 1 1 fv(x>y) = 2y cos — + sen -, se y ì 0. La derivata parziale fy(x,y) non è continua in (x,0) perchè non esiste il limite per y* 0 di f (x,y). Però la funzione risulta differenziabile in (x,0) perchè f(x+h,k) k2cos(l/k) lira — - = lim • = 0 (h,k)->(0,0) vV +k2 (h,k) ->(0,0) /h2+k2 essendo | k2 cos(l/k)/ /h2+k2 | < k 2 / / h2+k 2 i|k| ] 55 Traendo spunto dall'esercizio precedente,si con Sideri una funzione costante rispetto ad x, del. la forma f(x,y) = g(y) . Mostrare che f è differenziabile in (x,y) se e solo se g è derivabile in- y. [Se f è differenziabile in (x,y), esistono le derivate parziali f , f . Essendo f (x,y) = lim [ g(y+k)-g(y) ]/k, la funzione g è derivabile y k->0 in y e g'(y) = fy(x,y). Viceversa, se g è derivabile in y, risulta g(y + k) = g(y) +g«(y)k + o(k) °(k) g(y+k)-g(y) (infatti = g'(y) converge a zero per k-*0). k k Essendo |k/ A2 +k2 I < i, si ottiene f(x+h,y+k)-f(x,y)-fxh-fyk o(k) k , lim ~ *— = lim ' ■■> rr, =0J (h,k)->(0,0) /h2+k2 (h,k)->(0,0) k Vh2+k2 5 6 Sia a un parametro positivo. Mostrare che la fun zione f(x,y) = |xy|
160 è diffe renziabile in (0,0) se e soltanto se a>l/2. [La funzione è identicamente nulla sugli assi coordinati. Perciò fx(O,0)= =f (O,O)=0.La funzione risulta differenziabile in (0,0)se e solo se i i G hk lim ' ' = 0 . (h,k)~K0,O) A2+k2 Con il metodo dell'esercizio 3.35 si verifica che il limite vale zero se e solo se a > 1/2 ] 3.57 Stabilire per quali valori dei parametri a, (3 _> 0 risulta differenziabile in (0,0) la funzione definita da f(0,0)=0 e f(x,y> '*j J^l se (x,y)^(0,0). [Con il metodo dell'esercizio 3.35 si verifica che la funzione è differen ziabile in (0,0) se e solo se a+3 > 3 ] 3.58 Sia p un parametro reale positivo ed f la potenza p-esima del modulo di (x,y), cioè la funzione definita da f(x,y) = (x2+y2)p/2 . oo Se p è un numero naturale pari, allora feC (R2). Se invece p è un numero naturale dispari, allora f€Cp (R2)-CP(R2). Se infine p non è un numero naturale,allora f eC^ ^ (R2) -C^ +1 (R2) , dove il simbolo [p] indica, come al solito, la parte intera di p. Si verifichi la proprietà enunciata per alcu ni valori di pj ad esempio per p=2,4, per p=l e per p = 1/2, 3/2. 161 [per p=2,4, o in generale se p è un naturale pari, la funzione f(x,y) è un polinomio di grado 2p e perciò è di classe C (R2 ). Se p a 1 .(ed anche se p - 1/2) la funzione è continua, ma non derivabile in (0,0) 5 perciò in tal caso f 6 C°(R2), ma f l C1(R2). Se p=3/2 le parziali in (0,0) sono nulle e per (x,y) i (0,0) esse valgono X 4 Vx2+y2 y 4 Vx2+y2 Con il metodo dell'esercizio 3.35 si verifica che f (x,y), fv(x,y) sono continue (anche)in (0,0). Inoltre la funzione non ammette derivate seconde fvv(0,0), ^.(O^O) (mentre le derivate seconde miste in (0,0)s£ xx yy no nulle). Perciò, se p * 3/2, f 6 C1 (R 2 ) ma f H C 2 (R 2) ] Si consideri la funzione definita da f(0,0)=0 e £(x,y)= x^x-y(y-l)+xy--y3 ^ v(Xjy)^(0>0). Stabilire se è differenziabile in (0,0) ed in caso affermativo calcolarne il differenziale. h2k^ (Risulta f(h,k)-f(0,0)- £_(0,0)h-f__(0,0)k * -5 5- e per (luk)~K0,0) x j h +k tale espressione, divisa per /h2 + k2 , converge a zero. Perciò la funzione è differenziabile in (0,0) ed il differenziale vale L(h,k) - - fxC0,0)h + fy(0,0)k - h-k] Nel caso siano differenziabili in (0,0), determinare il differenziale delle seguenti funzioni: (a) f=x2+x(|y|-l)+2y (b) f=(|x|-x)|y|-3y+l (e) f=x (1+ /|sen y| ) (d) £«(/13rf-x)i/|seny | + + 4y
[(a) Risulta f(h,k)- [f (0,0)-fx(0,0)h - f (0,0)k ] = h 2+h | k | . Si verifica (con il metodo dell'esercizio 3.35) che h24-h I kl lim ,. ' ' -'0 . (h,k)-> (0,0) /h2+k2 Perciò la funzione è differenziabile ed il differenziale vale L(h,k) = =-h + 2k; (b) la funzione è differenziabile in (0,0) ed il differenziale vale L(h,k)=-3k; (e) la funzione è differenziabile in (0,0) ed il di_f ferenziale vale L(h,k)=h; (d) la funzione, pur ammettendo derivate parziali f (0,0)=0, f (0,0)=4, non è differenziabile in (0,0) perché non esiste il limite (si considerino le rette per l'origine, h^mk): (/JET - h) / lim !—! (h,k)->(0,0) /h2+k2 senk ] 3.61 Stabilire se è differenziabile in (0,0) la fun zione definita da f(0,0)=l e f(x,y)= ^0^ se (x,y)^(0,0). [La funzione ammette derivate parziali in (0,0) e queste valgono zero.In fatti, ad esempio per f (0,0): ffnm i- f(h,0)-f(0,0) ,. sen(|h|)-|h| o(h2) . f (0,0)= lim = lim !—!—■—- - lim —»—- = 0. h->0 h h-»0 h |h | h->0 h |h I La funzione è anche differenziabile in (0,0). Infatti, ponendo t = = /h2 +k 2 , si ottiene f(h,k)-f(0,0) sen A2 + k2 - A2 +k2 lim — ■ ,=— = lim (h,k)-»(o,o) ^h2 +k2 (h,k)^(o,o) h2+ k sent - t -, lim 5 = 0 J 163 3.62 Stabilire se in (0,0) risulta continua, derivabile o differenziabile la funzione f definita da f(0,0) = 0 e, se (x,y) f (0,0), rispettivamente da r > r 1-cos xy ri_. - 1-cos xy (a) f = —r— -f- (b) f= -7— r*- xf + yH X2 + y2 ** 4-Zv1* , . r sen xy r,. r 21 x**+3y Ce) f = ■^~L Cd) f=x*log —^ Ce) £ = x loe x2+5y2 (£) £= sen2*+se"2y iej_ t x log x2+y2 UJ ± S^Tpr [(a) Con le rette per l'origine (si veda anche l'esercizio 3.37(b)) si verifica che f non è continua in (0,0) e quindi neanche differenziabile. E' però derivabile e le derivate parziali in (0,0) sono nulle; (b) é continua, derivabile e differenziabile in (0,0); (e) non è continua, né differenziabile, ma è derivabile in (0,0); (d) utilizzando le disuguaglianze, valide per ogni (x,y) i (0,0) x^+y4 xH3y'4 l^+Zy* 0=log i. » £ leg k v i lo& "~TT—tT = lo6 3> x +y x -+y x +y si verifica che la funzione é differenziabile in (0,0); (e) funzione continua e derivabile, ma non differenziabile in (0,0); (f) continua , ma non derivabile né differenziabile in (0,0)] 3.63 Determinare l'equazione del piano tangente al grafico delle seguenti funzioni, in corrispon - denza dei punto indicato. (a) f(x,y)=x3-2x2y+5xy2+y3 (x,y)=(0,l) (b) f(x,y)=x3-2x2y+5xy2+y3 (x,y)=(l,0) (e) f(x,y)=arctg (x+2y) (x,y)=(l,0) (d) f(x,y)=arctg (x+2y) (x,y)=(0,0) (e) f(x,y)-(xa+y2)'2 (x,y) = (l?l)
164 (£) f(x,y) = (x2+y2r2 (x,y) = (/2,0) [(a) z=*5x+3y-2; (b) z=3x-2y-2; (e) z = x/2 + y + IT/4 - 1; (d) z=x+2y; (e) z*5/4-(x+y)/2; (f) z.=5/4 - x//F ] 3.64 Determinare l'equazione del piano tangente al.gra. fico della funzione dell'esercizio 3 . 59 per (x,y) = =(0,0). [z = x - y } 3.65 Determinare, in un punto generico di coordinate (xo->y0)> l'equazione del piano tangente al grafj._ co della funzione f(x,y) = x2+y2. [z = 2(xox + yoy)-(xo2+y2) ] 3.66 Determinare l'equazione del piano tangente al gra fico della funzione f(x,y) = /x2+y2 in un punto generico di coordinate (x0,y0)^(0, 0). [z = (xox + yoy>/ /xo2+ yo2 ] 3.67 Due funzioni differenziabili in un aperto conne_s so, con derivate parziali fra loro uguali, diffe riscono per una costante. Utilizzare tale proprie tà per discutere le identità (cioè per determinare re se e in quale insieme esse valgano): (a) arctg ^ + arctg ~ = j • y ;x IT (b) arctg -*- + arctg — = - — X y ù [La funzione f(x,y) = arctg (y/x) + arctg (x/y) è derivabile al di fuori degli assi coordinati e le derivate parziali sono nulle (perciò la fun - 165 zione è differenziabile al di fuori degli assi, perchè le derivate parziali sono costanti e quindi continue). La funzione f(x,y) è costante ii ogni componente connessa del suo insieme di definizione, cioè in ognuno dei quattro quadranti. Le costanti si determinano scegliendo (x,y) ad e sempio uguale a (1,1), (-1,1), (-1,-1), (1,-1). Risulta che l'identità' (a) vale nel primo e nel terzo quadrante (cioè per xy > 0), mentre l'identità (b) vale nel secondo e nel quarto quadrante ] y = figura 3.30 figura 3.31 3=68 Discutere le identità (a) arctgx + arctgy = arctg (b) arctgx - arctgy = arctg X TT X~ V (c) arctg - * 7 + arctg — v J & y 4 to x+y x+y 1-xy *-y 1+xy
166 [(a) Calcolando le derivate parziali prime,si verifica che la funzione x+y. f(x,y) = arctgx + arctgy - arctg 1-xy è costante in ognuno dei tre insiemi connessi A,B,C rappresentati in figura 3.30 e definiti da A* { (x,y)'6R2 : xy <l}; B= { (x,y) 6R2 :x>0,y>-ì }; C- { (x,y)€R2: x < 0, y < - •} . x Ponendo (x,y) * (0,0) si verifica che f(x,y) è nulla in A. Ponendo y-x e calcolando il limite IT 7T TT lim f (x,x) =- + - + - x+l+ 4 4 Z ' si verifica che f(x-,y) vale TT in B. Analogamente f(x,y) vale -TT in C. Perciò l'identità (à) vale nell'insieme A, cioè per xy < 1; (b) l'iden tità vale nell'insieme { (x,y) èR 2 : xy >-l } . Si noti che l'identità (b) si ottiene dall'identità (a) scambiando y con -y; (e) l'identità va le nell'insieme tratteggiato in figura 3.31 ] 3F. OeardLv.SL'fc.e delle ftjnzioiii composte Siano x(t), y(t) due funzioni reali definite nel- l'intorno di un punto t e sia f(x,y) una funzione di due variabili definita in un intorno del punto (x(t), y(t)). Se le funzioni di una variabile x(t), y(t) sono derivabili in t e se la funzione di due variabili f(x,y) è differenziabile in (x(t), y(t)), allora ri - sulta derivabile'rispetto "a t la funzione composta(di una variabile reale) t-»f (x(t) ,y(t) ) e la derivata vale ^f(x(t),y(t))»£x(x(t),y(t))x'(t)+£ (x(t),y(t))y'(t). .167 Geometricamente x=x(t), y=y(t) sono le equazioni parametriche di una curva in R2 (nel piano x,y), men tre x=x(t), y=y(t), z-f(x(t), y(t)) sono le equazioni parametriche di una curva in R^neJ^ lo spazio di assi x,y,z) che giace sulla superficie di equazione cartesiana z=f(x,y), come nelle figure 3.32, 3.33, 3.34, 3.35. In particolare, in figura 3.32 abbiamo scelto x(t)=x0, y(t)=t, che sono le e- z= f(x,y) figura 3.32 z = f(x.y) figura 3.33
168 quazioni parametriche di una retta passante per (x0, 0) e parallela all'asse y; in fig. 3.33 consideriamo una retta parallela ali1asse x, di equazioni x(t)=t, y(t)=y0. figura 3.34 figura 3.35 169 La derivata della funzione di una variabile reale t->f (x(t) ,y(t)) fornisce una misura della pendenza del cammino scelto, quando si pensi al grafico della funzione z=f(x,y) come alla superficie di una zona geografica, ad esempio • una collina, e alla curva (x(t), y(t), ,f(x(t),y(t))) come ad un sentiero trac - ciato su tale superficie. Con questa analogia di tipo geografico, la curva di equazioni parametriche x= =x(t), y=y(t) è la rappresentazione topografica bidi mensionale (nel piano x,y, che costituisce la carta topografica) del sentiero sulla superficie della col^ lina. 3.69 Determinare la derivata, rispetto alla variabile reale t, delle funzioni composte come indica. to di seguito (a) f(x,y)=x2+y2 con x(t)=l+t, y(t)=l-t (b) f(x,y)=x2+y2 con x(t)=cost?y(t)-sent (e) f(x,y)= -f£r con x(t)-y(t)-t (t f 0 ) x -ry (d) f(x,y)= t|J— con x(t)=3t2, y(t)«2t (t*0) x*+y (e) f(x,-y)=log(x2-y2) con x(t)secost, yft) «sent (0<t< j ) (f) f(x,y)=log(x2-y2) con x(t)=/l+t2, y(t)=t [(a) — f(x(t),y(t))-fx(x(t),y(t))x'<t)+£v(x(t),y(t))y'(t)-2(l+t) - dt x y - 2(l-t) = 4t. (b) fx(x(t),y(t))x'(t)+fy(x(t),y(t))y«(t)=-2 sent cost + 2 sent cost=0. La derivata rispetto a t è identicamente nulla. Ciò significa che la funzione f(x,y) è costante lungo la curva di equazioni parametriche x(t) = cost, y(t) = sent. Infatti tale curva è la circonferenza di een tro (0,0) e raggio 1 ed è una delle linee di livello di f(x,y) (si ve-
170 da l'esercizio 3.1 e la figura 3.2. Infine osserviamo che, con una semplice verifica per sostituzione, risulta f(cost,sent) costante, uguale ad uno. (e) Le derivate parziali di f(x,y), per (x,y) f (0,0), valgono Y^y^-x2) 2xy(x2-y") x~ (x2+y*)2 ' V (x2 + y*)2 e la derivata della funzione composta è uguale a (1-t 2)/(l+t2) 2 . (d)La derivata rispetto a t della funzione composta f(3t2,2t) è nulla; infatti la parabola di equazioni parametriche x(t)=3t2 , y(t)=2t (e di equazione cartesiana x » (3/4)y2 ) per t f 0 è una linea di livello di f(x, y). (e) La derivata della funzione composta vale -2 sen(2t)/cos(2t).(f) La derivata della funzione composta è nulla; la funzione è costante lun go il ramo di iperbole di equazioni parametriche x(t) = / 1+t 2, y(t)= =t (e di equazione cartesiana x2 -y2 *1, x > 0) ]* 3.70 Sia A un insieme aperto di R2 con la proprietà che, se (x,y)eA, allora (tx,ty)eA per ogni t > 0 (un insieme siffatto si dice un cono di R2). Una funzione di"due variabili f(x,y) si dice omogenea di grado asR in A se, per ogni (x,y)eA, risulta (*) f(tx,ty) = taf(x,y) , Vt>0. Ad esempio le funzioni dell'esercizio 3.3 sono omogenee di grado 2 in R2; quella dell'esercizio 3.6 è omogenea di grado 1 in R2; quelle dell' e- sercizio 3.7 sono omogenee di grado zero in R2 - -{(0,0)}. Sia f (x,y) una funzione differenziabile e omogenea di grado a. Verificare che: (a) le derivate parziali sono omogenee di grado a-1; . (b) vale l'identità di Eulero xfx +y£ = af. |_Si inizi derivando la relazione di omogeneità (*). (a) Derivando rispetto ad x la (*) membro a membro,si ha tfx(tx,ty) = tafx(x,y). 171 Dividendo entrambi i membri per t,si vede che f è omogenea di grado a-1. Analogamente per f v (b) Derivando membro a membro rispetto a.t la relazione di omogeneità1 (*), in base alla formula di derivazione delle funzioni composte si ot tiene xfx(tx-,ty) + yfy(tx,ty) = at01"1^^. Si ottiene la conclusione per t = 1 J Dato che una derivata parziale si calcola rispejt to ad una variabile reale considerando lfaltra varia bile costante (o le altre variabili costanti) con il ruolo di parametro, vale la formula di derivazione della funzione composta f(x,y) anche quando x,y sono a loro volta funzioni di due (o più) variabili reali Così, se x=x(5,ri), y=y(£,n) sono funzioni derivabili e se f(x,y) è differenziabile, risulta ~ f(xU,n),ya,Ti)) = fxx? + fyy5 — £(x(5,n),y(5,Ti)) = £xxn + fyyn . 3.71 II legame tra le coordinate cartesiane (x,y) e le coordinate polari (p,§) si esprime con le rela zioni x = p cos $, y=p sen $. Assegnata una funzione differenziabile f(x,y) , verificare che le derivate parziali della funzione composta f(pcos$, psenS) rispetto alle va riabili p,$ sono date da £n = f cose + £v sen % M x j
172 f§ =- fxpsen$ + f pcos§ . 3.72 Verificare la seguente identità, che esprime in coordinate polari il quadrato del modulo del gra diente di una funzione differenziabile f(x,y)(per il gradiente si veda anche il paragrafo che segue) : f2 .+ f2 = f2 + -ir f2 [utii izzando le espressioni fQ , fa dell'esercizio precedente,si ottiene ff + ì f 2= f2CQS2G+ 2fJf^ sen^cosa+ f2 -p " P2 *e ■ **~ - ~*y —s%+ fy sen^+ + fzjsen2^-2f f sen 8 cos %+ f2cos2§=f2 + f2 ] a x y y X y 3.73 Sia f(x,y) una funzione di classe C2. Calcolare le derivate parziali seconde fpp, fpG, f§$ della funzione composta f(pcos§, psen$). [Utilizzando le formule dell'esercizio 3.71 si ha: f = JL [f (pcos§, p sen § )cos§ + f t (pcos§ , psen§)sen§J mm d p x y =f vv cos 2 § + 2f sen$ cos % + f sen 2 % ; xx xy yy 3 f D a = [ f ( p cos % ,p sen % )cos§ +f (p cos % ,p sen % )sen§] ^ 3§ y =-fxx p sen §cos $+ f pcos2S - fx sen§ -f p sen 2 $* + f p sen % cos $ +f ..cos % yx yy y = P [ (fyy-fxx)sen ^ cos % +fxy(cos ^ -sen2%)+fycos $-fxsen$] ; 173 3 , f^£T7 L-fx(pcos%, psen$)psen§+f (pcos$, psen§)pcos $] =fxxP 2 sen2 ^~fxy p 2 sen 3cos §- fx pcos§ -f p 2 sen§ cos § + f p 2 cos 2$ - f psen§ •»p2(fxxsen2$-2fxysen$cos$ + £ cos2S>- p(fxcos$+f senS) ] 3.74 Verificare la seguente identità differenziale , .che è utile nello studio di alcune proprietà deJL le funzioni armoniche (esercizio 3.50): £xx + £yy = £PP + p fp + — £%% [utilizzando le espressioni di f DD , f aa dell'esercizio precedente e l'espressione di fQ data nell'esercizio 3.71, otteniamo 1 1 £PP +Y2 f%% +pfP = = fvvcos2$ + 2f sen % cos &+f,_. sen2$ xx xy yy + f^sen2.^ - 2f sen % cos %+ f cos 2§ - ~ (fxcos $+fy sen%) + ~ (fxcos$+ fy sen % ) = f^ + f^] 3.75 Verificare che le seguenti funzioni, espresse in coordinate polari p,§, sono armoniche per p f 0 (qualunque sia il valore del parametro reale a) (a) f(p,$) = pa cos(ae) (b) f (p,S) = pasen(aS) [(a) Essendo fp = apa""1cos d$ , fpp « Q (a -1) pa"2cos 0L%,
174 f %% =~ Ot2pacosa0, si ha fpp + ^fp+-p f%%= cxpa"2cosae[(a-i)+ i-a] - o. In base ali1 identità differenziale dell'esercizio precedente, la funzione f è armonica. In (b) si procede analogamente ] 3.76 Si consideri la trasformazione di coordinate x = C + n, y a 5 - lì • Verificare che, per ogni funzione f(x,y) di classe C2, vale l'identità differenziale f - £ = £r xx yy x5n * ff 5 s 9^" (f( 5+Tl» 5-n» = f^ + fy , da cui f Sn = J^ (fx^+ n '5 -ti )+ fy (5+n ,5-n ))=fxx-fxy+fyx-fyy ] 3G. G3i*«a.<d±^n.t^ - D^MinL-vetto direzionali Se f(x,y) è una funzione derivabile in un punto (x,y), in tale punto è possibile definire il gradiente di £, indicato con DF o Vf oppure con gradf, che per definizione è il vettore di R2 avente per componenti le derivate parziali di f; quindi Df(x,y) = (fx(x,y), fy(x,y)) o, più concisamente, Df = (f ,f ). y Per capire il significato geometrico del gradiente è opportuno considerare anche le derivate direzionali di f, A tale scopo consideriamo un vet. tore di modulo unitario X=(X1,X2), cioè tale che X2 + À2 = 1. Un tale vettore si chiama anche una 175 direzione in R2 . La derivata direzionale di f (x,y) in un punto (x,y) nella direzione (X1,X2) è il limite (se esiste ed è finito) lim f(x+tX1Ty+tX?)-f (x,,y) t->o ^ 3f e si indica con il simbolo — , con X=(X1,X2) e o A eR2. In particolare, se X=(1,0), la direzione con siderata è quella parallela alleasse x (ed il verso è quello delle x positive) e la derivata direzionale coincide con la derivata parziale rispetto ad x; mentre, se X=(0,1), si ottiene ]a derivata parziale rispetto ad y. 3.77 Si calcoli in base alla definizione la derivata direzionale della funzione f(x,y)=(x+y)2 nel pun to (x,y) = (1,2) nelle direzioni di seguito indicate: (a) x=(i,o) (b) x=(o,-i) Cc)x-CY.±y) [ingenerale, se X=(X1,X2), si ha 3f M ,ì - H„ [3+tqi+ A2)j2-9 T-r (1,2) = lim dÀ t-^-0 t 6t<x^xa)4t'(X^xa)»_6(XitXa? -2 qua , t a n ;tm lim t"*0 t Quindi nel caso (a), se X-(X1 ,X2) = (1,0), si ha 3f/ 3X=6; (b) 3f/ 3X=-6j (e) se X= ( /~2/2, /ili) allora 3f/3X = 6 /z ; se invece X=(/Ì/2, -fili) allora 3f/3X= o] Seguendo la definizione, la derivata dire - zionale 3f/3X, con X=(X1,X2), è la derivata del^ la funzione di una variabile reale t+f(x+tX,,y+
+tX2), calcolata per t=0. Se £(x,y) è differen - ziabile in (x,y), per.la regola di derivazione delle funzioni compostela derivata direzionale è data da 3£ — = f^x^^ + fy(x,y)X2 . Con i simboli vettoriali X=(X1,X2) e Df = =C£x,£y), in ogni punto dove £ è differenziabile la derivata direzionale risulta uguale al prodotto scalare tra il gradiente Df e la direzione X (si ricordi che il prodotto scalare tra due vettori v=(v1,v2) e w - (w^w,,) è uguale a v1w1 + + v2w2). Utilizzando il simbolo (,) per il prodotto scalare, si ha ff=(Df,A). Il prodotto scalare tra due vettori non nulli di modulo fissato è massimo qua^ndo i due vettori sono fra loro paralleli e orientati nello stesso verso (il prodotto scalare è minimo se i due vettori sono paralleli e con versi discordi, mentre il prodotto scalare vale zero se i due vet tori sono ortogonali). Quindi nel nostro caso la derivata direzionale risulta massima se X è la direzione del gradiente. Dato che- la derivata è una misura della pendenza della funzione considerata, ne risulta che il vettore gradiente, se* non è nullo, indica la direziona di massima pendenza. In altre parole, fissato un punto (x,y), la funzione di una variabile reale t ► f(x+tX,,y+tX2) 177 (che, come già detto nel paragrafo precedente,ge£ metricamente corrisponde ad un cammino sulla superficie z = f(x,y)) ha derivata massima per t=Q (il sentiero ha la massima pendenza) se X ha la stessa direzione e lo stesso verso del gradiente Df. 78 Si consideri la funzione f(x,y) = x2+y2. (a) Calcolare il gradiente di f in un punto gene rico di coordinate (x,y). (b) Calcolare la derivata direzionale di f nel punto (1,1), nella direzione della retta y=x nel verso delle x crescenti. (e) Si verifichi che, in ogni punto (x,y)^(0,0), il gradiente è ortogonale alle linee di livello (rappresentate nelle figure 3.2(a) e 3.2(b)) della funzione f. [ (a) Df = (2x,2y)j (b) Si richiede di calcolare la derivata nel punto (1,1) nella direzione X =( v2/2, / 2/2) (si ricordi che la direzione X ha modulo unitario). La derivata direzionale vale _ = 2x_ + 2y_=/2(x+y) e nel punto (1,1) essa risulta uguale a ■2/r. (e) Le linee di livello di equazione f(x,y) = z, con z costante positiva, sono le circonferenze rappresentate nelle figure 3.2(a) e 3.2(b) di centro (0,0) e raggio /z. Consideriamo un punto di coordinate (x,y) sulla linea di livello x2+y2= =zj il vettore r di componenti (x,y), applicato all'origine, è un rag - gio del cerchio in figura 3.36 e, naturalmente, è ortogonale alla cir - conferenza x2 + y2^, z; il gradiente Df = (2x,2y) è uguale a 2r ed è quindi anch'esso ortogonale in (x,y) alla circonferenza. Si può anche procedere analiticamente nel modo seguente: consideriamo u na generica circonferenza di equazione x2 + y2 - z, con z > 0. In forma parametrica tale circonferenza può essere rappresentata con le equazioni x(t)=/z cost, y(t)=/~z sent, 0 < t < 2 IT .
178 x2+y2=z figura 3.36 La retta tangente alla circonferenza in (x(t), y(t)) ha coseni direttori proporzionali alle derivate x'(t), y'(t), cioè ha la direzione del vettore v = (x'(t), y*(t)) = (-/z sent, /z cost). Il gradiente vale l)f = (2x,2y) e, per (x,y) = (x(t), y(t)), risulta nullo il prodotto sca lare tra i due vettori v e Df ; infatti (v,Df)=x'(t)x(t) + y!(t)y(t) = -/~z sent cost + /Tcost sent = o] 3.79 Si verifichi che il gradiente, quando non è nullo, è ortogonale alle rispettive linee di livello nei casi in cui la funzione f(x,y) sia definii ta da (a) f(x,y) = y-x (e) f(x,y) = ex> ^ 4 [(a) L'insieme delle linee di livello è costituito dalle rette parallele alla bisettrice del primo e terzo quadrante. Il gradiente è costante e (b) f(x,y)=y2-x.: W £Cx,y)- -j%- 179 vale Df=(^-l,l);il vettore di componenti (-1,1) ha la direzione della hi settrice del secondo quadrante ed è quindi ortogonale alla famiglia di rette parallele anzidette, (b) Le linee di livello, di equazione y2 - ~x2 = z, sono iperboli per ogni z / 0, mentre sono le due rette di equa z.'*one y - ± x se z=0 (si veda la figura 3.4). Se z f 0 tali iperboli si rappresentano in forma parametrica per mezzo delle funzioni iperboli. che (il lettore segua, in dettaglio, anche questa strada) oppure, se z>0e y > 0, ad esempio con le equazioni x(t)=t, y(t) = /z+t2 , Vt€ R. La direzione del vettore tangente è data da (x'(t), y'(t)) = (1, t/ /z+t2 ) /ede immediatam tore è ortogonale a e si vede immediatamente (verificando che x'f-+ yffv = 0) che tale vet- x y Df = (~2x,2y) = (-2t, 2 / z+t2 ). Se z = 0 e se consideriamo ad esempio la linea di livello y-.x(^0), essa ha la direzione del vettore (1,1)5 il gradiente Df=(-2x,2y), se non è nullo, per x=y ha la direzione del vettore (-1,1) ed i due vettori sono tra loro ortogonali. (e) Le linee di livello hanno equazione ex= z con z costante positiva , cioè x - logz = costante. Perciò le linee di livello sono rette parai le le all'asse y. La direzione del gradiente Df ~ (ex,0) è costante ed è la stessa del vettore (l50), che è ortogonale alle linee di livello, (d) La funzione è rappresentata in figura 3.11. Le linee di livello sono semirette per l'origine di equazioni pararnetriche x(t)= £t, y(t)~mt, con t > 0 ed £2 + m2=l(il vettore (£,m) è la direzione della semiretta). Il gradiente vale y(y2-x2) x(x2- y2) x VV)2 ' (x2 + y2)2 ) e si verifica che x'(t)f + y'(t)f = £ f + mf =0; infatti: x y . x y m(ni2 -£2) £(£2- m2) ^ ~ t(£2+m2)2 + m t(£2+m2): . nHm -x, - ) x^x, - m -; n £fx + mfv = £ , 0 2 .—277 + m wd2, _2x 2 = ° J
180 3.80 Si consideri la funzione dell'esercizio 3.79(d): ri-x,y; x2+y2 * Calcolare ove possibile: (a) il modulo' del gradiente |D£|; (b) il vettore (di modulo unitario) Df/|Df| e rappresentare graficamente il corrispondente campo vettoriale (cioè disegnare la direzione ed il verso di Df/|Df| (o equivalentemente di Df) in corrispondenza ad ogni punto (x y))- lx2 - v2 I [(a) |Df|= ' ; , (x,y) * (0,0). (x2+y2)3/2 (b) Df non è definito in (0,0) e, altrimenti, è nullo se y = ± x. Tolti questi casi, il vettore Df / | Df j è uguale a Dfy2-x2 y x 2 - y 2 x ]DfJ = ( |x2~y2| " (x2+y2)1/2 ' |x2-y2| " (x2+y2)l/2 } ' Distinguendo i casi y ^ x2 , si ottiene Df , , y -x I I > I I Df/ |Df | è il vettore unitario tangente alla circonferenza di centro la origine e passante per il punto (x,y), orientato in verso orario se |y|> |x | (figura 3.37(a)) ed in verso antiorario se |y [< |x | (figu ra 3.37 (b)). ' Sia per |y | > |x | che per |y | < |x | il versore Df/ |Df | indica la direzione ed il verso da prendere per "avvicinarsi" alla retta di equa zione y = x (x t 0). 'Dato che il gradiente (e quindi anche Df/ |Df | ) in dica la direzione di massima pendenza, ciò significa che, avvicinandosi a tale retta lungo le circonferenze per l'origine, la funzione f ere sce. Ciò è visibile anche dal grafico di f in figura 3.11: in corrispon 181 -y figura 3.37(a) figura 3.37(b) denza della retta y=x(xf0) la funzione assume il suo massimo (z=l/2) , mentre assume valori inferiori in corrispondenza alle altre rette per l'origine. In particolare f(x,y) è nulla lungo gli assi coordinati (o- rigine esclusa) ed è minima in corrispondenza alla retta y=-x (x / 0). Il campo del gradiente è schematizzato in figura 3.38 ] figura 3.38
182 3.81 Sia g(t) una funzione derivabile per t > 0 e sia £(x,y) = g(/x2+y2 ). Verificare che |Df| = |gf| per ogni (x,y)^(0,0). [si osservi che, essendo g(t) derivabile per t > 0, con il metodo dell'esercizio 3.55 si può provare che f(x,y) è differenziabile per ogni(x,y)^ i (0,0). Il metodo più elegante per calcolare il modulo del gradiente di f è quello di scrivere f in coordinate polari, mediante la trasformazione x ~ p cos§ , y « p sen§, e di utilizzare l'espressione del modulo del gradiente (si veda l'esercizio 3.72): 1*1" ^1Ì7TI - /fp+-p fl • Essendo nel nostro caso f = g(p ), risulta f a = 0 e quindi M=/^= |fpi-kl • Si può anche procedere in base alla formula di derivazione delle funzioni composte: 3 fx^— g(^2+y2 H^*2+y2) -7=t ; Vg'(A2+y*)7!— ; da cui |Df |«/f*+f* - |g<| )j~~ + ^ - |g'| ] 3,82 Utilizzando la definizione, verificare che la fun zione f(x,y) definita da f(x,y) = zSjr se (x,y)^(0,0) e £(0,0) = 0 X ~ry ammette in (0,'0) derivata direzionale in ogni d_i .rezione A=(X1,À2), pur non essendo ivi continua. Verificare inoltre che in (0,0) non vale la formula df/dX = £xXx + £ \2. 183 [sia X=(XX, X2) un vettore di modulo unitario. In base alla defini - zione, la derivata di f, nel punto (0,0), nella direzione X è data da 9f f(tX1,tX2)-f(0,0) X*X, (0,0)=lim : = lim 9X t->0 t t-»0 Xjt2+Xij X^/X2se X 2#) 0 se X. '2 Perciò la funzione f è derivabile in (0,0) in ogni direzione. Però essa non è continua in tale punto perchè non esiste il limite di f(x,y) per (x,y)-* (0,0); si verifica ciò considerando le parabole per l'erigi ne di equazione y=mx2 , con m 6 R, come indicato nell'esercizio 3.34(b). Da verifica diretta in base alla definizione, oppure dal limite precedente ponendo rispettivamente X =(1,0) e X=(0,1), si vede che in (0,0)le derivate parziali valgono f (0,0)=f (0,0)=0.Se invece X=(X 2,X2) rappresenta una direzione diversa dalle direzioni degli assi coordinati (ciò corrisponde al caso in cui sia X ^ che X2 sono non nulli) al lora 9f/9X = X^/X2 1 0. Perciò in (0,0) la derivata direzionale non è combinazione lineare delle due derivate parziali] 3.83 Sia f(x,y) la funzione dell'esercizio precedente e sia g(x,y)=[f(x,y)]2. Verificare che g(x,y) non è continua in (0,0) nonostante che la derivata direzionale esista e valga zero, qualunque sia la direzione. [Come nell'esercizio precedente (si veda anche 3.34fb))si verifica che g(x,y) non ammette limite per (x,y) ->(0,O). Circa la derivata direzio naie, risulta 9g 9 r ,t 0 9 f T\mT\ [f(x'y) ] = 2f(x'y) n • Essendo f(0,0) = 0, risulta 9g/9X = 0 nel punto (0,0) qualunque sia x] 3.84 Si consideri la funzione f(x,y) = x2+2xy+2y2 in un intorno del punto (2,1). Determinare in quale direzione X la derivata 9f/9X, calcolata per (x,y) = (2,1), è massima ed in quale direzione
184 è minima. [il gradiente indica la direzione di massima pendenza. Perciò il massimo della derivata direzionale si ottiene per X = Df/ |Df | ed il valore massimo è 9f fx fv f*2+fv2 , , Analogamente, la derivata direzionale è minima nella direzione e nel ver so opposta al gradiente, cioè per X=- Df / [Df | ed in tal caso la derivata vale df/ 3 A =- | D£ | . Per la funzione presa in considerazione otteniamo i valori Df-(2x + 2y, 2x + 4y) ed in particolare Df(2,l) = (6,8). In (2,1) risulta quindi |Df(2,l) | = /ó2 + 82 = 10 e Df/|Df | = (3/5, 4/5). Perciò, nel punto (2,1), la derivata direzionale 8f/ dX è massima se X =(3/5,4/5) ed in tal caso 8f / dX - 10. La derivata direzionale è minima (e vale -10) nella direzione X=(-3/5, -4/5) J 3.85 Come nell'esercizio precedente, si consideri la funzione f(x,y)=x2+2xy+2y2 in un intorno del puri to (2,1). Determinare una direzione X in cui la derivata direzionale 3f/3X nel punto (2,1) sia nulla. [La direzione X deve essere ortogonale al gradiente. Essendo in (2,1) Df / |Df | = (3/5,4/5), si può scegliere À =(4/5,-3/5) oppure X = (-4/5 , 3/5) ] 3.86 Sia f(x,y) una funzione con derivate seconde con tinue. Verificare che la derivata seconda di f nella direzione X = (X1,X2) vale -^ £(x+t\lfy+tX2)=.fxxXÌ+2fJWX1X2 + £yyXl . [Nell'ipotesi che la funzione sia di classe C2, si può applicare due vo.1 te la formula di derivazione delle funzioni composte, ottenendo 185 d* d ^2f(x+tX1,y+tX2 )«— [yx+tA^yftXj) Aj+f (»ftXx,yM:X2)X2] =fxxÀl+fxy XiX2+fvxX2^i+fvy A2 3 \7 Dimostrare la seguente formala di Taylor con il resto di Lagrange del secondo ordine : nell'ipotesi che f(x,y) sia una funzione di classe C2 in un insieme aperto A, se (x,y) e (x+h,y+k) sono punti di A con la proprietà che il segmento di estremi (x,y) e (x+h,y+k) è contenuto in A, allora _e siste un numero reale Se(0,1) tale che f(x+h,y+k)=f(x,y)+fx(x,y)h + fy(x,y)k + + ^ [fxx(x+^h,y+Sk)h2+2fxy (x+$h,y+$k)hk + + fyy(x+Sh,y+$k)k2] [La funzione di una variabile reale g (t)=f (x+th^y+tk) è derivabile due volte, con derivata seconda continua. Possiamo perciò scrivere la formula di Taylor di g (t), con centro t =0, con t=l e con il resto di La grange al secondo ordine; esiste un numero §e (0,1) tale che g (1) - g (0) +g'(0) +i g •»($). La tesi segue ponendo rispettivamente t=0 e t= % nelle due relazioni g'(t) * fx(x+th,y+tk)h + fy(x+th,y+tk)k S"(t> = fxx(x+th,y+tk)h2 + 2fxy(x+th>y+tk)hk+fyy(x+tli,y+tk)k2 ]
j. o vj 3H, Funzioni eli tar^ o j>ixx va.ria.bili reali Proponiamo in questo paragrafo esercizi relativi a funzioni di tre variabili reali f = f(x,y,z) , con (x,y,z)èR3, ed anche, soprattutto, relativi a funzioni di n varia, bili reali (n >. 1) f=f(x)=f(xlfx2,...,xn), con x=(xi)eRn. Nei paragrafi precedenti abbiamo già enùnciato,nel caso generale delle funzioni di n variabili, le principali definizioni e proprietà, come ad esempio la de_ finizione di limite ed i concetti di continuità, derjl vabilità e differenziabilità. Ricordiamo qui che usici mo la notazione |x| = il x2. )1/2 , con x = (x^eR* , per indicare il modulo (o norma ) del vettore x. Denotiamo inoltre con (x,y) = E x±yi (x=(x.), y^CyJeR11) 1=1 il prodotto scalare tra i vettori X e y. 3.88 Verificare che il prodotto scalare fra vettori di Rn verifica le seguenti proprietà (x,y,zeRn , AeR) : (a) (x,y) = Cy,x) (b) (x+y,z) = (x,z) + (y,z) (e) (Àx,y) = X(x,y) 187 (d) (x,x) _> 0 e (x,x)=0 se e solo se x=0 (e) | (x,y) |l|x| • |y( (disuguaglianza di Cauchy-Schwarz) [(a),(b),(c),(d) sono diretta conseguenza ' della definizione (x^y)= = Z x-y. . La disuguaglianza di Cauchy-Schwafz (e) é conseguenza del- i=l le proprietà precedenti ed è provata nell'esercizio 2.2] 3.89 Dedurre dalla disuguaglianza di Cauchy-Schwarz e dalla relazione (x,x) = |x|2 la disuguaglianza trian gol are : |x+y| <_ |x| + |y| , Vx,yeRn. [ |x+y |2 = (x+y, x+y)=(x,x)+2(x,y)+(y,y) = |x | 2 + 2(x,y)+ |y | 2 < < |x|2+2 Ix||y|+|y|2= (|x|+|y|)2 ] 3.90 Verificare che le seguenti funzioni sono conti - nue su Rn: (a) f(x) = |x| (norma di x) (b) g(x) = (x,y) (prodotto scalare con y fissato) [ (a) Procediamo come nell'esercizio 2.39. Dalla disuguaglianza triangola re si deduce che | x|= |(x-y)+y |< |x-y| + |y |- da cui |x I - |y | < J x-y | . Scambiando il ruolo di x,y otteniamo j | x |- - | y | | < | x-y | . Quindi |f(x)-f(xa) | = MX|- K | |i|x-xo | ; ciò implica che lim £(x) = £(x ). x -*x o (b) La tesi segue dalla disuguaglianza seguente, conseguenza delle prò -
188 prietà (b), (e) con X =-1, (e) dell'esercizio 3.88: |g(x)-g(xo) |= |(*,y)-(xo,y) H(x-xo,y) |<|x-xo | | y | ] 3.91 Verificare che la funzione f(x) = |x|, con xeR , non è derivabile per x=0, mentre se x f 0 le derivate parziali valgono fx. = xi/|x| per ogni i= =1,2,...,n. [Ad esempio f non ammette per x=0 derivata parziale rispetto ad xx ; infatti e <^ ■■• f(h,O,...,O)-f'(O,O,...,0) t. SìF . . fv (0) s lim = lim • = ± 1. Xl h->0± h h+0* h Se x f 0f le derivate parziali, per i«l,2,...,n, valgono f - ' J x 2+x2+ j.y2 _ xj -] Xi P)y vxl+x2+ +Xn y-2 5 2~" * "1 r -I 1 dxi n VXi + x22 + ...+xn2 [xj 3.92 Sia X una direzione di Rn (cioè XeR con |X|=l)e sia f(x) = |x|. Verificare che, per ogni x f 0, f(x) è differenziabile e che il gradiente Df eia derivata direzionale 9f/3X valgono D£ " Ixl • ax " Ixl • Yx * °" ogni [Per x ^ 0 le derivate parziali di f valgono fx. « x./ [ x | , per i=l,2,...,n. Tali derivate, come rapporto tra funzioni continue (con de nominatore non nullo), sono continue. Perciò f è di classe C1 in R1 Mo} e quindi è anche differenziabile. Il gradiente vale La derivata direzionale, per x i 0, vale 189 3.93 Verificare che l'equazione del piano tangente al grafico della funzione f(x)=|x| in corrispon denza di un punto generico x0 f 0 è y - ^ , «.n [y = f(xo)+(Df(x0),x-xo) = I xo I + ( Al > x-*„> - I o I -I*. 1+iT-r [<*.»*>- k I2 3 - (jfr^r 1 3.94 Verificare che l'equazione del piano tangente aL grafico della funzione f(x) = |x|2 in un punto generico x0eRn è data da y-2(x,x0) - |x0|2 , VX€Rn . 3.95 Sia g(t) una funzione derivabile per t > 0 e sia f(x) = g(|x|). (a) Calcolare le deriva-te parziali di f per x^O (b) Verificare che f è derivabile per x=0 se e solo se gf(0) = 0. (e) Verificare che f è differenziabile per x = 0 se e solo se g' (0) = 0. 3 x« [(a) fXi = g'(|x|). — |x|- g'(|x |). j^j , Vx^O, Vi=l,2,...n. (b) Per i = l,2,...,n e per h € R risulta -. g( | h | )-g(0) n. g( | h | )-g(0) |h I ìim ~ = i*» —■—h-] • j—i-^ + gi^) h+0± h ^o± ihl h. e quindi esiste il limite per h^-0 (=0=fx,(0)) se e solo se g'CO^O. (e) Se f è differenziabile in 0,deve essere anche derivabile in tale punto e perciò è necessario che g'(O)=0. Viceversa, se g'(0)=0, risul-
190 ta fx.(0) - 0 per ogni i=l,2,... ,n; quindi,se h=(h.) €R , n f«Hh)-f(0)- E fx.(0)h. . , Un. i-1 Xl 1 .. g( h )-g(0) iim j—-. = lim —r*—f—i =g'(O)=0 h -K) I h I h-> 0 Ih I e quindi f è differenziabile in o] 3.96 Sia f(x)=|x|p con p parametro positivo. Verifica re che i è differenziabile per x=0"se e solo se p>l .Si verifichi inoltre che se p è un intéro pari allora f è di classe C°°(Rn) ,mentre se, ad esempio, p = -3/2 allora f è di classe C1CRfl)ma non di classe C2(Rn ) . [Per quanto riguarda la differenziabilità in x=0, si può applicare il cri terio dell'esercizio precèdente con g(t)=t*\ Per il resto si proceda come nell'esercizio 3.58 ] 3.97 Sia f(x,y,z) la funzione di tre variabili reali definita da- f(x,y,z) = |xyz|a , V(x,y,z)eR3, con a parametro positivo. Verificare che nel pun to (0,0,0) la funzione f è; (a) derivabile per ogni a > 0; (b) differenziabile se e solo se a>l/3. [(a) Essendo f-0 lungo gli assi coordinati, in (0,0,0) le derivate f ,f ., ^ y f sono nulle. (b) La funzione è differenziabile in (0,0,0) se e solo se è nullo il limite (*) lim Ixyzl (x,y,z)->(0,0,0) A2+y2 + z2 Utilizzando la disuguaglianza 191 |x| = /"x"5" < /x2+y2+z2 e le analoghe disuguaglianze per [ y | , | z | , otteniamo |xy& | < < (x2 + y2+z2 )'3/2, da cui, se (x,y,z) i (0,0,0) a 3a-i- /x2+y2+z2 0< w <(^+yHZ=) 2 Perciò, se a > 1/3, il limite (*) vale zero. Se invece QK 1/3, lun go le rette per l'origine di equazioni parametriche x(t)=£ t, y(t)=mt, z(t)=nt (Ji2 + m2+n2=l), il rapporto in (») vale |Xyz|a IM \t\ ìo ,a , ,3a-i /x2 + y2 + z2 /jò2+m2 + n2 |t| e, se a<l/3, diverge all'infinito (per £mn f 0) mentre, se a=l/3,di pende dalla retta scelta; ciò prova che, se 0t £_ 1/3, non esiste il limite (-) ] 3.98 Generalizzando l'esercizio precedente (ed anche l'esercizio 3.56), verificare che la funzione r/ ì = I \a t ( X x , X 2 , . . . , X n) I X l ' X 2 ' . . . • Xn I è differenziabile nell'origine degli assi se e solo se a > 1/n. ; [utilizzare la disuguaglianza | x^ j < |x | , valida per ogni i=l,2,..n e per ogni x =(x±)t Rn (si faccia attenzione che a primo membro della disuguaglianza c'è un valore assoluto, mentre a secondo membro c'è un modulo) J 3.99 Calcolare, all'interno dei rispettivi insiemi di definizione, le derivate parziali delle seguenti funzioni di tre variabili reali
192 (a) f = xyz (b) f = log(xyz) (e) f = x?z (d) f = x*z [(a) fx= yz, fy=xz, f?=xy; (b) fx=l/x, fy-l/y, fz=l/z; (e) fx=yzxyz"* , f =xyzz logx, fz = xyz y logx; (<*) fx-yz x^1, fy=xyZ yz"1zlogx, fz = xyZyzlogx logy ] 3.100 Verificare che le seguenti funzioni di tre variabili reali (a) f = log —^ (b) f = x arctg (yz) soddisfano la tesi del teorema di Schwarz relativa alle derivate seconde miste: f=f f=f f = f . xy yx * xz zx ' yz zy 3.101 Calcolare le derivate parziali fx. (i=l,2,...,n) delle seguenti funzioni di n variabili reali v.x1,x2,...,xnJ — x; n (a) f=log(x1 «x2-. . .-xn) (b) f = E_ x±x. i,j~i Ce) £=arcsen |A| (d) £=log \/ r1]^ /|x|2+l V 1+1*1 [ (a) fx.= 1/x. ; (b) fx. -2xi (il lettore in difficoltà provi a conside rare preliminarmente il caso n=2); (e) f = ^ ; (d) f = ^ ] 1 |x|(|x|2+l) 1 |*|(|x|2-l) 3.Ì02 Calcolare la derivata direzionale delle funzioni considerate nell'esercizio precedente, nella 193 direzione della retta di equazione x^x,,^. . . = =xn, nel verso delle xi crescenti. [.Si chiede di calcolare la derivata direzionale 3f/ 8À, dove X è il. vettore unitario X - (Ai)= (4- , ■■■, 4-) • x v n v n Nei punti in cui f è differenziabile, la derivata direzionale vale 9f n in -r- = E fx.À. ~ ""7=- E fx. . dX i=i xi 1 /n i=1 xi Ad esempio, nel caso (a), nell'insieme di definizione di f risulta 9 £/ 3X= (1//JT) 2 l/x-J i=l 3.103 Sia f(t) una funzione definita in [0,+») e derivabile due volte per t> 0. Poniamo u(x)=f(jx|), VxeRn . Verificare che, per ogni x f .0, le derivate se conde u soddisfano la relazione I uXiX.(x) = f"(|x|) + Cn-l) f'f'fn Ì=l ' " ' 2 2 [uXi = f ( |x| ) ^ ; ^^^-dxD^p+f^W)^- fp) ■ Nel sommare rispetto ad i-l,2,...,n occorre tener presente che nx? 1 n2 nl n n *± 1 i-i#"Ff Jixi = lii=E1 FTR ;i=i Tx73=R J 3.104 Sia g(t) una funzione derivabile due volte per t >_ 0 e sia u(x) = g(|x|2) , Vx€Rn .
194 Verificare che, per ogni xeRn, si ha |ux.x.(x) -4[g»C|x|*)|x|*+ f g'C|x|*)]. n 3.105 Sia u(x)=f(|x|), con f(t) derivabile due volte per t>0. Verificare che, per ogni x f 0,risulta- À' 3^7- ( /i+|duV/ = Ci+f ,2)3/2 + "M 'Ci+£,2)1/2' 3.106 Una funzione di n variabili reali u(x1,x2,.... . . . ,xn) si dice armonica in un insieme aperto A se essa ammette in A derivate seconde uv.v. e se. es se soddisfano l'equazione differenziale (equazio ne di Laplace) n £ uxìXì = 0 > Vx-Cx^Xj,. . . ,x )eA. Verificare che, se n>3, la funzione u(x)=|x| è armonica in R - {0} . • .. —. . ^ oppii L Si può utilizzare la formula dell'esercizio 3.103 con f(t)=t (2-n)/2 re quella dell'esercizio 3.104 con g(t)=t . Ad esempio,per.f(t) risulta f"(t)+(n-l) —-^ =t"n [(2-n)(l-n)+(n-l)(2~n)] =0, Vt ì o] 3.107 Verificare che la funzione u(x) =*/!-|x| 2 (che ha per grafico una semisfera in Rn) verifica lf e- quazione differenziale alle derivate parziali (detta equazione delle superfici con curvatura media costante) i 195 i -2- ( "Xiì =-n, VxeRn: |x|< 1. i=1 dx± \ /l+|Du| 2 I { ' [ Si utilizzi la fòrmula dell'esercizio 3.105 con f(t)=/l-t2 ] 3.108 Una funzione f definita in Rn-{0'} si dice omogenea di grado a se f(tx)=taf(x) , Vt>0, VxeRn-{0}. Sotto tale ipotesi, verificare che: (a) se f(x) è differenziabile in Rn - {0} , le • derivate parziali sono omogenee di grado a-1 e vale l'identità di Eulero n E x.j fv. = a f : i=i x Xl (b) se a < 0,non è finito il limite per x-»0 di f(x), a meno che f non sia identicamente nulla; (e) se a=0,non esiste il limite per x-*0 di f(x) a meno che f non sia costante; (d) se a>0 e se f(x) è continua in Rnr{0}, essa può essere estesa per continuità in x=0 (con il valore f(0) = 0) . [ (a) Si veda l'esercizio 3.70; (b) consideriamo la semiretta per l'origine di direzione X e di equazioni parametriche x(t)- Xt (t > 0). Lungo tale retta la funzione vale f(x)=f(tX )=t af( X) ; se f(X) #), per t -M- °° tale espressione diverge all'infinito; (e) se a =0, con le notazioni precedenti si ha f(x) =t f(X)=f(X). Perciò, se f non è costante, su ogni semiretta per l'origine di direzione X, f (x) as_ sume valore costante rispetto a x, ma dipendente da X . Ciò implica che non esiste il limite di f(x) per x~+0; (d) per il teorema di Weierstrass, la funzione f(x) assume massimo e minimo (ed è quindi limitata) nell'insieme chiuso e limitato {x 6Rn : |x | = 1 } . Sia Me R tale che |f(x)|<! M per ogni x € Rn, con jx | =1. Essendo x/ I x I un vettore di modulo l,per ogni x € R - {o ), otteniamo
196 U00|= f(l*l- fr) W Dall'ipotesi a > 0 segue che f (x)-> 0 per x-*o] 3.109 Dimostrare la formula di Taylor con il resto di La - grange al secondo ordine : se f (x) è una funzione di classe C2 in un insieme convesso A, se x, x + h sono punti di A, allora esiste un numero reale 8e(0,l) tale che f(x+h)=f(x)+ Z fx. (x)h.+ ì i fx.x.Cx+8h)h,h, i=i x x 2. . - xixj i J In simboli più compatti, si può scrivere tale fo_r mula in modo equivalente (dove (Df,h) è il prc) dotto scalare tra il gradiente Df ed il vettore h, D2f è la. matrice nxn delle derivate seconde, D2f'h è un prodotto tra matrici con h pensato matrice riga o colonna, infine (D2f-h,h) è un prodotto scalare tra vettori di Rn): f(x+h)=f(x) + (Df(x),h) + \ (D2f(x+$h)-h,h) . [Applichiamo il metodo proposto nell'esercizio 3.87 per il caso n = 2. Posto g (t)=f (x+th) per t? [o,l] , in base alla formula di Taylor (per le funzioni di una variabile) con il resto di Lagrange al secondo ordì ne, con centro t =0 e con t=l, esiste % 6 (t ,t1)=(0,l) per cui g(t) = g(0) +g'(0) + ~ g"(S) . Si ottiene la tesi esplicitando le derivate g!,gn con la regola di de rivazione delle funzioni composte: n g'(t)« E fx (x+th)hi ; i=l * n n -, n g"(t)= E I fx.x.(x+th)h. h, = .2 fx.x.(x+th)h.h. ] * v i=l L j=i xixj JJ x i,j=i xixJ x J i ce I A 1*1 < M Vx^O. • Capitolo 4 EQUAZIONI DIFFERENZIALI LINEARI 4A. Eajjuazsioni differenziali lineari del primo ordine Un1equazione del tipo (1) g(x,y,yf) = 0, ove y=y(x) è una funzione incognita e yf la sua derj, vata prima ed ove g è un'assegnata funzione reale di tre variabili reali, prende il nome di equazione diffe renziale (ordinaria)del primo ordine. Per soluzione (o in - tegrale particolare) della (1) ,, si intende una funzione y=y(x) definita in un intervallo I di R ed ivi derivabile, che soddisfi la (1), cioè tale che risulti g (x,y(x), yf(x)) - 0, VxcI. Un1equazione differenziale del primo ordine si i ce di forma normale se è del tipo (2) y' = f(x,y). Un'equazione del primo ordine del tipo (3) y* = a(x)y + b(x) ,
198 ove a(x) e b(x) sono funzioni continue nellfinterval_ lo I, si dice lineare . Se è b (x) = 0, liquazione (3) si dice omogenea. Le funzioni a(x) , b (x) si chiamano, rispettivamente, coefficiente e termine noto dell'equa, zione (3). Esempi di equazioni lineari del primo ordine sono le equazioni (4) y' = b(x) (5) y' = y. Com'è noto dal calcolo integrale, le soluzioni della (4) sono date dalla formula (6) y = B(x) + e ove B(x) è una primitiva di b(x) e ceR. Per quanto ri guarda la (5), osserviamo che le funzioni y = cex (ceR) sono sue soluzioni. Viceversa,se y(x) è una soluzione della (5), cioè se risulta y'(x)-y(x)=0, Vxel, moltiplicando ambo i membri per e"x , si ha e"x y1 (x) - e"xy(x) = 0 e cioè ^ [e"xy(x)] = 0, Vxcl. Ne segue e~x y(xj = e 199 con e costante opportuna e perciò (7) y(x) = e ex. Abbiamo così verificato che tutte le soluzioni dell1equazione differenziale (5) sono date dalla (7). Le equazioni differenziali (4) e (5), che sono casi particolari della (3) , ammettono infinite soluzioni, dipendenti da una costante arbitraria e. Ef perciò naturale aspettarsi che, anche in generale,la equazione differenziale (3) ' ammetta infinite soluzio. ni, dipendenti da una costante scelta arbitrariamente. Sussiste in proposito il seguente TEOREMA. Tutte le soluzioni dell'equazione differenziale (3) sono espresse da (8) y(x) = eA« ( [ e*' b(x)dx) ove A(xJ è una primitiva di a(x) . Si noti che l'integrale indefinito che figura nel la (8), dipende, al solito, da una costante arbitraria. Volendo mettere bene in evidenza la dipendenza dalla costante, possiamo riscrivere la (8) nel modo seguente : (81) y(x)= eA<x> ( [ e"AW b(x)dx+c). j La dimostrazione del teorema fornisce anche il procedimento che conviene seguire nella pratica per risolvere equazioni particolari e perciò la richiamia mo. Moltiplichiamo ambo i membri della (3) per é~A(x} detto fattore integrante , ottenendo (9) e~A(xV (x)=e"A<x} a(x)y(x)+e-AW'b(x);
')AA cioè, essendo A!(x) = a(x); e-A(x)yt(x).e.A(x) A. (x)y(x)=e-A(^bCx)} relazione che può esser riscrìtta nel modo seguente: A [e-A(x) y(x)]= e-A(x) b(x) Integrando ambo ì membri, sì ha e-A(x) y(x) = f e"A^x) b(x)dx, cioè la (8). Viceversa, se y(x) è data dalla (8), si Verìfica facilmente che essa soddisfa 1!equazione(3). La (8) prende il nome dì integrale generale dell'je equazione differenziale (3). In particolare, le soluzióni dell'equazione omogenea (10) y' = a(x)y sono espresse da (11) y(x) = e eA<x> (ceR) con A(x) primitiva di a(x). Sussiste inoltre il TEOREMA DI CAUCHY(PER LE EQUAZIONI LINEARI DEL PRI - MO ORDINE) . Siano a.(x) e b(x) funzioni continue nell'inter - vallo chiuso e limitato I, e sia X0el. Per ogni yQeR esista una ed una sola funzione u(x), derivabile in I , soluzione del problema di Cauchy 201 (12) fy! = a(x)y + b(x) y(*o) = Yo Dalla formula (8) sì ricava l'espressione della soluzione y(x) dì (12): J a(t)dt x -J a(s)ds (13) y(x)=e X° •• (y0+ { e X° b(t)dt)- che, per b(x) = 0 sì riduce J a(t)dt (14) y(x) = Yo e x° 4.1 Dimostrare che la funzione identicamente nulla è l'unica soluzione del problema dì Cauchy f y' = a(x)y j y(xj = 0 ove a(x) è continua in I e x0el. [ Che la funzione y(x) = 0 sia soluzione del dato problema di Cauchy è e- vidente. Che sia l'unica segue dal teorema di esistenza ed unicità J 4.2 Dimostrare che la soluzione del problema di Cauchy yf = a(x)y y(x0) = 1 con a(x) continua in [a,b] e x0e[a,b], non si an
202 nulla in alcun punto di [a,b]. [ Se esistesse x e [a,b ] tale che y(x)=0, la funzione y(x) sarebbe anche soluzione del problema di Cauchy f y1 s a(x)y 1 y(x) = o e cioè, per l'esercizio precedente, dovrebbe essere y(x) identicamente nulla, contro il fatto che y(x ) = 1 ] 4.3 Sia y0(x) la soluzione del problema di Cauchy f yf * a(x)y | y(xj = 1 con a(x) funzione continua in [a,b] e x0e[a,b] . Dimostrare che l'integrale generale dell'equazio ne y'=a(x)y è dato da y = cy0(x). [ Si deve dimostrare che la generica soluzione y dell'equazione y'=a(x)y, è data da y(x) = cy (x), con e costante opportuna. Posto c^yCx ), le funzioni y(x) e cy (x) sono entrambe soluzioni del problema di Cauchy y' « a(x)y y(xo) * e i e perciò, per il teorema di unicità di Cauchy, risulta y(x)=cy (x) per ogni x 6 [a,b] ] 4.4 Risolvere l'equazione differenziale lineare omogenea y'=8xy. [ Una primitiva di a(x)=8x è A(x)=4x2 . Moltiplicando ambo i membri della 203 -A(x) -4x2 ; -4x2 -4x2 equazione data per e v^'=e , si ha y'e =8xe y, cioè y'e"4x - 8x e"4x y = 0, da cui -f- (e-4x2y) = 0. dx -■4x2 . » 4x 2 i Ne segue e y = e, cioè y = e e j 4.5 Risolvere l'equazione differenziale lineare omogenea » = x y x2+l y [ Una primitiva di a(x) = x/(x2 +1) è A(x) = log \/x 2+l . Moltiplicando ambo i membri dell'equazione data per e" ^x' = l//x2+l , si ha [y»/ W+l ]-[yx/(x2+l)3/2] = 0 da cui d _ (y//x2+l ) = 0. dx Ne segue y/ /x +1 = e, cioè y = e /x + 1 ] 4.6 Risolvere nell'intervallo (0,it) l'equazione differenziale omogenea y' = (cotg x)y. [ Una primitiva della funzione a(x)=cotgx è A(x) = log | senx | . Nell'intervallo (0, IT ), la funzione senx è positiva; quindi in tale intervallo , A(x) = log senx. Dalla formula risolutiva (11), si ricava y(x) = e eA<x> = e elo8 senx= e senx. Si poteva procedere anche tenendo conto dell'esercizio 4.3. Infatti,det ta y(x) la soluzione del problema di Cauchy
204 (y1 = (cotg x) y y<*0) =.i si ha y(x) > 0 per x e(0,1T ), grazie all'esercizio 4.2, e perciò, y'/y = cotg x. Integrando arabo i membri fra x e x, si ha rx . -x f y'(t) f dt = cotgt dt J y(t) J * X X o o da cui, essendo log y(xo) = log 1=0 log y(x) = log sen x - log sen x Scegliendo x = IT 11 si ha log y(x) = log sen x e infine y(xJ)=senx.Dal. l'esercizio 4,3 segue che la generica soluzione dell'equazione data è é y = e sen x. In generale, per x f kTT , si trova la soluzione y=c' |senxj che è equivalente a y=c senx pur di cambiare il segno alla costante] 4.7 Determinare l'integrale generale delle seguenti equazioni differenziali lineari omogenee y' = 3y y*=2xy y,=(x-l)y/x yf=(cosx)y y? = - ex y t n x2 y = 2xex y y'=(tgx)y yT=-y/2x 3x l y = ce J [ y = ce ] [ y - ce /x ] ,. senx -, [ y = ce J -ex [ y = ce ] L y = cee ] [ y = c/cosx ] [ y - e// x ] 205 [y = cx2 ] [ y = c/senx ] r. 2/o/x3") . L y = ce J r 2/x+5 -, L y = ce J r (log2 x)/2 , L y = ce J r I 2 , i1/2 Ly - e |xz -1 1 [ y * ex. ] [ y = e logx ] [y=c tg [ (x+l)/2]] r (sehx-xcosx) -, L y=ce J r cos2 x n L y = e e J r xarctgx, / T l y=c e //l+x2 ] ] / ■ n yf=2y/x yf=-(cotgx)y y'=(/x)y yf=y//x+5 y!=(logx)y/x y'='xy/(x2-l) yf=(l+log x)y y'=y/(x logx) y*=y/sen(x+l) y*=xy sen x y'=- (sen2x)y y'=(arctgx)y , , > r (x arcsenx + /l-x2 ) -, y f = (aresenx)y [ y=c e ] y'=g'(x)y [y = ceg(x)] 4.8 Risolvere l'equazione differenziale non omogenea , 2 ' sen 4x y» =- - y + - x x2 [ Una primitiva A(x) di a(x)=-2/x è A(x)=-21cg | x j =-logx*, per cui il fattore integrante è e v ' = x~ . Si ha, moltiplicando per x ambo i membri dell'equazione, x2y'=-2xy + sen4x, cioè x2 y'+2xy=sen4x e anco- ra D(x y)=sen4x. Integrando ambo i membri di quest'ultima relazione,si ha x2 y = J sen4xdx =-(cos4x)/4 + c e ,perciò y=(-cos4x/4+c)/x 2 J 4.9 Determinare l'integrale generale delle seguenti equazioni differenziali lineari non omogenee y'=3y+l [y = c e3x - (1/3) ] y'=ay+b, (a,beR, a^O) [y » e e" - (b/a) ]
206 yf=y+x y f =-y+e""x y'+y/x = 1/x y,=Cy/x)+xex y f =y+e x y f =4y~e2x y'=ay+ebx (a^b) 2 y,=-2xy+xe ~x y'=(2y/x)+(x+l)/x y*=y+X2-1 y,=ex-(y/x) yf =2xy+e x cosx y « =-y + e-X COSX y « =- (y+e "x/x2) y « +y=2xe "x y » +y=3x2e~x y « +y=e ~x /2/x y T = (cosx,)y+e senxlogx yf = (3y/x)+x3ex y(=(tgx)y+cosx y'-Cy+D/Zx y» =(y+l)cOSX [y - e e -x-l] r -x -, Ly=e (x+c) J [y=l+c/x ] [y=xe +cx ] x [y=(c+x)e ] r 4x 2x n [y=ce + e /2 J _ r bx n - [y= [e /(b-a) J+c ] -x2 ' [y*e (e + x2 /2) ] [y=cx2 - x -(1/2) ] [y=ceX -(x+1)2] [y= [ c+(x-l)eX ] /x ] 2 [y=ex (senx + e) ] r -x -, [y=e (senx + e) J [y=e % + 1/x) ] |>e""X(x-2 + e) ] |>e~X(x3 + e) ] [y?e (/x + e) ] [y=e (xlogx-x+c)] [y=x3 (eX + e) ] [y= [(x/2)+(sen2x)/4+c ]/cosx ] r 2v x 1 Ly-c e - l j r senx -, Ly=c e - 1J 4.10 Risolvere il problema dì Cauchy 207 yf = 3x ex y y(0) = 1 2 2 [Una primitiva di à(x)=3xex è A(x)=3ex /2, perciò L'integrale generale dell'equazione data è y(x)=c e3e '2. Imponendo la condizione y(0)=l , si trova y(0) = e e3'2 = 1, da cui e = e"3'2. Pertanto la soluzione del 2 problema di Cauchy è y(x)=e3'e "1^ 2 ] 4.11 Risolvere i seguenti problemi dì Cauchy Jyf = (i-y)/x y(D = o [y = (x-l)/x ] y,=2y+l 2x [y = <3e -l)/2 ] y(o)=i yf=ay+b (a,beR,a^0) ax n , . L y = (e -l)b/a J ,y(o)=o y' + - y = x3 x Ly = x'i/5] y(D = 1/5 yf=(tgx)y+l y(TT) = 1 [ y - tgx -(1/cosx) ] y,=[(x+l)y/x]+x(l-x) x-i 21 L y=(e-l)xe + x2] y(D = e
208 yf =[-y/(sen2x cotgx)]+ +cotg2x y(7T/4)=log(/"2/2) [y = (cotgx)(log senx) ] yf= 2y/x+3x2cosx yO) * 3ir3 [y = 3x2 (sen x + TT) ] yf «- (cosx)y+senxcosx r -senx n L y = senx + e - 1 J y(o) = o y'=(cotgx)y + x5senx y(0) = 0 [ y = senx (e + x 6/6) ] y'=2xy/Cl+x2) + Cx+x3)senx y(0) = 0 [y=(l+x2 )(senx-x cosx) ] 4.12 Siane a(x) e b(x) funzioni continue nell'intervallo chiuso e limitato [a,p] e siano x0e[g,p], y0eR. Detta y(x) la soluzione del problema di Cauchy yf = a(x)y + b(x) [ y(x0)=y0 ed indicata con II II la norma del sup in C°([a , p]), dimostrare che esiste una costante e > 0 , dipendente da a,p e II a,11, ma indipendente da.y(x), tale che llyl + lly1 II < c(|y0|+ llbll) . 20 [Dalla formula risolutiva (13), tenendo presente che (xo £ x) .x rx rP a(t)dt | a(t) | dt |a(t)| dt < e *a (p-a)lla II < eV = K e che a(s,)ds a(s)ds < e < K e ricordando le proprietà degli integrali definiti, si ha x | y(x)| < K ( |yo | +| f Kb(t)dt |) < x o < K( I yo |+ K |b(t) I dt) < Ja < K(| yo |+ K( P-a) llbll ) < <K'( |yo |+ llbll) ove si é posto K'=max {K,K2 (P -a ) ) . Passando al sup per x e f a, P] , ne segue (*) llyll < K'( | y0 |+llbll ) con K! costante dipendente solo da a., P, a(x) e non da y(x). Essendo per ipotesi y1 = ay + b, si ha ||y' Il < Hall- lly 11+ llbll ;
dalla (*) segue allora llyll+lly' II < ( II a II+1) Il y II + Il b II < < ( 1lal|+l)K»( |y0.| + llb||) + llbll < e (|yJ+ llbll) ove si è posto e = ( Ila ll-KL) K1 + 1 ] Siano a(x) e bn (x) funzioni continue nell'Inter, vallo [a,p] e sia yo una successione di numeri reali. Supposto che bn (x) -* b(xj unìformemen te in [a,p] e che y0 n -» yOJ dimostrare che la successione yn(x) delle soluzioni dei ■ problemi dì Cauchy {yn^o) = y0,n converge in C1([a,pj) verso la soluzione y(x) del problema dì Cauchy Jyf = a(x)y + b(x) (y(x0) = yc [Sottraendo membro a membro, si ottiene <yn-y)f = a(x)(yn-y)+ bn(x)-b(x) (y„-y)(x0) = y0>n - y0 * Applicando il risultato dell'esercizio precedente,si ha Il yn-yll +H yi-y'll < e ( | y0^n-yo |+ llbn-b!l) 211 da cui segue l'asserto, ricordando la definizione della norma su C (ved. esercìzio 2.25) J 4B . Equazioni ci i £"£"<=* oc* eri zì-slI i lineari omogenee 3l coefficienti o-oslz-SLarx-t-i Un'equazione differenziale del tipo (1) yM + ayf + by = f(x) con a,beR e f(x) funzione contìnua in un intervallo I di R, prende il nome di equazione differenziale linea - re del secondo ordine a coefficienti costanti, dì termine noto f (x) . L'equazione (1) sì dice omogenea se f(x) = E 0, altrimenti si dice non omogenea. Per soluzione (o integrale particolare) dell'equazìo ne (1) , si intende una funzione y = y(x) , derivabile due volte in I, che soddisfi la (1), cioè tale che y"(x)+ay' (x)+by(x) =f (x) Vxel. L'equazione differenziale omogenea (2) y" + ay' + by = 0 prende il nome di equazione omogenea associata all'equa, zìone (1) . Nel presente paragrafo ci limitiamo a studiare l'equazione omogenea (2), rimandando al paragrafo sue cessivo lo studio della (1) . Per determinare l'integrale generale dell'equa - zione (2) e cioè l'insieme di tutte le sue soluzioni particolari y(x), assai utili sono i seguenti teoremi. TEOREMA. 1. Se y1 e y2 sono due soluzioni particolari
212 della (2), allora anche la funzione y(x) = c1y1(x)+c2y2(x) con Cp C2 e R, è una soluzione particolare della (2). TEOREMA 2 . Se y. e y2 sono due soluzioni particolari della (2), tali che (3) y1(0)y2(0)-y2(0)y{CO) ^ 0, allora tutte le soluzioni della (2) sono del tipo C1y1(x) + + C2y2 (x) , al variare dei parametri Cx , C2 . Si dimostra che la condizione (3) equivale a dire che le funzioni y1(x), y2 (x) sono linearmente indi - pendenti, cioè che le uniche costanti clf c2 per cui si ha c1y1(x) + c2y2(x) = 0 VxeR sono le costanti cx = c2 = 0. Dal teorema 2 segue, perciò, che: per determinare l'integrale generale dell1 equazione omogenea (4) L(y) = y" + ayf + by = 0 basta conoscere due suoi integrali particolari linearmente indipendenti y 1 e y 2 . Per determinare esplicitamente due integrali pajr ticolari y1 e y2 della (4), si considera la sua equazione caratteristica v"5) X2 + aA + b = 0, che è un'equazione algebrica di secondo grado,le cui 213 radici (complesse) sono (6) Ax«(-a-/A )/2 ; A2=(-a+ /E )/2, ove A = a2 - 4b. Se A < 0, allora porremo (7) a = - a/2 , (3 = Z^/2 in modo che a e ±|3 saranno, rispettivamente, La parte reale ed il coefficiente della parte immaginaria dei numeri complessi \1 e X2 . Si dimostra il seguente TEOREMA 3 (SOLUZIONI DELL'EQUAZIONE OMOGENEA ) . Tutte le soluzioni dell'equazione (4) sono date da e . \ r \ At X A 0 x (ì) y(x)=c1e 2 + c2e 2 , se (ii) y(x)=c1e lX + c2xe lX, se (injy(xj=c1e cos£x+c2e sengx, se ove C1 e C2 sono costanti arbitrarie, ed ove \19 sono definite dalle (6) , (7) • 4.14 Risolvere le equazioni differenziali omogenee (a) y"-6yf+5y = 0 (b) y"-2yf+2y = 0 [(a) L'equazione caratteristica À2 -6 À+5=0 ha discriminante A=16 > 0 e perciò ammette due radici reali e distinte: Xx =1, A2-5. Perciò lo integrale generale è y(x)=c1 ex+c2 e x. (b) L'equazione caratteristica À 2 -2 À+2=0 ha discriminante à~-h- < 0 ed ammette come radici i numeri complessi coniugati Aj =l-i, X 2 =l+i A > 0 A = 0 A < 0, À2, a,|
214 Perciò l'integrale generale è y(x)=c1 excosx + c2 exsenx ] 4.15 Risolvere 1 ì equazione differenziale y"-2yf +y=0 . [L'equazione caratteristica è X2-2 X+1=0, ossìa (X -1) 2 »0 ed ammet te Xx*l come radice doppia. Perciò l'integrale generale è y(x)=c1 ex+ + c2 xex ] 4.16 Risolvere 'le. equazioni differenziali lineari o- mogenee (a) ytf-2y'=0 (b) y"+4y=0 [(a) L'equazione caratteristica è X2-2 X =0, cioè X (X-2)=0, ed ani - mette le due radici reali 0 e 2. Perciò, l'integrale generale è y=c ,+ tc2ex. (b) L'equazione caratteristica è X2+4=0, ed ammette le due radici complesse coniugate ± 2ì. Perciò l'integrale generale è y = =c1cos2x+c2 sen2x ] 4.17 Risolvere l'equazione yfr+2yt+y=0. [L'equazione caratteristica è X2+2X + 1 = 0, cioè (X+l)2 =0. Perciò -1 è radice doppia e l'integrale generale è y^^ +c2 x)e~x ] 4.18 Determinare l'integrale generale delle seguenti equazioni lineari omogenee y"-3y'+2y=0 [y- CleX+c2e2x ] y"-10y'+21y=0 [y - e, e3x + c2 e?x] y"-2yt+y=0 [y = (c^ c2x) ex] yff-10yf+25y=0 [ y = (cx + c2 x) e5x] y + y = 0 [ y s e 2 cosx '+ c 2 senx ] ytf + 3y = 0 [ y=c1cos(/Tx)+c2sen(/"3 x) ] y"-2y'-15y = 0 [ y = Cl e~3x + c, e5x ] 215 yff-y=0 [y=Cl e"x + c2ex] yff-4yf+4y=0 [y=(Cl +c2x)e2x ] yf!-2y f +5y=0 [y=eX(c1 cos2x + c2sen2x) ] y"+y ' +y=0 [ y=e"X 2[ C]> cos(/~3 x/2)+c2sen( VTx/2) ] ] 2x y'!-4y ' +20y=0 [y=e (c1 cos4x+c2 sen4x)] y"+9y=0 [y=c1 cos3x +. c2 sen3x ] y"-6yf+10y=0 " . [y=e3x(c1cosx + c2senx) ] y"+ /2 y'=0 [y=Cl + c2 e" % X ] y"-8y'+l6y=0. [y=(ca + c2 x)e4x ] yff-yf/2 + y/l6 = 0 [y-(Cl + c2x)ex/4 ] Passiamo ora a studiare l'equazione differenzia le lineare omogenea di ordine n: (8) y(n) + a1y(n-1)+...+ an.lY'+ any - .0. a coefficienti costanti a1,...,an„1 ,ane R. La (8) è un caso particolare della più generale equazione differenziale lineare di ordine r? (9) y^-)+a1-(x)y<n"1) + . . .+an-1 (x)yf+an (x)y=f(x) . Per l'equazione (9) si dimostra il seguente teorema di Cauchy l TEOREMA 4 (DI ESISTENZA ED UNICITÀ'). Se i coeffi denti a- (x) ed il termine noto f(x) dell'equazione (9) sono continui nel l'intervallo limitato [a,b], allora, per ogni x0e[a,b] e per ogni (y0,y0 , . . . , y0 JeR , esiste una ed una sola soluzione y in [a,b] della (9), tale che
216 (10) y(xJ=yOJ y'(x0)=yo(1) ,...,y(n"1) (x0)=yl0n-1) . La soluzione y, di cui al teorema di Cauchy, si chiama soluzione del problema di Cauchy relativo alla equazione (9) ed alle condizioni iniziali (10). L'equazione (9) si dice omogenea se risulta f(x) = 0, altri. nienti si dice non omogenea. Analogamente a quanto già visto nel caso n=2, si dimostra che se- y1 (x) , y2(x),. ..,yk(x) sono k inte - grali particolari dell'equazione (8), allora anche una loro combinazione lineare del tipo c1y1(x)+ c2y2(x) + . ..+ckyk(x) è un integrale particolare della (8). Se ora yx (x) , y2 (x) , . . .yn(x) sono n integrali par_ ticolari dell'equazione (8) il loro Wronskiano è, per definizione,il seguente determinante h/i !y; (x) (x) y(r1}Cx) y2 Yl ri (x) .. (x) .. (xs.. ■ y»Cx) • y;cx) (n-l) J n che si dimostra essere o identicamente nullo o sem - pre diverso da zero nell'intervallo [a,b]. .Si ha W(x) 1 0 per ogni xe[a,b] se e solo se le. funzioni y1 (x) , . . . ,yn (x) sono linearmente indipendenti, cioè S"e c1y1(x)+..-+cnyn(x)=0, Vx => c1=...-cn=0. Sussiste* il seguente TEOREMA 5. Se y1(x),...,yn (x) sono n soluzioni parti_ 217 colari linearmente indipendenti dell'equazione (8), allora una qualsiasi soluzione della (8) è del tipo (11) y(x)=c1y1(x) + . . .+cnyn(x), cioè, la (11) è 1'integrale.generale dell'equazione (8). Per determinare n integrali linearmente indipendenti dell'equazione (8), basta conoscere le radici dell'equazione algebrica di grado n X^-a^V . .+an^À+an-.0, che prende il nome di equazione caratteristica della (8) in modo analogo a come abbiamo già visto nel caso n- = 2. Si dimostra infatti che 1) Se le n radici (reali o complesse) X1 ,X2 , . . . , A dell'equa zione caratteristica sono tutte distinte, allora le funzioni (rispett. reali o complesse) X . x X ~ x À nx e L . e 2 , . . . , e n sono n soluzioni linearmente indipendenti della (8). 2) Se X è una radice (reale o complessa) multipla di ordine r dell'equazione caratteristica, allora le funzioni (rispett. reali o complesse) Xx Xx r-1 X x sono r soluzioni linearmente indipendenti della (8). Poiché per ogni radice X si trova un numero di soluzioni linearmente indipendenti della (8) pari al_ la molteplicità di X, in tal modo si determinano n soluzioni linearmente indipendenti della (8). OSSERVAZIONE 1. Se l'equazione caratteristica ha
218 una radice complessa X=a + ip, essa avrà anche la rad^L ce coniugata X « a-ig ed alle due soluzioni complesse Àx OtXx _ . ^ . e = e (cospx + 1 sen|3x) ^ x ax , „ . rtv e » e (cospx.- 1 sen|3x) si potranno sostituire le due soluzioni reali ex x ,Xx. Àx^ ,„ e cos0x = (e + e )/2 ax r Xx ÀxWn. e senpx = (e - e )/2i, risultando, il nuovo sistema di integrali particolari che si ottiene, ancora di n integrali linearmente indipendenti. 4.19 Risolvere l'equazione ym+ y = 0. [L'equazione caratteristica A3+l-0 ammette le radici -1,(1/2) ±i / 3/2 -x [(l/2)+i/372xl e perciò l'integrale generale è dato da y(x)=cJe +c2e + [ (l/2)-i/I/2 x ] + e3 e , , ovvero, tenendo conto dell'osservazione 1, —x x/2 x/2 — da.y(x) = e 1 e + c2 e cos / 3/2 x + c3 e sen /3/2 x ] 4.20 Risolvere l'equazione yfff - 3yff + 3y ' -y-0. [L'equazione caratteristica (À-1)3=0 ammette la radice tripla X =1. Perciò l'integrale generale è dato da y(x)~ex(cì +c2x+c3x2 ) ] 4.21 Risolvere l'equazione ym-5y"=0. [L'equazione carattetistica è X 3-5 À2=À2(A-5)=0 ed ammette la radice À= =5 e la radice doppia À-O.Perciò l'integrale generale è dato da yfx^c^ 5x +c2x+c3e .Si poteva procedere anche diversamente:posto u^y',l'equazione data diviene u^-Su'-O.L'integrale generale di quest'ultima equazione e' ^xJ^Cj+c^e x. Risolvendo l'equazione y,=u(x)=c1 +c2 e , . si trova 219 y III y MI ylll ylll ylll- = 0 - 4y! = - y» = -4y"+4y -2y!!+5y! = 0 0 = 0 = 0 5x y(x)=cx x+5c2e + c3 , integrale generale che coincide con quello già determinato, per l'arbitrarietà delle costanti ] 4.22 Determinare l'integrale generale delle seguenti equazioni omogenee del terzo ordine [y-c1+c2x+c3x2] [y=c1+c2e~2x-*-c3e2x] . [y=c1+c2x+c3 ex] [y=c1+(c2+c3x)e2x] [y=c1 + ex(c2 cos2x+c3 sen2x)] . ylll.yll_yl+y=0 [y=C 2 B^C ^C 3 ^ ] ym+y...y..y=0 [y = c/+(c2 4c 3X) e"x ] ! ym+6y"+12y,+8y=0 [y=(Cl+c2x-*-c3x2)3-2X ] y'"+2y,,-lly,-12y=0 [y=cx e~x+c2 e3x-*-c3e~4x ] y"'-4yM + 5y!~2y=0 [y = (cl + c2x)ex -1- c3 e2x ] 4.23 Risolvere l'equazione y - y - 6yM = 0, [L'equazione caratteristica è X1*- X?- óX2= À2 ( X-3)(X+2)=0, quin di -2 e 3 seno radici semplici e 0 è radice doppia. .L'integrale genera le è dato da y(x) *c1+c2x + c3 e"2x + c^ e3x ] (4) 4.24 Risolvere l'equazione y + 3y" - 4y = 0. [L'equazione caratteristica Xk + 3X2 - h'=- 0 è biquadratica e le sue ra dici sono ±1 e ± 2i. Perciò l'integrale generale è dato da y(x) = = cx e + c2 e + c3 e + e k e , ovvero, tenendo conto dell'osservazione 1, da y(x) = c1 e"x + c2 ex + c3 cos2x + e k sen2x ] 4.25 Risolvere l'equazione y (4) +2y (3) + 3y" + 2yf +y=0 .
zzu [L'equazione caratteristica può essere scritta sotto la forma ( Xz + X+ +1)2 = 0. Perciò l'integrale generale è y(x) = e~x'2 [(c^CjX ) cos ( i/I/?)x + (c3 + Cifx)sen( /T/2)x ]] 4.26 Risolvere l'equazione y + y" = 0. [L'equazione caratteristica è À4+ À2= À2(À2+1)=0; essa . ammette la radice doppia À =0 e le radici ± i. Perciò l'integrale generale è dato da ylxJ^Cj+c 2 x+c 3 cosx+c^senx ] 4.27 Risolvere l'equazione y + y = 0. [L'equazione caratteristica è À^+1^0; le sue soluzioni sono le radici , . ' TTi/4 ,— 3TT i/4 ,— complesse quarte di -1, cioè e = (l+i)/\/2 , e = (i~l)/ v 2, 51TÌ/4 /- 7TTÌ/4 ,~- e = - (i+l)/v 2 , e = (l-i)//2. Perciò, l'integrale gene- , x x//2 ,— x/ /F ,— rale e y(x) = c1 e cos(x/ / 2) + c2 e sen(x//2 ) + -y.l /2~ , ,— -x/ /i" ,- -, + c3 e cos(x/v 2) + c^ e sen (x/ /2 ) J (4) 4.28 Risolvere l'equazione y + y' = 0. [L'equazione caratteristica è Xk+X - À (À3 + 1)=0; le sue soluzioni TTi/3 ,— sono 0 e le radici complesse terze di -1, cioè -1, e =(l+i v 3)/2, 2 IT i/3 ,— -x e = (l-i^ )/2. Perciò l'integrale generale è y(x)=c1+c2e + x/2 /— x/2 /— -, + e - e cos (•3x/2) + cu e sen (v 3x/2) J 4.29 Determinare l'integrale generale delle seguenti equazioni omogenee del quarto ordine y =0 [y=c1 +c2x+c3x2+cit x3 ] y(4)+ 3y'"-4y" = 0 [y=c1+c2x+c 3e"4x+c, eX ] y(4) -3y'" + 2y" = 0 [y=c1+c2x+c3eX+c, e2x ] y ~2y"f +2yff = 0 [y=c1+c2x+e (c3cosx+cifsenx) ] I 221 y(4) -6y"+8y=0 y(4) -3yr,-4y=0 y(4) «y Iti -yff+y'= 0 y(4) -4y"=0 y(4) -2y"'+y" = 0 y (4) +2y"+y=0 y(4)-a4y=0 y(4) +a2yf,=0 -2x 2x L y=c1 e +c 2 e +c -/2 x /2x -, +<Ue J r -ZX, ZX, , -i Ly^Cj e +c 2e +c3cosx+clf senx J [y=c, + (c2+cax)e + c.e ] Cyssc1 + c,x+cqe2x + c11e"2x ] [y=c1+c2 x+(c3 + ct+x)eX ] [y=(c1+c2x)cosx+(c3+c ^ x)senx ] r • -ax ax n Ly-Cje +c2e +c3 cosax+c^senax J [y=c1+c2x+c3cosax + cf+senax ] 4.30 Determinare l'integrale generale delle seguenti equazioni omogenee di ordine superiore al quarto. r 2 3 4 ~i L y=c1+c2>l+c3x +ci+x +c5x J r -XX -, L y=c1+c2x+c3e +0^ +c5cosx+c6senx J r -2x 2x -, L y-c1+c2x+c3e H-c^e +c5cos2x+c6sen2x J [ y~c1+c2x+c3x2+c^x3+c5e +c6e J r 2 -2x 2x -, |_y=c1+c2x+c3x +cke +c5e J y(5) = y(6)- y(6)- y(6)- y(5)- 0 yn = 0 16yn = 0 yw = o 4ym = 0 4.31 Determinare la soluzione del problema di Cauchy y» - 2y' - y = 0 y(o) = o y'(0)= 2/1 [L'equazione caratteristica À2-2 X -1 - 0 ammette le due radici reali 1 ± /2 . Perciò l'integrale generale dell'equazione data è y(x) = (1+/T)x (1-/T)x j# . , . „ . n, = cTe +c2e *La condizione y(0)=0 implica c2 =- cx . _ (i+/T)x _ ,- (1-/F)x Essendo y'(x)= cx (l+/2)e - cx (l~/2)e si ha
222 y,(0)=2c1 /2 . La condizione y'(0) = 2/2 implica perciò c1 = 1 e (l+/"2)x (l-/~2)x - e2 = - 1. La soluzione e y = e - e J 4.32 Determinare la soluzione di ciascuno dei seguen ti problemi di Cauchy (a) y"-y'-2y = 0 y(o>o. y'(0)=3 (b) y"-6y'+10y=0 y(o)=r y'(0)=0 (e) y"-10y'+25y=0 y(0)=0 y'(o)=i 'y"-2y'+5y=0 (d) <jy(0)=l y'(0)=l r 2x -x 3x 5x x -, [(a) y = a -e . (b) y=e (cosx-3senx); (e) y=xe ; (d) y-e cos2xJ 4.33 Risolvere il problema di Caucjay J y"f - 2y" + 5y' = 0 [y(0) = 0, y'(0)=l; y"(0) = 0 [y « - 2/5 +• e [ (2/5) cos2x + (3/lO)sen2x] ] 4C . Equazioni lineari non omogenee a co< ficienti costanti Sia (1) y^+a^x) y(n"1} +...+an.1(x) y'+an(x) y = £(x) 223 unfequazione differenziale lineare di ordine n, a coefficienti ai(x) e termine noto f(x) continui in un intervallo limitato [a,b]. Per determinare lf integrale generale della (l) , assai utile è il seguente TEOREMA 1. Sia vo un integrale particolare della (1) e siano y1 , . . . >yn? n integrali particolari linearmente indi - pendenti dell'omogenea associata y(n) +a1(x)y(n"1)+...+an.1 (x)y'+an(x)y = 0. ' Allora, 1'integrale generale della (1) è dato da y(x) = c1y1 (x) + . . .+cnyn (x) + v0 (x) . In questo paragrafo ci limitiamo a studiare zioni del tipo (1) a coefficienti costanti, equazioni (2) y(n)+ a1y(n"1) + ...+an.1y'+any=f(x), in cui f (x) è un termine noto di tipo particolare. Sia P(À) = Xn + a1Xn"1 + ...+ an„1 X + an = 0 l'equazione caratteristica dell'equazione (n) (n-i) y +aiyv +.. .+ a^ y' + any = 0 omogenea associata alla (2). Si dimostra che, nel caso f(x) = e XpmCx) con p (x) polinomio di grado m, le equa- cioè le
224 i) se P( X ) ? 0, allora la (2) ammette un integrale particola^ re del tipo Xx xv e qm(x) con CLmC*) polinomio di grado m. ii) se P(X)~0 e X ha molteplicità h, allora la (2) ammette un integrale particolare del tipo h Xx .v x e % O) * Si dimostra inoltre che, nel caso f (x)=.e [p (x) cospx+r, (x) senyx] con pm(x) polinomio di grado m e rk(x).polinomio di grado k: j) se P(X±ì]l) ? 0, allora la (2) ammette un integrale particolare del tipo X x e [q_(x)cosyx + s~(x)senyx] con q- (x) , s-(x) polinomi di grado m = max {m,k } j j) se P( X±Ì}l)-0 e X + iy ha molteplicità h, allora la (2) ammette un integrale particolare del tipo x e [qjj(x)cosyx + s-fx)sen]ix] In particolare: se f(x) è un polinomio di grado m e risulta, nell'equazione (2), a0 ? 0, allora la (2}ha per integrale particolare un polinomio dello stesso grado;, se invece ao = 0 e perciò X=0 è una radice di 225 P(X)=0, allora la (2) ha per integrale particolare un polinomio di grado m+h del tipo xh(b1+b 2x+...+bfflxITl) ove h è la molteplicità della radice X = 0. 4.34 Risolvere l'equazione differenziale non omoge - nea y"-3y' + 2y = 2x3 ~ x2 + 1. [L'equazione caratteristica dell'omogenea associata è X -3X+2-0 ed ammette le radici 1,2; perciò l'integrale generale dell'omogenea associata è c,ex+c«e . Poiché il termine noto dell'equazione differenziale data è un polinomio di terzo grado, e X =0 non è radice dell'equazione caratteristica, allora l'equazione data ammette un integrale par ticolare del tipo v (x^) = b^+b^+b^x+K. Sostituendo vq nell'equa - zione, si ricava v'o'(x) - 3v^(x) + 2vo(x)=2x3 -x2 +1, cioè: (6box + 2b1)-3(3box2+2b1x+b2)+2box34-2b1x2+2b2x+2b3=2x3-x2+l, da cui, per ogni xe R 2box3+(2b]-9bo)x2+(6bo-6bi+2b2)x+2b1-3b2+2b3=:2x3-x2+l. Da tale relazione, per il principio di identità dei polinomi, segue: bo*l, 2b1-9bo=-l, 6^-6^+21)2=0, 2bx -3b2+2b3=l e cioè b =1, bx =4, b2 =9, b3 =10. Pertanto, l'integrale generale è y(x)=cx ex+c2 e2x+x 3 +4x 2 +9x+10 ] 4.35 Risolvere l'equazione differenziale non omoge - nea yf,-4y' = x2 + l. [L'equazione caratteristica dell'omogenea associata è X -4 X = 0 ed ammette le radici 0,4; perciò l'integrale generale dell'omogenea asso 4x ciata e e, + c2e . Poiché il termine noto dell'equazione data è un polinomio di secon
226 do grado e X =0 è radice semplice dell'equazione caratteristica, allo ra l'equazione data ammette un integrale particolare del tipo v (x) = x (b x2+b1x+b2). Sostituendo v (x) nell'equazione, si ricava (6box+2b1)-4(3box 2+2b1x+'b2) = x2 + 1, da cui, per ogni x£ R -12box-2+(6bo-8b1)x + 2b1 - 4b2 = x2 + 1. Da tale relazione, per il principio di identità dei polinomi segue -12b =1; 6b -8b, =0: 2b, -4b 0 = 1 o ' o 1 ? 1 2 e cioè bQ--l/12, b x --1/16, b2=-9/32. Pertanto, l'integra le generale è y(x) - cx + c2 e4x - x[ (x 2 /l2)+(x/16)+(9/32) ] ] 4,36 Risolvere l'equazione differenziale non omoge - nea, y" - 2yf - 3y = 8e3x . [L'equazione caratteristica dell'omogenea associata è X -2 X-3=0 ed ammette come radici -1 e 3; perciò l'integrale generale dell' omogenea associata è cxe +c2 e , Poiché X-3 è radice dell'equazione caratte ristica (per la ii)) l'equazione data ammette un integrale particolare 3x del tipo v (x) = bxe ". Sostituendo v (x) nell'equazione data, si tro- (6be3x + 9bxe3x)-2(be3x+3bx e3x)-3bxe3x=8e3x 3x da cui, dividendo ambo i membri per e , segue b=2. Pertanto, lfinte graie generale è y(x) - c1e"x + c2e5x + 2x e3x J 4.37 Dimostrare che se il termine noto dell'equazione (*) y" + ay1 + by = £(x) 227 è del tipo f(x) = I f,(x) e se y. (x) verifica 1=1 x x 1'equazione y!' + ay[ + by.. = £±(x) , n allora y(x) = Z y.(x) verifica 1requazione(*) i=l x 4.38 Tenendo presente l'esercizio precedente, determinare l'integrale generale dell'equazione yM- -3y'+2y = 2x3 + 1 - x2 + e3x [y(x) = x3 + 4x2 + 9x + 10 + (e3x/2) + cx ex + c2 e2x ] 4.39 Risolvere l'equazione differenziale non omogenea y" - 2y' - 3y = cos 2x [L'equazione caratteristica dell'omogenea associata è À2-2 À-3 =0 ed ammette come radici -1 e 3; perciò l'integrale generale dell'omogenea associata è c,e"*x + c2e3x. Poiché 0 ± 2i non è radice dell'equa - zione caratteristica, allora per la j), l'equazione data ammette un in tegrale particolare del tipo v (x) = bcos2x + csen2x. Si ha v'(x) - = - 2b sen2x + 2c cos2x, v"(x) = - 4b cos2x - 4c sen2x. Sostituendo nel. l'equazione data si trova (-7b - 4c)cos2x + (4b-7c) sen2x = cos2x, da cui segue -7b -4c = 1 e 4b - 7c = 0 e quindi b=-7/65, c=-4/65. Per- tanto l'integrale generale è y(x)=-(7/65) cos2x-(4/65) sen2x + c,e~x + + c2e-3* ] 4.40 Risolvere l'equazione differenziale non omoge -
228 nea yn - 2yf + y = xex . [L'equazione caratteristica dell'omogenea associata è À2-2 X+1=(X - -1)2 = 0 ed ammette la radice doppia À=l. Perciò l'integrale generale dell'omogenea associata è c,ex + c2x ex. Poiché X =1 è radice doppia dell'equazione, caratteristica^ per la ii) l'equazione data ammette un integrale particolare del tipo v (x) - x2ex(bx+c). Si ha vj(x) = 2xex(bx+c) + x2 ex (bx+c) -+ bx 2 ex =ex [bx3+(3b+c)x2+2cx ] v^'(x) = ex [bx3+(3b+c)x2+2cx]+ex [3bx2 + 2(3b+c)x + 2c ] = = ex [bx3+ (6b+c)x2 + (6b + 4c) x + 2c] da cui, sostituendo v nell'equazione data, si ha ex [ bx 3+(6b+c)x2 +(6b + 4c)x + 2c ] -2ex[bx3+(3b+c)x2 + + 2cx ] + x2 ex(bx + e) = x ex ed anche, semplificando ex (óbx + 2c) - xex . Dividendo per ex ed applicando il principio di identità dei polinomi , si ha b = 1/6, e = 0. Pertanto l'integrale generale delllequazione data è y(x) = c1ex + c2xex + x3ex/6 ] 4.41 Risolvere le seguenti equazioni differenziali déL secondo ordine lineari, non omogenee: yM + y =.' x + 1 y1,-2yf+y = x2+x y"-2y,+'y = ex yM - 5y'+6y = ex [y=c,cosx+c2senx+x+l j [y=(c1 + c2x)ex+x2+5x+8 ] [y= (Cl+c2x)ex+x2ex/2 ] [y = Cle2x+ c2e3x+ ex/2 ] 229 y,,-2y,-3y=(2x+l)ex [ y-Cle-x4c2e3x*(2x+i)ex/4 ] y'f-y = xex [ y=c1e"*x+c2ex+(x2-x)ex/4 ] y,,-2yf + 2y = e 2x [ y-ex(c1cosx+c2senx)^e2x/2] yn-y f -2y = 2senx [ y=c1e"x+c2e2x+(cosx-3sen x)/5 ] y" + y = COSX [ y=c1cosx+c2senx+(xsenx)/2] yn + 4y . = sen2x [ y«c1cos2x+c2sen2x-(xcos2x)/4] yn - 2yf + 2y = senx ' [ y=ex(c1cosx+c2senxH2cosx+senx)/5] yn-2y'+y = e2x [ y=(cftx)ex + e2x ] y"-4y,+4y=e2x [ y=(c1+c2x)e2x+x2e2x/2 ] yn-yf = COSX [ y=c1+c2ex-(cosx + senx)/2 ] y" -f y'=senx+cosx [ y=c1+c2e""x - cos x ] y"-y=2xsenx [ y=c1e"x+c2ex-xsenx-cosx ] y"-3y'+2y=2e3x [ y=Clex+c2e2x+e3x ] y" + y'=ex (3Cosx + senx) [ y=c1+c2e~x-fexsenx ] y"+y,=5x+2ex [y=c]L+c2e"x+(5/2)x2 -5x+ex] yf,-2y f +2y = e xsenX [y*ex(c.jCosx+c2senx)-xexcosx/2 ] yn + 9y=senx + e2x [y^c1cos3x f c2sen3x+ (senx)/8 + e2x/J3 ] y"-4v=e 2x sen2x [ y = Cne""2x + c2e2x- e2x (sen2x + 2cos2x)/20 ] y" - y = xe ~x [ y - C;Lex + c2e"x - (x2 + x) e"x/4 ] y?f + 2yf + 3y = e"xcosx [ y' - e"x(c-,cos ( / 2x) + c2sen (/ 2 x) + cosx) ] ytf + y = x sen 2x
230 [ y = c-jsenx + c2cosx - x(sen2x)/3 - 4(cos2x)/9 ] y"+y=x exsenx [ y=c1senx+c2cosx+ex [ (14-10x)cosx+(5x-2)senx ]/25] y"-fy=x+ex senx [ y=c;,senx+C2Cosx+x+(exsenx-2excosx)/5 ] 4.42 Risolvere liquazione ym- y"=senx. [L'equazione caratteristica dell' omogenea associata è A.3 - X2 = = À2 (X - l) = 0 ed ammette la radice semplice À s 1 e la radice doppia À=0. Perciò l'integrale generale dell'omogenea associata è c1ex + + c2x + c~. Per la j) dell'introduzione, esistono due numeri reali q,s tali che v (x) = qcosx + s senx è un'integrale particolare dell'equa - zione data. Sostituendo v nell'equazione, si ricava q=s=l/2, pertanto l'integrale generale della data equazione è y(x) - c.,ex+c2x+c«-f{cosx+ +senx)/2 *] 4.43 .Risolvere l'equazione differenziale y ^4) -y=x3. [L'integrale generale dell'omogenea associata è y=c.,e~x+c2ex + c~cosx+ + e,senx. Cerchiamo un integrale particolare sotto la forma v (x) = =ax3 + bx2+ ex + d. Imponendo a v di risolvere l'equazione data,si trova vq(x) = - x3 . Perciò l'integrale generale è y=c1e"x + c2ex + + CoCosx + e, senx - x3 ] (4) 4.44 Risolvere l'equazione y + 2y" + y=xex . [L'equazione caratteristica dell'omogenea associata è Àu+ 2À2 + 1= 0 ed ammette le due radici doppie i, -i. Pertanto l'integrale generale dell'omogenea associata è c.cosx + c2senx + x (c~cosx + e, senx). Poiché À= 1 non è radice dell'equazione caratteristica, l'equazione data ammette un integrale particolare del tipo vq(x) = ex(b,x + t>2). So stituendo v nell'equazione, si ricava b.. = 1/4, b2=-l/2; pertanto lo 231 integrale generale, della data equazione è y(x) = c-,cosx + c«sen x + + x(c3cosx + c4senx) + ex [ (l/4)x-(l/2) ] ] 5 Risolvere le seguenti equazioni lineari non omo genee di ordine superiore al secondo ylll - 3y»l + 3y» - y ^ CQSX [ y = c^ + c2xex + c3x2ex + (senx + cosx)/4 ] y HI + y" - y » - y - e 2X [ y=c1ex + c2e~x+ c3xe~x+ e2x/9 ] 2y'" + 7y" + 7y ' + 2y = x2 [ y^e""2* + c2e"x/2 + c3e"x + (l/2)x2 - (7/2)x + 35/4 ] y'" - 2y" + 2y' = e2x [ y = c1 + ex(c2cosx + c3senx) + e2x/4 ] y'" - 2yM + 2y' = cos x [ y = c1 + ex(c2cosx + c3senx) + (senx + 2cosx)/5 ] y'!' - y" = 3x2 + x [ y = C;L + c2x + c3ex - (l/4)xt+ - (7/6)x 3 - (7/2)x2 ] y + y = 2senx cosx [ y = C;Lex/ ^ 2 cos(x/ /£" ) + c2 ex/^ 2 sen (x/ fi ) + + c3e"x//2 cos(x//F) + c4e"x/v/2 sen (x/ /T )+(sen2x)/17 ] y(4) - 3y'" + 2y" = cosx [ y=Cl + c2x + c3ex + c4 e2x + (3senx - cosx)/IO ]
232 4D. IX metodo della variazione delle co— statratidL Consideriamo l'equazione lineare del secondo ordine (1) yM + a(x)yf + b(x)y = f(x) a coefficienti e termine noto continui. Nel paragrafo 4C abbiamo visto che, per determinare il suo inte_ graie generale, è sufficiente conoscere due integrali yx(x), y2(x) linearmente indipendenti dell'omogenea associata ed un suo integrale particolare v0(x). In tal modo, l'integrale generale è dato da y(x) = c1y1 (x)+c2y2(x)+v0(x). Per determinare vG(x) si può ricorrere al metodo della variazione delle costanti, dovuto a Lagrange, descritto dal seguente TEOREMA. Siano y x (x) , y? (x) due integrali linearmente indipendenti dell 'omogenea associata alla (1). Siano Yi (x) Y2(x) due funzioni tali che le loro derivate prime risolvano il sistema r Y{(x)y.(x) + y:(xJv2(x) = 0 l [ y!(x)v'(x) + y2(x)v2(x) = f(x). Allora la funzione v~(x) = Y i (xj y, (x) + Y2 Cx) y 2 (x) è un integrale particolare dell' equazione (1). 4.46 Determinare l'integrale generale dell'equazione y" + y = 1/cosx. [Le due funzioni y, <x)=cosx, y?(x) = senx sono integrali particolari li. nearmente indipendenti dell'omogenea associata. Per determinare un'in- 233 tegrale particolare dell'equazione data con il metodo della variazione delle costanti, cerchiamo una soluzione della data equazione sotto la forma vo(x) = Y1(x)y1(x) + Y2(x)y2(x) con YiU)> Y2(x) soluzioni del sistema (Y2(x)cosx + Y2(x)senx a ° -Yi(^)senx + yt£x)cosK = 1/cosx. Si trova Y{(^)=_tgx b Y2'(x) = *• Una primitiva di tali funzioni è da ta da yi(x) = log |cosx | , y2 (x) = x. Perciò risulta v (x) = (log Jcosx |) cosx + xsenx. L'integrale genera le dell'equazione data è y(x) = (log j cosx j ) cosx + x senx + c,cosx + + c^senx J 4.47 Applicando il metodo della variazione delle costanti, risolvere l'equazione y" - y = 3x2 - 1 [L'integrale generale dell'omogenea associata è c,ex + c2e~x. Cerchiamo una soluzione della forma vq(x) s Yi (x)ex + Y2 (x)e"X con Y[(x) , Y2(-x) soluzioni del sistema [Y;(x)ex+ Y2(x)e"x = 0 | Y!i(x)ex - Y'2(x)e" Si trova Y^x) = e"x(3x2-l)/2 Y'(>•.)=■- ex(3x*-l)/2.
234 Una primitiva, di tali funzioni è data da Yx (x)=-3e~x [x2+2(x+l)-(l/3) ] /2 Y2 (x)=-3ex [x2-2(x-l)-(l/3) ]/2. In definitiva, l'integrale generale è y = c.,ex+ c2e~x - 3x2 -5 ] 4.48 Applicando il metodo della variazione delle costanti, risolvere le equazioni differenziali (a) yM + y = tgx (b) y"+y=cotgx x ir cotg ( - + 7 ) 2 4 [(a) y=c,cosx + c^senx + cosx - log (b) y=c1cosx + c2senx + senx - log | tg(x/2) | ] 4.49 Applicando il metodo della variazione delle costanti, risolvere le seguenti equazioni diffe - renziali (a) y"-3y'+2y=2e2x (b) y"+4y=5 sen2x (e) yn+4y - 5 sen3x - 7 cos3x (d) yn-3y'+2y=xe3x (e) y"+2y*+y=(logx) /ex [(a) y = c1ex + c2e2x + 2xe2x. (b) y = c1cos2x + c2sen2x - - 5(xcos2x)/4. (e) y = c1sen2x + c2cos2x - sen3x + 7(cos3x)/5; (d) y = C;Le2x + c2ex + [ (x/2)-(3/4) ] e3x; (e) yKc^xJe"* + + x2e~x(2 logx-3)/4.] 4.50 Determinare lrintegrale generale dell'equazione differenziale y" + k2y= f(x), ove £(x) è una fun zione continua nell'intervallo limitato [a,b] e k -4 0. 235 [i due integrali dell'omogenea associata y-.(x) = sen k x, y2(x)=cos k x sono linearmente indipendenti, in quanto il loro Wronskiano è uguale a -k. Cerchiamo un integrale particolare dell'equazione data sotto la forma v (x) s Yi(x) senkx + y 2(x) coskx con Y'i(x)> Y2M soluzioni del sistema Yi(x) senkx + Y2(x)coskx = ° Yi(x) kcoskx - Y2(x)ksenkx = f(x) Si trova Yi(x) - ~ f(t)cosktdt, Y2(x) = " ~ f(t)senktdt e a a 1 fx pertanto risulta v (x) = - f(t) [ senkx coskt-coskx sen:.kt]dt = x ,. x f(t)senk(x-t)dt.L'integrale generale è y= - f(t)senk(x-t)dt+ a e,senkx + c^coskx J 4.51 Determinare l'integrale generale dell'equazione differenziale yu - k2y= f(x) ove f(x) è una fun zione continua in [a,b] e k f 0. [Applicando il metodo della variazione delle costanti, in modo analogo a quanto fatto nell'esercizio precedente, si trova y(x)=c^e +c2e + + [e1^ f(t) e"kt dt - e_kx x Jet f(t) ekt dt ] /2k ] 4.52 Risolvere l'equazione lineare del primo ordine yf = a(x)y+b(x), ricorrendo al metodo della variazione delle costanti.
236 [sia yx (x) f 0 un integrale particolare dell'omogenea associata; allora si ha y\ - a(x)y1 . Cerchiamo un integrale particolare del tipo v (x)=Y (x) yx (x).Imponendo che vqverifichi l'equazione data si trova y 'Yi* Yy'i = aO) Yyx + b(x), da cui, per l'ipotesi su yx, Y'yf ,x ' I a(t)dt f ^t) jx = b(x). Ne segue Y (*) ~ r dt, con Yi(x)=e ° 5 si ri- J Yi(t) x o trova così la formula (13) del paragrafo 4A ] 4,53 Applicando il metodo della variazione delle costanti, risolvere l'equazione y"-3y!+2y=ex/(ex+ + 13. [y = CjLex + c2e2x + (ex + e2x) log (l+e"x) ] 4E . Problemi slì. X±m±t± Come sappiamo dal teorema 1 del paragrafo 4C, lo integrale generale di un'equazione differenziale lineare del secondo ordine è dato da (1) y(x)=c1y1(x)+c2y2 (x)+v0(x) ove y1,y2 sono due integrali particolari, linearmente indipendenti, dell'omogenea associata e v0 è un integrale particolare dell'equazione data,definiti in un intervallo [a,b]. Dal teorema di Cauchy enunciato nel paragrafo 4B sappiamo che è sempre possibile determinare univocamente le costanti cx e c2 in modo da ottenere un integrale particolare verificante le condizioni iniziali y(xj = y0> y! (*0) = y0(1) • 237 Se invece si impongono alla y le cosiddette condì zioni ai limiti y(a) = A, y(b) = B, o, più in generale" hy(a) + h!y!(a) = A, ky(b)-fk!yf (b) = B con h e h' non entrambe nulle e k,k! non entrambe nulle, si po_s sono avere una sola soluzione o nessuna soluzione o infinite soluzioni. Ad esempio, nel caso più semplice delle condizro ni ai limiti y(a) - A, y(b) = B, si ottiene il sistema di due equazioni lineari nelle due incognite (2) y1(a)c1 + y2(a)c2 =-v0(a) + A J1(b)c1 + y2(b)c2 =-v0(b) + B il cui determinante dei coefficienti A= yx(a) y2(a) y^b) y2(b) può essere diverso da zero o uguale a zero. Il sistema omogeneo associato al sistema (2) è quello relative alirequazione differenziale omogenea associata alla data, con le condizioni ai limiti omo genee, cioè nelle quali risulti A=0, B=0. Perciò, se questo problema omogeneo ha come unica soluzione la funzione identicamente nulla, il problema non omogeneo avrà un'unica soluzione. Se il problema omogeneo ha invece una soluzione non nulla, il problema non omogeneo avrà infinite soluzioni, o sarà impossibile a-seconda che il termine noto f(x) e le costanti A, B verifichino, o meno, certe condizioni. Ad esempio, studiamo i problemi ai limiti per la equazione differenziale y" + y = 0, con le condizioni
238 (a) y(o) = y(ir/2)^ 00 y(o)=i y00=i (e) y(0)-0 y(TT)=o L'integrale generale è y(x)=c1cosx + c2senx; imponen do le condizioni (a), si ottiene il sistema lineare nelle incognite cl9 c2 (Cj cos 0 + c2 senO = 1 'cx cos(tt/2) + c2sen(ir/2)=-l cioè c1=l, c2=-l, per cui il problema ammette l'unica soluzione y = cosx-senx. Imponendo le condizioni (b), si ottiene il siste ma CjCosO + c2senO '= c1=l Cj^costt + c2seniT =-c1 = l che è impossibile, per cui il problema non ha solu - zioiie. Infine, nel caso (e) si ottengono le infinite soluzioni y=c2senx, c2eR. 4,54 Determinare tutti i valori reali del parametro k, per cui esiste un'unica soluzione del proble^ ma + ky 0 \ y(0)=y(TT)-0 [L'equazione caratteristica è X2 + k = 0. Distinguiamo tre casi: (a) k > 0, (b) k = 0, (e) k < 0. (a) Le soluzioni dell'equazione caratteristica sono . ± i/ k , perciò l'integrale generale è y(x)=c1 cos(v k x)+ c2 sen (/k x). Affinchè risulti y(0) = y(TT)=0, dovrà essere 239 I cx cos (/k 7T ) + c2 sen(/k IT ) = 0 ovvero cx = Q, c2 sen( /k IT ) = 0. Se vk è intero, allora si'ha sen(v k TT)=0 per cui il sistema precedente è soddisfatto da cx = 0, c2 6 R. Se / k non è intero, allo ra sen( vk TT ) i 0 perciò dev'essere cx = c2 = 0. In definitiva, se k > 0, il problema considerato ha una ed una sola soluzione (identicamente nulla) se e solo se v k non è intero, (b) L'equazione caratteristica X2 = 0 ammette lo zero come radice doj) pia, per cui l'integrale generale è y(x) = c1 + c2 x. Affinchè risulti y(0) = y(^ ) = 0> dovrà essere c1 = c2 = 0e cioè y(x) = 0 per ogni x. Pertanto in questo caso il problema ha unica soluzione, (e) L'equazione caratteristica X - (-k)=0 ammette le due soluzioni / v -k x - v-k x ±v-k , perciò l'integrale generale è y(x)= cx e + c2 e Affinchè risulti y(0) = y(TT) = 0, dev'essere e, +c2= 0 /-k TT - y~k TT 2 e, + e c0 = 0 ovvero c1 - c2 = 0. Pertanto in questo caso il problema ha unica soluzione ] 4.55 Determinare i valori del parametro k per cui e- siste una ed una sola soluzione del problema ai limiti Ì' x y" + 4yf + ky = xe y(0) = y(l) = 0 [Per k ^ - 5 l'equazione differenziale ammette l'integrale particolare r x 6 -i x v (x) = 5 e L k+5 (k+5)2 J
240 Per k<4(k/-5) l'integrale generale è X ■> x X j x y(x) = e, e + e 2 e * + v (x) A. = - 2 ± /4-k . Le condizioni ai limiti implicano c1 + c2 * 6/(k+5)2 cxe x+c2e ^ = - v (1) e perciò il problema ai limiti ha unica soluzione. Per k=4, l'integrale generale è -2x -2x y(x) = e xe '+ c2 xe + vq(x). Le condizioni ai limiti implicano , = 2e/27 -2 " vA(l) e perciò il problema ai limiti ha unica soluzione. Per k > 4, l'integrale generale è -2x y(x)=c1 e eos(x / k-4 )+c2 e sen(xv k-4)+vo(x) e le condizioni ai limiti implicano e Cl = ó/(k+5)2 -2 -2 e, e cos L "i /k-4 + e P e sen /k-4 = - v (1) Il determinante di .questo sistema nelle incognite c i > c2 ® ^ e sen/k-4 , perciò il sistema ammette unica soluzione se k^ 4+h IT con h intero. Nel caso k=-5, si verifica che il problema ha unica soluzione J 241 4.56 Determinare i valori del parametro keR per i.qua li esiste almeno una soluzione del problema ai limiti y'f+y = asenkx + geoskx y(0) = yC-rr) * 0 [L'integrale generale dell'equazione è dato da , . CX senkx |3coskx y(x)=c1 cosx +c2 senx + ^- + 1-k" 1-k z se k j* ±1; è dato da y(x)=c1cosx + c2 senx + ( |3 senx-a cosx) x/2 se k = 1; è dato da y(x)= c1 cosx + c2 senx + ($ senx + a cosx)x/2 se k=-l. Nel caso k / ± 1- le condizioni ai limiti implicano f y(0) = Cl+ g/(l-k2) = 0 y(TT )=- c1 + 3 coskTT /(1-k2 ) = 0 e questo sistema è compatibile se e solo se coskTT =-1, cioè se e solo se kTT = (2m± 1) TT con m intero. Per k = ±1, il sistema è compatibile solo se a = 0 ] 4.5 7 Determinare i valori del parametro k f 0 per i quali il problema ai limiti f y» + k2y = f(x) 1 y(0) = y(ir) = 0 con £ continua in [0,tt], ammette una ed una so-
242 la soluzione. [Dall'esercizio 4.50 segue che l'integrale generale dell'equazione è da to da -i f y(x) =- J f(t)senk(x-t)dt + cx senkx + c2 coskx. Imponendo le condizioni ai limiti, si ricava il sistema nelle incognite cx , c2 t e 0 = 0 /•TI 1 k f (t)senk( 7T -t)dt + c1 senk 7T = 0 Se sen kTT i 0, cioè se k non è intero, la costante cx è individuata univocamente, al pari di e 2 , e perciò il problema ai limiti ammette soluzione unica. Se k è intero, la seconda equazione del sistema è impossibile (e perciò il problema ai limiti non ha soluzione) a meno che non risulti f(t)senk(lT-t) dt = 0, '0 nel qual caso c1 è indeterminata (e perciò il problema ai limiti ha in finite soluzioni) ] 4F. E<r*jt<s*.:z:±ori± 1 iLnc^ax^ cl± Eulero i Si chiama equazione di Eulero un'equazione diffe renziale lineare del tipo ,r <n> . !Ll (n-l) ' , ■ an-l , L an y + — y +. ..+ —— y» + — y = g(x) -a. -v-n-x v con a,. a 1 ) ^2 > .,an€R. Per x f 0 l'equazione può seri- 243 versi nella forma equivalente. xny(n) + a1xn"1y (n"lì + . . .+an-1 xyf +■ any = f(x), dove si è posto £(x) = x g(x). Tale equazione, pur es_ sendo a coefficienti variabili, mediante la sostituzione t = log|x| si riduce ad un equazione differenziale lineare a coefficienti costanti. Considereremo nel seguito equazioni di Eulero del secondo ordine: (1) x2yn + pxy' + qy = f (x) ove p,qeR e x > 0. Effettuando per x > 0 la sostituzione t = logx (cioè x=et) si ha dy_ _ dy_ dt _ 1 dy dx dt dx x dt dx2 dx L x dt ' x2 dt x .dt2 dx x2 ^ dt2 dt ;" Perciò la (1) si trasforma nell'equazione a coeffi - cienti costanti L'equazione caratteristica dell'omogenea associata alla (2) è (3) X2 + (p-l)X + q = 0. Se X è una radice semplice della (3) allora l'equa - zione omogenea
244 (4) x2yff + pxyf + qy = 0 ammette l'integrale particolare e , cui corrisponde, come integrale della (4), la funzione x . Se X è una radice doppia della (3), allora la (4) ammette l'integrale particolare te , cui corrisponde, come inte^ graie della (4), la funzione x logx. Il fatto che la (4) ammetta integrali particolari del tipo X X, x , x logx può essere anche dedotto direttamente dalla (4) ste_s^ sa. Ad esempio, posto, nella (4), y = x , con X da determinarsi, si ha yf=XxÀ_1 y" = X(X-l)xA~2. Sostituendo nella (4), si ottiene . r. .. ■% A ÀX X X(X-l)x + p x +qx =0, ovvero X(X-l) + pX + q = 0 cioè, l'equazione caratteristica (3). Per determinare l'integrale generale dell'equa - zione omogenea (4), una volta che sia noto un suo integrale particolare y1(x)y può essere utile applicare il procedimento di abbassamento dell'ordine di una equazione omogenea. Tale procedimento consiste nellfeffettuare nella (4} il cambiamento di funzione incognita . 245 y = v(x) y2(x). In tal modo la (4) diviene, con semplici passaggi x2y1vM + Ux^J+pxy^v1 = 0 Posto u = v* si perviene così all'equazione del primo ordine ur + ( Ili + £ )u = di facile risoluzione. 4.58 Verificare che se l'equazione (3) ammette due radici reali e distinte X19 X2, allora le fun- • • A, \9 zioni x A, x 2 sono integrali particolari linearmente indipendenti dell'equazione di Eulero omogenea x2y" + pxyf + qy = 0. [Si vede subito che il Wronskiano delle funzioni x l . x 2 è uguale a . y , A -, + X ~ ~1 _ ( X2 -A1)x d / 0 per x > 0 j 4.59 Verificare che se l'equazione (3) ammette una radice doppia X, allora le funzioni x'\ xAlogx sono integrali particolari linearmente indipendenti dell'equazione (4). ^ r. . XX j_ Supponiamo che risulti c]Lx + c2x logx * 0 per x > 0. Scegliendo x= x =1, ne segue cx =0, e perciò anche c2 x logx = 0 per ogni x > 0. Ma allora dev'essere anche c2 = 0 ] 4.60 Verificare che se l'equazione (3) ammette due radici reali complesse Xx = a + i|3, X2 = a-i|3,al.
246 r • • a+ig a-ip , . , lora le funzioni x , x sono due mie - grali particolari linearmente indipendenti del- 1'equazione (4)% 20t -1 [si vede subito che il Wronskiano è uguale a ~2i|3x i 0 perchè $ì f 0. Due integrali reali linearmente indipendenti sono x a cos(|3 logx), x asen( (3 logx) in quanto a±i|3 a ±iP a ligiogx ar n n , -,. x =xx = x e =x L cos(p logx) ±isen(p logx) JJ 4,61 Risolvere l'equazione di Eulero omogenea x2y" - - 4xy' + 4y = 0 r X a ^L LCerchiamo un integrale particolare della forma y = x . Si ha y' = Ax y«t « A (A - l)x . Sostituendo nell'equazione, si ha > , À _ A A A (A - l)x - kXx + 4x =0 A _ o > ossia, dividendo per x , A-5A+4 = 0. Le radici di questa equa. - zione sono X = 4 e X = 1. Perciò l'integrale generale èy-c1xt+ + 4.62 Risolvere l'equazione di Eulero x2y"+2xy'-2y=x: r t [Ponendo x = e , si ottiene liquazione d2y dy dy t 2 2t —f . JL + 2 JL - 2y = (e ) -- e , dt2 dt dt ' d2y dy 2t («) -2 + % - 2y - e . L'equazione caratteristica dell'omogenea associata è X + X-2=0 ed am mette le radici Xx =-2, X2=l. Perciò l'integrale" generale dell'omo- -2t t genea associata èc]Le + e2e . Un integrale particolare dell'equa- 247 2t zione (*) è v (t) = be . Imponendo che vo(t) risolva (*) si trova b = -2t t 2t = 1/4» Perciò l'integrale generale di (*) è y(t)=cxe +c2e +e /4 . t Ponendo nuovamente x = e , si trova che l'integrale generale dell'equa ~21ogx logx 21ogx, -2 2 -, zione data è cxe + c 2 e +e /4 = c,x +c2x + x/4J 4.63 Risolvere l'equazione differenziale di Eulero x2y" + 2xy* - y = x (logx + 2), [Ponendo x=e si ottiene l'equazione d2y dy dy x t —! - -i + 2 ~ - y = (t + 2)e dt2 dt dt d 2y dy t dt2 dt L'equazione caratteristica dell'omogenea associata è X +X - 1=0 ed ammette le radici (-1± /5 )/2. Perciò l'integrale generale dell'omoge (-l-/~5)t/2 (-l+/I)t/2 nea associata alla (*) è c1 e + c2 e .Un integra' t le della (*) è v (t) = (bt+c)e . Imponendo la condizione che vQ(t) risolva (*), si trova b=l? c=-l. Perciò 1! integrale generale di (*) (-1- /7)t/2 (-l+/?)t/2 t è y(t) = e, e +c2e + Ct""l)e . Ponendo nuova - mente x = e , si trova che l'integrale generale'dell'equazione data è (-1- /5)/2 (-1+ /5)/2 ^ ^ -f K + C 2 X + X(logx-l) J 4.64 Determinare per x > 0 l'integrale generale delle seguenti equazioni differenziali , x2y" + 2xy'-6y=0 [y=ci x + c2 x2 ] x2y" + xy' - 4y = 0 [y = cxx + c2 x2 ]
248 x2y!!-5xy,4-9y=0 [y=clX3+ c2x3iogx ] X2y!!+Xy!+4y=0 [y=Cl cos(21ogx)+c2sen(21ogx) ] x2y!!-4xy!+6y=0 [y=clX2 + c2x3 ] X2y!!-.5xy ! +13y=0 [y=c1x3cos(21ogx)+c2x3sen(21ogx) ] x2y!!-2xy *+2y=x2+2 [y=c1x + c2x2 +x2 iogx+i] x2y!!-5xyf +9y=x3 [y=c1x3 + c2x3iogx + (x3/2)iog2 x] X2yf!-5xy!+10y=0 [y=c1x3cos(logx)+c2x3sen(logx)] X2y!!+xy!+y=0 [y=C;Lsen(logx)-i-c2cos(logx) ] x2y!! + 3xy! + y=0 [y = Clx" +c2x~ logx ] x2y!! + 2xy!+y = 0 [y- [c1cos(\/3/2 logx)+c2sen(/"3/2 logx) ] //7 ] x2yf!-xy! -3y=x2logx [y=clX + c2x^ -(2/9)x2 -(x2 logx)/3 ] x3yi! + x2y + xy + 1 = 0 [y - c1 cos(logx) + c2 sen(logx) - 1/(2x) ] x3yf! _ x2y! + 5xy . 1Q = 0 [ y = cx x cos(log(x2))+ e 2 x sen(log (x2))+ 5/(4x)] x3y,! + 2x2yf - 2xy + 4 = 0 [y = cxx + (c2/x2 ) + 2/x ] x2y" + xyf + k2y = 0 , [y = c^cosCklogx) + c2sen(klogx) ] X2ytt + xyf . k2y = 0 [y = ClXk+ (C2/Xk) ] 4.65 Determinare le soluzioni dell!equazione diffe - renziale x2yf!+xy!-4y=x~3 - x che soddisfano la condizione lim . x-> +00 X 3 r t |_Posto x = e si ottiene l'equazione d2y -3t t (*) --{ - 4y = e 249 dt - e T. . -2t 2t L'omogenea associata ha come integrale generale y (t)=c1 e +c?e d2y ~3t .-3t Un integrale particolare di —^ - 4y = e è e /5 - un integrale ■ d2y t t particolare di —r- - 4y = e è -e /3 ; perciò un integrale partico- dt lare di (<:) è vq - (e /5) + e /3. Allora l'integrale generale di (*) è y(t) = c1 e~2t + c2 e2t + (e""3t/5) + e^^/3. Posto di nuovo x = et, la equazione data ammette l'integrale generale y(x) = (c1 /x2 )+c2x2 + + l/(5x3) + x/3. Imponendo la condizione lim y(x)/x ~ 1/3 si ha c2 = 0. Perciò le soluzioni richieste sono y(x) == (c/x2 )+(l/(5x3)) + + (x/3) con e eR ] 4.66 Determinare le soluzi'oni dell! equazione diffe - renziale x2yH+4xy! + 2y=x3-x"1 che soddisfano la condizione lim x2y(x) = 0 x ->o [y(x) * (c/x) + (x3 /20) - (logx)/x, con e 6 r] 4.67 Considerata l'equazione differenziale Cx-a) 2yf!+p(x-a)y! + qy = 0, detta anch!essa equazione di,Eulero , verificare che, se l'equazione caratteristica X(X - 1) + pX + q = 0 ha due radici reali distinte Xx, X2, il suo in-
250 tegrale generale è dato da y^CiCx-a) * + c2(x-a) 2 , mentre se X è una radice doppia, 1 ' integrale generale è dato da y55^^ c2log(x-a)](x-a) 4.68 Determinare i valori del parametro k / 0 per i quali il problema ai limiti {x2y" + xyf + 4k2y = 0 y(l) - y(2) = 0 ammette una soluzione diversa da quella identi. camente nulla, [ L'equazione differenziale essendo un'equazione di Eulero omogenea , cerchiamo le sue soluzioni sotto la forma y = x .Si trova l'equa - z ione X2+ 4k2 - 0 le cui radici sono date da X= ±. 2ki. Essendo k j 0, l'integrale generale è y(x) = ex sen(2klogx) + + c2 cos (2klogx). La condizione y(l) = 0 implica c2 = 0, La condì - zione y(2) - 0 implica cl sen(2klog2) = 0. Pertanto, se k f- hlT /(21og2) con h intero, allora si ha cx = 0 e perciò l'unica soluzione del problema ai limiti è quella identicamen te nulla. Se invece esiste un intero h r 0 tale che k = hTT/(21og2) , allora la funzione y(x) = c^ sen [(hTT logx)/log2 ] è soluzione non nulla (se c1 i 0) del problema dato ] 4G. Integ3ra.sione jp&xr serie Non sempre è possibile integrare unfequazionedif feienziale mediante funzioni elementari, cioè fun - zioni polinomiali, esponenziali, trigonometriche e loro inverse. Talvolta, la soluzione va cercata sojt 251 to la forma di una serie di potenze (1) y = \ cn(x-x0)n , n=0 i cui coefficienti possono essere identificati, imponendo che la (1) sia soluzione della data equazi£ ne. Il punto x0 che figura nella (l) potrà essere il punto nel quale sono assegnate le condizioni inizici li y(xj = y0, yf(xj = y^ , ecc. Ad esempio, si voglia risolvere il problema di Cauchy Cerchiamo la soluzione sotto la for y(x) = I ax11 . n=0 n ma Derivando si ha h'(x) = I nax""1 n=l n e, sostituendo nell'equazione differenziale, si ha r- n-1 n n+1 E nan x = x l ax = E a x , h=0 n=0 n=0 ovvero a1+2a2x+3a3x2+4aux34-. . .=a0x+a1x2+a2x3+. . . . Uguagliando i coefficienti delle stesse potenze di x si ottengono le seguenti relazioni tra i coeffi - cienti incogniti
252 a^O, 2a2-aOJ 3a3 —a1, 4alf-a2> 5a5-a3, . . e, in generale nan = an_2 per n> 2. Ne segue a-2n+i=0 per ogni n, ed inoltre a2n = a2n-2/^n' Dalle relazioni a2=a0/2, ai+=a2/4, a6 = a^/6 , . . , segue a" 2-4 ' ae 2-4-6 ' "', a2n 2-4- ... • 2n cioè a2n " a0/(2nn!) . Si ottiene così l'espressione di y(x) co x2n y(x) = a0 E — . n=o 2nn! Essendo y(0) = 1, si ricava a0=l e perciò co v 2n y(x) n=o 2nn! La serie dì potenze a secondo membro essendo lo sv_i x2/2 luppo di MacLaurin della funzione e , ritroviamo così la soluzione y(x) = ex ^2 che avremmo determina, to procedendo direttamente all'integrazione, con i metodi del paragrafo 4A. Osserviamo che non sempre la soluzione ottenuta mediante integrazione per serie sarà rappresentata da una serie convergente verso una funzione elementare . 253 4.69 Risolvere il problema di Cauchy y" + 2xy' + 2y = Q y(0)=l, y'(0)=0 [ Cerchiamo una soluzione sotto la forma y = E an x" n=0 Essendo co co y1 = I naRx , y" = E n(n-l)anxn , n=l n=2 sì ha co co co y" + 2xy' + 2y = E n(n-l)a xn"2 + E 2na *n + E 2a„xn = n=2 n n=l n n=0 n co co co = E (n+2)(nKL)a„,0xn + E 2na£n + E 2a xn n=0 n-0 n n»0 n Perciò dev'essere, per ogni x co E [(n+2)(n+l)an+2 + 2(n+l)an ]Xn * 0 n=0 e quindi i coefficienti a devono soddisfare le relazioni di ricor renza (*) an+2 = " 2V<n+2> n^°* Essendo y' (0) * a x = 0, dalla (-) segue che &2k+l = 0 per ogni k. Se invece n = 2k, la (*) implica a2(k+l) " " ^'^ Essendo y(0) = a = 1, ne segue
.254 a9 = - an = - 1, a ,= - a2 /2 = 1/2 a6 = - a^/3 - - 1/(2-3), a8= - a6 /4 = 1/(2-3-4) k+1 e cosi via. Pertanto risulta ^(k+l) ~ ^~1^ /(k+l)l e cosi si ottiene l'espressione di y(x): 00 k 2k (**) y(x) = Z (-1) x /k! k=0 Abbiamo perciò dimostrato che se la soluzione del problema di Cauchy si può rappresentare mediante una serie di potenze, allora la serie è necessariamente quella che figura al secondo membro della (**). Poi - che tutti i passaggi eseguiti sono invertibili, per dimostrare che la serie rappresenta effettivamente la soluzione,'basterà dimostrare che essa converge. Ciò segue subito dal criterio del rapporto. Osserviamo 2 che {'«•) è lo sviluppo dì MacLaurin della funzione y(x)=e~x e che tale è la soluzione del dato problema di Cauchy] 4.70 Risolvere, mediante integrazione per serie, la equazione differenziale yff + xyf + y = 0 m n 2n co n 2n-*ì I y(x) = a L + a , l ; J yK ° ri=0 2nni l n=0 1-3-5-...-(2n+l) 4,71 Risolvere, mediante integrazione per serie, la equazione differenziale (l-x2)yff-2xyf + 2y=0 . [y(x)=a x + a1[l-x2-(xl» /3)-(x6 /5)-(x8/7)- ]] 4.72 Risolvere, mediante integrazione per serie, le seguenti equazioni (a) yff+5xy=0 (b) yM+xyf+3y=0 (e) yf,+xy'+7y=0 (d) yT,+x2yT +xy=0 zìo [ Si ha y = E a x n=0 con aQ e ax costanti arbitrarie e (a) a2 = 0 , an+2= " 5an-l7 C(n+l)(n+2) ], per n > l; (b) an+2 — (n+3)^/ [(n + +l)(n+2) ], per n > 0; (e) an+2 =-(n+7)an/[ (n+l)(n+2)] , per nM); (d) a2 = 0, an+3 *-(n+l)an/[ (n+3)(n+2)] per n > o] 4.73 Per ogni ceR risolvere mediante. integrazione per serie l'equazione differenziale di Hermite yff-2xyf +2cy = 0. 00 [ y = E a-nx , con an+2 = - 2(c-n)an/ [ (n+l)(n+2) ] e ao,ax costando ti arbitrarie] 4H. S±st<E*m± cii &<q.\x3LZ±orL± <3L±ff^^^x\z±SLX± X±ne:Q.x"i po (1) Un sistema di n equazioni differenziali del ti- y'i = a11(x)y1+ a12(x) y2+...+ aln(x)yn + f2 (x) y2 s a21(x)yi+ a22(x) y2+...+ a2n(x)yn + t% (x) K = am<x)yi+ ah2wy2+-+ annW yn + Vx) SÌ chiama sistema di equazioni differenziali lineari del primo ordine. Per soluzione di tale sistema si intende una n-pla di funzioni derivabili y1=yx (xj ,... ,y„= = ynCx) °he soddisfano simultaneamente le n equazi£ ni per x appartenente ad un intervallo I di R. Sussiste il seguente teorema di Cauchy
25 6 TEOREMA (DI ESISTENZA ED UNICITÀ1) . Se i coeffi - denti a^ (x) ed i termini noti .fi (x) sono funzioni conti^ nue nell'intervallo limitato [a,b], allora, per ogni X0t[a, b , ] e per ogni (y£ ,y° , . . . , y°) e R esiste una ed una sola soluzione del sistema (1) verificante le condizioni iniziali : Il sistema (1) si dice omogeneo se tutti i termini noti £,. (x) sono identicamente nulli in [a,b]; altrjL nienti si dice non omogeneo. Per risolvere il sistema omogeneo a coefficienti costanti (2) yi = «nyi + ai2y2+---+ainyn y«2- a2iyi + a22y2+...+ a2nyn cerchiamo di soddisfarlo ponendo (3) Bx , 0£x ttx yr^e > y2=x2e * • • • * yn* xne costanti da determinarsi. con X2, . . . ,Xn.,a Imponendo che le funzioni y!,...,yn soddisfino il sistema (2), si perviene al sistema di equazioni lineari nelle incognite X1,...,Xn: (4) f (au- a)Xx* a12 X2 + ...+aln XR = 0 a21X1+ (a22-a)X2 +...+ a2nXn = 0 anlXi +an2X2 +---+ (ann" a> Xn = ° •257 che ammette una soluzione diversa dal vettore (0 •••>0J se e solo se risulta ' (5) anl an2 aln a2n = 0 cioè (ved. il paragrafo 5G del voi. I, parte prima) se e solo se a è autovalore della matrice .a.. . La (5) è un'equazione algebrica di grado n che prende il nome .di equazione caratteristica del sistema (2) . Si dimostra che, se l'equazione caratteristica (5) ha n radici distinte a2,a2, . . . ,an, cioè, se la matrice a., ha n autovalori distinti, allora, detta (k) (k) (X2 , ...,X ) la soluzione del sistema (4) per a = = ak, le funzioni 7W _ (k) :kx y(k)=,(k)eakX costituiscono una soluzione del sistema (2), e che le soluzioni (y (k) y (k) w 1 ' J 2 rW ), al variare di k = l,...,n, costituiscono un insieme di soluzioni linearmente indipendenti. Pertanto, l'integrale generale del sistema (2) è dato da (y1,...,yn) con , (ì) aax (2) a2x (n) anx y1-c1 Aj e +c2^i e +...+ cnA1 e i (1) aix , \(2) a2x . (n) Otx y2 = c1 X2'e +c2 X\Je 2 +..,+ cn\y e n (i) alX (2) a2x (n) ax
258 (k) ove ej,...,e sono costanti arbitrarie e X1 , , , Xn sono autovettori della matrice A = (a^ ) corr_i spondenti ,allfautovalore afc. Consideriamo ora il sistema non omogeneo a coefficien ti costanti (6) y».(x) - ayx(x) + by2 (x) + f(x) [y2(x) = cyxCx) + dy2(x) + g(x) e supponiamo che i termini noti f(x) e g(x) siano de_ rivabili nellfintervallo [a,p]. Per risolverlo, possiamo procedere nel modo seguente. Deriviamo rispetto a x la prima equazione, ottenendo yy = ay{ + by* + £f. Sostituendo il valore di y[ ricavato dalla seconda equazione, otteniamo yV - ay{ + b(cyx + dy2 + g)+£f = •=ayj + bcy1 + dby2 + bg + ff. Il valore by2 può essere ricavato dalla prima equazione; by2 - y* - ayx - £. Sostituendo, si ot - tiene yy = ayj + bcyx +d(y ' -alyx -f) +bg+£ì ovvero l'equazione del secondo ordine nell'incognita yx yy-(a+d)yj + (ad-bc^ = bg-df+f. 259 Dopo aver determinato y13 si ricava y2 dal sistema (6) . 4.74 Risolvere il sistema omogeneo (y[ = 5y2 + 4y2 [ y2 = Yl + 2y2 r /5 M I La matrice dei coefficienti è A = f \i 2; L'equazione caratteristica è 5 - a 4 i 2 - a = (5-a )(2-a )-4=ot2-7a+ 6 = o. Quindi la matrice A ha i due autovalori semplici 6 e 1. Per determinare un autovettore di A corrispondente ali1 autovalore Ct=6, risolviamo il sistema X 1 + 4 X2 = 0 Àj-4 À2 =0 da cui segue Aj = 4À2 j ad esempio (4,1) è un autovettore. Analoga mente si vede che (1,-1) e un autovettore corrispondente al l'auto valore Q=l. Allora l'integrale generale del sistema dato è 6x x 6x x -, y2 = cie - c2 e J 4.75 Risolvere il sistema omogeneo Yl = 2Yl + y2 l Yi + 2y:
260 x 3x x ìx -, [yi = cx e +c2e , y2 = - Cj e + c2 e J 4.76 Determinare la soluzione del sistema y{ = y2 y'2 = Yi che verifica le condizioni iniziali yx(0) y2(0) = 0. [yi= (eX + e"X)/2, y2 = (eX - e"X)/2 ] 1 , 4.77 Determinare la soluzione del sistema vi = y2 Yi = " Yx che verifica le condizioni iniziali y^O) y2(o) = i. [ Vj^ = senx, y2 = cosx ] o, 4.78 Risolvere i seguenti sistemi omogenei Ca)< f y{ = 2Yl + 3y2 3y2 = yi + 6y. (b) "Yi = Yx + Y: ^2y2 =- Sy^Syj (e) y{ = yx + 2y; 2Yx + Y: (d) yi = Yi + y2 Yz = Yi " Ys 3x x 3x x X 2x [(a)y1=3c1e - 3c 2 e , Y2=cie +c2e;(b)y1=c1e* +c2e , x 2x -x 3x -x 3x y2 = cxe +3c2e ; (c)y1=c1e + c2 e ,y2=-c1e +c2e ; 261 (d) y1 - cx e -/Fx - / 2 x - / 2 x — /2x ,— +c2e >y2"ci(^2-l)e - c2 (/2+ + lje 4.79 Risolvere il sistema omogeneo Yi" = 3yx + 7y2 - 9y; , Yi = 2y2 - 3y3 L La matrice del sistema è L'equazione caratteristica è -a 0 1 3 7-a -9 0 2 -1-a 7-a -9 2 -i-a + 6 ossia (a-l)(a -2)(Q£ -3)=0« Per determinare un autcvettore corrispon. dente all'autovalore a =1, risolviamo il sistema » - \1 + X3 » o <j 3 \1 + 6À2 - 9 X3 2À2 -2À3=0 La soluzione è del tipo (k,k,k) con k 6R - {o } e perciò un auto
262 vettore di A è (1,1,1). Per determinare un autovettore della matrice A corrispondente ali'autovalore OL-2, risolviamo il sistema f -2ÀX + A3. = 0 < 3AX + 5 A2 - 9 A3 =0 [ 2A2 - 3A3 = 0 La soluzione è del tipo (k, 3k, 2k) con k ^ 0 e perciò un autovettore dì A* è (1,3,2). Per determinare un autovettore corrispondente all'autovalore a-3, risolviamo il sistema I -3AX + A3 = 0 S 3AX -f 4 A2 - 9 A3 =0 [ 2A2 - 4A3 = 0 La soluzione è del tipo (k,6k,3k) con k 7* 0 e perciò un autovettore cfi. A è (1,6,3)» Allora, l'integrale generale del sistema dato è ( x 2x 3x yi= cie +c2e + c3e I x 2x 3x < y2s Cje + 3c2 e + 6c3 e x 2x 3x y3 = e. e + 2c2 e + 3c3 e con cx , c2, c3 costanti arbitrarie ] 4.80 Risolvere il sistema omogeneo yl = y3 y\ = yi yl = yx - 3y2 + 3y3 v [ Gli autovalori della matrice del sistema sono -1,1,3. Corrispondenti autovettori sono, rispettivamente (1,-1,-1), (1,1,1), (1,3,1/3). Perciò l'integrale generale è y1 - cx e~x + c2 ex + c3 e x, y2 =-c1é + 263 x j. » 3x "x x 3x -, + c2 e + 3c3 e , y 3 =- e l e + c2e + c3 e /3j 4.81 Risolvere il sistema omogeneo y[ = 6Yl - 2y2 + 2y3 y2 = - 2yx + 5y2 ^3 = 2yx + 7y3 r 3x 6x 9x 3x 6x 9x Ly1=2c1e - c2 e + 2c3 e , y2 = 2cx e + 2c2 e -e 3 e , y3 3x 6x 9x -, = -cae +2c2e + 2c3 e J 4.82 Risolvere il sistema non omogeneo fyi = Ti - y2 + ex [vi = 2yi-y2 + 1 [ Derivando la prima equazione, si ha y'J = y^ - y'2 + e . Sostituendo 3a espressione di y2 dedotta dalla seconda equazione si ha y'{ = y' - x x ~ (2yx - y2 + l)+e = yì - 2yx + y2 - 1 + e . Poiché dalla prima e- x quazxone segue y2 = y x ~ y*x + e , sostituendoci ottiene l'equazione lineare m yx : y'J =- y1 + 2e -1, cioè y*{ + y x = 2e -1. L'integrale „. , . , x generale di tale equazione e y x = cx cosx + c2 senx + e -1, come si verifica facilmente. Dalla prima equazione segue poi y2 = yx - y' + x x + e - cx (cosx-senx) + c2 (senx - cosx)-l + e . La coppia di funzio ni yx (x), y2 (x) così ottenute fornisce l'integrale generale del si stema datoj
264 4.83 Risolvere il sistema non omogeneo y Sy-! - 2y2 + cosx [yr (2-/~5)x t (2+/?)x + e. (7cosx-senx)/10; Sl (3+ /T)e(2- ^ + c2 (3- /7)e<2+ /5>x (26 cosx + + 2senx)/10 ] 4.84 Risolvere il sistema non omogeneo r[ = - 2yx + y2 y\ - - 4yx + 3y2 + 10 cosx 2x [yx (*) = cx e A + c2 - 7cosx + senx J , , -x 2x 3cosx - sen x; y2 ^xj^c-j^ e + 4c2 e 4.85 Risolvere il sistema non omogeneo Ìy[ = - y2 + cosx - senx y2 = - yl + cosx + senx r x -x x -x -, [y 1 (x) = e x e + e 2 e + cosx + senx; y 2 (x) =-c1e + c2e J Capitolo 5 EQUAZIONI DIFFERENZIALI NON LINEARI DEL PRIMO ORDINE Preliminarmente esponiamo i metodi di risoluzÌ£ ne per alcune equazioni differenziali non lineari del primo ordine. Successivamente,nel paragrafo 51, discutiamo del teorema di Cauchy di esistenza ed u- nicità. 5A. Equazioni a va:rriat>ili separabili Sì dice a variabili separabili' un'equazione diffe renziale del primo ordine del tipo (*) y' = £(x)-g(y) , con £ e g funzioni continue. Ad esempio, sono a variabili separabili le equazioni differenziali y. = £ . y. = : + y2_
266 Nel primo caso è f(x) = x e g(y) = 1/y, mentre, nel secondo caso, si può porre f(x) = 1 e g(y)' = 1 + y2. Per determinare le soluzioni dell'equazione differenziale (*), si scrive la derivata yf come rappoir to tra differenziali y' = dy/dx; si ottiene g=fCx)-g(y) ; poi si separano le variabili (supponendo g(y) f 0) 1 g(y) dy = f(x)dx e si integra membro a membro f 1 g(y) dy = f(x)dx Si ottiene una relazione del tipo G(y) = F(x)+c che esprime il legame (in forma implicita) tra x e y. 5,1 Risolvere le equazioni differenziali a variabili separabili (a) y' = ~ (b) y» = 1 + y2 [(a) Si scrive l'equazione differenziale nella forma equivalente dy _ x dx y da cui y dy = x dx. Integrando membro a membro, otteniamo fydy = | y2 x2 x dx => — = — + e » 2 2 ' cioè ancora y 2 = x 2 + 2c (si noti che, pur di cambiare la costante,si 267 può scrivere equivalentemente y2 = x2+c'). L'insieme delle soluzioni, è quindi costituito dalla famiglia di iperboli equilatere y2-x2-c* , se e* t 0, e dalle rette di equazione y - ± x, se e* = .0. Si può controllare l'esattezza del risultato ottenuto calcolando la derivata y' e verificando che y* = y/x. A tale scopo ricaviamo la y in funzione di x dalla relazione y2 = x2 + 2c: y = ± /x2+2c (si noti che, globalmente, y non è funzione di x; infatti y=/x + 2e è una funzione di x e y = - A +2c è un'altra funzione). Derivando otteniamo x xx. e quindi A2+2c y ±/x2 +2c (b) Scriviamo l'equazione differenziale nella forma equivalente dy o <ty -=- = 1 + y 2 => ~-^-o = dx dx l+yz ed integriamo membro a membro dy arctg y - I 5 = I dx = x + e . 1 1+y ' Quindi, in forma implicita, le soluzioni' sono rappresentate dalla rela zione arctg y = x + e, Ve £ R. Ricavando la y si può scrivere anche y * tg(x + e). Verifichiamo il risultato controllando che y1 = 1 + y : y' = D tg(x+c) = 1/cos 2(x + e); 0 0 sen2 (x+c) 1 -, 1 + y2 = 1 + tg2 (x+c) - 1 + 2) ; = 2 ] ■ cos * (x+c) cos (x+c) 5.2 Risolvere le seguenti equazioni differenziali a variabili separabili
268 (a) yf = cos2y (b) yf=2x cos2y [(a) Dividendo per cos2y (se cos2y f 0) e integrando, otteniamo —— = dx => tg y = | —~— = | dx = x + e, cos y J cos2y J Quindi le soluzioni trovate sono rappresentate analiticamente dalla rela zione tg y = x + e, Vc e R. Limitatamente alle funzioni y(x.) per cui - TT/2 < y(x) < IT /2 si può scrivere y(x) = arctg (x+c). Oltre a ciò, occorre verificare che, separando le variabili, non si siano perse alcune soluzioni corrispondenti al caso cos2 y = 0; infatti, ad esempio, per la funzione costante y(x) = TT/2, per ogni x eR risulta y*(x) = 0 e quindi y' = cos2 y" = 0. Analogamente ogni altra funzione costante y(x) = TT /2 + kTT (k 6Z) è soluzione. Riassumendo, le soluzioni sono rappresentate da IT tg y = x+c, vc€ R e y - — + kTT , vk 6 z. e (b) Come in precedenza si determinano le soluzioni 2 TC -, tgy= x'+c, Vc6 ^. e y = - + kT, Vk e Z J 5.3 Risolvere le equazioni a variabili separabili (a) y» = 2xy (b) y' = J (e) y»=- - [(a) Oltre che a variabili separabili, l'equazione differenziale è anche lineare omogenea. Notiamo subito che la funzione identicamente nulla è una soluzione; inoltre, separando le var"ib-1'x", abbiamo dy f dy dx I — = I 2^dx, log |y | = x2+ e; da cui I y | = ex c = ex • ti i numeri reali positivi; perciò ec rappresenta una generica costante positiva. Si noti che il secondo membro eK + c non si annulla; perciò 269 y(x) non si annulla per alcun valore della x. Distinguendo i casi y^O v2 c si giunge alla rappresentazione y = + e • e . Tenendo conto che anche y = 0 è soluzione e ponendo e1 = ± ec se y(x) i 0 e ci=0 se y(x) = 0, si giunge" alla rappresentazione di tutte- le soluzioni nella 2 forma y(x) = e1 ex . (b) y(x) = 0 per ogni x e R (x i 0) è soluzione. Separando le variabili si ottiene log |y | = —- = — = log |x | + e = log (ec | x | ), da cui I y I = e | x | . Come in (a), posto e* = ± e se y(x) ^ 0 e e' = 0 se y(x) = 0, si trovano le soluzioni nella forma y(x) » c'x , Ve16 R. (e) Le soluzioni (in forma implicita) sono date dall'equazione x- + + y2 » e che, geometricamente, corrisponde alla famiglia di circonferenze con centro l'origine degli assi (per ogni scelta della costante e > 0) ] 5.4 Risolvere le equazioni a variabili separabili (a) xyf = tg y (b) yftgx = y [(a) Per applicare il metodo della separazione delle variabili, occorre dividere entrambi i membri per x tgy. Essendo tg y~0 per y * kTT , con k GZ, tutte le funzioni costanti y(x) = kTT sono soluzioni. Inoltre , supponendo tgy ^ 0 (e anche x i 0), separando le variabili otteniamo log I seny I = ^fZ dy = ~ = log | x I + e = log (ec | x | ). J seny J x Ponendo e' = te, come nell'esercizio 5.3 si ottiene seny = c'x. Notiamo che, per e1 =0, si riottengono le soluzioni costanti y(x) = kTT, con k G Z. Perciò tutte le soluzioni si possono rappresentare nella for
270 ma sehy = c«x. (b) y(x) = e senx, con e6 R ] 5.5 Disegnare in un riferimento cartesiano ortogonale il grafico delle soluzioni dell1equazione con siderata neilT esercizio 5 . 3 (a) . "" [si veda la figura 5.l] figura 5.1 figura 5#2 5.6 Risolvere l'equazione differenziale y'=-2xy e di. segnare in un riferimento cartesiano ortogonale il grafico delle soluzioni trovate. ~x2 ' |_y(x) * e e , rappresentate in figura 5.2 ] 5.7 Determinare tutte le soluzioni dellf equazione dif ferenziale y* = 2x/TryT 271 [y(x)=sen(x2 + e), con e £ R, oltre alle due funzioni costanti y(x)=±l] 5.8 Risolvere l'equazione differenziale y'=exycosx. [Separando le variabili si ottiene x dy e cosx dx ey J.y«y- } e cosx dx. Si può calcolare l'integrale a secondo membro utilizzando due volte la formula di integrazione per parti x x I x x e cosx dx = e senx - e senx = e (s.enx + cosx) x e cosx dx da cui x 1 x e cosx dx = — e (senx + cos x) + e. 2 Perciò l'integrale generale dell'equazione differenziale è dato da e = x y-x = (l/2)e (senx + cosx) + e, cioè e = (1/2) (senx + cosx) + e, da cui y = x + log senx + cosx + cj ] 5.9 Siano a,b costanti reali non nulle..Risolvere , con il metodo della separazione delle variabili, 1'equazione lineare y' = ay + b [Separando le variabili abbiamo — log | ay + b | = dy ay+b dx = x + e r a(x+c) -, ax ac da cui y(x) = |_e -bj/a = c1e - b/a, avendo posto c'=e /a . Il lettore controlli che si ottiene lo stesso risultato utilizzando la formula risolutiva per le equazioni lineari del primo ordine, già considerata nel capitolo 4 ]
272 5.10 Risolvere i seguenti problemi di Cauchy (a) Xy»=l+y2 y(D = i 00 xy'=l+y2 l y(-D = i L L'equazione differenziale si risolve separando le variabili ed ha le soluzioni y(x) = tg(c + log | x | ). (a) Le soluzioni y(x) SQno definite per x ì 0 (e per c+log ( x \l TT/2+ + kTT); è quindi opportuno considerare separatamente gli intervalli (-°°,0) e (0,+ °°). Dato che cerchiamo la soluzione y(x)che soddisfa la condizione iniziale y»l per x=l > 0, ci poniamo nell'intervallo (0, +00 ). In tal caso risulta y(x) = tg (e + logx) e y(l) = tgc. Perciò la condizione y(l) = 1 equivale a tgc = 1, cioè e = TT /4 + kTT . Dato che la funzione tangente è periodica di periodo TT , basta scegliere ad esempio e = TT /4. La soluzione del problema di Cauchy è quindi y(x) = tg ( TT/4 + logx). (b) y(x) = tg( TT/4 + log(-x)) ] 5.11 Risolvere i seguenti problemi di Cauchy (a) f yf+3x2y*=0 y(D = 0 (b) y'+Sx^^O y(D - 1 • [ (a) La funzione identicamente nulla soddisfa sia l'equazione differen ziale che il dato iniziale ed è quindi soluzione (unica) del problema di Cauchy. Si noti che, separando le variabili, si perde proprio la soluzione y(x) = 0, Vx €R; (b) dopo aver separato le variabili otteniamo 1 -3 -4 y <ty ■i -3x* dx X + C da cui y~3 = 3x 3 - 3c. Imponendo la condizione y(l)-l si trova l=3-3c da cui 3c = 2. Perciò la soluzione del problema di Cauchy è data da y(x) = l/(3x3- 2)1/3] 273 5.12 Risolvere le equazioni a variabili separabili (a) y'-y cotg x (t>) y'=(y-3)cotg x r I I f <Ìy f C°S X II. [ (a) log y = — * dx = log senx | + e, J y J .sen x da cui log ( y ( = log e ( senx j e quindi y= ± e ( senx | . Cambiando la costante, le soluzioni si possono anche scrivere nella forma y(x) * e'senx (si noti che anche y(x) =0è soluzione e si ottiene per c'=0); (b) y(x) = 3 + csenx] 5.13 Risolvere l'equazione 2x2yy' = 1+y2 . [ Separando le variabili otteniamo o f 2y f dx log (i+y2 ) = J —2 <*y = J -p da cui y(x) = ±(ec"1/x - 1) ] 5.14 Risolvere l'equazione xy' = ylogy. [ La funzione costante y=l, che annulla il secondo membro, è soluzione dell'equazione differenziale (mentre y = 0 è da scartare). Separando le variabili, otteniamo y(x) - ecx; in particolare, la solu zione costante y = 1 corrisponde a e = 0 J x~l + e, 5.15 Risolvere l'equazione 4/x*3" yy' = 1 ~ y ' [y( x[~ i/A (x) » ± \jl+ e e
274 5.16 Risolvere i problemi di Cauchy (a) y2-i x2-l y(0) = 0 00 y x2 + l y(o) = o (e) y2-l y(o)=i/2 ry =•■ Cd) < x2 + l y(0)= /3 [ (a) y(x)-x; (b> y(x)-x; (e) y(x)= ^; (d) y(x) -tg(H +arctx)J 5.17 Risolvere l'equazione differenziale /x y' + /y sen/x = 0 [ La funzione costante y=0 è soluzione. Inoltre, se y 4- 0, sen/x 2 /' y = il /'7 /x dx l'integrale a secondo membro si può calcolare per sostituzione, ponen do V x = t. Si ottiene l'insieme di soluzioni y(x) = (c + cos/~x)2 oJL tre, naturalmente, alla funzione identicamente nulla] 5.18 Determinare l'integrale generale della equazione differenziale 4xey(y<)2+ (4xex+ yey)y« + yex = 0. L L'equazione data non è in forma normale. E' possibile ricavare la y' 275 in funzione di x e y mediante la formula risolutiva delle equazioni algebriche di secondo grado: yis [-(4xeX + yey)± / (4xex + yey) 2 -16xy ex ey ] * 8xey 8xey [-(4xe + ye ) ± / (4xex - yeY)2 ] -(4xe + ye ) ± (4xe - ye ) 8xey x y I -e /e Perciò l'equazione data è equivalente alle due equazioni differenziali in forma normale y e* y' = - :- ; r - - -z ■ 4x ev Entrambe le equazioni sono a variabili separabili e si vede facilmente che l'integrale generale della prima è y(x) = c| x | , mentre l'in tegrale generale della seconda è y(x) = ìog (c-e ) J 5.19 Determinare l'integrale generale delllequazione differenziale y! = log [(x + /1+x2 y ] [La funzione costante y = 0 è una soluzione. Separando le variabili e risolvendo per parti l'integrale in dx, otteniamo log |y | = x log (x + /l + x 2 ) - /l+x2 + e, z -0 x -/ 1+x 2 cioè anche y(x) = c'(x+/l+x ) e . Si noti che la funzione identicamente nulla rientra.in tale rappresentazione, in corrisponden za di e' = 0 ] • 5.20 Determinare le curve y = y(x) la cui retta tari gente nel punto (x,y(x)) incontra l'asse delle
276 x nei punto (-x,0), come in figura 5.3, X~x Yf / y(x). S7 i Ss l y/^/ f S^ / 1 / 1 / 1 / f / 1 1 1 1—, X _ ► X figura 5.3 [ Le curve incognite, di equazione y = y(x), hanno retta tangente (x,y) di equazione (nel piano di assi X,Y): Y = y(x) + y'(x)(X - x) . La retta tangente incontra l'asse delle X nel punto (-x,0) se se 0 = y(x) + y'(x)(-x-x), cioè se e solo se solo 2xy' ~ 0. Si tratta di un'equazione differenziale a variabili separabili che, integrata, fornisce le soluzioni y(x) = e / | x \ . Si tratta di archi di parabola aventi l'asse coincidente con l'asse delle ascisse e vertice in (0,0) ] 277 5.21 Determinare le curve y-y(x) la cui retta norma le nel punto (x,y(x)) incontra l'asse delle a- scisse in un punto C = C(x) a distanza uguale ad 1 da (x,y(x)), come in- figura 5.4. CP =1 figura 5.4 [ Nel piano X,Y l'equazione della normale al grafico di una funzione derivabile y - y(x) (con derivata non nulla), passante per (x,y(x)), è data da Y - y(x) - y"(x) (X-x)- Tale retta incontra l'asse delle ascisse nel punto C di coordinate (X,0), con X soddisfacente l'equazione 0 = y(x)-(X-x)/y! (x), cioè yy' = X-x, da cui X = x + yy'. La distanza del punto P = (x,y(x)) dal pulito C = (x + yy',0) è data da CP = / [ (x+yy')-x ]2 + [-y] Ayy')2 + y2
278 Imponendo la condizione CP = 1 si ottiene l'equazione differenziale in forma non normale (yy'): che, evidentemente, può avere soluzioni solo se 1-y >. 0, cioè se -1 < y < 1. Si riconosce che le funzioni costanti y = ± 1 sono due soluzioni. Inoltre l'equazione data è equivalente alle due equazioni differenziali a variabili separabili yy' = vi- yy' - / i-y che, risolte, danno le soluzioni (x+c) 2 + y2 == 1; si tratta della fa miglia di circonferenza di centro (-c,0) e raggio 1. Come già detto, a questa famiglia di circonferenze vanno aggiunte le due rette di equa - zione y=» ± 1 ] 22 Siano A e B i punti di intersezione degli assi coordinati con la retta tangente al grafico del_ la funzione y = y(x) nel punto generico (x,y(x)) come in figura 5.5. Determinare le curve y(x)ta li che : ycx) B s (o, y-xy') figura 5.5 279 (a) l'ascissa di A sia uguale a 2x; (b) l'ordinata di B sia uguale a 2y; (e) l'ascissa di A sia uguale a kx (k>0) ; (d) l'ordinata di B sia uguale a ky (k>0) . . La retta tangente di equazione Y=y(x) + y'(x)(X-x) incontra gli assi X,Y nei punti A e B le cui coordinate si determinano imponendo rispettivamente Y = 0eX = 0e calcolando in corrispondenza 1' altra coordinata. Ad esempio, posto Y = 0, risulta y + y'(X-x) - 0 da cui, sey'jÉO, X = x - y/y'. In modo analogo si determina B. Con riferimento alla figura 5.5 si ha: Intersezione con l'asse X: A E (x-y/y',0) Intersezione con l'asse Y: B = (0,y-.\y') (a) la condizione richiesta è x-y/y' = 2x che, se y' ^ 0, equivale al, l'equazione differenziale a variabili separabili y' =- y/x. Tale e- quazione ha per soluzioni le iperboli y(x) = c/x, con ce R (c=0 è da I i l/(l-k) scartare); (b) y(x) = c/x con ce R; (e) y(x) - e | x | con e ^ 0 se k f 1; altrimenti, se k = 1, non esistono funzioni y ~y(x) che soddisfano la condizione posta; (d) y = e | x | , con e 6 Rj 5B. Equazioni di. Bernoulli Si dice di Bernoulli un'equazione • differenziale del primo ordine del tipo a y1 = a(x)y + b(x)y con a(x), b(x) funzioni continue in un intervallo prefissato e con a parametro reale diverso da 0 e da 1 (altrimenti l'equazione è lineare). Il metodo di risoluzione è il seguente: prelim_i ilarmente si. dividono entrambi i membri dell' equazro
280 ne per y (così facendo si trascura la soluzione i- denticamente nulla, nel caso in cui a è positivo); si ottiene y ' f ^ ì-a _ ,\ -^ = a(x) y + b(x) . Si pone poi z (x) = (yCx))1"01. La derivata della nuova funzione incognita z(x), per la regola di deri vazione delle .funzioni composte, vale • Zt(x)= di M*»1'" =(l-a)y"ay' = (l-a) *1 . L'equazione differenziale, nell'incognita z, diviene z' = (l-a)a(x)z + (l-a)b(x); % è lineare del primo ordine e quindi si risolve con i metodi descritti nel capitolo 4. Vediamo alcuni esem pi. 5.23 Risolvere l'equazione differenziale di Bernoul- li yf = 2y - e y2 [ Cominciamo con l'osservare che, essendo Ot =2 > 0, la funzione costante y = 0 è una soluzione. Per determinare le altre soluzioni dividiamo en trambi i membri per y : y«y = 2y - e , Poniamo z(x) - (y(x))"1 , da cui z'=-y~2y'. Rispetto a z l'equazione diventa 281 z' = - 2z + e ed è quindi un'equazione lineare del primo ordine, cioè del tipo z' = = a(x) z + b(x), con a(x) = - Z e b(x) = ex. Scegliendo A(x)SB-2x come primitiva di a(x), si trova l'integrale generale z(x) = e A(x) -A(x) . -2x e • b(k)dx = e 2x x dx -2x 1 3x 1 x = e (-e + e) = - e + e -2x Ricordando che z = y"l , risulta quindi y(x) - z" 1 =(e /3 + e e " ) . Tali funzioni, unitamente alla funzione identicamente nulla, sono tut te le soluzioni dell'equazione data] 5.24 Risolvere le seguenti equazioni di Bernoulli (a) r x y (b) 2y« y [ (a) Si tratta di un'equazione differenziale di Bernoulli con esponen te a=-l. Dividendo entrambi i membri per y" 1 (cioè moltiplicando per y) otteniamo l'equazione , 1 2 yy> ., - y - 1 . Nell'incognita z = y2 , essendo z' * 2yy', si ha l'equazione lineare z' = - z - 2 . x Una primitiva di a(x) = 2/x è A(x) = 2 log j x | = log x2 . Perciò,po sto b(x) = - 2, si ha z(x)=e A(x) f , -A(x) 2 1 e l(x)dx = x -2 dx = x2 ( - + e) = Zx + cxz . x
282 In definitiva, essendo y= ± / z, l'equazione data ha come soluzioni le funzioni y(x) =+ Ax+cx 2 , con ce R. (b) y(x) = + -J |x | (c-iog |x [)] 5.25 Risolvere i seguenti problemi di Cauchy (a) 2y' = X . * x y y(D = i Cb) y' 1 . il X X yCD = 1/2 [ (a) L'equazione è di Bernoulli con esponente OL--1. Dividendo entrambi i membri per y~ 1 e ponendo z = y 2, otteniamo successivamente 2yy« = — - x ; z' = - z - x . x x Notiamo che il coefficiente a(x) = 1/x non è definito per x=0. Dato che la condizione iniziale è posta nel punto x = 1, ci limitiamo a considerare il caso x > 0 in cui A(x) = log x (invece che, più generaj. mente, log | x | ) è una primitiva di a(x). La funzione z(x) risulta u- guale a z(x) = x — • (-x)dx = x(-x + e) x x + ex da cui y(x) * ± v ex - x . Imponendo la condizione iniziale y(l) =1 si trova 1 * ± v c-1 j si deve quindi scegliere il segno + e e - 2. Perciò la soluzione del problema di Cauchy è y(x) = / 2x - x2 . Si noti che tale funzione, definita per 0 £ x <. 2, è derivabile solo per 0 < x < 2 e perciò è soluzione solo nell'intervallo aperto (0,2). Per y > 0 si può scrivere nelle forme equivalenti /2x xz -2x + y^= 0; (x-1) ^+ y^ = 1; in particolare, dall'ultima espressione, si riconosce facilmente che y(x) ha per grafico la semicirconferenza di centro (1,0) e raggio 1, con y > 0. (b) L'equazione differenziale è di Bernoulli con esponente a=2,ma an- 283 che a variabili separabili. La soluzione è y(x) = x/(x+l) ] 5.26 Risolvere le equazioni differenziali di Bernoul_ li (a) y' = ^ + 2x/y (b) y' = ^2L + 2x/y x x [(a) E' un'equazione di Bernoulli con esponente Qi =1/2, La funzione c<d stante y=0 è una soluzione. Se y 1 0 dividiamo entrambi i membri per /y e poniamo vy - z, da cui z' = x + z/x. Una primitiva di a(x) = = l/x è A(x) = log |x I . In base alla formula risolutiva per le equazioni differenziali lineari del primo ordine, otteniamo (separatamente per x > 0 e x < 0) z(x) = e A(x) -A(x) xdx dx ± x ± dx = x dx = x(x+c) ( Vx i 0). Quindi le soluzioni dell'equazione differenziale iniziale sono y(x) = = (x2 + ex)2 , oltre a y=0; (b) y(x)=x'4 (e + log | x | )2e y=0J 5.27 Risolvere l'equazione differenziale y'=x(y3-y) [ E' un'equazione di Bernoulli con esponente a =3. Oltre a y(x) = 0 , Vx €R, le soluzioni sono espresse da y(x) = ± 1/ / l+ce~x ' ] 5.28 Risolvere con il metodo di Bernoulli l'equazio ne differenziale proposta nell'esercìzio 5.15. 5.29 Risolvere il problema di Cauchy: y(l)=l; 2xyy' = y2-x2+l . [ L'equazione differenziale è di Bernoulli con esponente CL=-1. La so-
284 luzione, espressa analiticamente dalla funzione y(x) = / l+3x-x 2 ,corrisponde geometricamente alla semicirconferenza di centro (3/2,0) e rag gio y/ 5/2, con y > 0 ] 5.30 Risolvere le equazioni di Bernoulli (a) 4yf = y tgx - ^^ (b) yf= ^ - xy2 y ^ [ (a) y(x) = (f>) y(x) - 2+ce -xz/k e y = 0] 5.31 Risolvere ì problemi di Cauchy (a) y'=xy+xy3 y(0) = 1/2 (b) y'=xy+xy3 y(i/2) = o [ L'equazione differenziale, oltre ad essere del tipo di Bernoulli, è an -x2 _1/2 , i che a variabili separabili, (a) y(x) = (l+3e ) ; (b) y(x)=0 J 5.32 Determinare l'integrale generale delle seguenti equazioni differenziali 3/2 (a) xyf + 2y = 2y logx (b) yf = y cosx (1-y senx) (e) yf + 2y = /y senx ed, y*f ijti /y ) (e) 2x3yf + x2y + y"5tgx = 0 (f) yf = 2x/y (x2 + /y ) r "2 l (a) y(x) = 0 e y(x) =- (ex + logx + 1) ; (b) y(x) = 0 e y(x) = (ce + senx - 1) ; (e) y(x) = 0 e y(x) = (senx - cosx + ce ) /16; 285 (d) y(x) = (x2 -1 + e /x2 -1 ) 2/3 1/6 (e).y(x) = x"1/2(c + log |cosx| 3) ; (f) y(x) = 0 e y(x) = (x 2 + 2 + e ex /2) ] 5.33 Determinare una funzione y(x) che diverge a +°° per x->l+ e che è soluzione nell'intervallo (1, +co) rispettivamente delle equazioni differen - ziali: (a) y* = xy [/y + l/(x2-l)] (b) y' = 7 ( 3/2 . + xy ) [ (a) y(x) = 25 (1-x2)2 (b) y(x) = 121 9(l-x2)2 5.34 Sia a(x) una funzione derivabile in R con der_i vata a!(x) continua. Determinare, per ogni valore del parametro reale a f 1, l'integrale ge_ nerale delle equazioni differenziali (a) (l-a)yt = a'(x)[y+a(x)ya] (b) (l-a)y' = a'(x)[y+ya ] [ (a) Se a > 0, una soluzione è y(x)=0 per ogni x€ R. Dividendo entrambi i membri per ya e ponendo z(x)= [ y(x)] 1-a, otteniamo z'=a'(x)[z+ + a(x) ] . Si tratta di un'equazione lineare nell'incognita z che ha per soluzioni: z(x) a<x). -a(x) e * a'(x)a(x)dx. Calcoliamo per parti l'integrale a secondo membro: -a(x) e •-a'(x)a(x)dx = d - -a(x) -, — [-e J a(x) dx dx
286 *(x)a(x)+Je-a(X) • -a(x) f -a(x) -a(x) -a(x) =-e a(x)+ e a'(x)dx = - e a(x) - e + e. a(x) l/(l-a) In definitiva, per ogni a ^ 1, si ottiene y(x) = (ce -a(x)-l) , a(x) oltre naturalmente alla soluzione nulla se a> 0. (b) y(x)=(ce 1/(1-01) , x 1 -1) e y(x) = 0 se a > 0 J 5.35 Siano a(x), b(x) funzioni derivabili su R con derivata continua e con a(x) non identicamente nulla. Determinare tutte le soluzioni delle e- quazioni differenziali (a) a(x)y' = a'(x) (y+y2) (b) a(x)y' = a'(x)y + bf(x)y2 [ Inequazione in (a) è un caso particolare di quella in (b) e si ottiene ponendo b(x) = a(x)\ Perciò discutiamo il caso più generale (b). Cominciamo con l'osservare che la funzione costante y=0 è soluzione. Dividen do entrambi i membri per y2, otteniamo a(x)y' - a'(x)y 2 = b W • y Poi si può procedere oltre con il metodo di Bemoulli, con la sostitu - zione y~ s z. Proponiamo un altro metodo di risoluzione: a primo meni - bro, a meno del segno, compare la derivata rispetto ad x del quoziente a(x)/y? perciò l'equazione si può scrivere nella forma equivalente d. r a(x) -, dx y Risulta quindi (se y i 0) a(x)/y + b(x) = costante = e, da cui y(x) = = a(x)/ [ c-b(x) ] . Nel caso particolare dell'equazione in (a) l'insie me di tutte le soluzioni è dato da y(x) - a(x)/[ c-a(x) ] , oltre a y(x) = 0, Vx e r] 287 5.36 Sia y=y(x) una funzione definita per x > 0 e non negativa. Indichiamo con B il punto di intersezione dell'asse delle ordinate con la ret ta tangente al grafico della funzione in un punto generico (x,y(x)), come in figura 5.5. De_ terminare : (a) le curve y(x) tali che l'ordinata di B sia proporzionale a ya, con a > 0; (b) la curva y(x) soddisfacente la condizione y(2) = 2 e tale che l'ordinata di B sia uguale a y2 . [ (a) Come già mostrato nell'esercizio 5.22, l'ordinata del punto B,in tersezione della retta tangente con l'asse delle ordinate, vale y - -xy'. Indicando con k il fattore di proporzionalità, la condizione di Cd viene y - xy' - ky .Si tratta di un'equazione differenziale di Ber noulli • che, oltre a y(x) ~ 0, ha come soluzioni y(x) = (k ■+ 1-0C 1/(1- a ) + e x ) per x > 0. (b) Ponendo k=l a C£= 2 nella espressione determinata in (a), si ottiene e -1 x y(x) = (1 + - ) = • X X+C Imponendo la condizione iniziale y(2) - 2, si trova c=-l. Perciò la funzione cercata è y(x) = x/(x-l) ] 5.3 7 Determinare le curve tali che il punto di mezzo del segmento sulla retta normale, con estre mi sulla curva e sull'asse delle x, sia situato sulla parabola x = y2. [ Si fa riferimento alla figura 5.6.Se P ha coordinate{x,y(x)), allora, come mostrato nell'esercizio 5.21, C ha coordinate (x + yy',0). Perciò il punto medio M ha coordinate (x + (yy')/2> y/2)$ tale punto giace sulla parabola di equazione x = y 2 se e solo se (per y £ 0)
il ifp **?--(f)*<-> 2x y Si tratta di un1 equazione di Bernoulli che ha per soluzioni y(x) = 1/2 ± (4x + 4 + ce ) .in particolare, per e = 0, si ottiene la parabola di equazione x - (y 2 /4) - 1. n lettore disegni in uno stesso si sterna di riferimento tale parabola e la parabola iniziale x=y 2 e veri fichi dal disegno la proprietà enunciata nel testo] figura 5.6 289 5C. EqAJi<2iz:±o:rTL± della forma yf = g (y/x) Si dicono brevemente omogenee le equazioni diffe renziali ordinarie che si pongono nella forma y' = g (*) con g funzione continua. Il metodo di risoluzione consiste nel porre z = "^ , cioè y(x)=xz(x), da cui y!=z+xzf. x L'equazione, rispetto all'incognita z, diviene xz' = g(z) - z ed è a variabili separabili. Vediamo alcuni esempi: 5.38 Risolvere l'equazione differenziale di tipo o- mogeneo y' = 1 + Z x [ E' un'equazione dei tipo y' ■= g(y/x), con g(t) = 1+t. Poniamo yjx-z, da cui y = xz e y'=z + xz'. Otteniamo l'equazione equivalente z + xz' - 1 + z, cioè xz' = 1, che si risolve separando le variabili: dz - dx = log | x | + e = log (ec | x | )=log(c'x) dove si è posto e' = ±-e . Ricordando che y - xz, si ott-.engono le so luzioni y(x) = x log(c'x) J 5.39 Le seguenti equazioni sono nello stesso 'tempo
290 di tipo omogeneo e a variabili separabili ( la prima è anche lineare) : (a) y'= l 0>) y- = * (e) y' = - * Risolverle con entrambi i metodi. [ (a) rette per l'origine y(x)=cx; (b) iperboli equilatere di equazione (e) e rigine di equazione x2 + y2 = e (y 4- 0) ] x - y =c (y / 0); (e) circonferenze concentriche con centro nell'o 5.40 Integrare l'equazione differenziale yf=2- — . [ Posto z = y/x (da cui y'=z + xz') otteniamo l'equazione equivalente xz'= - (2z - 1 - z )/z; separando le variabili si ha (se z ^ 1, cioè se (z-ir dz dx - log (ex) Inoltre, sommando algebricamente -1 e + 1 a numeratore dell'integrando a primo membro, otteniamo (z-D ,dz z-1 j (z-1)' dz + J (z-D z-1 + cost: perciò l'equazione differenziale data, oltre a y(x)=x, ha come soluzÌ£ ni le funzioni definite implicitamente dalla relazione ( L -1) - log X = log(cx) ] j.41 Risolvere l'equazione differenziale omogenea y X 1 + 291 e verificare che l'integrale generale è costi - tuito dalla famiglia di funzioni u(x). .2 . (con ex - ^ > 0) x — 2 2c [Con la sostituzione z = y/x si giunge all'equazione xz' = vl+z ; da cui, separando le variabili dz dx log (c'x). /ITI7 Come indicato nel paragrafo 4G della parte seconda del 1° volume, l'in tegrale a primo membro si determina con la sostituzione /1+ z = t-z. Si ottiene (si veda anche l'esercizio 4.119, volume 1°, parte seconda): log 2z + 2 /z2 + 1 dz / l+zJ log (c'x). Pur di cambiare la costante e', ciò equivale az + /z. + l = ex. Ricordando che z = y/x, si giunge alla rappresentazione delle soluzioni nella forma v^y + 1 = ex Dopo aver posto la condizione ex - (y/x) > 0 ed elevando entrambi i membri al quadrato si giunge alla conclusione ] 5.42 Risolvere per x > 0 il problema di Cauchy: y(D = o; y = * + \ji -(^)2 . [L'equazione differenziale ammette come soluzioni y(x)=x sen iog(cx) , con e / 0, oltre a y(x) = ± x. Tra tali soluzioni, quella che soddisfa la condizione iniziale y(l) = 0 è y(x) = x senlogx]
292 5.43 Risolvere per x > 0 i problemi di Cauchy (a) •y'= ^ + te ^ x x y(2) .= tt/3 (b) y,: yCU tg [L'integrale generale dell'equazione differenziale è della forma sen(y/x) = = ex, con e e R4 (a) La soluzione è sen (y/x) - x/4j esplicitando la y si ottiene y(x) = x arcsen (x/4). Si noti che y(x) è derivabile nell'intorno di x = 2 individuato dalle limitazioni -1 < x/4 < 1, cioè nell'intervallo (-4,4)5 inoltre, formalmente, il secondo membro dell' equazione differenziale non è definito per x = 0; perciò y(x) è soluzione del problema di Cauchy nell'intervallo (0,4). (b) y(x) = TT x] 5.44 Risolvere le seguenti equazioni differenziali o- mogenee (a) x2yf = y2 + xy + 4x2 (b) y' Ce) y' (d) yf (e) y' 2 \y x x + 1 y x x = 1 y x .i = XZX y+x (f) xy' = y (I-log y + logx) [(a) y.(x) « 2x tglog(cx) 2 ; (b) y(x) = ± /x2 + ex ; (e) y(x) = ±x /log(cx)2 ; (d) y(x) = ±x /log (c/x)2 ; v od anche, trasferendo i lo (e) arctg - ■ + log l/l +( ~ ) = log y e garitmi a secondo membro, arctg - = log ■ = x /x2 + y2 (f) y(x)=xe° X ] 293 5.45 Determinare, per ogni valore reale del pararne - tro a f -0,1, le soluzioni dell'equazione differenziale axyyf = x2 + y2 t / . .2(1-00/ a v 1/2 ["•'■*-e-',.. •') ] 5.46 Verificare che la soluzione del problema di Cau chy y' = ^ , y(D - 0 è la spirale logaritmica che, in coordinate pola- ri (p,§), si esprime con l'equazione p=e . [Posto z=y/x, ed essendo z(l) =0, si trova la soluzione arctg z - - log /l+z* = log x, cioè arctg (yTx) = log / x2 +y2 . Rimane da osservare che p = / x2+y2 e che §=arctg (y/x) ] La sottotangente relativa ad un punto generico di una curva di equazione y=y(x) è per definizione la lunghezza (con il segno) del segmento orientato HA in figura 5,7, cioè del segmento di estremi H=(x,0)e A, punto di incontro dell'asse delle ascisse con la retta tangente al grafico della funzione nel punto O.yCx)). Ricordando (si veda l'esercizio 5.22) che A ha coordinate (x-y/yf, 0), per definizione risulta y sottotangente = HA — - ~^J .
294 y = y(x) figura 5.7 Analogamente la sottonormale è la lunghezza (con il segno) del segmento orientato HC in figura 5.7,cioè del segmento di estremi H = (x,0) e C, punto di intejr sezione dell'asse delle ascisse con la retta normale al grafico della funzione nel punto (x,y(x)). Ricordando (si veda l'esercizio 5.21) che C ha coordinate (x+yyf,0), risulta sottonormale - HC yy 5.47 Determinare le curve y=y(x) aventi la sottotan.- gente uguale alla media aritmetica delle coordinate del punto di tangenza. [La condizione è: sottotangente = (x+y)/2, cioè y_ r x + y da cui -2y x+y -2(y/x) 1+ (y/x) 295 Notiamo che la funzione costante y = 0 non è accettabile come soluzione del problema geometrico proposto,perchè per essa non è definita la sottotangente. Con la sostituzione z = y/x, essendo y^z+xz', ot teniamo xz' =-(3z + z2 )/(l + z). Da cui, separando le variabili , si è ricondotti a calcolare l'integrale indefinito della funzione razionale (l+z)/(3z + z ); a tale scopo è utile la scomposizione 1 + 2 z2+3z z+3 (A+E)z + 3A z(z + 3) con A + B = 1 e 3A = 1. Si trovano i valori A=l/3 e B=2/3; perciò si determinano le soluzioni nella forma: log - = x dx x 1+z dz = dz 2 z 3 T~ = 7 log|z[+^log|z+3J. z+3 che, in base alle proprietà dei logaritmi, si possono anche scrivere nella forma z(z + 3)2 = (c/x) 3 , con z = y/x ] 5.48 Determinare le curve y = y(x) aventi la sotto_ normale uguale all'ascissa del punto di tangenza. [Dato che la sottonormale vale yy1, le curve y(x) devono soddisfare l'equazione differenziale del primo ordine yy' = x. Si tratta di un'equazione omogenea, ma anche a variabili separabili. Il suo inte graie generale è dato dalla famiglia di iperboli di equazione y(x)= - ±/x2 +c ] 5.49 Determinare le curve piane tali che l'ordinata del punto di intersezione dell'asse delle ordinate con la re età tangente al grafico in (x,y) sia uguale alla distanza di (x^jdaj^ 1T origine.
296 figura 5.8 [Con le notazioni della figura 5.8 la condizione da imporre è OB=OP Dato che OB = y - xy1 (si veda l'esercizio 5.22), si ottiene l'equazione differenziale y-xy1 = «/x 2+y 2 , cioè anche y* = (y/x) - / l+(y/x) . Posto z = y/x, con lo stesso metodo dell' esercizio 5.41 si trova la soluzione z + / z2+l = c/x che, per x ì; o, equiva le a y ± /y2+x2 = e j 5.50 Determinare le curve piane tali che, indicato con P un punto generico della curva (come in figura 5.8), con A l'intersezione della retta tangente con Passerelle ascisse e con 0 l'origine degli assi, il triangolo. AOP risulti i- soscele dì base OP. [La condizione da imporre è OA = AP. Ricordando che A = (x-y/y',0 ) 297 (si veda l'esercizio 5.22), risulta (x-y/y1) - /(-y/yf )2 + y2 , d< cui, semplificando, si giunge all'equazione differenziale omogenea y' (2xy)/(x = o y y 2 ) che ha per soluzioni le circonferenze x 2 + y 2 + cy 5.51 Determinare le curve piane tali che il prodotto del quadrato della distanza dall'origine de^ gli assi di un punto generico P 5 (x,y) della curva per l'ordinata del punto di intersezione dell'asse y con la retta normale alla curva in P sia uguale a: (a) y3 (b) -2y3 [ Per l'equazione cartesiana della retta normale si veda i' esercizio 5.21. (a) L'equazione differenziale è xyy' =-(x2 + y2 ) che ha per S£ luzioni le funzioni y(x) = ± /(c-x** )/(2x 2); (b) l'equazione diffe renziale é y' =-(x3 + xy2 )/(x2y + 3y 3 ) che ha per soluzioni le cur ve di equazione implicita xk + 2x2y + 3y ** = e ] 5D. IL<%TjL<3LZ.±or\± della forma y' = g(ax+by) Un'equazione differenziale del primo ordine del tipo y1 = g(ax + by) con g funzione continua e a,beR (con a,b non nulli, altrimenti l'equazione è già a variabili separabili) sì riconduce ad un'equazione a variabili separabili con la sostituzione z(x) = ax + by(x) ;
298 infatti, essendo zf = a + by', si ottiene l'equazione equivalente nell'incognita z: z' = a + bg(z). 5.52 Risolvere l'equazione differenziale yt = l + x2 - 2xy + y2. [ L'equazione si può porre nella forma y' = 1 + (x-y) 2 . Con la sostituzione z = x - y (il lettore svolga l'esercizio anche con l'altra sosti, tuzione z - y - x), essendo z1 = 1 - y', si ottiene l'equazione equiva lente z' = 1 - y' = 1 - [l+(x-y) 2 ] = - z 2 ; da cui, separando le variabili (se z i 0) dz ~~2 dx = x + e. Perciò z(x) = l/(x+c) (oltre a z = 0), da cui, essendo y(x) = x - z(x), risulta y(x) = x - l/(x + e) oppure y(x) = x ] 5.53 Risolvere l'equazione y' = (x+y)2. [ Posto z = x + y si ha z' = l + y' = 1 + (x + y)2= 1 + z2 ; da cui, separando le variabili, arctg z = x + e. Perciò z(x)=tg(x + e) e quindi y(x) = z(x)-x = tg(x + e) - x ] - 5.54 Risolvere l'equazione y' = ex+y . [ Posto z-x+y, si trova l'equazione equivalente z'=l+e , cioè dz 1+e* dx = x + e. Si risolve l'integrale a primo membro con la sostituzione e = t: 299 dz l+ez [ ez=t] dt t(l+t) = log t t+1 [t=ez ] + e ' = log + e '. ez+l Perciò l'integrale generale si scrive nella forma implicita e /(ez + + 1) = e c e, con semplici passaggi algebrici, nella forma esplicita x+c z(x) = log 1-e x+c log = x - log (e"c - ex) ; da cui y(x) = z(x) - x =- log(e - e ). Si osservi che l'equazione i. niziale è anche del tipo a variabili separabili e si può risolvere per mezzo degli integrali indefiniti -A-y e y dy = eX dx = ex + e" Risulta y(x) = - log(-c" - e ) come nel caso precedente, pur & porre -e" = e"c ] 5.55 Risolvere le equazioni differenziali r ^ * » X V (aj e y' = e + e Cb) eyyr= ex+ ey [(a) Dividendo entrambi i membri per ex,si ottiene l'equazione differenziale equivalente y'=l + e^ x, che si risolve con la sostituzione z = y - x. Rispetto a z si ha z' = ez , da cui, separando le variabili, z(x) = - log [- (x + e) ] , cioè y(x) = x + z(x) = = x - log [- (x + e) ]. (b) Si può procedere come nella parte (a) ottenendo la soluzione y(x) = x + log (x + c). Si può anche procedere nel modo seguente: dato che e^y' è la derivata del- y00 la funzione w(x) = e , con tale sostituzione otteniamo l'equazione differenziale lineare w' = ex + w, il cui integrale generale è espres. so da
300 w(x)=ex dx = ex(x + e). Perciò y(x) = log w(x) = log [ ex(x + e) ] = x + log (x+c) ] 5.56 Risolvere-le equazioni differenziali (a) y' 4y-x+l 4y-x+4 [ (a) 4y + log (4y-x)'+ = e + 2x; (b) y f= x+y-i 2-x-y (b) y(x) = 2-x ± /c-2x ] 5.57 Determinare le soluzioni dei problemi di Cauchy fy'=(x+y-5)2 y(0)=6' Ca) (b) l= 2x+y+4 y " (2x+y+3)2 -2 y(o) = -2 [ (a) y(x) = 5 - x + tg (x + ir /4); (b) (2x + y + 2)2 /2 + log |2x + y + 4| = x + log 2 ] 5.58 Risolvere l'equazione differenziale lineare yf = ax + by con a,b costanti reali non nulle. [ Si può determinare l'integrale generale con la formula risolutiva y(x) = e bx ax e dx, oppure mediante la sostituzione z=ax+by? ottenendo l'equazione (lineare) a variabili separabili z,=a+by'- ~ a+bz. Si ottengono le soluzioni b(x+c) bc 2 z(x) = (±e - a)/b; perciò, posto ±e /b = e', si ha 301 z(x)-ax bx a a 1 y(x) = ___ = c.e . _ . _ x ] 5.59 Determinare, per ogni valore del parametro reale X, tutte le soluzioni dellfequazione differenziale y! = X cos (Xx + y) . [ Posto z = X x + y, si ottiene l'equazione equivalente z* = X(l+cosz), Il secondo membro si annulla per X =0 e per z ~ TT + 2k1T ; se X- 0 y = z = costante è soluzione. Invece, in corrispondenza di z=TT + 2kTT si trovano le soluzioni y(x) * z - Xx = IT + 2kTT - X x, Vk € Z.Per X^ 0 e cos z t - 1, separando le variabili, otteniamo dz dx - x + e. 1 + cosz In base all'identità 1 + cosz = 2 cos2 (z/2), si ha dz 1 C dz f d(z/2) 1 f dz f d(z/2 2 J cos2 (z/2) J cos2(z z 1+cosz 2 J cos* (z/2) J cos2(z/2) 2 Perciò, seX^Oez^ TT+2kTT, si trovano le soluzioni .nella forma implicita tg(z/2) - X(x+c), cioè tg [ (Xx+y)/2 ]= X (x+c).In fine, per | z j < IT , tali soluzioni si possono rappresentare nella forma y(x) = - Xx + 2 arctg [X(x+c) ] . Si noti che, per X =0, si è ritrovata la soluzione identicamente nulla, mentre, come verificato in precedenza, anche ogni altra fin zione costante è soluzione. Infine osserviamo che, per X r 0, ci si può ricondurre ad un'equazione differenziale indipendente dal pararne tro X con iT cambiamento di variabile x'- Xx. In tal caso infatti , posto w(x') = y(x) - y(xV X), risulta w'=dw/dx' = y1/ X e l'equazio, ne diventa w' = cos (x + w) J
302 5E. E<qxxaLZ±or\d. «detlX-a. forma y ' -g Consideriamo un'equazione differenziale del tipo /ax + by + e \ ; y * \afx+'bfy+cf/ con g funzione continua e a,b,e,a1,b',e'eR. Se le co stanti a,b,a',b' sono tutte nulle, il secondo membro dell'equazione differenziale si riduce ad una costan te e quindi y(x) è una funzione lineare. Se a,b,af , br non sono contemporaneamente nulle e se a',b! sono proporzionali rispettivamente ad a,b (af=ka,.b'=kb), allora il secondo membro dell'equazione è funzione solo di ax+by e si ritrova il caso già considerato nel paragrafo precedente, che si risolve con la sostituzione z = ax + by. Rimane il caso in cui a',b' non sono proporziona, li ad a,b,o, più precisamente, il caso in cui ab' - - a'b f 0. Geometricamente, ciò corrisponde a due rette di equazione ax + by +- e = 0 e a'x + b'y+c' = 0 che si incontrano in uno ed in un solo punto. Indichiamo con (x0,y0) le coordinate del punto intersezione delle due rette; per risolvere lTequa - zione differenziale è utile la trasformazione di cocr dinate da (x,y) in (£., nj definita da £ = x - x0 , n = y - y0 . Essendo ax0 + by0 + e = 0, risulta ax+by+c = a(5+x0)+b*(T)+y0)+c = a£ + bri ed analogamente a'x + b'y + e' = af£ + b!n- Infine, dato che ri ' = drj/d£ = dy/dx, si giunge ali'equazione differenziale ax + by + a'x+b 'y +cf / 303 1 *■ a'5+b'n g a + b(T)/Q\ a'+b'Cri/^)/ si tratta di un'equazione differenziale omogenea(di grado 0) , del tipo già considerato nel paragrafo 5C; che si risolve con la sostituzione z = n/£- 5.60 Risolvere l'equazione y' y-x-2 y+x [ Occorre determinare preliminarmente il punto di incontro .delle ■ due rette di equazione y-x-2=0 e y+x=0. A tal fine risolviamo il sistema y + x = 0 y-x-2=0 y = - x -2x-2=0 x = - 1 y = i Le rette si incontrano nel punto (xq,yo) = (-l,l). E' quindi utile la trasformazione di coordinate £~ x + 1, T\ =y-l (cioè x=£ -1, y= "H+l); si ottiene l'equazione differenziale f _ (r)+l)-( g-l)-2 = TI - S _ ( T)/Z)-l " (ti+i)+( 5-1) n + 5 c n/£ )+i Applichiamo il metodo proposto nel paragrafo 5C: con la sostituzione z=Tì/ £ (da cui r\ ' = (z?)1 = z'£ + z) otteniamo .r z~1 *r 1+z 2+1 Z+l e. separando le variabili, z+l Ti? dz = d ? = - log(c£ ). Per l'integrale a primo membro si ha 2z z+l 1 5 dz = - 1+z2 2 1+z" dz + dz 1 0 - s - log(l+z )+arctgz+c' 1+-Z
304 Ricordando che z = TI /£ = (y-l)/(x-KL) si ottiene infine 1* integrale generale neila forma implicita ì l08(1 + (£r) +arctg.£i --**«*«»> che, equivalentemente, si può anche scrivere nella forma y-1 log (e / (x+1)2 + (y-1)2 ) + arctg — = 0 ] - x+1 5.61 Risolvere l'equazione yf = —^ x+y-16 [Le rette di equazione y+5=0', x+y-16~0 si incontrano nel punto (x ,y ) = (21,-5). Con la trasformazione di coordinate £=x-21, r|=y+5 si ottiene l'equazione differenziale 5+ri " i+n/£ ' da cui, posto z = T)/ ?> z -z i- z' = - z = 1+z 1+z Si noti che z = 0 è una soluzione (ciò corrisponde a"T|=y+5 = 0, cioè y E - 5). Separando le variabili abbiamo 1/z = log(c£ z) = log(c Tj ).Quin di £>= T\_log(cr\ ), cioè x-21 = (y+5) log [c(y+5)] . A tali soluzioni occorre aggiungere la soluzione costante y(x)=-5 ] y l 5.62 Risolvere l'equazione yf = 2 + ■*- - — . x x [ Si può scrivere l'equazione nella forma y'=(2x + y - l)/x, eseguendola trasformazione di coordinate £ =x, T) =y - 1, da cui rj'=2+(r|/5) • Posto z = r| /% , si ottiene £ z' =2, le cui soluzioni sono z( £) ~ 2 log (e £). Perciò l'integrale generale è y(x)=l+ xlog(cx)2 . Si noti che l'equazione data è lineare ] 305 5.63 Risolvere i problemi di 'Cauchy (a) fy'W^)!=o yC3) Cb) y(3) - 4 [ (a) La soluzione è definita implicitamente dall'equazione y-4 • 1 -IT/2 2 arctg + log cy-0 con c - — e ; 4-x 5 (b) y(x) costante uguale a 4 ] 5F. EqLtaaLè5±on± non normali della drToarma x - gCy1) Nei paragrafi precedenti abbiamo preso in cons_i derazione equazioni differenziali del primo ordine in forma normale , cioè del tipo yf = f(x,y). Da que- sto paragrafo consideriamo anche equazioni non in forma normale. Cominciamo con equazioni della forma x = g(y') , essendo g una funzione derivabile con derivata continua. Come al solito, per le equazioni differenzia li ordinarie del primo ordine, l'insieme delle soluzioni dipende da una costante arbitraria e che,in questo caso, è sempre additiva rispetto alla y; infatti si vede immediatamente dalla struttura dell!£ quazione che, se y(x) ^è una soluzione, anche y(x)+c è tale. Osserviamo anche che, se g è invertibile, allora l'equazione differenziale nella forma equivalen-
306 te yf = g"1(x) è a variabili separabili ed e risolubile mediante una sola integrazione (y è l'integrale indefinito di g*1(^()), Nel caso generale si cerca una soluzione in forma parametrica x = x(t),. y=y(t). Il metodo di risolu zione consiste n-ell 'assumere come parametro t=y'.Daj^ l'equazione differenziale si ricava subito x=g(t); i^ noltre risulta anche dy _ dy # dx dt dx dt ed integrando per parti r d£ g'(t) =.tg'(t) y(t); dt [ tg,(t)dt=tg(t)T f dt» tg'(t)dt g(t)dt Indicando con G (t) una primitiva di g(t), le soluzioni sono quindi espresse in forma parametrica (x(t), y(t)) da x(t)=g(t), y(t) = tg(t) - G(t) + e. 5.64 Risolvere l'equazione x = y'(1+2 logy'), [ L'equazione differenziale è della forma x-g(y'), con g(t)=t(l+21ogt) . Una primitiva G(t) di g(t) si determina con un'integrazione per parti: G(t) = g(t)dt = (t + 2t logt) dt = ~ + 2 (— logt dt) = t logt + costante. Quindi, in forma parametrica, le soluzioni sono date da x(t) = g(t) = t(l + 21ogt); y(t) = tg(t)-G(t)+ e = t2 (1 + logt) + e ] 307 5.65 Risolvere l'equazione differenziale (y')2=x-2, [ Si tratta di un'equazione del tipo x = g(y'), con g(t)=r2 + t2 , Una primitiva di g(t) è G(t) - 2t + t3 /3, Perciò le soluzioni sono e- spresse in forma parametrica da x(t)« g(t)- 2 + t2 ,• y(t) = tg(t)- G(t)* - t3 + e. In questo caso é semplice rappresentare in forma cartesiana le soluzioni; a tale scopo si può ricavare t dalla prima equazione e sosti- 1/2 tuire il valore trovato nella seconda: t - ± (x-2) ' , da cui y(x)- 3/*? =± (2/3)(x-2) '" + e. Notiamo che l'equazione data è equivalente alle due equazioni differenziali in forma normale: y' - / x-2 , y* = = - /x-2 le quali, risolte per semplice integrazione, ridanno le stesse soluzioni] 5.66 Traendo spunto dallfesercizio precedente, si consideri un' equazione differenziale del tipo x=g(yf), con g invertibile su R, e siano G,F primitive rispettivamente di g e g"1. Verifica, re che tutte le soluzioni in forma parametrica x(t>g(t), y(t)«tg(t)-G(t)+c sono anche esprimibili nella forma cartesiana y(x) = F(x) , + e. [ Dato che g è invertibile, la relazione x=g(t) equivale a t=g"x (x) . Perciò nella rappresentazione parametrica delle soluzioni si può assumere x come parametro ottenendo y(x)=g (x)x-G(g (x))+ e. Rimane da provare che y(x) è una primitiva di g~x ; infatti (essendo gCg""1 (x))= x): -ì [g~ x (x)x-G(g-1 (x))+c]=(g-1 )' x + g-x- G'te"1 ){gl )'- dx = (g~X )' x + g^-gCg"1 )(g"1),Kg"1),x+g"1 -xCg'M^g"1 J
308 5.67 Risolvere le seguenti equazioni differenziali (a) x/y"1" = sen/y"*" (b) x(l+sen2yf)=cosyf Ce) 8x = (y')3 Cd) x(l-yf) = yf Ce) xCyf)2=l-Cyf)3 (£) x^' (seny1+cosyf) [ (a) x(t) = (sen /t)/ /t , y(t)=/t sén/t + 2cos e,che, pur di porre s » / t > 0, si può scrivere più semplicemente x(s)=(sens)/s, y(s) = s sens + 2 ,coss + e. cost tcost (b) x(t) « -- j- , y(t) « —■ j— - arctg sent + e. 1+sen t 1+sen t (c) y(x) = (3/2)x + e. (d) y(x) * x - log | x+1 | + e. (e) x(t) = - t + 1/t2 , y(t) * - t2 11 + 2/t + e . t t . t , (f) x(t) = e (sent + cost), y(t) = te (sent + costj-e sent + e J 5G . EqiasLzdLoridL non. normali della forma y = g(yf) Consideriamo un'equazione differenziale del primo ordine non normale del tipo y = g(yf) con g funzione derivabile con derivata continua.Come nel paragrafo precedente,cerchiamo soluzioni in forma parametrica (x(t), y(t)) scegliendo come pararne - tro t = yf. Si ricava subito y=g(t); inoltre,se yf 1 dx dx . di = _1_ f, , = g'(t) dt dy dt y' g LW t 309 Perciò x(t) si ricava integrando gfCt)/t. Indicata con G(t) una primitiva di gf(t)/t, si ha quindi xCt) - G(t) + e, yCt) « gCt). Come verifica notiamo', direttamente dall'equa - zione differenziale yCx) = gCyf(x)), cambiandox con x + e, che se (x(t), y(t)) è una soluzione allora anche (x(t) + e, y(t)) è tale. Notiamo anche che, -avendo posto y' f 0, potremmo aver perso soluzioni per cui y1 - 0 in un intervallo. In tal caso yCx) = costante = e è soluzione dell'equazione differenziale y = g(yf) se e solo se e - g(0). Perciò alle soluzioni espresse precedente, mente in forma parametrica va Ceventualmente, se g(t) è definita per t == 0) aggiunta la soluzione pax ticolare yCx) ~ g(0), VxtR. 5.68 Risolvere l'equazione y^y'seny' + cosy'. [ Per y* = 0 si ottiene la soluzione costante y = cos 0*1. Posto g(t) = t sent + cost, risulta g» (t)=t cost. Una primitiva di g'(t)/t è G(t) - sent. Quindi le soluzioni, in forma parametrica, sono e- spresse da x(t) = e + sent, y(t) * t sent + cost, oltre, naturalmente, alla funzione costante y = l] 5.69 Risolvere l'equazione y - log /l -f- Cyf)2 - [L'equazione si può scrivere equivalentemente y'=± / e2y -1 e si può risolvere separando le variabili. Con il metodo esposto in que - sto paragrafo si nota preliminarmente che y r Oè una soluzione; i- noltre, posto g(t) = log / 1+t2 risulta g'(t) = t/(l + t2 ) e una primitiva di g(t)/t è G(t) = arctg t. Si ottengono le soluzioni in forma parametrica: x(t) = e + arctg t, y(t) = log /l + t2 . Ricavan-
310 do il parametro t dalla prima equazione si determina la forma carte - siana delle soluzioni: y(x) * log /l + tg2 (x-c) , oltre alla funzione costante y = 0 ] 5.70 Risolvere le equazioni differenziali (a) y. * (y1)2 (1-2 logy') (b) y - [(y'-D2 + 1] e*1 (e) y + /1-Cy'J* = 0 [ (a) x(t) = 4 (1-t logt) + e, y(t) » t2 (1-2 logt). (b) x(t) « (t-l)et + e, y(t) » (t2 - 2t + 2) ety oltre alla funzione costante y * 2'. (e) y(x) * - | cos(x+c) | per x + e j ( IT il) + kTT , ke z, oltre a y(x) «- 1, Vx 6 R] 5.71 Determinare, con il metodo proposto in questo paragrafo, le soluzioni dell'equazione lineare a coefficienti costanti y' = ay + b, essendo a^ f 0. [ Scrivendo l'equazione differenziale nella forma y=g(y'), con g(t) = =(t~b)/a, si trovano (oltre alla soluzione costante y=-b/a) le solu - zioni in forma parametrica 1 i \ , t-'b x(t) = e + - log t , y(t) « . a a Eliminando il parametro (e cambiando opportunamente la costante) si giunge -a y(x) = (c'eax- b)/a ] 311 5H. Equazioni di ClaLiaremL-fc. Si dice di Clairaut un'equazione differenziale del primo ordine non normale del tipo y = xy' + g(y') , con g funzione derivabile. Come nei due paragrafi che precedono, si cercano soluzioni in forma pararne trica (x(t), y(t)), scegliendo come parametro t=y'. Però, a differenza delle equazioni non normali considerate nei paragrafi precedenti, in questo caso la relazione y = xt + g(t) non definisce y in fun - zione della sola t; per eliminare la dipendenza e- splicita da x, è opportuno preliminarmente derivare entrambi i membri dell'equazione differenziale: cu y(x) = d7 [xyJ w + s(yf (x^ ottenendo (nell'ipotesi che y(x) sia derivabile due volte) y'=y l+xy!,+gl (y ' )y", da cui y"[x + g'(y')] = 0. Si hanno due possibilità: (a) yM = 0; (b)x+g'(y') = =0. Nel primo caso, se y" = 0 in un intervallo, y' è costante (=c) e, dall'equazione differenziale injl ziale, si ottengono le soluzioni y(x)=xc + g(e).Tali soluzioni sono polinomi di primo grado (geometri, camente corrispondono a rette) per ogni valore della costante e. Nel secondo caso, se x+g'(y')^0, posto t=y', si hanno le equazioni parametriche x(t)=-gf(t), y(t) = =-tg'(t)+g(t). La curva così ottenuta si dice iute - graie singolare delifequazione di Clairaut. Riassumendo, le soluzioni dell'equazione di Cla_i raut sono date dalla famiglia di rette di equazione
312 y = ex + g(c) e dall' integrale singolare di equazioni pararne tri che x(t)«-gf(t), y(t)=-tgf(t)+g(t). 5.72 Risolvere l'equazione y=xyf - -r (y1)2 . [ Si tratta di un'equazione di Clairaut con g(t)*-t2 /4. L'insieme delle soluzioni è costituito dalla famiglia di rette y=cx-(c2 /4), al variare di e in R, e dall'integrale singolare di equazioni parametriche x(t)=-g'(t)= J t, y(t)-tg«(t)+ g(t)- 7 t2 ; 2 4 essendo t=2x, risulta anche y = - (2x)2 = x2 , che è l'equazione carte 4 siana dell'integrale singolare J 5.73 Si rappresentino in uno stesso sistema di riferimento i grafici delle soluzioni dell'equazione di Clairaut dell'esercizio precedente: y = a - j e2 (ceR), y = x2. [ Si disegnino le rette y = ex - (e 2 fk) per alcuni valori di e 6 R; ad esempio per e * ± 1, ± 1, come in figura 5.9. La famiglia di rette completa è rappresentata in figura 5.10 ] 313 figura 5.10
314 5.74 Si considerino la parabola di equazione y = x2 e la famiglia di rette y = cx-c2/4 (figura 5.10) Esse hanno la seguente proprietà: Ogni retta è tangente al! a parabola in almeno un punto e viceversa, o gni punto della parabola è di tangenza per una retta del la famiglia. Sotto queste condizioni si dice che la parabola è una curva inviluppo della famiglia di rette. Verificare analiticamente la proprietà enun ciata. [ Cominciamo con il determinare le intersezioni della parabola y=x2 con la retta y = ex - e Ih, Deve risultare x - ex - e /4, cioè x2-cx + + c2/4 - 0, cioè ancora (x-c/2)2 = 0. Ciò significa che, per ogni c6R, x = c/2 è l'ascissa dell'unico punto di intersezione. La retta tangente alla parabola y=x 2 per x = c/2 ha equazione y=f(x )+f • (x )(x-x ) con f(x) = x 2 ; quindi: y * x 2 + 2x (x-x ) = 2x x - x 2 = ex - e2 /4 J o o N o ' o o come si voleva dimostrare J 5.75 Si considerino le soluzioni dell!equazione di Clairaut y = xy1 4 g(yf), supponendo che g,! ^0. Generalizzando l'esercizio precedente, verifica re che la curva di equazioni parametriche x(t) = - gf(t), y(t)=~tg'(t) + g(t) è inviluppo della famiglia di rette y=cx+g(c). [ Le intersezioni della curva con le rette si determinano con la condì - zione y(t) = cx(t) + g(c), cioè -tg'(t) + g(t) =- cg'(t) + g(c). / Si vede che t=c è una soluzione; in corrispondenza il punto di interse zione ha coordinate (x ,y ) = (-g'(e). -cg'Cc) + g(c)). La retta tan - 315 gente alla curva (x(t), y(t)) ha la direzione del vettore (x'(t), y'(t)) = (-g"(t), -tg"(t)) che, se £'f(t) t 0, è la stessa direzione del vettore (l,c) (per t=c). Perciò l'equazione della retta tangente per t - e, è y s yo + c(x-xo)—cg' + g + c(x + g')= ex + g ] .76 Si consideri liquazione differenziale y = =(x-l)y,) che è allo stesso tempo lineare e di Clairaut con g(t) =-t (con riferimento ali1 e- sercizio precedente si noti che g,r=0 identicamente) . Verificare che l'equazione ha per solu zioni una famiglia di rette, ma non ammette in tegrali singolari. figura 5.11
316 [ L'integrale generale y=c(x-l) è rappresentato in figura 5.11 e si de - termina con il metodo delle equazioni dì Clairaut, ma anche con il metodo delle equazioni lineari. Formalmente l'integrale singolare avrebbe espressione analitica x(t)-l, y(t)=0; però (1,0) è solo un punto di R2 e non è una curva regolare. Sì noti comunque che (1,0) è proprio £1 centro del fascio dì rette y=c(x-l) ] 5.77 Risolvere le seguenti equazioni dì Clairaut (a) y=xy' + ey' (b) y=xy'+ /y7" (e) y=[x(y')3-l]/(y')2 (d) y=xy'-seny' [ (a) y(x)=cx + e0', y(x)=x-x logx. (b) y(x)=cx-+ /e ,- y(x)=-l/(4x) e) y(x) = ex - (I/c2 ); y(x)= cost, y(t) = t cost - sent ] 1/3 (e) y(x) = ex - (I/c2 ); y(x)=-3(x 2 /4) . (d) y(x)=cx-senc; x(t) 5.78 Determinare una soluzione del problema di Cau chy xy ' seny ' y(D IT . [ Dato che l'equazione differenziale non è in forma normale, non è possi bile applicare il teorema di Cauchy dì esistenza ed unicità. Le solu - zìoni dell'equazione sono indicate nella risposta dell'esercizio 5*77 (d). L'unica retta della famiglia y(x) = cx-senc che soddisfa la condì zìona iniziale y(l)= TT (cioè TNc-senc) si ottiene (soltanto) per e- IT ed è quindi la rotta y-TTx (infatti, dal segno della derivata prima si vede che la funzione f(x) - x •• senx è strettamente crescente su R ; dato che f ( IT ) = IT , risulta f(x) / 7T per ogni x 1 TT). Per stabilire se la curva singolare (x(t), y(t)) passa per il punto (1, TT), studiamo il sistema cost = 1 <==> t cost-sent=7T cost = 1 t-sent= IT <=> t=2kTT (k6Z) t = TT 317 Il sistema non ha soluzioni e l'unica soluzione del problema di Cauchy è y(x) = TT x ] 5.79 Studiare ì problemi dì Cauchy y=xy*-Cy')2/4 (a) y=xy'-(y')2/4 (b) y(o)=i y(D=i [ L'equazione differenziale è risolta nell'esercizio 5.72. Come sì vede dalle figure 5.9 e 5.10, nessuna soluzione passa per il punto di coordinate (0,1). Quindi il problema di Cauchy (a) non ha soluzioni. Invece per il punto (1,1) passano le due curve y(x) - x2 e y(x) * = 2x-l, che sono entrambe soluzioni del problema dì Cauchy (b). Il lettore ritrovi per via analìtica i risultati indicati ] 5. £0 Per ogni valore del parametro reale a f 0,1 de_ terminare le soluzioni dell'equazione differen ziale di Clairaut y = xy1 - (y') r a L L'integrale generale è dato dalla famìglia di rette y - ex - e .Lo integrale singolare in forma parametrica ha equazioni x(t)=at , a a/( a -1) y(t) = ( a-l)t ed in forma cartesiana y(x)=(a-l)(x/a) J Il Determinare la curva piana tale che il prodotto delle lunghezze (con il segno) dei segmenti orientati intercettati sugli assi coordinati dalla retta tangente in un punto generico sia costante uguale a 4. [ Con riferimento alla figura 5.5, la condizione da imporre è 0A*0B=4. Cìà equivale a
318 y ( x - -7 ) (y - xy1) = 4 . y' L'equazione si può scrivere nella forma equivalente (se y' ± 0): (y-xy')2 - - 4y', cioè y - xy1 ± 2 / -y' Naturalmente deve essere y1 < 0 (ciò è evidente anche dal fatto che OA'OB > 0) .Abbiamo due equazioni di Oairaut che hanno come soluzioni le fari- glie di rette y = ex ± 2/-e e gli integrali singolari di equazioni parametriche x(t) « ± 1// -t , y(t)* ± v-t ; eliminando il pararne tro si trova l'iperbole equilatera di equazione y=l/x. Il lettore verifichi che le soluzioni trovate soddisfano effettivamente la condì - zione OA'OB » 4; ad esempio verifichi che la retta tangente all'iperbole y=l/x in un punto generico (xq> 1/xq), con xo ± 0, ha equazione y=cx + 2 /-e con c=y,(xo)=-l/xo2 e che le intersezioni con gli assi coordinati valgono A = ( ± 2/v -e, 0) e B = (0, ± 2 /-e), per cui OA'OB = 4 1 5.82 Determinare le curve del piano tali che il segmento della retta tangente in un punto generico delimitato dalle intersezioni con gli assi coo£ dinati, abbia lunghezza uguale ad 8. [ L'equazione differenziale è y 2 (l+(y«) 2 )-2xyJ(14(y«) 2 )y+(x2 +x2 (y')2 -64)(y») 2 - 0 che, esplicitata rispetto ad y, dà le equazioni di Clairaut y* y * xy' ±8 /l+(y')< che ammettono per soluzioni la famiglia di rette y=cx ±(8c)/ / 1+c 2 e 2/3 2/3 - 1' "asteroide" di equazione x + y =4 J 319 51. Il teorema <3L± Cauchy Richiamiamo il teorema di Cauchy, di esistenza ed unicità locale per un* equazione *'differenziale del primo ordine in forma normale. A tale scopo consid£ riamo una funzione di due variabili f(x,y) definita nell'intorno rettangolare I x J del punto (x0,y0)d_e . finito da (a,b > 0): IxJ={(x,y) €R2 :x0-a£x£x0+a, y0 -b <_ y £yc+b}. Supponiamo che: (1) f(x,y) è continua nel rettangolo I x J; (2) f(x,y) è Lipschitziana rispetto a y, nel senso che esiste una costante L tale che |f(x,y1)-£Cx,y2)| £ L |y1-y2 | per ogni (x,yx), (x,y2)e I x J (alcune proprietà dejL. le funzioni Lipschitziane sono discusse nei paragra, fi 9C e 12C del 1° volume, parte prima). Usiamo le notazioni: M=max {|f(x,y)|: (x,y)elxj}; ó=min{a; - } , TEOREMA DI CAUCHY. - Nelle Ipotesi (1) e (2) esiste una ed una sola funzione y=y(x) definita e derivabile nell'intervallo (x0-ó, X0 + ó) che verifica il problema differenziale, detto di Cauchy (*) fy? (x)=f (x,y(x)), Vxe(x0~ó, x0 + 6) y(x0) = Yo Notiamo che, talvolta, nella tesi del teorema di Cauchy si afferma lf esistenza della soluzione
320 y(x) nell'intervallo (x0~ò, x0+6), con 6 definito,in vece che da ó=min{a; b/M}, da 6 < min {a; b/M; 1/L}. La formulazione dipende dalla dimostrazione adottata e comunque non cambia la sostanza del teorema, che afferma l'esistenza (e unicità) di una soluzione "in piccolo", cioè definita in un intorno di x0, intorno contenuto nell'intervallo I = [x0-a, x0+a]. La ulteriore limitazione ó < 1/L è utile in una dimostra - zione di tipo funzionale, basata sul teorema delle contrazioni negli spazi metrici (si veda il paragrafo 2B) , e si può evitare con una dimostrazione di a- nalisi reale, basata sulle proprietà degli integrali definiti e sulla convergenza uniforme di successioni di funzioni. Molto importante è la seguente formulazione del teorema di Cauchy: COROLLARIO. - Sia f (x,y) una funzione definita in un intorno rettangolare I X J del punto (x0,y0). Se f(x,y)e la sua derivata parziale f (x,y) sono continue in I X J , allora esistono 6 > 0 ed una ( unica) funzione y = y(x) definita e derivabile in (x0-<5, X0 + ó)c I, soluzione del problema di Cauchy (*) . Dimostrazione - Le funzioni di due variabili | f(x,y) j e j f (x,y) j so no continue in I x J. Consideriamo un rettangolo chiuso e limitato I* x J',di centro (xQ,yo), contenuto in I x J. Per il teorema di Weierstrass jf j e |f | assumono massimo su I' x J' . Se indichiamo con H,L i rispettivi valori di mas, simo, abbiamo | f(x,y) | £ M, |fy(x,y)| < L, v (x,y) €1' x J». In base al teorema di Lagrange (per le funzioni di una variabile reale), per ogni yj , y2^ J1 esiste 5€J' taie cne | f(x,yi)-f(x,y2 ) |= |f (x, ?)(yi -y2) | < L | yx -y2 | 321 Quindi, in I' x J',f(x,y) è Lipschitziana in y uniformemente rispetto a x . Perciò, essendo soddisfatte le ipotesi, vale la tesi del teorema di Cauchy. Le ipotesi del teorema di Cauchy sono sufficien ti per l'esistenza di una soluzione del problema di Cauchy definita localmente in un intorno di x0, e per l'unicità della soluzione in tale intorno. Nel segui to discutiamo di queste questioni e della necessità delle ipotesi, cominciando dal problema dell'unicità. 5.83 Si consideri il problema di Cauchy 2/3 Si verifichi che non sono soddisfatte tutte le ipotesi del teorema di Cauchy. Si verifichi i- noltre che il problema ammette più di una solu zione. 2/3 [ L'equazione differenziale è della forma y'=f(x,y), con f(x,y)=y (f è costante rispetto ad x). La funzione f(x,y) è continua su R (da- ? /° to che y è continua su R), ma f non è continua in un intorno di -11% • ^ (0,0); anzi, f = (2/3)y ' non è definita per y-0 e diverge a ± °° i y 2/3 per y~K)- . Ciò implica che y non è una funzione Lipschitziana in un intorno di y=0 (si veda il paragrafo 12C del 1° volume, parte prima). Si vede subito che il problema di Cauchy ammette la soluzione i- denticamente nulla. Per determinare eventuali altre soluzioni usiamo il metodo dèlie equazioni a variabili separabili. Se y £ 0 abbiamo 1/3 3y -2/3 y <ty dx = x + e, da cui y(x) = (x+c) 3 /27. Deve essere y(0)=O, cioè 0-c /27, cioè an cora c=0. La di Cauchy ] cora c=0. La funzione y(x)=x3 /27 è un'altra soluzione del problema
322 5.84 Si verifichi che il problema di-Cauchy dell'e - sercizio precedente ha infinite soluzioni. In particolare si verifichi che, per ogni k >_ -0, è soluzione su R la funzione yk(x) definita da yk(x)= < (x-k)3/27 se x > k 0 se |x| <I (x+k) 3/27 se x < - k. [Si noti in particolare che yfc(x) è derivabile anche per x= ± k ] 5.85 Verificare che il seguente problema di Cauchy fy'cosx = 4y senx + 4 Vy3 |y(0) « 0 ammette nell'intervallo [0,tt/2) più di una solu zione. [La funzione identicamente nulla è una soluzione. Con il metodo delle e '. 3/4 quazioni di Bernoulli (dividendo entrambi i membri per y , sostituen do la funzione incognita y con z = y e ponendo z(0) = 0) si trova anche la soluzione y(x) = (x/cosx) ** ] 5.86 Verificare che il problema di Cauchy ammette, in un intorno sinistro di x0=l, più di una soluzione. 323 [Si tratta di un'equazione differenziale omogenea del tipo y'=g(y/x) . Con la sostituzione z=y/x ci si riconduce all'equazione a variabili se parabili xz' = / 1-z 2 . Per procedere oltre, prima di separare le variabili, è opportuno discutere il caso / 1 - z =0. Notiamo che la condizione iniziale y(l)=l corrisponde a z(l)=y(l)/l * 1. Siamo quindi proprio nel caso / 1-z * (x) = 0, per x=l.'Si vede facilmente che la funzione costante z = 1 è una soluzione (e ciò corrisponde a y(x) = = xz(x) = x). Un'altra soluzione si ottiene separando le variabili e supponendo che z2 (x) < 1 per x $ 1; per x > 0 si ottiene arcsen z dz A-z2 f dx — = e + logx X Imponendo la condizione z(l)=l si trova e =. arcsen 1 * TT/2. Se | TT/2+ + logx I < IT/2 (e ciò accade in un intorno sinistro di x =1) risulta z(x) = sen(7T/2 + logx) = cos(logx). In termini di y(x) = xz(x) ; il prò blema di Cauchy ha quindi almeno le due soluzioni (in un intorno sinistro di x =1) y(x) = x ; y(x)=x cos(logx) ] Negli esercizi che seguono discutiamo della esistenza locale delle soluzioni (cioè, come talvolta si dice, delle soluzioni " in piccolo", per distinguerle dalle soluzioni n in grande ", che risultano definite in un intervallo fissato a priori) ed in particolare della stima fornita dal teorema di Cauchy della semi- ampiezza 6 dell'intervallo di definizione della solu zione. 5.87 Si consideri il problema rjli Cauchy con (x0,y0)€R2 e y0 > 0. Si noti che la funzione a secondo membro dell'equazione differenzia-
324 le f(x,y)=y2 è continua su tutto R2. Cionono - stante, si verifichi che: (a) la soluzione y(x) è definita nell'intervallo (x0-ó, x0+ó), con 6 = l/y0; Cb) il più grande valore di ó, stimato in base all'enunciato del teorema di Cauchy (ó = min {a; b/M}), è ó = l/(4yj. [ (a) Con il metodo delle equazioni a variabili separabili, oltre a yEo. si ottengono le soluzioni dell'equazione differenziale y(x)=-l/(x+c) . La condizione iniziale y(xo)=yo vale se c--x -(1/y ). Perciò la solu - zione del problema di Cauchy è data da yOO 1-y (x-x ) J o v o ' La funzione y(x) è definita per x } xq +(l/yo). Limitatamente all'in - tervallo contenente xq, la funzione è definita in (-00 , x +(l/y )). Il più grande intervallo del tipo (xq- ó, xq+ 6 ) in cui la funzione y(x) è definita si ha per 6 =l/y . (b) Le funzioni f(x,y) = y2 e f (x,y)=2y sono continue su R2 (quindi il problema di Cauchy ammette Lina ed una sola soluzione y(x) definita in un intorno di xq). In particolare f(x,y) è continua in ogni rettangolo I x J del tipo I x J = { (x,y) 6R2 : xo-aj<x<,xo + a, y -b<.y<y +b } con a,b > 0. II massimo M di f(X,y) ir. I x J vale M=max { f(x,y) :(x,y) G I x J }=max {y 2 :yo~b<y<yo+b} =(yo+b) 2 . Il teorema d'i Cauchy stabilisce per 6 la stima 6 =min{ ajb/M } . Po - tendo scegliere a,b€ R ed essendo b/M=b/(yo+b)2 indipendente da a, è conveniente scegliere a in modo che a >, b/M: ir. tal caso risulta 6 = min { ajb/M } = b/(y + b) 2 . -Ora scegliamo b in modo da ottenere per ó il massimo possibile; cioè calcoliamo il massimo (assoluto) di ó=ó(b).Risulta Ó(0)=0 e ó(b)->0 per b-»+°°: quindi il massimo assoluto di 6 (b) si ottiene in corri - 325 spondenza ad un valore b > 0 per cui la derivata ó'(b) si annulla. Ri. sulta (y +b)2 -2(y"+b)b y -b ó *(b) = ° ' ° ° (y0+i>r (y0+b)J perciò Ó ' (b) = 0 per b=y e quindi max{ó(b) :b>o}=<S(y) = = l/(4y ). Il teorema di Cauchy, nelle ipotesi ottimali bay e a>b/M , stabilisce l'esistenza di una ed una sola soluzione del problema differenziale nell'intervallo (xq- 6 , xq+Ó), con ó=l/(4yo); come si vede confrontando con (a), la soluzione' è di fatto definita in (- OT , x + + (1/y )) che è un intervallo contenente (x-ó,x+<5). Infine osserviamo che la funzione f(x,y)=y2 è Lipschitziana ri - spetto ad y € [y -b, y +b ] con costante L data da (si veda il par agra fo 12C del 1° volume, parte prima): L-max { | fy | : y 6 [yo-b, yo+b ] } = 2(yo+b). In particolare, per il valore ottimale b*y sopra scelto, risulta L=4yo; perciò Ó=l/(4y ) è uguale a l/L e risulta anche Ó=min {a,* b/M; l/L}] Si consideri il problema di Cauchy 2 -. J y' = U+y) [y(o) = o Si verifichi che; (a) la soluzione è definita per' Jx| < ir/2 e non è definita per x - ± tt/2; (b) il più grande valore di ó, stimato in base all'enunciato del teorema di Cauchy (ó-min { a ; b/M}) è 6=1/2. [(a) L'equazione differenziale è del tipo y'=g(ax+by) e si risolve con la sostituzione z(x)=x+y. Si trova la soluzione y(x) = tgx - x. (b) Sia f(x,y) = (x+y)2 ,* come nell'esercizio precedente, si pone (si noti che (xo,yo) - (0,0)): M=max { f(x,y): jx j< a, ] y| < b } * (a+b)2 ,
326 essendo a,b > 0. Per determinare il massimo rispetto ad a,b e R di 6 = = min { a; b/H } s min { a; b/(a+b)2 } , è opportuno calcolare, per o gni a > 0, il massimo assoluto della funzione b -*b/(a+b)2 . Tale firn - zione vale zero per b=0 e converge a zero per b -*• +°° ; il massimo assoluto si ottiene quindi quando la derivata d- db (a+b); a-b (a+b)3 si annulla e ciò accade per b=a. Posto b=a, risulta Ó=mirt (a'jl/(4a) }, \ / 1 \ / ó = min a ; — \ / l 4a \ / / ^> ?>. <U 1 r 2 figura 5.12 Come si vede dalla figura 5.12, il massimo di <5 = ó(a) si ottiene, quan do 6 =a=l/(4a) e ciò accade" per a=l/2. Il valore massimo è ó m#av = max ~- ó (1/2),- 1/2] • Il teorema di Cauchy vale per equazioni differenziali in forma normale, cioè del tipo y'=f(x,y), e non 327 vale in genere per equazioni non normali. Di seguito proponiamo alcuni esercizi relativi ad equazioni di:£ ferenziali non in forma normale. In particolare gli esercizi 5.89 e 5.90 sono esempi di non unicità, men tre l!esercizio 5.91 è un esempio di non esistenza. 5.89 Verificare che y^TT-x, y=x+iT sono due soluzioni del problema di Cauchy Ìy! seny + senx = 0 y(0) = tt 5.90 II seguente problema differenziale non ha unicjl tà. Una soluzione è data da y(x)=x+2TT. Trovarne un1altra. y!seny = senx ( y(0) = 2tt [Ad esempio y(x) = 21T - x] 5.91 Verificare che non esìstono, in un intorno destro di xo = 0, soluzioni del pi^oblema di Cauchy Ìy'cosy = cosx y(o) = tt/2 [Già dall'equazione differenziale, ponendo x=0 e y= IT /2, si trova l'as. surdo 0=1 (purché y'(0) e R; si noti che, dall'espressione analitica che determiniamo di seguito, la derivata y'(x) diverge per x~* 0 ). Essendo D(sen y(x))=y'cosy(x), dall'equazione differenziale si ottiene sen y(x) f f D(seny(x))dx = I y'cosy dx = I cosx dx=c + senx. Dovendo risultare y(0)= 7T /2, si ha l=sen( TT/2) = e + sen 0 = e,
328 da cui seny = 1 + senx. Tale relazione non definisce una funzione y(x) nell'intervallo (0,TT ), perchè in tal caso seny = 1 + senx > 1 è assurdo. Quindi il problema di Cauchy non ha soluzione in un intorno de stro di xo=0. Per x€ [- 7T,0 ] risulta y(x) = arcsen (1+senx). Si noti che tale funzione non è derivabile per x=0 e quindi y(x) non è soluzione del problema di Cauchy (in senso classico) nemmeno in un intorno sinistro di x =0 1 o J 5.92 Si consideri un'equazione differenziale del tipo x = g(yf) con g funzione di classe C1(R). Verificare che se g(t) non è invertibile (localmente) in un in torno di un punto t0, allora in .corrispondenza la rappresentazione parametrica delle soluzioni x(t)=g(t) , y(t)=tg(t)-G(t)+c, (con Gf(t)=g(t)) ottenuta nel paragrafo 5F, è non regolare, nel senso che xf(t0)=y'(t0)=0. [ Se g non è invertibile -in un intorno di t allora necessaria- o mente g'(to)=0 (infatti, se fosse g'(to)^ 0> g sarebbe strettamente monotona in un intorno di t ). Ne segue che x'(t)=g'(t)ey ' (t)=tg'(t) si annullano entrambe per t=t j Concludiamo il paragrafo con il seguente TEOREMA DI PEANO - Se f(x,y) è una funzione continua, in un intorno di (x0,yo), esiste una funzione y(x), derivabile in un intorno di X0 rche soddisfa il problema di Cauchy y'=f(x,y) , y(x0)=y0. Notiamo che il teorema di Peano è un risultato di 329 esistenza, ma non di unicità. Ad esempio i problemi di Cauchy degli esercizi 5.83, 5.85 e 5.86 sono del tipo yf = f(x,y), con f continua, ma non Lipschitzia na in y (la funzione t-*/t~ è continua in un intorno destro, di t=0, ma non è Lipschitziana) e non hanno unicità. La dimostrazione del teorema di Peano, simile sotto certi aspetti a quella del teorema di Cauchy, è basata sul teorema di Ascoli-Arzelà (paragrafo 1A) 5L. Xr\-tz&££icaLZ.dLoT\& g;arsii: :Losi Talvolta è possibile determinare alcune propri^ tà del grafico di soluzioni di una equazione differenziale ordinaria yf = f(x,y) a priori, senza risolvere l'equazione analiticamente. In particolare può essere possibile determinare gli intervalli di monotonia delle soluzioni, gli eventuali py.nti dì massimo e di mìnimo relativo, gli intervalli di convessità e concavità , i punti dì flesso egli asintoti orizzontali. intervalli di monotonia: Sì determinano stabilendo il segno di yf(x). In base all'equazione differen - ziale yf = f(x,y), risulta yf ì 0 in corrispondenza ai punti (x,y)eR2 per cui f(x,y) % 0. Intervalli di convessità : Si determinano in base àL segno di yM(x). A tale scopo è opportuno derivare entrambi i»membri dell'equazione differenziale yf (x)= = f(x,y(x)): y!'=fx (x,y)+fy (x,y)y ' =fx (x,y)+fy (x,y)f (x,y) (occorre supporre che f sia una funzione differen - ziabile; nell'ultimo passaggio si è tenuto conto del
330 fatto che y,=f(x,y)). Risulta quindi yn £ 0 in corri spondenza ai punti (x,y)eR2 per cui f + fvf % 0. x y Asìntoti orizzontali : Consideriamo per semplicità S£ lo il caso yf=£(y), con f funzione continua indipendente da x, anche se il metodo che esponiamo si applica talvolta- anche al caso generale. Consideriamo gli asintoti orizzontali per x-*+°°; il caso x-*-<» è a- nalogo. Ef opportuno stabilire innanzi tutto il segno di yf; se esiste x0eR pei" cui y1 (x) ha segno costante per x > x0, allora y(x) è monotona per x .> x0. Indichiamo con JteRU {+«>} il limite per x-»+°° di y(x) . In base al teorema di L'Hopital, se £€R anche y'(x) ha limite per x-»+°° e tale limite vale zero; infatti: L'Hopital 0=(~ = )» lim *^L = lim y»(x). Notiamo che, per applicare il teorema di L'Hopital , è necessario verificare a priori che esiste il limite a secondo membro; ciò si ottiene direttamente dajL l'equazione differenziale y'(x) = f(y(x)); infatti , per la continuità di f, y'(x) converge a f(£) per x-»+a>. Ricordiamo anche che il teorema di L1 Hópital si applica alle forme indeterminate 0/0 e «>/<», ma an che al caso £/«, con iUR.' Al limite per x->+°° nell'equazione differenziale y ' (x)~f(y(x)), otteniamo 0=f(jO, che è un' equazione (algebrica o trascendente) nell'incognita JUR. Spesso dall'equazione £(J£j~0 e dalle proprietà di monoto nia di y(x) è possibile determinare £. 5=93 Determinare"gli intervalli di monotonia e di convessità e gli eventuali asintoti orizzontali delle soluzioni dei problemi di Cauchy 331 r\ri (a) y' = (y2-4y+3)' fy'=(y2-4y+3)3 y('o) = 2 y(o) = o [(a) L'equazione differenziale è.a variabili separabili, ma non è agevo le risolverla analiticamente e determinare l'espressione cartesiana «tei la soluzione. Applichiamo il metodo di integrazione grafica descritto precedentemente. La derivata y' è positiva se y'=(y2 -4y + 3)3= (y-1)3 (y-3)3 > 0 ; ciò si verifica se y è esterno all'intervallo [l,3J . Inoltre y ' < 0 se y €(1,3) e y'=0 se y=l oppure se y=3. Si noti che le funzioni co - stanti y=l e y=3 sono due soluzioni dell'equazione differenziale. Dato che la condizione iniziale è y(0)=2, per la continuità di y(x) (notiamo che, in base al teorema di Cauchy, esìste una (unica) funzione* derivabile y=y(x) che risolve il problema (a) in un intorno di x =<3) risulta y(x) e [l,3j in un intorno di x =0 e quindi y'(x) < 0 in tale intorno (y(x) è perciò strettamente decrescente). E' possibile che y(x) sìa illimitata nel suo insieme di definizione? E' possibile che y(x)d_i venti negativa per qualche valore di x > 0? Se ciò accadesse,, per il teorema dell'esistenza degli zeri esisterebbe x 1 > 0 per cui ylXj^ )=1; avremmo quindi due funzioni (la soluzione y(x) che stiamo studiando e la funzione costante uguale ad 1) che soddisfano entrambe il problema di Cauchy y» = (y2 - 4y + 3)3 , y(x ± ) = 1. Per il teorema di unicità dovrebbe risultare y(x) identicamente uguale ad 1, in contrasto con il fatto che y(0)=2. Perciò y(x) non assume mal il valore 1 e quindi è tale che y(x)>l per ogni x.Analogamente y(x)<3 per ogni x dell'insieme di definizione. Ne segue, tenendo conto anche della monotonia, che y(x) è definita in (più precisamente, può essere estesa a) tutto R ed è limitata su R (1 < y(x) < 3 per ogni x 6R). Indichiamo con £€[l,2] il limite di y(x) per x -> +00 . Dalle condizio-
332 lim y(x) = £, lim y'(x)=0, y'«(y2 ~4y+3) 3 otteniamo ( £ 2 -4 £+3)3 =0, cioè £ =1 oppure £ =3. Dato che y(0)=2 e che y(x) è decrescente, y(x) converge ad 1 per x -* +00 . Analogamente y(x)-> 3 per x->- °°. Per determinare gli intervalli di convessità e concavità, calcolia mo y" = 3(y2 -4y' + 3)2 (2y-4)y' . Abbiamo già stabilito che la nostra soluzione y(x) è decrescente con y'(x) < 0 per ogni x €R. E' allora facile verificare che yM > 0 se e solo se y < 2. La soluzione y(x) è convessa se y(x) < 2 ed è concava se y(x) > 2; dato che y(0) = 2 e che y(x) è decrescente, ciò significa .che y(x) è convessa nell'intervallo [ 0,+ °° ) ed è concava in (-°°,c] il punto x =0 è di flesso. Il grafico di y(x) è disegnato in figura 5.13, figura 5.13 X 333 (b) La soluzione y(x) è strettamente crescente e concava su R. La retata di equazione y=l è un asintoto orizzontale per x-*~t-°° , mentre y(x) diverge a - °° per x ■+ -00 (infatti y(x), essendo monotona, ha limite per x ->+00 . Se convergesse ad un limite £6R, £ dovrebbe essere una soluzione dell'equazione ( £2-4 £ +3) 3 * 0, da cui £=1 oppure £=3 . Ciò contrasta con il fatto che, essendo y(x) una funzione strettamente crescente con y(0)=0, essa è negativa per x < 0) J 5.94 Determinare per x >/Q gli intervalli di monotonia e di convessità e gli eventuali asintoti o- rizzontali delle soluzioni dei problemi di Cau- chy (a) y'=x-y y(o)=o ,2 Cb) [(a) Risulta y' > 0 pei x > y2 , che è l'insieme piano tratteggiato in figura 5.14, delimitato dalla parabola di equazione x=y2 . figura 5.14 figura 5.15
334 La derivata seconda vale y" = 1 - 2yy' = l-2y(x-y2 ) = l-2xy+2y3 . Ri sulta yM=0 se l-2xy+2y3 =0, da cui 2y3 + 1 2 1 X - - y * + m 2y ' 2y Per y > 0 risulta y" < 0 purché x > y2 + l/(2y) (insieme tratteggiato in figura 5.15). La soluzione y(x), esistente in un intorno di x =0 per il teorema di Cauchy, è strettamente crescente e convessa nelle vicinanze di x =0; essendo y(0) = 0, dall'equazione differenziale segue che y'(0)=0; quindi y(x) ha tangente orizzontale in corrispondenza di x = 0, Risulta inoltre y(x) < V x per ogni x > 0; infatti, se fosse y(x x ) - / kx per. qualche xx> 0 e y(x) < /x _per ogni x€ (OjXj ), dovrebbe risultare (si noti che x-Xj è negativo): y(x)-y(x1 ) /x - /xx y'(x1) = lim >_ lim x~»x~ x " x i x ->x\ x " x 1 r d /— i i dx 2/x il contrasto con il fatto che y'(xx ) = x±- (y(x1 ))2 = xx -(/x 1)2- * 0. Perciò è provato che 0 < y(x) < /x per ogni x > 0. Per x~> + °° y(x) non ha asintoti obliqui (perchè è limitata superiormente da /x ), né asintoti orizzontali; infatti, se y(x) convergesse per x -M- °° ad un numero reale £ , risulterebbe y'(x)->0 per x ->+ °° e quindi, dall'equazione differenziale, otterremmo l'assurdo 0=+ <»-£2=+ co. Il grafico della soluzione y(x), per x > 0, ò schematizzato in figura 5.16. (b) figura 5.17 ] 5.95 In dinamica delle popolazioni, un modello di cre_ scita di una popolazione isolata è descritto me_ diante l'equazione differenziale yf = qy - my2, 335 x I * figura 5.16 figura 5.17 con q,m costanti positive. La condizione inizisi le è y(xo)=y0, con 0 < y0 < q/m. Determinare le proprietà grafiche della soluzione. [Notiamo preliminarmente che l'equazione data è a variabili separabili ed anche del tipo di Bernoulli ed è quindi integrabile esplicitamente (oltre a y =0, l'equazione differenziale ammette le soluzioni y(x)= = 1/ L (m/q) + e e J , con ce R). Comunque, per ottenere rapidamente un grafico approssimativo della soluzione del problema di Cauchy, si può osservare che la derivata y' = y(q-my) è positiva se 0<y< q/m(cp_ me nello schema in figura 5.18). Dato che y = 0 e y = q/m .sono soluzioni dell'equazione differenziale, per il teorema di unicità ogni altra soluzione non può assumere i valori O e q/m; quindi se, come nel nostro caso, y(xo)=yo è interno all'intervallo [ 0,q/ro ] , y(x) rimane interno per ogni altro xG R. In particolare la nostra soluzione veri fi ca le limitazioni 0 < y(x) < q/m per ogni x €R, ed è strettamente crescente su R. Circa la derivata seconda, abbiamo y" = (q-2my)y' ; ad e- sempio, nella zona 0 < y < q/m risulta y' > 0 e quindi y" > 0 per q - - 2my > 0, cioè per y < q/(2m). In figura 5.19 è rappresentato uno sene ma di convessità e concavità delle soluzioni. Circa gli asintoti orizzontali y r £, deve risultare q£ - m Z2- 0, cioè i-0 oppure £ =q/m
336 y"> o figura 5.18 figura 5.19 In base alle proprietà di monotonia, si ottengono i grafici in figura 5.20. Il grafico di una particolare soluzione y(x) tale che 0<y(x )< < q/m è rappresentato in figura 5.21 ] figura 5.20 figura 5.21 337 5.96 Prescindendo (eventualmente) dallo studio del se_ gno della derivata seconda, disegnare approssimativamente i grafici delle soluzioni delle e- quazioni differenziali del tipo yf = f(y): (a) y!=(y2-6y+8)(y-10)20 (b) yf-y seny (e) y'=eylog(y2-6y-ó) (d) yf=yeylogy 5.97 Disegnare .approssimativamente i grafici delle so^ luzioni dellfequazione differenziale yf=-2xy. [il segno della derivata prima, schematizzato in figura 5.22, è positivo nel secondo e nel quarto quadrante. In. particolare la funzione costante y=0 è una soluzione e nessun*altra soluzione tocca l'asse x . Inoltre y(x) ha un punto di massimo per x=0 se y > 0, mentre ha un pun to di minimo se y < 0. y. /y'>o / \ \y'<o y'<0 \ \ y>0 / \ y y">0 j y"<0 y"< 0 Vi y > 0 ^2 y" >0 J y"< 0 figura 5.22 figura 5.23 La derivata seconda vale y,,=-2y-2xy'=-2y-2x(-2xy)=2y(2x2 -1). Se y > 0 risulta y11 < 0 all'interno dell'intervallo [ ~/2/2, /2/2] ; in figura 5.23 è rappresentato uno schema di convessità e concavità. Dalle proprietà di monotonia e limitatezza di y(x) si deduce che essa ha cer
338 tamente asintoto orizzontale per x+ ±°° e, dall'equazione differenzia le, si ottiene che l'asintoto ha equazione y=0. Il grafico delle soluzioni è in figura 5.2; come indicato nell'esercizio 5.6, le soluzioni -x2 sono y(x) -ce , con e 6R. Il lettore verifichi da tale espressione analitica che, ad esempio, x= ±/2/2 sono punti di flesso per y(x)] 5.98 Disegnare approssimativamente per x > 1 il grafico della soluzione del problema di Cauchy x y y(D [ La soluzione è strettamente crescente e concava per x >_ 1 e diverge a + °° per x •* +00 . Il grafico è rappresentato in figura 5.24J / y '/ o < y < x / / / -r- 2 xi figura 5.24 figura 5.25 339 5.99 Disegnare approssimativamente per x > 2 il gra. fico della soluzione del problema di Cauchy 1 1 yf = - - - x y L y(2) = ì [ In un intorno destro di xo=2,y(x) è strettamente decrescente e conca va. Tali proprietà sono comunque verificate se 0<y<x. Ne segue che y(x) non è definita su tutto l'intervallo [2,+ °° ) perchè, se lo fosse, dovrebbe incontrare l'asse delle x in un punto xx dove, essendo y(xx)=0, il secondo membro dell'equazione differenziale non è definito. Quindi, per x >. 2, y(x) è definita in un intervallo massimale [2,xx ) e,per x -» x\, y(x) converge a zero e y'(x) (dall' e- quazione differenziale) diverge a - °°, cioè la soluzione si avvicina all'asse x con tangente verticale. Il grafico è schematizzato in figura 5.25 ] 5M. Esercizi eli riepilogo In questo paragrafo preponiamo, in ordine sparso, la risoluzione di alcune equazioni differenziali (o problemi di Cauchy) del primo ordine dei tipi considerati nei paragrafi precedenti, ivi comprese le equazioni lineari.. 5.100 y!=4x+xy2 [ y(x)-2tg(x2 +c) ] x2 11 5.101 y!=4x+xy [ y(x)=c e -4] 5.102 y'-y-xy2 [ y(x)=i/(x-i+ce~x)5y(x)=o ] 5.103 y'=y/(x+y) [ y(x)=0; x=y log cy ] 5.104 yf=2xy-(x2+y2) [ y(x)=x-tg(x+c) ]
340 — y-2(^r 5.106 yf 5.107 yf = 3*y x2-x-2 x5+4y 5.108 yf x+y 5.109 yf = JZl x2+xy 5.110 y=f^ 3-x~3y 5 ljL1 ,= ^Cy+D-2x 5A12 y,, 2(2x-y)^ll(v-:,f Cy-2x+3)^ y+4 _ 2 arctg + i0g cy=0 1 x-4 J J . y(£}=c(x+i)(x-2)2 ] . y(i«=x5+ ex1* ] .PH=0: (x~y)2 + cy-0 ] fc y-i O; y + x log cy = 0 ] _ log : 3y+x J = x + y + e ] _x--2y"-3xy-3x + 4y = e ] 5.113 yf= ^ - - - 1 X X y-lv-l;* /2+log| y-2x+4 | =c-x ] v =»: log(cx)] 5.114 x = sen yf + yf cos v' . i - =sent+t cost,y(t)=t2 cost +c] 5.115 y=2(y')3-3(y')2 [ x(t)=5v:-l : - e, y(t)=2,t3 ~3t2 ; y(x)=C ] 5.116 y=xyf-y2 5.117 y=xyf-(y')2 5.118 x=y+Cy'-l)2 v =cx/(l-cx); y(x)=-l ] -£ =cx-c 2 ; y(x)=x2 Ih ] >: =x-(x-c)2 lk; y(x)-x ] I 5.119 y=x2y^y2 5.120 y-xy'-iogy 5.121 y=(y')2.logyt 5.122 * + yy1 = o 5.123 yy. = /jrp- 5-124 2y+(x2.1}yt=0 5.125 2y<-f(x2_1)y=0 5.126 2xyy'-x2,y2=0 341 l/x [y(x)=c/(c-e ); y(x)—l ] [ y(x)*l+logx; y(x)=cx-logc J fx(t)-2t+(l/t)+c, y(t)-t2 -logt ] [y2+x2=c2] [ (x+c); +y =l,con la condizione yy'>0] [y(x)=c(x+l)/(x-l) J , -(x3 /6)+ (x/2) -, L y(x)=c e J [y2 = x 2+ ex ] 5.127 (x+y-f2)y<+x+y+1 5.128 yeyt = 2 , •129 y'=eya-x); yC0} =log2 ty(x)=-log ((X-1}2 /2) J 5-130 xy'+y=e"x. „/- ,-, 5.131 y-=y+eX; y(o}=o ^^ 5'132 xy' + y=2 ^9 ; y(i) - ! fy(*) = (x2+i)2 Ax ] 5.13 3 l-v^/TTC T-7- . t yW = x - sen x ] 5.13 4 V'= l/i * 1 y l/1 + yT ; y(oj = . ! [y(x)=- v/x2+2v/2x + l j
342 5.135 y'=x- ~^ ; y(0)=0 [yto--^- (j -2x+log [(x+i)2])] 5.136 yf=cos(x+y-l); y(0] = l [ y(x)=i-x+2 arctgx ] 5.137 yf=cos2y; y(0)=7T [ y(x)= tt + arctg x ] 5.138 y'=y tgxj y(0)=2 [ y(x) « 2/cosx] 5.139 X=COS2yf [x(t)«cos2t, y(t)= -tcos(2t)- -sen(2t)+c] 2 4 5.140 y = yf(x-senyf) [y(x)=c(x-senc);x(t)=sent+tcost,y(t)=t2cost] 5 .141 yf senx+y(cosx-senx)-x=0 C y(x)7(cex-l-x)/senx] 5.14 2 yfsenx-(xy+senx+cosx)y = 0 [ y(x)=0; y(x)=senx/(l-x+ce""x)] 5.143 x2yf = cosVy71" [x(t)=(cost)/t, y(t)=tcost-2sent+c,con t=/y' ] 2fYf)2 5.144 x = i+(yf)2 - arctS yf 2t2 2t ^ ^x(t)= 7772 - arctgt, y(t)= —-5 + e ] l+t 1+t 5.145 x(y')3/2 = l+y(y*)1/2 [y(x)=cx-l/ /e ; y(x) - (3/2)(2x)1 3 ] 5.146 (^)2 + 1 -(* - jrf [x2+y2=cy] 343 5.147 x = -fV + logCy'+l) y'+l t t2 [ x(t)= — + log (t+1), y(t)= — + e ] 5-14 8 y'+ ^^ =0 [x2+y2 + xy + y=c J 5.149 x2(y*-l)-y(l+2x)=0 [y(x)=x2 (ce"1/x-i)] 5.150 x2+4y=(x+2y')2 [y(x)=cx+c2 ; y(x)=-x2 Ih ]
Capitolo 6 EQUAZIONI DIFFERENZI AL X NON LINEARI DI ORDÌNE SUPERIORE AL PRIMO 6A . G^n^arsL 1 i "tst Una relazione del tipo g(x,y,y',...,y(n)) = 0, con x variabile indipendente, y=y(x) funzione inco - gnita e y (i = l, 2 , . . . ,n) derivata i-esima di y(x) , prende il nome di equazione differenziale (ordinaria) di ordine n. Una soluzione (o integrale particolare ) è una fun - zione y=y(x) definita in un intervallo I (con interno non vuoto) di R, derivabile n volte in I e tale che g(x,y(x), yf(x),...,y M) = 0 per ogni xel. Un'equazione differenziale di ordine n si dice in forma normale se può essere rappresentata da (n) r( , (n-l) ^ yv '=f(x,y,y!,...,y ), 345 con f funzione reale di n+1 variabili reali. Per le equazioni differenziali di tipo normale vale il seguente teorema di Cauchy di esistenza ed unicità: TEOREMA DI CAUCHY. - sia n > 1, x0*R e (yoly;,... (n-l). ^ n • • • >Yo J6jK * s*a t una funzione reale di n+1 variabili reali, di classe C1 in un intorno di (xc , y0 , y^ ,..., yi" ). Allora esiste una funzione reale di una variabile reale y = =y(x), di classe C in un intorno di x0 , ■ soddisfacente il problema di Cauchy y = f(x,y,yf,. . . ,yv ) yCx0)=y0; yr(x0)=y»; . . . ;y (xo)=y0v 6.1 Nelle ipotesi del teorema di Cauchy sopra enunciato, provare che: (a) la soluzione y(x) è di classe Cn ; k (b) se f è di classe C , per qualche k>l, allo_ ra y(x) è di classe Cn ; co (e) se f è di classe C allora anche y(x) è di ex? classe C . [(a) Secondo il teorema di Cauchy y(x) è una funzione di classe C che verifica in un intorno di x l'equazione differenziale (n) / (n-1) y (x) = f(x,y(x), y»(x),...,y (x)). Per ipotesi la funzione di n+1 variabili f è di classe C 1 ; è perciò anche differenziabile. In base alla regola di derivazione delle funzio ni composteci secondo membro dell'equazione differenziale è derivabile. Perciò anche y'n'(x) è derivabile e si ha
346 y<"+1>(x)= ± yW(x). ± £(x,y(x).y.Wf...,y(n"1)(x)) - dx dx " fx + V + fy'y" +---+fy(n-l)y(n) • n Dato che y è di classe C , dalla rappresentazione trovata si deduce che (n+1) , . n+1 y (x) è una funzione continua; perciò y e di classe C (b) Con k > 1 si può procedere per induzione in modo analogo al caso k= =£ già considerato in (a), (e) Diretta conseguenza di (b) ] Nei paragrafi seguenti prendiamo in considerazio ne equazioni differenziali di ordine superiore al pri mo, che si risolvono con opportune sostituzioni della funzione incognita,allo scopo di abbassare l'ordì, ne dellf equazione. In particolare prendiamo in consi. derazione alcuni tipi di equazioni del secondo ordine la cui risoluzione può essere ricondotta a•quella di equazioni del primo ordine. Le equazioni possono essere non lineari, ma i metodi di risoluzione si a£ plicano anche alle equazioni differenziali lineari. 6B. Equazioni della forma g (x , J ' , y") =0 Se una equazione differenziale del secondo ordine è della forma g(x,y',y") = 0, cioè se la funzione g non dipende esplicitamente da y, allora si può abbassare l'ordine con la sostitu - zione z(x) = y'(x). Infatti, essendo z'(x)=yH(x), la equazione nell'incognita z diviene g(x,z,zf) = 0. 347 Si tratta di un'equazione differenziale del primo ordine che, se possibile, si risolve con uno dei metodi indicati nei capitoli 4 e 5. Dopo aver calcolato z(x), si determinano le soluzioni y(x) come prjL mitive di z(x) . Si noti che in generale z, soluzione di una equa zione differenziale del primo ordine, dipende da una costante arbitraria z=z(x,c1); perciò y, primitiva di z, dipende da due costanti arbitrarie : y(x)=Z(x,c1) + + e2, con Z' = z. 6.2 Risolvere le equazioni differenziali (a) y"-(y')2' = 1 (b) y"+(y')2 = 0 [ (a) Si tratta di un'equazione differenziale del secondo ordine mancante della y (oltre che della x). Con la sostituzione z(x)=y'(x), essendo z'=y", si ottiene l'equazione del primo ordine che è del tipo a variabili separabili. Risulta dz/dx = 1 + z2 ,da cui dz C arctg z - | -^ = I dx = x + e 2 Perciò z(x) = tg(x+c1 ) e quindi y(x) z(x)dx = sen(x-ì-c1) , , cosCx+cJ dx = c2"l°S IcosU+cJ |. • 1/ (b) Con la sostituzione z(x) = y'(x) otteniamo l'equazione z'+z2= 0 , che si risolve con il metodo delle equazioni a variabili separabili.Oltre a z = 0 (che annulla il denominatore e che corrisponde a y(x) = costante) si ottengono le soluzioni dz -p = | dx = x + cx da cui z(x) = l/(x + c1 ) e quindi
348 y(x) s(x)dx = « log I x + e, I J x+cx ' x ' 2 Si noti che, ponendo c3 =±e >%= ± cxc3, è possibile esprimere le soluzioni nella forma y(x) = log(c3 x + c^). In questo modo si rap presentano anche le soluzioni costanti (per c3 = 0) ] 6.3 Risolvere Inequazione differenziale 2xy'yff " (yf) 2 + 3 = 0 [Si tratta di un'equazione differenziale del secondo ordine mancante della y. Con la sostituzione z(x) = y'(x), essendo z' = y", si giunge a 2xzz' - z2 + 3 = 0. Si tratta di ^un'equazione differenziale del primo ordine del tipo di Bernoulli (paragrafo 5B), che si risolve con la sostituzione w(x)=z2 (x) Dato che w' = 2zz', rispetto all'incognita w si ottiene l'equazione differenziale lineare 1 3 w ' = - w x x le cui soluzioni sono w(x) = c-,^ + 3. In corrispondenza risulta z(x) = = ±Vcxx + 3 , da cui y(x) = f + 2 3/2 z(x)dx = ± /c1x+3 dx = (Cj^x+3) + c2 . Tali funzioni y(x) sono definite per ogni valere della costante c-^R, con Cj / 0; invece, se e^ - 0, risulta y(x) = z(x)dx = ± /3 dx = ±/ 3 x + c2 . 3/2 Riassumendo, le soluzioni sono date da y(x) = c2 ± (2l3cx)(CjX+3) , Ve, t 0, Vc2 €R e da y(x) * c2 ±/Fx ] 349 6.4 Risolvere liquazione differenziale yf = x(2-y") [ Si tratta di un'equazione differenziale del secondo ordine mancante de.1 la y. Posto z(x) = y'(x) (da cui z' * y") si ottiene z=x(2-z') che è un'equazione lineare del primo ordine. Le soluzioni sono date da z(x) - = (c1 /x), + x, da cui ,2 y(x)- Cl I I X 1 z(x)dx = ( -A + x)dx = e, log x + — + c9 J • x 2 6.5 Risolvere le equazioni differenziali (a) yf « xy" - (y")2 (b) y' = xy" - (yft)"1/2 [ (a) L'incognita z(x)=y'(x) soddisfa l'equazione di Clairaut z=xz'-(z')2. Come indicato nel paragrafo 5H, l'equazione ammette come soluzioni la famiglia di rette z(x) = cx x - c1 (c^ 6R) e l'integrale singolare di equazioni parametriche x(t) = - 2t, z(t) = t2 - il quale, posto t = - x/2, si può anche scrivere nella forma cartesiana z=x2/4. In corrispondenza si ottengono le soluzioni dell'equazione iniziale y(x) = z(x)dx = y(x) = z(x)dx = (c1x-c2 )dx = -^x2-c2x + c2; x2 x3 — dx = + e . 4 12 Cl 2 X , x 9 3/T 4/3 ^ 1 (b) y(x)= -± x2 - -, ; y(x) = - V 2 x + e J 2 v C1 8
350 6.6 Risolvere l'equazione differenziale yf = xy" - (y')2 [Con la sostituzione z(x) = y'(x) si ottiene l'equazione differenziale del primo ordine a variabili separabili z'-(z2 + z)/x, che ammette come soluzioni z(x) = (C;ieR)j z(x) In corrispondenza alla funzione costante z(x) = - 1 si ha y(x) - e - x, mentre le altre soluzioni sono espresse da y(x)= z(x)dx= dx = J l-clX ) dx =-x log 11-e x x | se e x f 0, altrimenti y(x) - costante ] + e. 6.7 Integrare l'equazione differenziale xy" + yflogx - y'iogy' 0 [Con la sostituzione z(x) - y'(x) si ottiene l'equazione differenziale equivalente z' = (z/x)log(z/x), che è del tipo z'=g(z/x) e che si integra (si veda il paragrafo 5C) ponendo w=z/x (da cui z=xw, z'=w+xw'). Ne risulta l'equazione del primo ordine w+xw' = wlogv che si risolve separando le variabili log I logw-1 dw w(logw-1) dx — = log (c2x), oltre alla funzione costante w = e, che annulla il denpminatore (w=0 è da scartare). Pur di cambiare il segno di Cj , risulta logw - 1 = c1 x, da cui, ricordando che z(x) = xw(x) e che y'(x) = z(x), 351 f f f l+c,x y(x)= z(x)dx = x w(x)dx = x e dx = x 1+c,x 1 — e - — 1+c, x / x 1 e x dx = / — - -*• dx = j —* 2 ' e + c0 \ci ci l+cxx A tali soluzioni va aggiunta quella corrispondente a w - e, cioè (z=xw) z=ex, cioè ancora (y'-z) y(x)=(e/2)x 2 + e ] 6.8 Determinare le soluzioni delle equazioni lineari (a) y" + y' = e"*x cos x (b) xy" = 2yf + x + 1 (e) xy" = 3yf + x"ex (d) y" + yftgx + senx cosx = 0 [ (a) Con la sostituzione z(x) = y'(x) si ottiene l'equazione differenzia ""X le lineare del primo ordine z' + z = e cosx, che ha per soluzioni -x z(x) = e (senx + e1 ) . Calcoliamo per parti l'integrale indefinito: -x -x e senx dx = - e senx + e cosx dx -x -x -x -e senx - e cosx - • e s*enx dx, •x -x da cui e senx dx = - e (senx + cosx)/2. Perciò le soluzioni sono espresse da | -x -x senx + cosx y(x) = e (senx + cx )dx = - e { • + c1) + c; (b) y(x) = clX3 - (x2+ x)/2 + c2 . (e) y(x) - e 1 x k + e (x 3 - 3x2 + 6x - 6) +
352 (d) y(x) = (x + senx cosx)/2 + c1 senx + c2 ] 6.9 Risolvere le equazioni differenziali lineari (a) y" - - y' = xL (b) y.. . I.y. » ! . ì (e) y" + x2~l y' = 0 [(a) y(x) = x6 /6 + clx5 + c2 ; (b) y(x) - x + + (x2 12) log (Clx) - (x2/4) + c2 ; (e) y(x)=C]L (x+2 log |x-l| + c2 ) ] 6.10 Determinare le soluzioni dell'equazione diffe - renziale y" + (yf - x)2 = 0 [ Con la sostituzione y'(x) = z(x) si perviene a z'+(z-x)2 =0, che è un'equazione del tipo z'~g(ax+bz) (si veda il paragrafo 5D) che si ri- , solve con la sostituzione w(x) = z(x) - x. Essendo w'1 - z1 - 1, si ha w' + 1 + w2= 0, da cui, separando le variabili dw arctg w 1+w' dx = - (x + Cj_) Perciò w=tg [-(x+Cjl)] =-tg(x+c1),cioè y'(x)=z(x)=x+w(x)=x-tg(x+c ^.Infine f 2 y(x) = z(x)dx = — + log |cos (x + c1) | + c2 ] J 2 6.11 Determinare tutte le soluzioni dell ' equazione differenziale xytf + y1 + (xy')2 = 0 353 [Con la sostituzione z(x) = y'(x) si perviene ad un'equazione di Ber- noulli che ammette le soluzioni z(x) = l/(x2 +c1x), oltre alla funzione costante z(x) = 0. Quindi, oltre a y(x) = e, l'equazione data arranet te le soluzioni J xN-cxx J cx \ x x+Cj / dx * 1 — log ci X x+c. + e. se cx £ 0; altrimenti, per cx = 0, si ottengono le ulteriori soluzioni y(x) = - (1/x) + e ] 6.12 Risolvere le equazioni differenziali (a) (l-yn)2 + y' = x (b) xy" - y1 + e2yM - o x2 1 x2 [(a) y(x) = y - — (x-C]L)3+ c2 ; y(x) - j . e, 0 2c, x2 /-x\3«t (b) y(x) = -^ x2 + xe x + c2 ; y(x) « — log l ~ ) - r x2+c ] 6.13 Determinare la soluzione del problema di Cauchy f 2y,y, , (y,)2 . x 1 y(0) = y' (0) = 1 [Con la sostituzione z(x) = y' (x) si giunge all'equazione del primo ordine del tipo di Bernoulli 2zz' - z 2 - x, che ha come soluzioni z(x)= = ±)/c1 ex+l+x . Dalla condizione iniziale z(0) = y'(°) - 1 si deduce che c1 = 0 e che z(x) = + V 1+x . Integrando z(x) si trova y(x)=*c2 + 3/2 + (2/3)(1+x) ; imponendo la condizione iniziale y(0)=l si determina c2 = 1/3. Perciò la soluzione del problema di Cauchy (per x > - 1) è 3/2 y(x) = [l+2(l+x) ] /3 ]
1- .-.isolvere i problemi di Cauchy y" + (y'j3 = 0 y(2) = 2; y»(2) = 1/2 'a) xyn + yf = 1 y(D - i; yf(D=o f (i+x2) yM + i +(y')2 = o [y(D = 1/2; y'(l) = - 1 / y(x) = */2x~; (b) y(x) = x - logx; (e) y(x) = l-(x2 /2) ] ■ : determinare, per ogni beR e per ogni (y0,yo)eR2, la soluzione del problema di Cauchy ! y"cosx - y'senx + b cosx = 0 | y(0) - y0; y'(0) = yj _ Con la sostituzione z(x) = y'(x) si giunge all'equazione lineare del primo ordine z' = z tgx - b, le cui soluzioni sono espresse da z(x) = s (ci /cosx) - b tgx. In base alla condizione iniziale z(0)=yi-(O) * y' risulta cx = y1 ; quindi Y(x) z(x)dx - y' dx - b tgx dx cx + y; log J tg ( - + - b log I cosx j (per il calcolo delle primitive di 1/cosx si vedano gli esercizi 4.21, 4.22 del 1° volume, parte seconda). Infine, imponendo la condizione y(0) = yQ si trova c1 = y ] 355 6.16 La legge del moto (s = s(t), spazio in funzione del tempo) relativa ad un punto materiale soggetto all'accelerazione di gravità che, partendo da una posizione di equilibrio per t=0, cade ajt traverso un mezzo resistente, soddisfa il problema di Cauchy sff = g - ks ' s(0) = 0; s' (0) = 0 , dove g è l'accelerazione di gravità e k(> 0)una costante di attrito (che è inversamente proporzionale alla massa del corpo). Determinare la velocità asintotica (circa uguale alla velocità che ha il corpo al momento di toccare" il terreno, se cade da una grande altezza), cioè il limite per t^+«3 di v(t) = s'(t). [L'equazione differenziale (lineare) non dipende esplicitamente da s. Con la sostituzione v(t) = s'(t) otteniamo il problema di Cauchy v» = g - kv ; v(0) = 0. Si può determinare il limite per t -*+ °° di v(t) con il metodo (di in - tegrazione grafica) proposto nel paragrafo 5L. A tale scopo si osservi preliminarmente che v'(t) > 0 nella zona g-kv >0, cioè per v < g/k. Es sende v(0) = 0, risulta v(t) < g/k per ogni t > 0 (infatti, pei il teo rema di unicità, v(t) non può assumere il valore g/k, essendo tale valore costante soluzione, al pari di v(t), dell'equazione differenzia - le). Indicando con £e (0,g/k ] il limite per f*+00 di v(t),dato che v'(t) -* 0, dall'equazione differenziale si ottiene 0=g-k £ , cioè i = =g/k. Perciò la velocità asintotica per t ->+°° h g/k. Osserviamo che è semplice risolvere il problema di Cauchy e che si trova g -kt v(t) = f (1 - e ) ; k
356 g r 1 -kt n s(t)=- [t+- (e -1)] . Il modello proposto descrive, ad esempio, il moto di una goccia di pioggia che si origina ne1 l'atmosfera, diciamo a 1000 metri di altezza e che cade verso il suolo. La sua accelerazione s" è il risultato della somma algebrica dell'accelerazione di gravità g e dell'accelerazione, contraria al moto, dovuta all'attrito con l'aria e proporzionale alla velocità s' . Con tale modello la velocità asintotica per t -*+ °° risulta finita. Viceversa, se assumessimo cene modello quello della ca duta libera nel vuoto (quindi senza attrito) avremmo il moto uniformemente accelerato (soluzione del problema di Cauchy s"=g; s(0)=s =Q s»(0) » vo = 0): v(t) = vo + gt = gt , s(t) = so + vot + ~gt2 = Ìgt2 ; in tal caso, se lo spazio percorso per raggiungere il suolo è di 1000 metri, il tempo impiegato sarebbe /"2s" /2-1000 t = W— = ./ s 14.2 secondi V g V 9-8 e la velocità corrispondente v = gt = 9.8:14.2 = 139.16 m/sec . La velocità di 139 metri al secondo è circa uguale _'.lla velocità di 500 km all'ora (si moltiplica per 3600 (secondi) e si divide per 1000 (metri)). Se una goccia d'acqua arrivasse al suolo a tale velocità a- vrebbe un effetto devastante. Invece, nella realtà, ciò non avviene ; significa che il modello matematico descritto all'inizio è più realistico del modello (di caduta nel vuoto) del moto uniformemente accelerato ] 357 6C. ttci\jLaLZ.±or\± della forma g (y , y f , y") =0 Nel caso in cui un'equazione differenziale del secondo ordine non dipenda esplicitamente dalla variabile indipendente x, cioè sia del tipo g(y,yf,y") = o , allora è opportuno, come nel paragrafo precedente, £ seguire la sostituzione z=yf, considerando però, in questo caso, y come variabile indipendente. Cioè, più precisamente, si pone z (y) 2 y' e ri - sulta ff dyf dz (y) dz dy . f f J dx dx dy dx Si ottiene quindi un'equazione differenziale del prji mo ordine nella forma g(y,z,zfz) = 0 che, se possibi, le, si risolve con uno dei metodi indicati nei capitoli 4 e 5, pervenendo ad un insieme di funzioni del_ la forma z=z(y,c1), con c1 costante arbitraria. Ri - cordando che z=yf, si ottiene la nuova equazione dif_ ferenziale del primo ordine (con cx parametro) yf = zCy,^) che, non dipendendo esplicitamente da x, è a variabjl li separabili. 6.17 Risolvere l'equazione yff + (y1)2 = 0. [Si tratta di un'equazione differenziale del secondo ordine mancante del la x (oltre che della y). Con la sostituzione z(y) = y1, essendo y" - = z'z, si ottiene l'equazione del primo ordine z'z + z2 =0, cioè z(z' + z) = 0. Si presentano due possibilità: o z=0 (e quindi y'=0
358 da cui y = costante), oppure zf + z = 0, da cui z(y) = e l e . Ricor dando che y'=z, abbiamo l'equazione differenziale del primo ordine in y« = e xe che, risolta con il metodo della separazione delle variabili, forni - sce le soluzioni / e dy c1dx = c1x + c2 Tutte le soluzioni sono quindi espresse da y(x) = log (cxx + c2). In particolare le soluzioni costanti si ottengono per c± =0. Si confronti il metodo qui proposto con quello dell'esercizio 6.2 (b) ] 6.18 Risolvere le equazioni del secondo ordine (a) 2yyn = 1 + (y')2 (b) 2yyn = (y1)2 (e) yy" = (y<)2 (d) yy" + (y')2 = 0 [ (a) Poniamo z(y) = y', da cui y" = zz'. Si ottiene l'equazione del primo ordine 2yzz' = 1 + z2 . Separando le variabili abbiamo (si noti che y E 0 non è soluzione) : 2z dz log (1+z z) 1 + z* dy log cxy cioè l + z2=c1y, cioè ancora z= ± -J e Yy~~i Ricordando che y1 - z, risolviamo le equazioni y'= ± / cxy-l separando le variabili — /ciy-1 dy In forma cartesiana si ha infine dx (x + e 2 ). y(x) lì , o 1 t (x + c2)2+ — 359 (b) y(x) = cx (x + c2)2; y(x) = e. (e) y(x) = c2 e x . (d) y(x) = ± /c1x+ e 2 ] 6.19 Determinare, per ogni valore dei parametri reali a,b, tutte le soluzioni dellfequazione diff^ renziale r y-a (yf) 0 [Poniamo z(y) = y', da cui y" = zz'. L'equazione diviene z z' z ]= 0 \ y-a In corrispondenza a z=0 otteniamo le soluzioni costanti. Altrimenti la equazione z' - bz/(y-a) = 0 si risolve separando le variabili log I z = dz z b dy - , b = log (e i I y-a I ) da cui, pur di cambiare il segno di e x , z(y) = c1 | y-a | . Essendo b y' = z(y), risolviamo l'equazione differenziale y'-Cj^ (y-a) (limitandoci al caso y > a e supponendo b f 1) separando le variabili 1-b (y-a) 1-b dy (y-a) Conglobando il fattore 1-b nelle costanti c± , c2 > otteniamo la rap presentazione l/(l-b) y(x) = a + (CjX + c2 ) e , x + c2 -, Se invece b=l risulta y(x) = a +*e J
360 6.20 Risolvere le equazioni differenziali del secondo ordine (a) yy" + (y1)2 - (y»)3 = 0 (b) yy" - (y*)2 - (y')3 = 0 (e) yy" - (y')2 + (y')3 = 0 (d) yy" - (y')2 " y2y' = 0 (e) yy" + (y')2 + y(y')3 = 0 [ (a) y = e; e, y2 + y = x + c2 . (b) y = e; y-(l/c1) log cxy = c2 - x. (e) y « e; y-Cl/cj) log cxy = x-c2 . (d) y - C, e(X+C2)'Cl / [ l-e<X+C2>/Cl] ; y(x) =-l/(X+c). (e) y=c; Cly2 + (y2 /2) log y = x + c? ] 6.21 Risolvere l'equazione differenziale JL Cy') j^i y(i+y2) [L'incognita z(y) = y' soddisfa l'equazione differenziale del primo ordine z* y2 -1 y(i+yz) che si risolve separando le variabili 2y log i-i-K^-f)*-^.^) da cui, pur di cambiare il segno di c1 , z = c^ (1+y2 )/y. Ricordando che y,=z, separando di nuovo le variabili, otteniamo 361 log (1+y2) i+y2 dy 2c x dx = 2c x x + e 2 , da cui y( , , 2c,x+c9 1/2 -, x) = ± (e x 2- 1) ] 6.22 Risolvere il problema di Cauchy (yff + 2 seny cos3y - 0 y(l) = 0; y»(l)' .-1 [Con la sostituzione z(y) = y1 (y" * zz») otteniamo zz' + 2 seny cos3y= =0, da cui, separando le variabili, z 2 z dz -2 seny cos y dy = - (cos y +' cx ) Quindi z = c1 + cos** y. Nel determinare la costante c1 è opportuno ri cordare che z è funzione di y; più esplicitamente, z=z(y(x)). Per x=.l risulta y=0 e y' = z = 1. Perciò, sostituendo i valori y^O e z=l otteniamo 1 = ^ + 1 , da cui c1 - O. Quindi z - cosu y, cioè z~± cos^ Affinchè risulti z=l per y=0 occorre scegliere il segno positivo,* perciò z = cos 2 y. Essendo y1 = z, si perviene all'equazione differenziale y'=cos2 y, che ha come soluzioni tg y dy cos2y dx -• x + e. Ricordando che y = 0 per x = 1, si ottiene tg 0 = 1 + c2 , da cui c2 = - 1. In definitiva, la soluzione del problema di Cauchy è y(x) = arctg (x-1) ] 6.23 Risolvere i problemi di Cauchy (a) y" + seny cosy = 0 y(l) = 0; y'CD = - 1
362 (b) ylfcosy + (yf)2seny = yf y(O) = - tt/6; y'(0)=-l/2 1-x 1-x e —l TT [ (a) y(x) * 2 arctg . = - - + 2 arctg e e1 X+l 2 (vale l'identità perché le due funzioni sono uguali per x=l ed hanno le derivate identicamente uguali fra loro). (b) y(x) = 2 arctg (-e*tg( TT/12)) ] 6.24 Risolvere i problemi di Cauchy f y" = 3y5 y(2)=-l; yf(2)~-1 (a) (b) y(2)=-l; y,C2>0 [ (a) y(x) - - il / 5-2x ; (b) la soluzione è immediata! E' la funzione costante y=... ] 6.25 Risolvere il problema di Cauchy (1+y2) y" = y(yf)2 ly(4) = 0; y'(4) = i [Con la sostituzione z(y)=y', essendo y"=zz', l'equazione differenziale si trasforma in (l+y2)zz! - yz*. In corrispondenza a z=0 si hanno le funzioni y = costante, che però non verificano la condizione iniziale y'(4)=l e quindi non sono soluzioni del problema di Cauchy. Per z i 0 otteniamo (1+y2 )z' = yz cioè, separando le variabili 363 log dz z —2 dy = - log (1+y2 ) + cx 1+y 2 x Per x=4 risulta y=0 e y'=z=lj ponendo y=0 e z=l si determina cx = 0 . Perciò I z I = / 1+y2 ed ancora, essendo z=y' = 1 > 0 in corrispondenza di x=4, abbiamo z - /l+jr . Per separazione delle variabili si ha (z = y' = dy/dx) dy 1+y^ L'integrale a primo membro si calcola per sostituzione, ponendo t = y+ + /l+y2 (si veda l'esercizio 4.119 del 1° volume, parte seconda).Lina primitiva di 1// 1+y 2 è log j y+ / 1+y 2 j . L'equazione in forma implicita che definisce y(x) è quindi log | y+ /l+y | = x + c2 , In base alla condizione iniziale y(4)=0 si ottiene c2=-4 e log(y+/l+y )- =x-4, dato che l'argomento del logaritmo è positivo in un intorno di y=0. Con semplici calcoli si ricava y(x): V 1+y = e -y => 2y e = (e ) 2 x-4 -(x-4) ed infine y(x)=(e -e )/2 - senh(x-4). Si arriva al risultato fi naie più rapidamente ricordando che una primitiva della funzione y -> 1+y 2 è il settore seno iperbolico di y ] 6.26 Si consideri il problema di Cauchy y" = /FT y(0) « 0; yf (0) = 0 . (a) Verificare che il problema ha più di una s£ luzione. (b) Spiegare perchè non vale il teorema di Cauchy di (esistenza e) unicità. [(a) Si vede subito che la funzione y(x)=0 per ogni x €R è una soluzione. Con il metodo basato sulla sostituzione z(y)=y' si trova, ad esem-
364 pio, anche la soluzione y(x) = x k /144. -(b) L'equazione differenziale è nella forma normale y"-f(y),< con f funzione continua, ma non di clas. se C1 (e nemmeno Lipschitziana). Perciò non sono soddisfatte le ipotesi del teorema di Cauchy ] 6.27 Sia y=y(x) una funzione derivabile due volte in un intervallo di R. La curvatura del grafico di y(x) nel punto x è data del rapporto _£L [l+(y')2]3/2 Determinare le funzioni y(x) il cui grafico ha curvatura costante, uguale a k. [ Si deve risolvere l'equazione differenziale del secondo ordine [i+(y')2]3/2 Se k - 0 risulta y,1=0, da cui y(x) - cx x + c2 ; perciò, secondo la de finizione data, le rette (e soltanto le rette) hanno curvatura identicamente uguale a zero. r 213/2 Se k/--C, posto z(y) . = y1 ed essendo y'^zz1 si ottiene zz'/j_l+z J = = k, da cui, separando le variabili zdz r 2 i ~l/2 ~ [ 1+z 2 ] [l+z2] 2 13/2 * k dy = k(y+c ± ) ed elevando entrambi i membri al quadrato (tenendo presente che k(y + cx ) < 0) 1 ~ 2 1-k2 (y+cx)2 5 *kfc(y+c, 2- => z2= ~ ^ . 1+z2 KJ l k2 (y+c^2 Ricordando che z = y' abbiamo 365 ± - /l-k2(y+c1)2 = + f k(y+d) J /l-k2(y+Cl) dy = x+c2 . Risulta infine 1-k2 (y+c1)2= k2 (x+c2)2, cioè anche (x+c2 ^(y+c^2 = = 1/k 2 . Si tratta della famiglia di circonferenze di raggio 1/ | k | e centro in un generico punto di coordinate (-c2 , -c1 ). Notiamo che, anche in generale, la quantità FI [i+(y')2 3 |y" I 3/2 è chiamata raggio di curvatura. Relativamente alla nostra equazione differenziale, ricordando . che deve essere k(y + c1) < 0, otteniamo per k i 0 le soluzioni (si vedano le figure 6.1, 6.2): y(x)=-c.f - /l/k2- (x+c2)2 y(x)-Cl + /l/k2 - (x+c2); (se k > 0) (se k < 0) ] curvatura = k> 0 i curvatura = k < 0 -Co figura 6.1 figura 6.2
366 6.28 Trovare le curve piane il cui raggio di curvatura r = [1 + (y')2]3/2/|y,f| è uguale alla lunghezza del segmento di normale compreso tra la curva e Passe delle ascisse. [ Il segmento di normale compreso tra la curva e l'asse delle ascisse è rappresentato in figura 5.4. La sua lunghezza vale (si veda l'esercì - zio 5.21) v (yyf) 2 + y2 . Occorre perciò risolvere l'equazione diffe renziale ,3/2 [i+(y')2] / |y" | - Ayy'^ + y2 . Posto z(y)=yf risulta y" = zz', da cui, elevando al quadrato e s empiii" i cando, si ottiene zz' 1 1+z2 " ~ y Consideriamo separatamente il segno + ed il segno -. Nel primo caso abbiamo - log(l+z2 )-- zdz 1 - dy = log (cx y) y con cx é 0, da cui 1+z2 - c2y2 ed ancora z= ±vc2 y2 - 1 . Ricordando che z=y' = dy/dx, abiamo L'integrale a primo membro si risolve tramite la funzione inversa del coseno iperbolico; oppure, ad esempio, con la sostituzione /e2 y2 -1 - - t - cx y (si veda il paragrafo 4G del 1° volume, parte seconda), per cui, elevando al quadrato, si ha y=(t+l/t)/(2c1 ), da cui k l1"?) • <~i*-ì(' ^6~ Perciò l'integrale diviene dy 1 V et yA i y* -i ci —■ = — log |Cly+ /c2y2-l | t cx 1 Dalla relazione implicita — log | e x y + V e? y2 -1 | - r(x+c2) ci si ricava la y: 1 r ±c, (x+c~ ) + e, (x+c~ ) -i 1 y(x)= le lV 2 ' + e x 2 J = — cosh^x+c^) 2ci ci (si noti che cosh(t) - cosh(-t). Nel caso del segno - abbiamo log/l+z"2 l°g (ci y) (ci ^ °)> da cui ^ 1+z 2 = l/(c1 y) ed ancora z = = ± /(l-c2y2 )/(c2 y2 ). Ponendo z=y!=dy/dx e separando le variabili otteniamo 1 /-—i~i f ciy dy - — /l-cf y" = j /l-c2y2 dx = ± (x+c2 ). Si tratta della famiglia di circonferenze di equazione y2+(x+c2 ) = 1/0? ] 6D . 3Eciut<SLz;±c>rx± <i± oirclrLne* superiore <aiX se — condo Per risolvere un'equazione differenziale di ordj^ ne superiore al secondo, ammesso che sia possìbile per via analitica, può essere utile sostituire la fun zione incognita y(x) con una sua derivata (z=yf, cu pure z=yff, oppure...) in modo da abbassare l'ordine dell1equazione; però è necessario che 1f equazione dif ferenziale non dipenda esplicitamente da x, oppure da y, oppure da y,yf, oppure da... Vediamo alcuni e- s emp i.
368 .29 Risolvere, per x > 0, le equazioni differenzia li del terzo ordine * (a) (b) (e) y'" = 2 y"* = 2 yiii = A; HI X HI X ■ili fé + 2x /y" [ (a) Dato che nell'equazione differenziale non compaiono esplicitamente y e y'? è opportuno porre z(x) = y"(x). Essendo z'=y'", otteniamo, l'equazione del primo ordine in z: z* ■f-/r • che è del tipo di Bernoulli (ed anche del tipo z1 = g(z/x), con g(t) = - 2t - /1 ). In base al metodo di Bernoulli (paragrafo 5B), dividiamo entrambi i membri dell'equazione differenziale per /z (nel caso in cui z(x) > 0; notiamo anche che z = 0 è una soluzione ed in corri, spondenza (y"=z=0) y(x) =c1x+c2 è soluzione dell'equazione del terzo ordine) e poniamo w - vz . Essendo w' = z'/(2/z ), otteniamo l'equazione differenziale lineare 1 1 x 2/T Una primitiva di a(x) = 1/x è, per x > 0, A(x) = logx. Perciò, per x > 0: dx A(x) f -A(x) / 1 \ w(x)=e Je (-J77J -3/2 -xii. x dx = x(x +c1). (v x + cx x) - x + 2cx x che y1f(x)-z(x), integrando due volte, otteniamo infine f - ì „"3/2 ... , -1/2 Ne risulta z=w 2 = (/"x + c1x)2=x + 2c1x + e2 x 2 « Ricordando 369 x2 4 5/2 1,3 y'(x) - | z(x)dx = y + - cxx + - e2 x3 + e 2 ; (x) - |z(x) [ y'(x) 7/2 1 ,2 „<4 y(x)= I y'(x)dx = — + ~ cxx + ~ cx x + c2 x +c3 . (b) y(x) = —- x6 + — e, xb + — ci xh + c9 x + c~ , oltre a y(x)=c, x+ 30 10 12 * 2 3 l *2 (e) y(x) = — + cl x (1-logx) + c2 x + e 3 J 6.30 Risolvere le equazioni differenziali del terzo ordine (a) yfyf,f - (yn) 2 = 0 (b) yfy!,f + (yH)2 = 0 [(a) Neil' equazione differenziale non compare esplicitamente la y (ol - tre che la x); è perciò opportuno porre z(x)=y'(x)j essendo z'=y", zn- =y"1, otteniamo l'equazione del secondo ordine zz" - (z')2 =0 che è del tipo g(z,z',z")-0 (considerato nel paragrafo precedente) e che si risolve con la sostituzione w(z) = z'. Essendo dz' dw(z) dw dz z11 = = = — . — = w'z' = w'w, dx dx ^2 dx otteniamo l'equazione di primo ordine nella variabile w: zw ' w - w 2 = 0 che si scompone in w = 0 (cioè zl=0, cioè ancora z^c-j^ e quindi y(x) = = cx x + c2 ) ed in zw' - w = 0. Ricordando che w' = dw/dz, separando le variabili otteniamo
370 log w dw f dz w J z log I e 1 z da cui, pur di cambiare il segno dic1,w = c1z, cioè z^c^. Si tratta di un'equazione lineare del primo ordine che ha per soluzioni e, x z(x) = c2 e c,x Infine, essendo y'(x) - z(x), abbiamo y(x) = (c2/c1)e + c3 , se cx ^ 0, altrimenti y(x) = c2x + c3 (soluzioni che avevamo già trova tro in precedenza). (b) Come in (a) si pone z(x)-y'(x) e w(z)=z'; si trovano le condizioni w=0 oppure zw' + w = 0. In corrispondenza risulta z(x)=c1 (y(x) - =c1x + e 2 ) oppure li f dw f dz log w ] = — = - — = log J w J z da cui, pur di cambiare il segno di Cj , w-c x /z. Essendo z^w-Cj/z, separando le variabili si trova z(x) = ± vc1x+c2 (pur di cambiare 2^ con c-j^ ). Infine y(x) = ±2 3/2 z(x)dx = ± | /clX + c2 dx = (cxx + c2) +c, 3ci con c2 / 0, oltre a y(x) = c1 x + c2 ] 6.31 Risolvere il problema di Cauchy ' yMf = [(x-l)y"]2 - y" y(0) = 3; y'(0) = 2; y"(0) = 1 [ La funzione z(x) = yn(x) soddisfa l'equazione differenziale del primo ordine z» = [ (x-l)z ]2 371 che è del tipo di Bernoulli; con la sostituzione w(x)=l/z(x) (si noti che z = 0 non soddisfa la condizione iniziale z(0) = y"(0) = 1) si giunge all'equazione lineare del primo ordine w' = w - (x-1)2 , che ammette l'integrale generale w(x) = c,ex + x2+l. La condizione iniziale z(0)=y"(0)=l permette di determinare c 1 ; infatti, dato che w(0)=l/z(0) = 1, è c^O. Perciò z(x> = l/(x2+ 1) e y'(x) = z(x)dx = arctg x + c2 Dovendo essere y'(0) = 2, si trova c2 = 2; infine, tenendo conto della condizione iniziale y(0) - 3, risulta y(x) = 3 + 2x + x arctgx - log / 1+x 2 ] 6.32 Determinare tutte le soluzioni dell1 equazione differenziale del quarto ordine x2y(IV) + (ytM)2 = 0 . [La funzione z(x) « y'" soddisfa l'equazione differenziale del primo or dine x2z1 + z2 = 0 che, risolta per separazione delle variabili, dà il risultato z(x) = 0 e z(x) - -x l+c,x In corrispondenza a z = y"' = 0 si ha y(x) = c1x2 +c2x + c3 . Nel ca- ,so particolare z=-x/(l+c1x) con cx=0 risulta y"1 = z = - x, da cui X* y/x) - + C x + C0X + Co • 24 x 2 3 Infine, se z = - x/(l+c1x) con cx4 0, abbiamo y"(x)- z(x)dx- dx = + —« log |l+c,x I + e 2 ; 1+CjX Cx C1 poi y(x) si ottiene integrando due volte y"(x) J
372 6.33 Sia n >_ 1, f(x) una funzione continua in un intervallo I e sia x0€l. Verificare che la solu - zione del problema di Cauchy » £(x) \ r \ (o) i t \ (i) ("-1) r \ fa-i) [y(x0)=yo ; yf(x0)=y0 ;...;y (x0)=yv0 / (0) (1) (n-l) v _n con (y0 ,y0 ,...,y0 )eR , può essere rappre sentata, per xel, nella forma y(x)= Z — (x-x0) + k=0 K* f(t) Cx-t) n-l (n-l) dt. [ In base al teorema di Cauchy (per le equazioni lineari) il problema ha una sola soluzione y(x) definita in I. La formula di Taylor, (valida per ogni funzione derivabile n volte con derivata n-sima continuaci y(x), di punto iniziale x e con il resto in forma integrale (si veda l'eser cizio 1.84(a)), fornisce la rappresentazione y(x) n"x y (x ) k S ° (x-x ) + k=0 k! (n),. (x-t) y (t) (n-l)! n-l dt; (n), si noti che y(x) ha derivata n-sima continua, essendo y (x)=f(x) per (k) (k) ogni x € I. Tenendo anche presente che y (x ) = y per ogni k = * 0,1,...,n-l, y(x) si rappresenta come indicato nell'enunciato ]
La parte seconda del 2° volume di esercizi contiene i seguenti capitoli: - MASSIMI E MINIMI PER LE FUNZIONI DI PIÙ VARIABILI - MISURA ED INTEGRAZIONE IN Rn - METODI DI CALCOLO PER GLI INTEGRALI MULTIPLI - FUNZIONI IMPLICITE - INTEGRALI SU CURVE E SUPERFICI - FORME DIFFERENZIALI